Flavia Piccinni

Adesso tienimi

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Martina, diciassette anni, vive a Taranto – «500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia» – e frequenta il liceo classico. Un giorno, nel santuario inviolato della sua adolescenza fa irruzione la morte, nella forma più abietta e deprimente, portandosi via il suo grande amore segreto, Vianello. Martina da quel momento è sempre sull’orlo di un crollo, rischiando di rimanere sotto le proprie macerie. Con l’ansia che galoppa e il cuore in gola, percorre la città in lungo e in largo, carambola in birrerie, ippodromi, stadi di calcio, si collega compulsivamente con eBay, si ossessiona con le spille e gli anelli Hello Kitty di Tarina Tarantino, che tenta di comprare con la carta di credito di sua madre: tutto pur di non pensare, pur di non franare nel buco nero della depressione. Ma niente e nessuno riesce a farle dimenticare la sua pena, a distrarla veramente, tanto meno la scuola con le sue lezioni stanche e avvilite e i suoi riti vuoti e consunti. Nella testa di Martina rimbomba ancora giorno e notte il colpo di pistola con cui Vianello si è sparato al poligono.

Adesso tienimi, l’esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, è un libro aspro e malinconico, che racconta con spietata precisione il mondo scolastico – professori bugiardi e traditori, compagne di classe fredde e calcolatrici – e tocca nel profondo come una lettera d’amore spedita all’indirizzo sbagliato.

«Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in via Cagliari 32/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».

ADESSO TIENIMI – RECENSIONI

 

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 25/10/2008

 

“Libri a trazione anteriore”, cerimonia finale a Foggia

 

 

 

L’UNITÀ – FIRENZE
– 11/10/2008

 

Il Premio

 

 

 

LA NAZIONE
– 03/08/2008

 

Premio Fiesole: gli undici finalisti

 

 

 

Mino Ciocia, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 28/06/2008

 

A Giovinazzo ritorna la “staffetta” letteraria

 

 

 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 27/06/2008

 

In cerca d’autore

 

 

 

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 27/06/2008

 

Cinque autori a Giovinazzo per una staffetta letteraria

 

 

 

LALTRAMOLFETTA.IT
– 25/06/2008

 

“… in cerca d’autore”. Sabato a Giovinazzo la staffetta letteraria

 

laltramolfetta.it

25/06/2008   Portare libri e scrittori alla portata di tutti, superare gli ostacoli che frenano l’avvicinamento alla lettura e creare un contatto vero tra chi scrive, chi già legge e chi, stimolato dal confronto senza barriere, potrebbe essere spinto a leggere. Questo è l’obiettivo della seconda edizione di “… in cerca d’autore” in programma sabato 28 giuno nell’atrio dell’Istituto Vittorio Emanuele, che si affaccia sulla piazza centrale di Giovinazzo.
Cambia il luogo, ma la struttura resta quella della staffetta letteraria. Cinque scrittori si alterneranno sul palco per 30 minuti a testa, fino a tarda sera, e interagiranno con un giornalista o un “lettore di qualità”, che stimolerà anche gli interventi del pubblico.
Appuntamento, quindi, a alle ore 20 con gli autori Pulsatilla, che presenterà il suo “Giulietta Squeenz” (Bompiani), Paola Barbato, autrice del libro “Mani nude” (Rizzoli), Francesco Carofiglio, con il suo “L’estate del cane nero” (Marsilio), Flavia Piccinni con “Adesso tienimi” (Fazi) e Lorenza Foschini che discuterà del suo “Il cappotto di Proust” (Portaparole).
Alla Venus Orchestra, prima orchestra interamente femminile dell’Italia meridionale, sono affidati gli interezzi musicali. L’Orchestra, diretta da Teresa Satalino, è costituita da giovani e validissime musiciste con eccellenti curricula professionali, provenienti anche dall’Albania e dall’Ungheria.

 

Mario Rocchi, LA NAZIONE – LUCCA
– 20/05/2008

 

La “Società dei Lettori”

 

 

 

LA NAZIONE
– 28/04/2008

 

Il romanzo di Flavia Piccinni alla “Società dei lettori”

 

 

 

IL TIRRENO
– 29/04/2008

 

Alla Edison c’è “Adesso tienimi” romanzo d’esordio di Flavia Piccinni

 

 

 

Sara Berchiolli, LOSCHERMO.IT
– 02/05/2008

 

‘Adesso tienimi’: Flavia Piccinni incontra i lettori alla libreria Edison

 

Loschermo.it

LUCCA – Martedì scorso (29 Aprile) Flavia Piccinni, già vincitrice del Premio Campiello Giovani, ha presentato presso la libreria Edison il suo romanzo d’esordio, “Adesso tienimi” (Fazi Editore). In quella sede la scrittrice ha risposto alle domande del pubblico, che spaziavano dal libro alle esperienze personali dell’autrice.

 

 

 

La storia raccontata da Flavia (che collabora con LoSchermo.it con una rubrica di critica letteraria) esce dai consueti sentieri seguiti da scrittori giovani e per giovani. Martina è una ragazza di 17 anni, coinvolta in una relazione tormentata con un professore, sposato e con figli, che si suiciderà. L’amore impossibile nasce dopo una violenza, per trasformarsi poi in una passione, che costringerà Martina ad aprire gli occhi sui suoi rapporti con la famiglia e gli amici. Il tutto sullo scenario di Taranto, città natale della scrittrice.

 

Fin dalle prime pagine si viene calati nell’angosciante quotidianità in cui Martina è piombata dopo l’improvviso (e inaspettato) lutto. Un presente inconcludente fatto di gesti futili e apparentemente insignificanti, ma in realtà studiati e organizzati scientemente per dimenticare il passato. La narrazione si snoda poi attraverso flash-back di una storia d’amore complessa e basata sulla prevaricazione.

I passaggi dal presente al passato sono continui, ma il filo conduttore della vicenda si definisce e prende forma proprio in quegli spiragli di passato: Martina continua a vivere a galla su ricordi che sono ferite aperte e sanguinanti, nella totale impossibilità di eleborare il lutto.

 

La realtà è quello che accade intorno, popolata da persone che non vedono il suo dolore: sigarette e caramelle consumate voracemente, viaggi in motorino, esami scolastici. Si definisce così, nel modo di Martina, la distanza fra il reale e l’emozionale: attraverso il fitro di un dolore segreto quanto l’amore e la perdita che lo hanno generato. E’ qui che il presente diventa un arido rituale, una rappresentazione di accadimenti accessori e futilità.

 

E, pur non potendosi definire “abbandonata a se stessa”, la presenza di genitori e amici è costante quanto inutile. E Martina è considerata da tutti una ragazza “strana”, mentre nessuno coglie le sue umane e inconsapevoli richieste d’aiuto.

 

La scrittrice, nella narrazione, si concentra molto sulla città e sulla cultura meridionale. Taranto, come del resto anche i suoi abitanti, è sospesa in bilico tra la voglia di modernità e il desiderio di mantenere viva la propria tradizione e identità. Allo stesso modo i ragazzi, gli amici di Martina, vivono a galla, come sempre succede a quell’età, tra la volontà di andarsene, di uscire da una città che, ai loro occhi, sta sprofondando per andare laggiù, dove c’è il futuro. Combattendo la paura dell’ignoto, dello sconosciuto, per uscire da una metodica quotidianetà stagnante.

 

Con la stessa obiettività e sguardo critico, Flavia racconta la famiglia meridionale, ancora costretta nei riti e rituali di sempre. Martina non comunica con i suoi genitori, allontanandosi da loro così tanto da arrivare a chiamarli con il nome di battesimo. E disprezzandoli, nelle sue frequenti elocubrazioni mentali.

 

Perché, come ha spiegato l’autrice al pubblico, “E’ più facile tenersi le cose dentro. I sentimenti e le paure sono trattenuti, mentre le piccole cose vengono espresse con teatralità“.

 

LA REPUBBLICA – ED. BARI
– 10/04/2008

 

Flavia Piccinni è al Caffè del Conte col suo romanzo “Adesso tienimi”

 

 

 

Claudio Gabaldi, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – BARI E PUGLIA
– 27/03/2008

 

A Foggia gli scrittori vanno in carcere

 

 

 

Peppe Fiore, LETTERA.COM
– 26/03/2008

 

lettera.com intervista Flavia Piccinni

 

lettera.com

 

 

 

lettera.com intervista Flavia Piccinni
Peppe Fiore26-03-2008Quattro chiacchiere sul suo libro di esordio Adesso Tienimi, sulla sua città, Taranto, su cibo, tv e molto altro.


Flavia Piccinni è nata a Taranto nel 1986. Dopo aver vinto il Campiello Giovani nel 2005 ha esordito con Fazi nel 2007 con Adesso Tienimi. Collabora con riviste e quotidiani. Un suo racconto è incluso nell’antologia di Minimum Fax Voi siete Qui.


Flavia, il tuo libro d’esordio Adesso Tienimi per Fazi è andato molto bene: all’inizio è stato spinto molto dal fatto che l’hai scritto dopo il Campiello Giovani, poi le sue indiscutibili qualità letterarie lo hanno reso un piccolo caso editoriale liberandoti – grazie a dio – della fastidiosa etichetta di “scrittrice giovanissima del sud”. Ci racconti la gestazione del libro, dal Campiello alla versione finale?
Il libro è stato un grande sacrificio come solo il confronto con i sentimenti e i pensieri che si negano perfino a se stessi può essere. Il racconto e Martina si sono evoluti insieme alla città di cui sono figli incontrastati e soprattutto attraverso l’analisi dei sentimenti che ruota intorno all’abbandono. Il cuore del libro, che è una storia d’amore svuotata, è sempre stato saldo nelle due versioni che ho scritto in tre anni. Cambiavano i personaggi, i dialoghi, i vestiti, i piatti in tavola, ma non cambiava lo strazio e il vano desiderio di riscattarsi.


Adesso Tienimi è ambientato a Taranto, e in effetti la collocazione geografica è fondamentale: la città (un città cupa, marcescente, oppressiva e allo stesso tempo affascinante) è forse la protagonista invisibile del romanzo. Qual è il tuo rapporto con la tua città?
E’ quello che ho con le belle cose, istintivamente le amo ma ho paura di toccarle come vorrei. E’ un rapporto profondo, che è cambiato molto negli ultimi anni. Raccontare le cose a cui si è legati è molto difficile, avevo paura di elencare solo le tante bellezze della città e poi, come solo le vere dichiarazioni d’amore sanno essere, ho raccontato sinceramente quello che vedevo e che mi rattristava, quello che rende in questo momento storico cupa e marcescente una città meravigliosa.


Si è parlato di Adesso Tienimi come di un libro sullo spleen dell’adolescenza. Il che mi trova d’accordo solo in parte: a me sembra che i tuoi personaggi riescano a soffrire e autoinfliggersi il dolore in modo assolutamente adulto. Mi sembra anzi che siano del tutto congelati in questa condizione di sofferenza eterna, che continueranno a soffrire per tutta la vita come soffrono a sedici anni. E’ così?
Sofferenza eterna, mi piace molto e sì, per me è così. Non è la fotografia di un momento. Almeno, non è solo una fotografia di un momento, ma di un insieme di persone frutto di una società, di un retaggio culturale e sociale, che non ammette deroghe e che non consente scelte. Martina, Virgilio, Iolanda sono i figli legittimi della famiglia patriarcale intrisa di Sud e sugo al ragù da cui sono nata anche io.


Il cibo. Adesso Tienimi è un trattato di gastronomia. Parli della roba da mangiare con una compulsione ossessiva che fa venire in mente “La Grande Abbuffata” (film meraviglioso tra l’altro). E’ un tuo feticcio o una concreta scelta narrativa?
Non è possibile raccontare una realtà come quella di Martina senza parlare delle pareti di parmigiana, dei pavimenti di glassa e cioccolata, dell’overdose di birra. Le montagne di cibo si accumulano nella storia e sono l’unico modo di relazionarsi con se stessi e con gli altri, sono un fattore necessario. Un’ossessione fondamentale che è un po’ feticcio ma più scelta perché, in questo caso, per raccontare le persone e il loro malessere il passaggio obbligato è attraverso la loro iperfagica tavola.


Un paio di mesi fa, sempre su lettera.com, abbiamo intervistato Giancarlo Liviano, che tu conosci: un altro scrittore giovane pugliese, tra l’altro molto bravo. Oltre a lui, di tuoi conterranei che scrivono mi vengono in mente Desiati, Lagioia, Piva (che è stato sottovalutato ma in effetti è bravissimo)… eppure sono pochi che legano concretamente la loro scrittura al territorio. Esiste una nuova leva di scrittori del sud? Se sì – anche alla luce della tua esperienza di curatrice di antologia – chi ci consigli in particolare?
Il fermento in Puglia adesso è innegabile e come in tutte quelle realtà sommerse che si scoprono forti contamina ogni cosa. Mi piace leggere (o rileggere), oltre agli scrittori che hai citato, i classici e fra i giovani Alcide Pierantozzi, il cui secondo libro L’uomo e il suo amore è in uscita per Rizzoli, poi Marco Missiroli, la mia conterranea Antonella Lattanzi e Xristina Adamopolou.


Qual è la tua serie televisiva preferita?
Twin Peaks. La colonna sonora è la mia sveglia al mattino.


Descrivici la tua cassetta degli attrezzi. Se adesso stai lavorando a qualcosa (e, ovviamente, se ti va di parlarne – cosa di cui sono parecchio curioso) puoi raccontarci come ti avvicini all’opera, come la porti avanti?
E’ come un pugno in piena faccia, di quelli che ti spaccano il naso. Pensavo che ci avrei messo degli anni prima di raccontare ancora. Sono molto legata a Martina e ho riflettuto per dei mesi sulle prime righe di Adesso Tienimi, non volevo scriverle, cercavo di fuggirle. E così è stato anche per questa storia, che è una storia corale sulle colpe e sulle scelte. Ho pensato per due mesi alla prima riga, bussava, ma non mi sentivo pronta e poi, dopo settimane passate in archivio documentandomi su quotidiani e mensili, leggendo libri di storia contemporanea e passando notti insonni grazie a Restivo e Pacciani, mi sono decisa a scrivere la prima parola. E da allora queste parole bussano, non mi lasciano mai in pace, come disse Rubinstein di quell’altra ossessione che sono gli scacchi.



 

Enza Moscaritolo, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 27/03/2008

 

“Libri a trazione interiore” a Foggia

 

 

 

Paola Di Marco, ROCKSTAR
– 01/02/2008

 

Adesso Tienimi

 

 

 

Mario Desiati, PANORAMA
– 06/03/2008

 

Scrittori classe Ottanta

 

 

 

Grazia Pili, L’UNIONE SARDA
– 25/01/2008

 

La faccia triste dell’adolescenza

 

 

 

Marisa Cecchetti, CORRIERE NAZIONALE
– 04/11/2007

 

Martina, amore e odio per la sua Taranto

 

 

 

Marisa Cecchetti, CORRIERE DI AREZZO
– 04/11/2007

 

Flavia Piccinni, Adesso tienimi

 

Flavia Piccinni, Adesso Tienimi, Fazi 2007.

 

 

 

Vincitrice del premio Campiello Giovani 2005, Flavia Piccinni, tarantina  residente a Lucca, in Adesso tienimi sceglie Taranto per la storia di Martina. Trascinata da un adulto stimato in una relazione morbosa, lei è sola col suo segreto. Liceale cresciuta in una famiglia borghese, spirito ribelle in un ambiente di maschilismo e ipocrisia, divisa tra odio e amore per la città di cui vede lo sporco ma di cui subisce anche la magia e il fascino, Martina rimane schiacciata dal peso del suo vissuto, dopo il gesto suicida dell’amante, trascinando la sua vedovanza e ripercorrendo ogni ricordo. Fino alla scoperta di una verità che le toglie la vita. Un romanzo duro e teso dall’inizio alla fine: “Trattengo il respiro. La lama è fredda. Stringimi Vianello. Adesso tienimi”.

 

 

1-Ventenne e già così  critica nei confronti della tua terra: questo corrisponde ad una consapevolezza comune alla gente del Sud? Su che cosa pensi che si possa fare leva per qualche cambiamento radicale?

 

È difficile essere critici nei confronti delle cose che si amano, ma è fondamentale. La “Gente del Sud” è forse più disincantata, meno sognatrice, più diretta e decisa ai cambiamenti, che sarebbero tanti, a partire dal lavoro e dalla cultura. Il Mezzogiorno è una terra splendida, le cui contraddizioni e difficoltà possono spaventare, ma anche servire come stimolo.

 

 

2-La protagonista del tuo romanzo, nonostante guardi con occhio spietato ogni cosa, subisce anche il fascino di quella cultura: ti riconosci in questa duplicità?

 

 

Credo che la cultura sia essere spietati, valutare quello che si vede e che si conosce con spirito critico, soffermandosi sulla realtà e ignorando fattori di condizionamento. Cultura è il fascino che Martina, la protagonista del libro, prova nei confronti della sua terra, di Taranto, con i riti collettivi della Settimana Santa e con l’esasperazione che è dettata dalla depressione finanziaria e formativa.

 

 

 3-La protagonista  minorenne si lega affettivamente all’uomo che l’ha avuta con una forma sottile di ricatto: vuole essere ancora una denuncia della  debolezza  della donna nella nostra società?

 

 

Martina si lega all’uomo, che l’ha avuta con la violenza, e si abbandona a lui con un leggero e amareggiato disagio. È convinta che non ci siano alternative che cedere, non si pone neanche il problema. La sua debolezza è sottostare a quello che ha conosciuto in famiglia, anche se in modo più leggero: è l’uomo a comandare. Ma le donne, le donne secondo me sono forti. Fortissime.

 

 

4-Si può considerare il gesto suicida di lui come espressione di un giudizio morale?

 

 

La fine della vita di lui non corrisponde alla sospensione, alla fine, del giudizio altrui, ma è solo espressione del giudizio morale del suicida, che realizza la realtà che ha creato intorno a sé, alla sua famiglia e a quella ragazzina che ha reso amante. Il giudizio morale degli altri, quello di Martina, però resta ad annullare la concretezza dell’atto, monito di sdegno e rabbia.

 

 

5-Quanto della tua vita- nata a Taranto, vivi a Lucca-  si rispecchia  nel destino dei tuoi personaggi?

 

 

Il destino di Martina e dei suoi amici è un po’ il destino comune della crescita, del diventare adulti. Alle tante difficoltà proprie del maturare, c’è quella pressante che è legata al territorio, dove si è nati e cresciuti e dove spesso non si trova risposta alle proprie esigenze lavorative e culturali. Il mio sogno, forse come quello di Giulia, cara amica di Martina costretta a trasferirsi a Milano, è tornare a vivere dove sono nata e cominciare a lavorare per la mia città.

 

 

Marisa Cecchetti

 

Simone Cosimi , ROCKIT
– 09/10/2007

 

Flavia Piccinni – “Adesso Tienimi”

 

ROCKIT

 

 

 

FLAVIA PICCINNI

 

“Adesso Tienimi”

 

175pp. – 14 € – Fazi editore – 2007

 

E’ il romanzo di Martina, che gira vestita come una stracciona. Quella che chiama la madre e il padre per nome. Quella che nell’anno della maturità diventa l’amante – più di un’amante – del suo professore di matematica. Una storia maniacale, lancinante. In una Taranto che è lo sfacelo dell’Oggi. Nel quale Martina, molto semplicemente, non vive più. E’ allo stesso tempo un ultimo grido d’allarme ed un testamento generazionale senza scampo. Di un paese spaccato fra chi può tutto e chi non può un cazzo. Fra i vecchi che non vedono e i giovani che s’ammazzano di canne (per riempire una vita vuota). Tosto per uscire dalla testa di una dell’86. Ed è al contempo vero che solo una classe ’86 poteva scrivere un manifesto di un paese che muore – perché muoiono i suoi giovani – come “Adesso Tienimi”.

 

TOP GIRL
– 01/11/2007

 

Scrivere, che passione!

 

 

 

Giuseppe Mazzarino, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO – TARANTO
– 13/09/2007

 

La dura Taranto della Piccinni

 

 

 

WRITEUP.IT
– 16/10/2007

 

La fuga

 

Writeup.it
Se è vero ciò che sostiene Cioran, e ognuno di noi mette in atto costantemente idee e quindi parole e atteggiamenti volti a dissimulare la propria vera natura, non perché questa sia perversa, ma più propriamente per l’incapacità di proporla agli altri senza temerne il giudizio, il tema della fuga, ammettiamolo, si mimetizza facilmente, anche per ragioni strategiche.
La frivolezza, allora, dissimula, la necessità di un’esistenza incline alla pedanteria affettiva di un carattere che anelerebbe ad essere amato piuttosto che ammirato? L’amore per la solitudine, di contro, uno struggente bisogno di incontrare gli altri, bisogno di stampo impossibile e insostenibile, travisato in un amore senza limiti e senza ragioni, un sentimento, per la verità, cui non possiamo prestare fede perché ingannevole nel suo dissimulare il desiderio d’onnipotenza? Il gusto inebriante di un abbandono al sentimentalismo, nell’atmosfera di un concerto, tradisce la mistica e mistificazione di un cinismo funzionale alla protezione di un’anima generosa e credulona?
Tutto quel che leggerete ci dice, forse, che siamo costantemente in fuga, in viaggio, e che le regioni geografiche, attraverso le quali ci lasciamo accompagnare dalle “nostre” canzoni, si sovrappongono a distanze minime e incolmabili come quelle che separano noi dagli altri, noi da noi stessi. “Sì viaggiare… con un ritmo fluente di vita nel cuore.” Ma le fughe possono diventare drammi.
Questo numero lo dedicherei a Flavia Piccini che i writeuppers conoscono come “Shake 166”. Ha appena pubblicato il suo primo libro “Adesso tienimi” con Fazi. Un suo racconto “ Metti una lezione di greco” è leggibile anche  sul cartaceo di Writeup uscito allegato al “Mucchio” nel Luglio dell’anno scorso. Le facciamo i complimenti e i migliori auguri. “Adesso tienimi” è un bel libro con una pessima copertina che non gli rende ragione e un risvolto di copertina scritto da uno che non ha capito nulla del libro al di là del mero significato delle parole, non tenetene conto. E’ la storia di una fuga da sé, forse la storia di chi non aveva ancora strumenti per dissimulare se stessa, di chi si fa imporre un amore per il solo desiderio di appartenere a qualcuno, anche se quel qualcuno è la persona sbagliata, anche se usa violenza, se quel qualcuno non sa “tenere” neppure se stesso.
La storia di due le cui fughe finiscono nel luogo più lontano che esista. Ve ne regaliamo un piccolo tratto, sperando di fare cosa gradita. Ringraziamo Shake166 di essere dei nostri.
Mi avevi prima portato a fare colazione alla stazione di servizio Esso sulla strada per Manduria, dove fanno una focaccia con il pomodoro mondiale, e poi avevi imboccato per Bari. Tenevi una mano sul volante, l’altra Fra le mie gambe. Ogni tanto mi guardavi e la tua faccia, di tre quarti, mi sembrava bellissima. Sorridevi e se ti stringevo la mano acceleravi. Fra noi c’ erano solo gli ulivi, ripiegati su loro stessi e uccisi dal tempo. Quando usciti a Polignano mi sentii felice. Saremmo stati lontano da tutti. Tu acceleravi e la campagna, allora, mi sembrava più rada. C’ erano solo casette bianche con grosse macchie d’umido che si affacciavano sulla strada, muretti fatti di pietre, qualche sacchetto della monnezza lasciato qui e lì. La strada mi sembrava qua- si bella mentre mettevi dentro il mangianastri una cassetta degli 883. Sei un mito, cominciava a cantare Max Pezzali. Allora pensai che era proprio una musica strana, ma non mi importava. Gli 883 per me sono una gita con la parrocchia a Montemesola. Io sul pullman in piedi, infagottata in un montgomery blu scuro, che canticchio hanno ucciso l’uomo ragno chi sia stato non si sa. Allora, attivista dell’ACR, credevo che quella fosse la migliore cosa immaginabile. Poi gli 883 sono diventati la nostra musica da ascoltare sempre, per stare insieme anche se lontani.”
Da Adesso tienimi di Flavia Piccinni, Fazi Editore, 2007.

 

Rossano Astremo, COOLCLUB.IT
– 16/10/2007

 

Editoriale: Grande Salento? Non in letteratura.

 

Coolclub.it

Grande Salento. A me questa definizione non ha mai convinto. Ho sempre pensato “qui c’è del marcio”, “questa è una di quelle cose messe su dalla politica per incassare fondi a destra e a manca”. Io però non mi occupo di politica, e il mio punto di vista sulla politica potrebbe sintetizzarsi in una stringa di bip pronunciati ad alta voce. Vorrei invece indicare delle differenze di rappresentazione di’immaginario notate leggendo alcuni romanzi scritti da autori pugliesi pubblicati nel 2007.

I libri in questione sono Uomini e cani (Isbn) di Omar Di Monopoli, Adesso tienimi (Fazi) di Flavia Piccinni, Andai, dentro la notte illuminata (peQuod) di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Niente da ridere (Marsilio) di Livio Romano, Re Kappa (Besa) di Luciano Pagano, Il correttore (peQuod) di Elisabetta Liguori. I primi tre hanno la provincia di Taranto come scenario di riferimento.

 

È vero, il romanzo di Di Monopoli si sofferma su una città chiamata Languore, ma Languore altro non è che Manduria. E anche la VillaFranca di Liviano non è altro che Martina Franca. Flavia Piccinni invece trasforma Taranto in una sorta di protagonista assoluto della sua storia. Non è solo l’adolescente Martina, immersa in un dolore senza via d’uscita per la scomparsa del suo uomo, a spiccare tra le pagine, ma anche la Taranto dei “500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia”. Gli altri tre sono ambientati nella provincia di Lecce. Re Kappa di Pagano a Lecce, Niente da ridere di Romano in un paese della provincia, facilmente riconoscibile in Nardò, e quello della Liguori gioca sulla doppia rappresentazione Nord – Sud, dove il Sud è rappresentato come territorio invaso da avvocati che giocano a calcetto contro magistrati, che nel fine settimana partecipano in queste festicciole fighette per pochi adepti. A me ricorda tanto Lecce. Non so a voi. Sto girando attorno a cosa, vi starete chiedendo? In letteratura questo Grande Salento non sembra esistere. Taranto e Lecce sembrano essere mondi completamente agli antipodi. Un libro è sempre una successione di parole che descrive un mondo possibile e come tale non reale, ma che dialoga variamente con la realtà. Gli scrittori che raccontano la provincia di Taranto sembrano fotografare la realtà che li circonda.

 

Gli scrittori che raccontano la provincia di Lecce sembrano lavorare su un immaginario da cartolina su cui poi si innestano le storie dei rispettivi protagonisti. Non sto dando giudizi di valore. Perché i sei romanzi da me citati sono ottimi libri che consiglio di leggere a tutti i lettori di CoolClub.it.

 

Se i protagonisti dei libri di Di Monopoli, Piccinni e Liviano sono sineddoche di un territorio, rappresentazione di un disagio, di un essere gettati nel mondo in uno spazio non idilliaco, nei romanzi di Romano, Pagano e Liguori il disagio, laddove è presente, è sempre individuale, non riguarda un territorio, perché il territorio fa solo da sfondo, non interagisce, si osserva, come una cartolina, appunto. Allora se di Grande Salento volete parlare, non appiccicate questa etichetta alla letteratura. Rossano Astremo

 

Simone Cosimi, ROCK IT
– 09/10/2007

 

Flavia Piccinni – “Adesso tienimi”

 

ROCKIT    9 OTTOBRE 2007

 

 

 

FLAVIA PICCINNI

 

“Adesso Tienimi”

 

175pp. – 14 € – Fazi editore – 2007

 

E’ il romanzo di Martina, che gira vestita come una stracciona. Quella che chiama la madre e il padre per nome. Quella che nell’anno della maturità diventa l’amante – più di un’amante – del suo professore di matematica. Una storia maniacale, lancinante. In una Taranto che è lo sfacelo dell’Oggi. Nel quale Martina, molto semplicemente, non vive più. E’ allo stesso tempo un ultimo grido d’allarme ed un testamento generazionale senza scampo. Di un paese spaccato fra chi può tutto e chi non può un cazzo. Fra i vecchi che non vedono e i giovani che s’ammazzano di canne (per riempire una vita vuota). Tosto per uscire dalla testa di una dell’86. Ed è al contempo vero che solo una classe ’86 poteva scrivere un manifesto di un paese che muore – perché muoiono i suoi giovani – come “Adesso Tienimi”. // Simone Cosimi

 

Erika Zini, CIAORADIO.IT
– 11/10/2007

 

Adesso tienimi

 

Un libro giovane, un autrice giovane, un libro da leggere. Questi gli elementi fondamentali da tenere presenti durante la lettura di “Adesso tienimi” di Flavia Piccinni. Per parlarne abbiamo incontrato l’autrice.

 

 

 

Il libro racconta la storia di Martina, adolescente (17 anni) che vive a Taranto – «500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia» – e frequenta il liceo classico. Ma un brutto giorno (o un giorno uguale agli altri direbbe Martina) il suo grande amore segreto, Vianello si suicida. Martina da quel momento è sempre sull’orlo di un crollo, rischiando di rimanere sotto le proprie macerie. Da quel momento Martina perde ogni interesse per qualsiasi cosa, girovana in birrerie, ippodromi, stadi di calcio: tutto pur di non pensare, pur di non franare nel buco nero della depressione. Ma niente e nessuno riesce a farle dimenticare la sua pena, a distrarla veramente, tanto meno la scuola con le sue lezioni stanche e avvilite e i suoi riti vuoti e consunti. Nella testa di Martina rimbomba ancora giorno e notte il colpo di pistola con cui Vianello si è sparato al poligono.

 

 

 

Adesso tienimi è l’esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, un libro vero e sincero, scritto con la leggerezza dell’età e con la durezza del peso di una realtà che incombe soprattutto sui giovani, cui è, spesso, negata quella serenità e quella gioia di vivere sempre più difficile da ottenere. Un libro che segue un filone di malinconia diffusa, di incertezza nel futuro, di pessimismo molto in voga tra i giovani scrittori.

 

 

 

Un libro “nervoso”, teso, una storia che potrebbe riguardare ognuno di noi, o il nostro vicino di casa. Una scrittura scorrevole e diretta condisce il tutto.

 

 

 

Consigliato a chi vuol fare un tuffo nella realtà meno rosea, ma non per questo meno vera, della nostra Italia.

 

 

 

SOTTO: clicca sul link per ascoltare l’intervista a Flavia Piccinni.

 

DAL LIBRO:

 

«Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in via Cagliari 32/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».

 

 

 

ADESSO TIENIMI

 

di Flavia Piccinni

 

Fazi Editore

 

ISBN 978-88-8112-848-8

 

Pagg.175

 

E.14,00

 

Pubblicato:  Giovedì, 11 Ottobre 2007

 

Autore:  Erika Zini

 

Marisa Cecchetti, LA NAZIONE – LUCCA
– 29/09/2007

 

Adesso tienimi

 

 

 

 «SONO NATA a Taranto, 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia… fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno… nel tempo libero guardo la televisione o piango… Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».

«Adesso tienimi», (Fazi editore) di Flavia Piccinni, ventenne tarantina che vive a Lucca, è un romanzo duro come un pugno allo stomaco: protagonista una minorenne, tra scuola, amici, parenti, in una città ostile, dove la bellezza non appare perché l’occhio seleziona solo il brutto. Occhio spietato della giovane che passa ai raggi X volti, gesti, situazioni, luoghi, scoprendo ipocrisia e violenza. Adolescente trascinata in un rapporto con un uomo maturo, ne diventa dipendente come da droga. Tradita dalla scomparsa di lui, ne vive la vedovanza chiudendosi con il peso del suo segreto. Tornata sui luoghi della memoria in cerca di conferme della unicità di quel rapporto, scopre tragicamente i segni che parlano contro di lei. E’ un sud immobile popolato da maschere umane tanto distorte da provocare l’effetto comico. Sud da cui si sa di dover fuggire per sopravvivere, per non rischiare di essere risucchiati dall’eternità del suo dolore: «la banda è marcia funebre… le donne vestite e lutto si lacerano, rivelando la morte nel cuore»…

Marisa Cecchetti

 

Martina Caffo, [email protected]
– 31/08/2007

 

Flavia Piccinni, ovvero i racconti in gergo semplice di storie di vita comune

 

 

 

LIBRIMETROPOLITANI.WORDPRESS.COM
– 02/10/2007

 

Adesso tienimi di Flavia Piccinni

 

Librimetropolitani.wordpress.com

 

 

 

Vuoi un posto nel mondo, ti domandi se la città in cui vivi è quella giusta per coltivare i tuoi sogni. Hai diciassette anni e pensi a tante cose, fra queste  credi che vivrai per sempre nella condizione privilegiata che la tua età comporta. E’ difficile immaginarsi adulti e considerare la morte come un’ eventualità. Ma, come si sa, il suo arrivo non risparmia nessuno. Martina, la protagonista del libro,vive a Taranto, “500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia”e frequenta il liceo classico. Il suo mondo gommoso di caramelle e gioielli Tarina Tarantino si distrugge  con la morte del suo amore segreto che con un colpo di pistola ha deciso di farla finita.

 

Si tenta di stare in piedi, di non pensare. Martina ci prova, ma nulla riesce a farle dimenticare la sua pena. Martina è ossessionata dall’abbandono, dalla paura di essere lasciata ancora, dalla paura di lasciare a sua volta. Non vede altro intorno a sé e così troppe volte sceglie di arrendersi, di farsi trasportare dalle situazioni.

 

Le pagine di questo romanzo diventano la storia di un dolore che paralizza davanti alla televisione, che distrugge da dentro, che si custodisce in segreto,che fa rivivere nella memoria certi momenti a ripetizione.

 

Adesso tienimi è il libro d’esordio di una promettente scrittrice che sa parlare e raccontare dei giovani.Complimenti a Flavia Piccinini,classe 1986.

 

 

 

Adesso tienimi

 

Flavia Piccinini

 

2007, 175 p., brossura

 

Editore Fazi  (collana Le vele)

 

BARISERA
– 27/09/2007

 

Accusa al mondo della scuola

 

 

 

PURALANADIVETRO.COM
– 24/09/2007

 

Intervista a Flavia Piccinni

 

puralanadivetro.com

 

 

Uscito il 12 luglio scorso, Adesso tienimi ha già fatto parlare di sè. Come tutti i romanzi d’esordio, si ritrova oggetto di critiche e di diffidenze, ma a differenza di molti lavori giovanilistici, quello della Piccinni, ha superato l’esame riuscendo a stupire anche i lettori più scettici. Conoscevo Flavia attraverso i suoi racconti (due le antologie in cui è presente: Nulla è per sempre, Giulio Perroni Editore, 2006 e Under 18, Coniglio Editore, 2006) e prendendo in mano il suo primo romanzo ho potuto scoprire una scrittrice giovanissima capace di dimostrare che la scrittura non ha bisogno di mediocrità, banalità ed esagerazioni, ma semplicemente di onestà e forza.

 

 

Intervista Milano – Lucca (via mail)

 

 

Martina, protagonista del tuo romanzo, accusa il suo uomo di averla lasciata disorientata, quindi, impaurita. Cosa credi che realmente disorienti i giovani?

 

 

Credo che, nei giovani come negli adulti, sia la novità a lasciare senza parole, a generare paura e incomprensione. Leggendo la tua domanda mi è venuta in mente l’incipit di Meno di Zero “La gente ha paura di buttarsi“. Ecco, credo che sia anche questo che faccia paura ai giovani, la paura di lasciarsi andare, di rischiare. A Martina però fa paura la realtà, sapere che è stata sfruttata, usata, abbandonata. A lei fa paura quello che le è successo e che non ha ancora voluto realizzare.

 

 

L’ossessione dell’incompiuto: spesso accusano le nuove generazioni di non essere in grado di portare a termine dei progetti. Questa loro precarietà, la loro apatia li porta inevitabilmente ad uno stato di angoscia. Credi che le “accuse” rivolte a loro siano vere e fondate?

 

 

Non credo che le nuove generazioni siano più inconcludenti di quelle passate. Intorno a me non vedo apatia, ma tanta rabbia per le cose che non cambiano, per la difficoltà a trovare un posto di lavoro, ad emergere, a riuscire a trovare un equilibrio con il mondo lavorativo che permetta di costruirsi una propria vita. In questo senso le accuse sono fondate, è difficile pensare di essere pieni di energie se si sprecano tutte le forze per mantenersi a galla. Per Martina però è diverso, la sua vita le è stata portata via da Vianello, il suo amore. Nel momento stesso in cui lui si è ucciso le sue seppur scarse aspettative si sono spente e la totale abulia, l’incapacità di reagire, si sono impossessate di lei fino a diventare le sue giornate.

 

 

Cosa può fare il ricordo? Nel tuo caso ha dato vita a un romanzo stupendo… in Martina invece?

 

In Martina il ricordo è un tormento fortissimo, un angoscia tremenda che divora le sue giornate e ogni secondo della sua vita. Il ricordo è tutto quello che le resta, tutto quello che ha e quando si renderà conto che non è sufficiente vivere nella memoria, nel passato, solo allora realizzerà quello che realmente ha vissuto, quello di cui è stata vittima.

 

 

I genitori per Martina sono “Michele” e “Adriana” proprio “perché li rispetto non solo come genitori, ma anche come persone… ” Partendo da questa riflessione della tua protagonista raccontaci come vedi le nuove generazioni di genitori.

 

 

Martina stima i suoi genitori a prescindere. Sono molti i ragazzi i cui genitori, ex sessantottini, hanno cercato di smantellare la famiglia di stampo patriarcale facendo delle gran confusioni. Ho una serie di amici con genitori completamente senza polso, che si piegano al volere dei figli in modo eccessivo e a volte imbarazzante ma che, con la scusa di mettersi al loro piano, rifuggono dalle responsabilità che un padre e una madre dovrebbero avere. Poi, per nuove generazioni di genitori intendo quelle nate a cavallo degli anni settanta e ottanta, che sono quasi miei coetanei e che posso dire, per esperienza diretta, sono splendidi. Disponibili, gentili, con il pugno duro quando la situazione lo richiede. In molti casi hanno vissuto la libertà totale e adesso ai loro figli impongono una dura morbidezza.

 

 

A Taranto “le cose sono sempre state così” e manca la voglia di cambiare. Nella rabbia di Martina c’è anche la tua?

 

Sì, ma credo che la rabbia di Martina sia la stessa di molti tarantini che non vedono le cose cambiare, che vedono le cose – nonostante tutto – restare uguali. Io sono nata e cresciuta a Taranto e, tutte le volte che ci ritorno, la situazione è sempre diversa, e non migliora di certo. Ma la rabbia per le cose che non cambiano, non è solo verso la città, ma anche verso un mondo politico, lavorativo e scolastico che conosce solo l’immobilità.

 

 

Cosa potrebbe essere diverso a Taranto?

 

Potrebbe essere diverso tutto, come in ogni città del mondo. Se mi chiedi cosa secondo me invece dovrebbe essere diverso, il discorso cambia. Taranto, forse in pochi lo sanno, ma è il terzo centro del Mezzogiorno continentale e la sua crisi, che dura da molti anni, è legata non solo all’Ilva e ai problemi a questa strettamente connessi – crisi occupazionale, inquinamento – ma anche alla politica locale, che ha dato degna prova grazie a un crack finanziario di oltre 800 milioni di euro, accumulato dalla giunta di centrodestra capeggiata dal sindaco Rossana Di Bello.

 

 

Molti denunciano la mancanza di un sogno collettivo nelle nuove generazioni. Lo pensi anche tu? Se sì… che fine ha fatto? Credi che almeno riescano a coltivare quello individuale?

 

 

Non posso parlare per quelli che mi circondano, non sarei in grado di dare un parere oggettivo, tanto meno sincero. È tremendo pensare che non ci siano più ideali – anche se vorrei sapere quali sono questi ideali di cui si fa un gran parlare, la famiglia? la lealtà? l’amicizia? Perché, se sono questi, io credo che siano più vivi che mai – e che la collettività sia stata mangiata all’individualità, dall’egoismo. Sarò una sognatrice, ma non credo che non sia rimasto niente, che il valore “collettività” sia annientato.

 

 

Martina si aggrappa a un amore maturo ma mai maturato… Cosa può distrarre i giovani dal loro malessere?

 

Quando si parla di malessere non credo che si possa pensare che ci siano delle distrazioni possibili, qualcosa che con la bacchetta magica possa risolvere i problemi o anche solo farli dimenticare. Il problema di Martina, che soffre di una grave depressione, non conosce distrazioni e benché gli amici, i genitori, la scuola possano rappresentare dei buoni diversivi, lei non riesce a scrollarselo di dosso per il semplice fatto che non è possibile. Il suo disagio è una malattia e la sua sofferenza dovrebbe essere curata da dottori, non da distrazioni.

 

 

Informazioni sul libro:

 

Titolo: Adesso tienimi

 

Autore: Piccinni Flavia

 

Prezzo: € 14,00

 

Pagine: 175

 

Editore: Fazi (collana Le vele)

 

(Scritto il 24/09/2007)

 

 

 

Antonella Lattanzi, STILOS
– 25/09/2007

 

Adolescenza come letteratura

 

 

 

Ilaria L. Silvuni, MANIA
– 21/09/2007

 

La processione di un’adolescente tra i vicoli del dolore

 

 

 

Paolo Di Paolo, L’UNITÀ
– 17/09/2007

 

Taranto, amarsi nella polveriera meridionale

 

 

 

Erica Arosio, GIOIA & CO.
– 22/09/2007

 

Coinvolgente

 

 

 

Daniela Liucci, MIA
– 01/09/2007

 

Book in action

 

 

 

Irene Merli, TRIBE
– 01/09/2007

 

Libri

 

 

 

Antonella Lattanzi, KULT UNDERGROUND
– 10/09/2007

 

Adesso tienimi – Quando l’adolescenza diventa letteratura

 

Articolo di Antonella Lattanzi pubblicato nella rubrica LETTERATURA del n.146 di KULT Underground il 10/09/2007

 

 

 

Adesso tienimi – Quando l’adolescenza diventa letteratura

 

 

 

 

 

Adesso tienimi, romanzo di formazione e prova di forza, con se stessi e con la letteratura.

 

Primo romanzo di Flavia Piccinni, già vincitrice del Premio Campiello Giovani e prolifica scrittrice di racconti, Adesso tienimi racconta con coraggio la storia di Martina, giovane donna tarantina in bilico tra i suoi dolorosi diciassette anni e un futuro che sembra separarsi, scollarsi da lei, quasi non le appartenesse. Storia di un rapporto unico, esclusivo, con una Taranto sfruttata e disadattata, ma ancora, meravigliosamente, signora del mare e della terra, delle tradizioni e delle leggende, e soprattutto della gente che vi è nata e cresciuta, da generazioni. Un romanzo scritto con il mare e con la mente, la storia di una relazione amorosa proibita e troppo presto spezzata, distrutta da un evento luttuoso. La morte, che nella vita di un giovane è spesso una chimera non troppo reale, entra qui prepotentemente nella vita della giovanissima Martina, abbattendo la porta della sua casa e precipitandola nell’apatia e nella dipendenza catodica. Taranto e i giovani, i giovani e gli adulti, il presente e il futuro, ma soprattutto la Morte e l’Amore si fanno qui storia da raccontare, tramutandosi in azioni, dialoghi, pensieri, e in una straziante serenata notturna e marina per Taranto, e per l’infanzia che purtroppo, troppo presto, finisce.

 

Nell’intervista che segue, Flavia Piccinni si racconta con sincerità e grazia, regalandoci un vero e proprio tuffo nella sua vita e nella sua scrittura.

 

 

 

Titolo: Adesso Tienimi

 

Autore: Flavia Piccinni

 

Pagine: 175

 

Editore: Fazi

 

Prezzo: 14 euro

 

Simone Olla, CENTRO STUDI OPIFICE
– 05/09/2007

 

Adesso tienimi

 

CENTRO STUDI OPIFICE

 

 

 

Adesso tienimi

 

Scritto da Simone Olla

 

mercoledì 05 settembre 2007

 

Titolo: Adesso tienimi

 

Autore: Flavia Piccinni

 

Edizioni: Fazi Editore, Roma 2007

 

Pagine: 175

 

 

 

Quelle di Flavia Piccinni sono tante storie mescolate assieme, vicende quotidiane che si alternano a riflessioni quotidiane, attimi di vita in una città del sud, quel sud del sud dei Santi caro a Carmelo Bene.

 

In questa Taranto che l’autrice ha abbandonato all’età di dieci anni si srotolano i fotogrammi esistenziali di una diciottenne, Martina, accompagnati da tormenti e sigarette, bar e amici, internet e scuola, stadio, famiglia e feste religiose: «Le persone li seguono, guardano i loro piedi con riverenza e applaudono al loro passaggio. Le chiese, dove sono allestiti i Santi Sepolcri, offrono refrigerio, con i pavimenti di marmo freddi, ai piedi sporchi e stanchi del cammino. I Perdoni sono il primo passo della Settimana Santa.»

 

Martina interiorizza le contraddizioni della sua città, che odia e ama come odia e ama la stessa vita. Si sorprende che le torce dell’ILVA la notte possano pure sembrare belle, e le manifestazioni accanto agli operai sono un’esigenza dello spirito prima che del corpo: l’industria che ha ucciso il cielo, adesso sta lentamente uccidendo gli uomini.

 

C’è solo una cosa però che la fa sentire al limite, sfinita, arrivata: il ricordo. Il recente passato, infatti, le ha tolto un amore impossibile e il ricordo di quell’amore la violenta, si prende ogni minuto, ogni battito, ogni strada. Basta un attimo per trovarsi nuovamente fra le braccia di lui, e Martina non fa nulla per liberarsene, sembra quasi cercarlo il ricordo, e riattaccandosi addosso quegli odori alimenta un perverso gioco di resistenza al dolore.

 

Un’opera prima che mischia venature adolescenziali e spunti critici di rilievo, e alla fine non capisci se hai a che fare con Martina Petruzzi o con Flavia Piccinni.

 

Verena Gioia, STUDENTIMAGAZINE
– 07/09/2007

 

Flavia Piccinni, Adesso Tienimi

 

 

 

GIUDIZIO UNIVERSALE
– 01/09/2007

 

Flavia Piccinni, Adesso tienimi

 

 

 

GALS MAGAZINE
– 01/09/2007

 

Adesso tienimi

 

 

 

Isabella Marchiolo, IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
– 27/08/2007

 

Taranto amara e la gioventù bruciata

 

 

 

Luca Mennuni, TGCOM
– 03/08/2007

 

L’anti-Moccia si chiama Piccinni

 

L’anti-Moccia si chiama Piccinni

 

In libreria il romanzo “Adesso tienimi”

 

Non si vince per caso il premio Campiello giovani. Come non si finisce accidentalmente nell’antologia 2007 della Minimum Fax, quella che ha proposto giovani autori emergenti. Un po’ come fece Tondelli negli anni Ottanta. Flavia Piccinni non è una scrittrice per caso. A venti anni ha esordito con il suo primo romanzo, da pochi giorni in libreria.

 

“Adesso tienimi” ti arriva tra le mani con una copertina bella e bugiarda. “Moccia ha fatto proseliti”, ti verrebbe da dire. “Ecco un altro romanzo da ponte Milvio, un altro lucchetto agganciato tre metri sopra il cielo”. Cominci a sfogliare il libro e, dopo la dedica ai genitori, lo shock dell’incipit, ripreso da tutte le recensioni già pubblicate. Perché mai dovremmo essere l’eccezione?

 

Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in Via Cagliari 23/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse.

 

Flavia Piccinni racconta la sua Taranto, dove è nata e ha vissuto prima di trasferirsi a Lucca. Un ritratto che potrebbe sembrare spietato. Ma è forte la passione per questa città fatta di sole e inquinamento. Il veleno dell’aria tinge di rosso i tramonti sul ponte girevole. Anche i panni stesi al balcone prendono quel colore.

 

Qualche tarantino discute delle “schifezze che i politici hanno fatto per rendere ancora più uno schifo la città”. Ma chi può dirsi migliore? Gli amici tanto distratti? I professori, “quegli stronzi sottopagati”? La scuola non ne esce bene dalla narrazione. Martina, 17 anni, frequenta il liceo classico per consuetudine. Dalla cattedra alla portineria, nessuno bada alla sua depressione.

 

Ha un segreto amaro Martina e un dolore definitivo. Non riesce a riaversi dal giorno dell’inspiegabile suicidio del suo Vianello. Lei però non ha smesso di parlargli, come se fosse vivo. Non bastano le birre, le canne, le scommesse all’ippodromo e le corse in motorino per dimenticare l’incubo in cui è finita.

 

Passa il tempo su eBay per le aste dei gioielli di Tarina Tarantino, che compra con la carta di credito soffiata a sua madre. Tutto per stordirsi, per dimenticare. Ma la sua pena è più grande di lei. È troppo forte la disperazione di Martina per quell’amore controverso cancellato da un colpo di pistola.

 

Prima che tu mi abbandonasti eri la vita. Eri violento, irascibile, furioso. Eri delicato. Eri quello che non volevo e che ho avuto, quello, tutto quello, di cui avevo bisogno. Rimane il ricordo e una lettera segreta che Martina vuole trovare.

 

Nicoletta Guaragnella, ALMANACCO DELLA SCIENZA
– 08/08/2007

 

L’adolescenza ai tempi della diossina

 

“Adesso tienimi” è il titolo dell’opera prima della giovane scrittrice tarantina Flavia Piccinni, classe 1986, già vincitrice del Premio Campiello Giovani nel 2005.

 

Protagonista del romanzo la città di Taranto, afflitta dai suoi problemi politici e ambientali: 500 milioni di debiti, livelli record di diossina (90,3% del totale nazionale secondo le stime del 2005), mare inghiottito dal mercurio e pomodori colorati di rosso ‘siderurgico’. Sullo sfondo di questa città sofferente – descritta con desolazione e rammarico, ma anche con l’amore di chi ci è nato e vissuto – si consuma la storia di Martina, adolescente esposta al costante rischio di un crollo psicologico dopo il suicidio del suo fidanzato segreto.

 

Un amore tragicamente negato, dunque, nel cui ricordo ossessivo la protagonista si abbandona incurante del mondo che la circonda. Tra le righe, un senso di alienazione generale emerge nei confronti della scuola, dei compagni bulli, dei professori bugiardi e traditori, delle lezioni stanche e avvilite, dei genitori assenti e delle amiche fredde e scaltre.

 

Il volume è la rappresentazione di un’ adolescenza malinconica e dolorosa, raccontata con spietata precisione pur muovendo le corde del cuore.

 

KISS ME!
– 01/09/2007

 

Adesso tienimi

 

 

 

Rossano Astremo, QUOTIDIANO DI PUGLIA – TARANTO
– 13/08/2007

 

L’altra faccia di Taranto alienata e glamour tra griffe e party esclusivi

 

 

 

LEGGERE:TUTTI
– 01/08/2007

 

Adesso tienimi: in libreria il romanzo di Flavia Piccinni

 

 

 

Giuseppe Mazzarino, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO – LA GAZZETTA DI TARANTO
– 14/08/2007

 

Leggere su Taranto e non solo

 

 

 

OPIFICE.IT
– 12/07/2007

 

Adesso tienimi

 

Opifice.it
giovedì 12 luglio 2007
Autrice: Flavia Piccinni
Titolo: Adesso tienimi
Edizioni: Fazi Editore, Roma 2007
Pagine: 180
«Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia. Vivo in Via Cagliari 23/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».Martina, diciassette anni, vive a Taranto – “500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia” – e frequenta il liceo classico. Un giorno, nel santuario inviolato della sua adolescenza fa irruzione la morte, nella forma più abbietta e deprimente, portandosi via il suo grande amore segreto, Vianello. Martina da quel momento è sempre sull’orlo di un crollo, rischiando di rimanere sotto le proprie macerie. Con l’ansia che galoppa e il cuore in gola, percorre la città in lungo e in largo, carambola in birrerie, ippodromi, stadi di calcio, si collega compulsivamente con eBay, si ossessiona con le spille e gli anelli Hello Kitty di Tarina Tarantino, che tenta di comprare con la carta di credito di sua madre: tutto pur di non pensare, pur di non franare nel buco nero della depressione. Ma niente e nessuno riesce a farle dimenticare la sua pena, a distrarla veramente, tanto meno la scuola con le sue lezioni stanche e avvilite e i suoi riti vuoti e consunti. Nella testa di Martina rimbomba ancora giorno e notte il colpo di pistola con cui Vianello, che scopriremo essere il professore di matematica e fisica, si è sparato al poligono.
Adesso tienimi, l’esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, è un libro aspro e malinconico, che racconta con spietata precisione il mondo scolastico – professori bugiardi e traditori, compagne di classe fredde e calcolatrici – e tocca nel profondo come una lettera d’amore spedita all’indirizzo sbagliato.
Flavia Piccinni è nata a Taranto nel 1986. Ha vinto, nel 2005, il Premio Campiello Giovani e il Premio Subway Letteratura. Ha partecipato all’antologia di minimumfax Voi siete qui, con il racconto Manco un po’ e all’antologia curata dal Gruppo Opìfice dal titolo Tutti esplosi (Roma 2007) con il racconto Al lavoro.

 

BARI SERA
– 26/07/2007

 

Oggi, giovedì 26 luglio

 

 

 

BARI SERA
– 26/07/2007

 

Adesso tienimi

 

 

 

IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 26/07/2007

 

Flavia Piccinni a Mola di Bari

 

 

 

Gianfranco Franchi, LANKELOT.EU
– 25/07/2007

 

Piccinni Flavia, Adesso Tienimi

 

Lankelot.eu

 

Opera prima di Flavia Piccini da Taranto, classe 1986, “Adesso tienimi” è un drammatico romanzo di (de)formazione, che scolpisce la storia d’un amore proibito tra una giovane maturanda e un suo professore. La vicenda – narrata in prima persona dalla studentessa – è una tragica catabasi: un sentimento troppo intenso e troppo vivo trascina nella disperazione chi aveva perso il suo segreto amore, inspiegabilmente (così ognuno pensa, sempre) suicida.
È un esordio promettente: la Piccinni dimostra, in particolare, tre capacità interessanti. La prima, come vedremo più avanti, è quella di proporre un’efficace lettura del suo territorio d’origine, attraverso la narrazione di diversi aspetti e differenti dinamiche della quotidianità tarantina e diverse commistioni di lingua e dialetto; la seconda è quella di non aver paura di massificare e generalizzare condizioni e comportamenti dell’alterità, rischiando il precipizio del luogo comune; il sentiero della pura egolatria è sterrato, s’avanza senza difficoltà, potrà rivelarsi fertile e – paradossalmente, forse – più generoso di altri nei confronti del prossimo.
La terza è la dedizione alle emozioni e alle sensazioni, la capacità di descriverle e di vederne, in questo caso, i rovinosi effetti. È una dedizione che potrà figliare nuovi romanzi sentimentali e che senza dubbio sosterrà l’autrice, nel tempo, nella delicata fase dello studio dei personaggi.

 

Limite del libro: la terrificante scelta della colonna sonora, fortunatamente molto laterale sino a un tratto (cfr. incresciosa apparizione de “La dura legge del gol” di Max Pezzali, diegetica!, a enfatizzare un momento difficile vissuto sugli spalti, pensando al passato amore). Sembra onestamente difficile che una maturanda del Liceo Classico possa ascoltare gli 883, domandarsi che fine abbia fatto Mauro Repetto e al contempo mostrare diffidenza a proposito degli esordi di Tiziano Ferro. D’accordo, voleva forse essere un indice della scarsa circolazione di riviste specializzate o dello stentato segnale delle radio indie, chissà?, in ogni caso l’esito è fatiscente e non credibile. È musica da sottoproletariato culturale, indegna d’altro media che non sia catodico.
In seconda battuta, glisserei ma non posso proprio, registriamo diversi nomi di marchi e griffe che fanno capolino, come flash pubblicitari (quindi non appariranno da queste parti): c’è qualcosa da registrare, in questo senso; la luce del logo, e non di un gioiello, per dire, non deve guadagnare questo posto in altra carta stampata che non sia free-press, o al limite in colorate pagine tabellari d’un bel periodico. La disinvoltura non basta.
Si tratta, intendiamoci, di aspetti non fondamentali ma caratterizzanti; almeno, irritanti per una determinata fascia di lettori in cui mi riconosco. Una adeguata scelta sonora, estranea al più deteriore kitsch mainstream, avrebbe naturalmente accompagnato il romanzo alla conclusione senza stridere così fastidiosamente: la pioggerellina episodica di marchi non avrebbe richiesto la citazione (inevitabile) di “No Logo” di Naomi Klein, a poche pagine dalla fine (p. 165: e appare comunque un marchio).

 

Ciò detto, in considerazione della giovanissima età dell’autrice e degli ampi margini di miglioramento, torno decisamente a parlare d’altro, ossia degli aspetti interessanti e apprezzabili dell’opera. Non mancano.
Si diceva dell’espressione del territorio. Molto bene: il dialetto campionato in diversi dialoghi è fresco e immediato; le riflessioni sulla distanza dialetto-lingua senza dubbio interessanti. Ad esempio, qui: “È solo che mi viene, a casa come a scuola, di fare così. Il tarantino mi piace solo sentirlo, con quelle bocche che si aprono e si chiudono velocemente, con le labbra che si plasmano armoniosamente per produrre suoni sgraziati e gutturali (…). Il dialetto è una questione di pelle. O ce l’hai o non ce l’hai. E io, anche se sono cresciuta fra la lingua e l’ho assimilata e la capisco, non riesco a esprimerla. Per molti sono una menomata, una che non riesce a dire attraverso il linguaggio della città, ma non mi importa. Mi accontento di essere capita” (p. 20). – passo che non ha bisogno di essere glossato, direi, in considerazione dell’esperienza d’ognuno di noi e della nostra reale diglossia, chiamiamola così questa necessità di passare dalla lingua al dialetto col variare dei contesti, in molte città.

 

Notevoli le descrizioni delle processioni (pp. 118-120) durante la Settimana Santa. Come qui: “Quando la Madonna scende da San Domenico, un dolore atroce invade chi osserva. La banda è marcia funebre. Le donne vestite a lutto, bizzocche dei tempi che erano, si lacerano rivelando la morte del cuore” – seguono riflessioni sull’assurdità di scene del genere nel duemila e via discorrendo, quindi: “Le voci che, di disapprovazione e tormento, si confondono in una nenia funebre che per tutta la ‘nanzicata, due passi avanti e uno ret’, attraverserà la città vecchia e la città nuova” (p. 120) – dove registriamo questi appassionanti “’nanzicata” e “ret’” a infiammare e contaminare la lingua letteraria dell’autrice, migliorando le suggestioni del lettore. Quanto alla vedovanza e al periodo di lutto: “Le vedove della città vecchia portano il lutto tutta la vita. Non importa quanto fossero ubriaconi e selvaggi i loro mariti, come le facessero soffrire e quante volte le avessero tradite. Importa solo, nella morte, vestirsi di nero, tenere il velo schiaffato sugli occhi, fare finta di soffrire” (p. 14). A proposito di alcolici, registriamo la prevedibile fortuna della birra popolare pugliese, la Raffo.

 

Passiamo allo slang cittadino. Scopriamo il misterioso tipo dell’ibrido tarantino: “Non è abbastanza coatto per essere definito cozzaro, né sufficientemente raffinato per essere un daquino” (p. 80) – i corsivi sono miei. Naturalmente non ho la minima idea di cosa significhino questi termini, ma ne immagino il significato. Intanto mi contento di memorizzare due parole gergali locali, nuove. Il cozzaro torna più avanti, in un discorso sui tatuaggi: lei si voleva tatuare l’eroe greco fondatore (il termine corretto sarebbe “eponimo”, ma coerentemente la narratrice non se ne serve: detesta il Greco. Plausibile quindi la semplificazione) fondatore, dicevo, della città, Taras, o forse la bandiera della città. E lui a dire che “era una cosa da portuali, cozzari e zelate. Insomma, da poco di buono” (p. 147) – i corsivi sono miei. Chi saranno mai queste zelate?

 

Taranto è descritta con amore e con desolazione e rammarico – tendenzialmente quando s’accenna alle periodiche tragedie dell’Ilva, ai programmi di Cito, ai debiti e alla povertà della città, alla diossina. Positiva, a differenza dei loghi, la ripetizione del nome “Ilva” associata sempre a morti sul lavoro: il concetto arriva, stavolta, con chiarezza e aiuta a sensibilizzare il lettore; dovremmo saperne di più. Grazie, quindi, all’autrice, per aver raccontato colori, profumi e voci d’una città non eccessivamente conosciuta, nel belpaese: se non per gli antichi fasti. Testimonianza importante.

 

Passiamo ora a discutere dei personaggi. I genitori della studentessa si ritagliano uno spazio molto ridotto; spesso vengono considerati ombre, sembrano mostrare chiare difficoltà di dialogo e le interazioni, non di rado, sfociano nel grottesco. Ad esempio, confido che leggendo le prime pagine avevo appuntato “padre e matrigna”, salvo scoprire che di madre si trattava.
Gli amici e le amiche non sono memorabili; si tratta di figure tratteggiate giocando per superficie profonda, rimangono inevitabilmente sullo sfondo. Sono funzionali alla narrazione, sono interludi, stop. C’è chi un po’ ci prova, c’è l’ex rancoroso, c’è chi offre spinelli per non pensare e rilassarsi; segnalo una rarità, in questo libro si va all’ippodromo a scommettere (non sono in grado di decifrare la centralità o la lateralità dell’ippodromo, nell’economia cittadina tarantina). La scuola – a dispetto della prossima Maturità – la nostra protagonista la vive male, e non solo per via della recente tragedia del suicidio dell’amato. In generale, le parole spese nei confronti dell’istituzione scolastica sono depressive, si accenna a canne fumate prima del pasto, a docenti che sembrano soltanto offendere la mediocrità degli allievi, al greco incomprensibile (al Liceo Classico? Al Liceo Classico), all’alienazione, in generale. Allo studio per la sufficienza, per sfangarla. La protagonista sembra essere lì per accidente. Tuttavia è attenta all’estetica e al ceto dei compagni. Critica gli alternativi modaioli che pogano, vestiti di stracci, considerandoli figli di borghesi – mi sembra accostando la categoria dei “figli di medici” alla sorprendente “figli di insegnanti”: beata gioventù, ti mostrerei le buste paga per farti capire. Lasciamo stare, ma l’errore di valutazione è abbastanza stravagante.
Protagonista ulteriore dell’alienazione è – naturalmente – in secundis la televisione, con robuste carrellate per le centinaia di vuoti canali di Sky; e non il web, in assoluto (che pure la narratrice accenna estraneo ai suoi compagni. Al Liceo Classico? Al Liceo Classico. Basisco), ma il sito di eBay, oggetto di aste per un feticcio che ricorda il perduto amore.

 

L’amore per il suicida Vianello si tinge, poco a poco, di proibito; l’autrice è intelligente nel non rivelare subito che si trattava d’un suo professore, sposato e con figlio in arrivo. L’indagine sulle ragioni del suicidio è d’una tristezza lancinante, e onestamente risulta credibile e sconfortante. Non può appassionare, se non nella misura in cui si va auspicando, invano, che la giovane riesca se non a dimenticare almeno ad andare avanti.

 

In conclusione, saluto positivamente l’esordio di Flavia Piccini, che proprio sul nostro vecchio Lankelot pubblicò qualche racconto anni fa, prima dei vari riconoscimenti conquistati, dal Campiello Giovani alla pubblicazione in antologia per Minimum Fax. Sono convinto che ci sia stoffa e nell’adesione allo spirito del proprio territorio, e nell’indagine sulla psiche e sui sentimenti. Quella è la strada da battere. Se serve, mi dichiaro pronto a masterizzare opportuna legione di dischi veri: immagino sia necessario. Questo il mio (con)tributo.

 

In bocca al lupo.

 

Michele Trecca, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 25/07/2007

 

Taranto salvata dall’amore di una ragazzina

 

 

 

LA REPUBBLICA
– 25/07/2007

 

Agenda

 

 

 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 25/07/2007

 

Letture d’estate

 

 

 

Giuseppe Mazzarino, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 24/07/2007

 

Piccinni e Argentina, scrittori del disaggio

 

 

 

Andrea Mazzanti, MUSIC CLUB
– 24/07/2007

 

Flavia Piccinni – Adesso tienimi

 

 

 

Flavia Piccinni, VOCE DEL POPOLO
– 15/07/2007

 

L’anima della mia Taranto

 

 

 

Giuseppe Mazzarino, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 22/07/2007

 

Flavia Piccinni parla della “sua” orrida città

 

 

 

TARANTO SERA
– 23/07/2007

 

“Sono nata a Taranto. 500 millioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia.”

 

 

 

Matteo Musacci, OCCHIAPERTI.NET
– 16/07/2007

 

La durezza dell’adolescenza

 

Occhiaperti.net

 

Gennaro Chierchia, GCWRITER.COM
– 25/07/2007

 

Interviste

 

Interviste

http://www.gcwriter.com

Adesso tienimi di Flavia Piccinni

a cura di Gennaro Chierchia

È la storia di una relazione, una relazione andata a male. Perché Martina, la protagonista, dopo aver perso il suo amore non riesce a riprendersi la vita, la propria vita?

Superare l’abbandono per Martina non è possibile. È ancorata al passato che è violenza, paura, terrore, a volte felicità. Martina non riesce a scindere la sua vita, il passato dal presente e dal futuro, ma vive in un mondo dove quello che è stato si interseca con la realtà e la rende sofferenza. I ricordi prendono il sopravvento e la depressione, la malinconia, si impossessano della sua vita. Martina è malata d’amore e di depressione. Anche se è giovane è malata.

Perché «l’altro» è una persona matura, perché non un coetaneo di Martina?

La relazione fra Martina e Vianello è una storia violenta, che nasce dalla paura. Martina non sceglie chi avere accanto, le viene imposto. All’inizio non ha la forza di ribellarsi a questo uomo più grande e lentamente cede alla sua forza, finendo per amarlo. Ma quando ormai si fida di lui, viene abbandonata, nel modo più tremendo possibile. Inizia così il suo secondo e ultimo calvario.

Taranto appare tanto bella quanto irraggiungibile, nel senso che sembra a un passo dal poterla vivere in tutto il suo splendore, ma che ci sia sempre qualcosa che non lo permetta. Tu sei tarantina, è proprio così che stanno le cose?

Taranto è una città splendida, che vive un momento di transizione. Un momento difficile da capire e da spiegare. Il suo fascino credo sia direttamente proporzionale alla sua incomprensibilità. Nel momento stesso in cui l’hai capita, in cui hai capito le persone che la vivono, c’è qualcosa che ti fa cambiare idea. Immediatamente. Credo che siano i tarantini l’incognita, quelli che non fanno “tornare” le cose, e rendono la città ancora più incomprensibile. Ancora più bella.

«C’è sempre un lutto da ricordare». È una citazione dal libro. Molte delle cose che hai scritto riguardano la morte. Perché ci pensi tanto spesso, eppure sei così giovane!

Martina non ha paura di soffrire e neanche di morire. Credo che questo libro, sia molto diverso dall’antologia “Nulla è per sempre” che ho curato per Giulio Perrone, cui probabilmente fai riferimento. I presupposti erano diversi. Per la raccolta c’era il desiderio di fondo di rompere un tabù (esaminare chirurgicamente la morte) e di riunire giovani voci, giovani scrittori che mi affascinavano. “Adesso tienimi” invece è una storia, la vita di una ragazza che non riesce a raggiungere un equilibrio e si trova ad un passo dal baratro, ma non ha paura di precipitarci. Mi affascinano le storie di limiti, di equilibri spezzati.

Quanto di te c’è in Martina, se ce n’è, e cosa ti piace di lei e cosa no.

Martina e io siamo molto diverse. Lei sceglie troppe volte di arrendersi, di farsi trasportare dalle situazioni. Io non lo sopporterei. La cosa che più ci accomuna, oltre ad una grande insofferenza verso il mondo scolastico, è sicuramente l’amore e la rabbia nei confronti di una città, Taranto, che sembra essere votata al suicidio, alla sofferenza.

Nel romanzo tutti lasciano qualcuno o qualcosa o stanno per farlo.

Il romanzo è negli occhi di Martina, che filtra il mondo che la circonda attraverso la sua ottica di abbandonata. Martina è ossessionata dall’abbandono, dalla paura di essere lasciata ancora, dalla paura di lasciare a sua volta. Non vede altro intorno a sé. L’amica che cambia città (l’emigrazione da Taranto è spaventosa, in meno di dieci anni si sono trasferite oltre 40.000 persone), la scuola che finisce, il Taranto che sfiora la serie B, sono tutte situazioni funzionali che per Martina rappresentano un possibile abbandono. Una sicura sofferenza.

Qual è il più bel complimento che un lettore potrebbe farti dopo aver letto il libro.

Che gli è capitato di ripensare, anche per una sola volta, a qualcosa che ha letto. Vorrebbe dire che qualcosa è rimasto.

Intervista rilasciata il 25 giugno 2007

 

Maura Gancitano, BOMBASICILIA.IT
– 14/07/2007

 

Adesso tienimi

 

Bombasicilia.it

Dicono che gli esordienti sono senza vita, che non sanno raccontare la realtà.
Che sono tutti più o meno capaci di mettere insieme un racconto, di usare gli strumenti base della narrazione, ma che non vanno al di là del proprio naso.
Dicono che i romanzi d’esordio sono tutti uguali, tanti deboli esercizi di stile che lasciano il tempo che trovano.

Non è il caso di “Adesso tienimi”, romanzo d’esordio di Flavia Piccinni appena uscito per Fazi.
Questo è un libro urgente.
E non è solo la capacità di scrivere della giovanissima autrice (ha appena vent’anni) che mi porta a dirlo. Flavia racconta questa storia perché la deve raccontare, senza paura di fare male, senza voglia di scandalizzare.

 

Perché la storia è di quelle classiche: una studentessa di un liceo di Taranto ha una relazione col professore di matematica e fisica, sposato e con figli. Un giorno il professore si suicida, e la ragazza vive il suo dolore da sola, dovendolo nascondere ai compagni di scuola, agli amici, alla famiglia.
Eppure di retorico e “giovanilistico” questo libro non ha niente. Perché “Adesso tienimi” non racconta “i giovani” nel modo stucchevole e retorico a cui ci si sta abituando, ma li racconta per come sono, dal di dentro, senza giudicarli.

 

D’altro canto, in questo romanzo Flavia Piccinni non racconta solo di Martina e di Vianello, ma con straordinaria sicurezza descrive le dinamiche di una famiglia, mette a nudo piccole debolezze quotidiane di cui spesso non ci accorgiamo, e presenta una città difficile come Taranto, dove convivono il fascino della processione dei Perdùne e la vergogna dell’Ilva, dove le manifestazioni di studenti e operai si trasformano in un chiacchiericcio di piazza che ha quasi del ridicolo.

 

Ma è innegabile che “Adesso tienimi” sia prima di tutto una storia di dolore.
Non di un dolore che ti porta a urlare, a scrivere lettere che non verranno mai lette, ma di quello che ti fa passare ore sul divano a guardare stupidi cartoni animati e a mangiare pop corn al formaggio, che ti lega a degli oggetti che per chiunque altro non hanno alcun valore, ad ogni minimo ricordo.
Perché se nonostante tutto devi andare avanti, se devi nascondere quello che ti è successo, non dire mai a nessuno qual è la verità, il dolore ti porta a ridere quando invece vorresti piangere, a vomitare nel bagno di tua nonna la Domenica delle Palme e a sdraiarti sopra il tuo vomito, a rivivere da sola quello che una volta avevi vissuto insieme.
Ti fa tornare in una stanza in cui una volta facevi l’amore pensando che sarebbe durato in eterno, per fare quello che devi fare.

 

Simone Cosimi, EXTRA! MUSIC MAGAZINE
– 14/07/2007

 

Adesso Tienimi

 

Adesso Tienimi

2007
Fazi Editore/collana Le Vele

Simone Cosimi

Figli come Martina, quella che gira vestita come una stracciona. Quella che chiama la madre e il padre per nome, Michele e Adriana. Quella che nell’anno della maturità diventa l’amante – più di un’amante – del suo professore di matematica. Una storia maniacale, lancinante. Tutta concentrata nei pochi mesi precedenti il suicidio del prof – ma questo lo scopriremo dopo.
Le pagine del romanzo ci fanno vivere esattamente il lungo e mortificante periodo post-suicidio, senza inizialmente svelarci il motivo di tanta acredine morale. Nel quale Martina, molto semplicemente, non vive più. E’ abile, qui, la Piccinni: Martina non può rivelare a nessuno la sua perdita. E’ condannata a vivere tutta nel suo petto una morte inspiegabile, che le ha tolto il mondo. E l’autrice, quel soffocamento, quella faccia schiacciata sul cuscino che ti manca il respiro solo ad immaginarla, la sa scrivere da Dio.
Per non parlare della socialità di Martina, trascinata in giro da quella guida rincoglionita ed infantile che è, guarda un po’, il suo amico Virgilio icona lui di un’altra fetta di gioventù: quella che non cresce mai. Si snoda fra corse forsennate in motorino, bevute insensate e gite autodistruttive. Si trascina in giro. Vive ipnotizzata davanti agli annunci di eBay, aggiornando continuamente le pagine ed imparando a memoria gli annunci.
Insomma: è la cronaca chirurgica di una giovane non-Vita sventrata dalla perdita dell’unica cosa vera mai conosciuta. L’amour fou in un mare di merda – incorniciato dall’Ilva rossa di Taranto.

E’ un romanzo all’apparenza istintivo. In realtà, c’è un lungo e maniacale lavoro di sottrazione. Si sente che quelle righe sono scavate come i polsi feriti della sfortunata Martina. E’ allo stesso tempo un ultimo grido d’allarme – a chi sia rivolto, poi, è tutto da verificare – ed un testamento generazionale arrivato fuori tempo massimo. Di un paese spaccato fra chi può tutto e chi non può un cazzo. Fra i vecchi che non vedono e i giovani che s’ammazzano di canne (per riempire una vita vuota).
Tosto per uscire dalla testa di una dell’86. Ed è al contempo vero che solo una classe ’86 poteva scrivere un manifesto di un paese che muore – perché muoiono i suoi giovani – come “Adesso Tienimi”.

 

RAGAZZA MODERNA
– 13/07/2007

 

Flavia Piccinni, “Adesso tienimi”

 

 

 

Sabrina Marchi, GIRLPOWER.IT
– 12/07/2007

 

“Adesso tienimi” di Flavia Piccinni

 

Girlpower.it

Non ne puoi più di leggere di cuori infranti, amori impossibili, gare in moto ed esami di maturità? Vorresti prendere a pugni Scamarcio e tutte le volte che vedi il video di “Ho voglia di te” ti viene un conato di vomito?
Credi che il mondo dei ragazzi ormai, non sia più nessuno capace di raccontarlo?
Prova “Adesso Tienimi” di Flavia Piccinni, autrice ventenne che ha appena pubblicato per Fazi Editore un romanzo malinconico, che non solo promette di spezzarti il cuore, ma anche di fartelo sanguinare. Protagonista della storia è Martina, diciassettenne che vive nel profondo Sud, a Taranto, e frequenta il liceo classico. Un giorno, nel santuario inviolato della sua adolescenza, fa però irruzione la morte nella forma più abbietta e deprimente, portandosi via il suo grande amore segreto, Vianello.
Martina da questo momento è sempre sull”orlo di un crollo, rischiando di rimanere sotto
le proprie macerie. Allora la sua vita diventa un correre da una parte all”altra, carambolare in birrerie, ippodromi, stadi di calcio. Ma i luoghi vengono sempre conquistati dalla sua sofferenza, che divora tutto, fino a farla precipitare in una devastante depressione. Niente e nessuno riesce a far dimenticare a Martina la sua pena, a distrarla veramente, tanto meno la scuola con le sue lezioni stanche e avvilite e i suoi riti vuoti e consunti.

Nella testa di Martina rimbomba ancora giorno e notte il colpo di pistola con cui Vianello, che scopriremo essere il professore di matematica e fisica, si è sparato al poligono. Lo spazio del libro, un concentrato d”emozioni che ricorda in modo sorprendente “Broken Barbie” di Alessandra Amitrano (Fazi Editore, 2005), è fatto di sentimenti amplificati, del sorriso amaro che ha chi si rende conto di quello che gli succede intorno – e, fa notare la Piccinni, a Taranto c”è ben poco di cui gioire fra il 90,3% dell”intera diossina d”Italia e un morto al giorno per cancro.
“Adesso tienimi” è un libro aspro e malinconico, che racconta con spietata precisione il mondo scolastico – professori bugiardi e traditori, compagne di classe fredde e calcolatrici – e tocca nel profondo come una lettera d”amore spedita all”indirizzo sbagliato.
La generazione della Piccinni è una generazione che ha vomitato sulle Converse birra acida, che odia la stupidità e chi in Italia la rappresenta, che non si vergogna di soffrire e di tirarsi indietro. E” una generazione che non ha il sorriso in faccia e non crede che un mondo migliore sia possibile, che spesso preferisce farla finita, proprio come la protagonista del libro. E” la vera generazione, quella della fine degli anni novanta, che non ne può più di lucchetti e scritte “tre metri sopra il cielo”. Insomma, la liberazione passa anche questa volta dai libri. Svuota gli scaffali dagli Harmony e dai vari kolossal, da Giulia Carcasi a Melissa P., da Enrico Brizzi a Federico Moccia a Pulsatilla.

INTERVISTA ALL”AUTRICE

Come mai una ragazza giovane parla di morte? Tema che hai già affrontato nell”antologia curata da te “Nulla è per sempre – 59 ultimi respiri” (Giulio Perrone Editore, 2006).
Credo che questo libro sia molto diverso dall”antologia. I presupposti erano diversi. Per la raccolta c”era il desiderio di fondo di rompere un tabù – esaminare chirurgicamente la morte – e di riunire giovani voci, giovani scrittori che mi affascinavano. “Adesso tienimi” invece è una storia, la vita di una ragazza che non riesce a raggiungere un equilibrio e si trova ad un passo dal baratro, ma non ha paura di precipitarci. Mi affascinano le storie di limiti, di equilibri spezzati.

Grande spazio è dedicato al mondo della scuola, dove dei professori tremendi e saccenti si approfittano degli studenti.
Gli insegnanti spesso non si rendono conto dei danni che possono fare abusando del loro potere. Ci sono alunni bulli ma soprattutto professori bulli. Peccato che i filmati in cui gli insegnanti umiliano, deridono, si approfittino dei ragazzi non siano degni di molto interesse.

 

Nel libro però c”è un piccolo spazio per la moda. Citi Tarina Tarantino, famosa per i suoi gioielli coloratissimi e molto apprezzati dalle ragazze italiane. Come mai?
Martina vive un dramma interiore e cerca, attraverso la ricerca spasmodica di oggetti simili a quelli che le aveva regalato il suo amore, di riconquistare il passato. Credo che i gioielli di Tarina Tarantino siano
particolarmente belli (ne sono accanita fan), proprio perché ti fanno ritornare bambina e ai giochi con le Barbie, Hello Kitty.

 

Nel tuo libro citi spesso gli 883. Da dove nasce questa passione? Che musica ascolti?
Max Pezzali è la colonna della mia infanzia. Credo che sia uno dei pochi riferimenti reali alla mia vita, a quello che sono. Lo adoravo e, sono sincera, spesso tiro fuori le vecchie cassette degli 883 e li riascolto. Non faccio grandi distinzioni, ascolto tutto quello che mi capita sotto mano, anche se preferisco la musica italiana a quella straniera.

 

Che libro hai nel cassetto? Quale non regaleresti mai?
Sto leggendo “Leda” di Angela Buccella. Non regalerei mai l”opera completa di Oscar Wilde, che continuo a rileggere continuamente.

 

Vai anche al cinema? Che film preferisci? E attori?
Vado spesso al cinema o noleggio dvd. Ultimamente ho rivisto “Le vite degli altri” e “Frida Khalo”.Preferisco i film che mi facciano imparare qualcosa di nuovo o che mi aiutino a riflettere, ai polpettoni di Natale e ai film confezionati su misura per teen ager, che mi hanno sempre fatto sentire un salvadanaio non pensante. Fra gli attori mi sono innamorata di Daniel Bruhl in “Good bye Lenin” e adoro Louis Garrel, famoso per “The Dreamers”.

E fra le attrici?
Adoro Salma Hayek e Penelope Cruz. Donne splendide e molto carismatiche. Fra le italiane Laura Morante, Francesca Inaudi e Valeria Golino

 

Rossano Astremo, BOOKSBLOG.IT
– 12/07/2007

 

Flavia Piccinni, Adesso tienimi: intervista

 

Booksblog.it

Martina ha diciassette anni, vive a Taranto, la città con “500 milioni di debiti e 30,6% di diossina che uccide l’Italia”, e frequenta il liceo classico. La sua esistenza viene sconvolta dalla notizia della morte di Vianello, il suo amore segreto. Questa in sintesi la storia di Adesso tienimi, romanzo pubblicato da Fazi, esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, scrittrice nata e cresciuta a Taranto, da qualche anno trasferitasi assieme alla famiglia a Lucca. Un romanzo tragico, una sorta di lettera d’amore scritta per l’uomo della sua vita, svanito nel nulla, sparatosi con un colpo di pistola senza una ragione plausibile. Il primo libro di una scrittrice di grande talento, già Premio Campiello Giovani nel 2005 e presente nell’antologia “Voi siete qui”, pubblicata quest’anno dalla Minimum Fax, dedicata alle giovani promesse della narrativa italiana.
La vicenda personale di Martina, raccontata nel libro, snatura totalmente la rappresentazione edulcorata e consolatoria dell”adolescenza che emerge a chiare lettere leggendo i libri di Federico Moccia. Gli adolescenti di oggi, e il tuo romanzo lo dimostra ampiamente, non sono solo quelli che si giurano amore eterno attaccando lucchetti sui lampioni…
«No, assolutamente. Gli adolescenti soffrono. Non sono tutti lucchetti, gadget sui giornali di Step e Babi, deliri per Riccardo Scamarcio e fun club di Moccia. Anzi, direi che questi sono la minoranza, quelli che l’Italia vuole guardare e quelli che l’Italia non teme. Questi ragazzi possono essere accusati al massimo di superficialità. La mia storia, la mia Martina, è completamente diversa dai protagonisti melensi dei romanzi di Moccia o di chi, prima e dopo di lui, parla di adolescenti come di ragazzi paciocconi sempre innamorati e sempre felici. Martina soffre e il mondo intorno a lei non ha niente di ridente. Non ci sono corse in moto, ma sbronze in bar di quarta categoria. Non c’è spazio per quello che non è la vita, ma sogno. Martina è in carne ed ossa e vive a Taranto, non a Roma. La sua realtà è sofferenza e il suo amore è spezzato. Il suo uomo si è suicidato».
Oltre a Martina e alla sua storia di dolore, intimamente vissuto, c”è un’altra protagonista indiscussa del romanzo, ovvero la città di Taranto, mai come in quest”ultimo anno sotto ai riflettori per le note vicende politiche. Perché la scelta di ambientare la storia a Taranto, visto che sono molti anni che non vivi più in Puglia?
«Anche se non vivo fisicamente a Taranto e come se non avessi mai smesso di abitare questa città. A Taranto ho vissuto l’infanzia e il ricordo che ne avrò sarà per sempre quello degli affetti, della crescita. Quello più importante. Raccontare la città è stato un passo dovuto, necessario, naturale. Non sarei riuscita a scrivere di niente altro, specie in un momento così difficile che ridimensiona chi a Taranto ci vive e chi a questa splendida città è molto legato».
Come hai vissuto dall’esterno questi mesi difficili per la tua città?
«Ho sofferto molto, come credo tutti i cittadini, per questo dissesto economico che va ad affiancarsi alla già precaria situazione ambientale. Il libro racconta anche questo, soprattutto questo. C’è poi la melanconia che affligge chi ha cambiato città e si è trovato in un mondo diverso, continuando a guardare con devozione ai riti di Taranto e dei tarantini».
Hai iniziato a scrivere da giovanissima. Hai 20 anni, ma le tue pubblicazioni su riviste a antologie sono sterminate. Qualche suggerimento per gli scrittori in erba?
«Dare consigli è sempre molto difficile. Certo, l’attenzione delle case editrici nei confronti di giovani autori negli ultimi anni è cresciuta molto, ma spesso si viene pubblicati più perché giovani e potenziali casi editoriali che per reale talento. Credo che sia fondamentale credere in quello che si scrive, sentirlo proprio e poi il parere di amici e conoscenti è pur sempre un primo confronto per abituarsi a critiche e apprezzamenti. Posso poi raccontare la mia esperienza personale che è legata a doppia mandata al mondo dei concorsi. Proprio grazie ai concorsi vinti del 2005 ho avuto il coraggio di proporre i miei scritti a quella che sarebbe diventata la mia casa editrice, la Fazi. È fondamentale quindi leggere molto, cercare di migliorarsi e raccontare delle cose che si conoscono bene».
Tre libri che consigli ai nostri lettori da portare sotto l’ombrellone quest’estate?
«Senza dubbio il martinese Giancarlo Liviano D’Arcangelo che con “Andai, nella notte illuminata” (PeQuod) ridicolizza il mondo dei reality e aiuta a riflettere sulla contemporaneità, televisiva e non. Una bellissima lettura è poi “Confine di Stato” di Simone Sarasso (Marsilio) che ha raccontato in modo sorprendentemente avvincente l’Italia degli intrighi degli anni ’50-‘70. Per chi invece vuole rilassarsi senza troppi pensieri l’ultimo libro di Federica Bosco “L’amore non fa per me” (Newton&Compton) credo sia perfetto. Una storia romantica e leggera da consumare davanti ad un gelato».

 

Arianna Marini, LA VOCE D’ITALIA
– 13/07/2007

 

Adesso tienimi

 

Voceditalia.it

 

Vincitrice del Premio Campiello Giovani 2005 con il racconto “Non c’è tutto nei romanzi”

 

È uscito in libreria “Adesso tienimi” di Flavia Piccinni, giovane scrittrice nata nel 1986 a Taranto. Il libro racchiude una visione lucida e chiara del mondo della scuola con i suoi intrighi, le bugie e le prepotenze. Inseguendo, la giovane vita di Martina, protagonista del romanzo, l’autrice tocca temi importanti e dolorosi, come quelli della morte e della depressione, elementi cardine del racconto. Infatti, sarà proprio la morte del professore di matematica e fisica, segreto amore di Martina, a provocare la lenta e progressiva caduta della giovane protagonista.

Studentessa di liceo, Martina si trova catapultata in questa realtà dolorosa, in cui rischia di affogare travolta dagli eventi e dalla solitudine. Perché nonostante apparentemente appaia serena, immersa in mille impegni e divertimenti, in realtà è intenta a dimenticare, a non pensare, in cerca di comprensione, conforto e affetto, travolta da nuovi amori, disordinati e confusi, ed amicizie, che non riescono tuttavia a risollevarla dal torpore della depressione che la sta sopraffacendo.
L’autrice ha lavorato in televisione, nel 2006 ha curato l’antologia sulla morte “Nulla è per sempre – 59 ultimi respiri” e “Under 18”. Attualmente cura uno spazio interamente dedicato ai libri per Radio Bazar e collabora con diversi giornali di informazione e di cultura.
Piccinni, Flavia, Adesso tienimi, Fazi Editore, pp. 140, euro 13,00, www.fazieditore.it
di Arianna Marini

 

Gabriele Dadati, LIBERTÀ DI PIACENZA
– 12/07/2007

 

Il dolore della perdita nel libro d’esordio di Flavia Piccinni

 

 

 

Michele De Mieri, IL VENERDÌ DI REPUBBLICA
– 13/07/2007

 

L’amore folle di Martina per il prof sposato

 

 

 

Nunzio Festa, WWW.BOOKSBLOG.IT
– 25/06/2007

 

“Adesso tienimi” di Flavia Piccinni

 

 

 

booksblog.it

 

 

 

25-06-07

 

 

 

Adesso tienimi di Flavia Piccinni

 

 

di Nunzio Festa

 

 

A luglio, la collana Le vele di Fazi s’arricchirà d’una nuova opera prima potenzialmente in grado creare attenzione. Adesso tienimi, romanzo d’esordio della giovane Flavia Piccinni (davvero giovane perché nata nel ‘86), nata in questa e quella Taranto ambientazione e luogo centrale dell’opera, ha le qualità per diventare il prossimo giusto libro per critica e pubblico; se la distinzione ha ancora davvero un senso. Taranto, che è la città intrisa ormai di debiti e diossina. E non basta vivere in una villetta di via Cagliari, un eremo quasi felice come punto fisico, per esser difesi da quello che vola intorno. Flavia Piccinni, già nota per i suoi racconti brevi che danno grazie e dolori alla gola, nonché vincitrice del Campiello Giovani edizione 2005, racconta di Martina e del suo Amore presente e passato, della città pugliese della “tradizione” religiosa e del rosso inquinamento che condiziona vita e paesaggi, del golfo e di vite messe fra il fumo delle sigarette e il volto d’un porto parte di queste. La trama dice che la diciassettenne protagonista delle vicende, piccola donna che frequenta il lice classico e il nervosismo di sua madre, vede partire per sempre e senza possibilità di ritorno il suo amore ‘segreto’, Vianello. Martina convive con lui nonostante la sua morte – fisica e non definitiva a quanto pare nell’animo di lei – e dal giorno del suicidio dell’uomo gira per le vie cittadine e per quella di eBay, dove osserva e cerca gli anelli simili a quello che Marco le aveva donato. Questo esordio è composto da una lingua colata nella fluidità della scrittura facile, da tocchi di dialetto e battute fatte pure dal cosiddetto dialetto/italianizzato, scambi di sorrisi e delusioni immense riportate con le lagrime agli occhi e un filo d’emozione, dialoghi spesso secchi e pensieri scabrosi e di bellezza scandalosa. Il romanzo vive a pieno la propria ambientazione. Adesso tienimi è legato alle persone e all’aria respirata dai protagonisti, al loro passato e a quello che avranno ancora davanti ai loro corpi. Al netto delle fughe e delle dissipazioni. In questa prova letteraria si potranno scorgere le morti degli operai tralasciate dalla norma, che invece nel buco del mondo chiamato Ilva e non solo sono cosa più che normale. E qui gli operai a volte sono schiaffeggiati da parole e menefreghismo, cosa che Flavia Piccinni disegna in maniera perfetta, precisa. Martina e Vianello, Iolanda e la sua metà portata via dall’esigenza, sono personaggi belli da non riuscire a crederci. Il finale, e quello che arriva poco prima, forse lo si può immaginare prima d’entrare nella pagina, ma il tratto a flussi essenziale è come un passaggio utile a consolare questa piccola perdita. Quest’opera prima, dalla quale non è facile staccarsi per la gioia e le ferite che sa infliggere, è lettura che costruisce commozione e riflessioni da conficcare sotto la cute della grama e glaciale indifferenza.

 

 

 

Federica Cosma, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – LECCE – PUGLIA
– 03/07/2007

 

“Il mio primo romanzo un omaggio a Taranto”

 

 

 

F.C., CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – LECCE – PUGLIA
– 03/07/2007

 

Su Martina pesa anche il malessere della città

 

 

 

Federica Cosma, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – BARI – PUGLIA
– 03/07/2007

 

L’adolescente e la città accomunate dal dolore

 

 

 

Eliselle, WWW.DELIRIO.NET
– 11/07/2007

 

Adesso tienimi

 

WWW.delirio.net

 

Autore: Eliselle

 

Data: 11-07-07

 

 

 

 

Adesso tienimi

 

 

 

Martina, diciassette anni, vive a Taranto e frequenta il liceo classico. Quando nella sua vita irrompe la morte e si porta via il suo amore segreto, Martina rischia di affogare nelle sue angosce e nella sua ansia: per non pensare al dolore e non cadere nella depressione esce di casa, tra stadi birrerie e ippodromi con gli amici, tralascia lo studio, si ossessiona con i gioielli di Tarina Tarantino su eBay e con i ricordi che la legano al suo primo amore. Parliamo del malinconico e toccante romanzo Adesso tienimi, in uscita oggi per la Fazi Editore, insieme alla sua autrice, classe 1986, qui al suo esordio letterario: Flavia Piccinni.

 

 

 

 

 

 

 

Delirio.NET : Qual è stata la scintilla che ti ha dato l’imput per scrivere Adesso tienimi?

 

Sentivo la necessità di raccontare della terra in cui sono nata, Taranto. Era poi fortissima l’urgenza di mostrare un’altra faccia di quelli adolescenti che spesso vengono identificati, complici le generalizzazioni tanto care alla nostra Italia, come paciocconi alla ricerca del primo amore. La miccia forse è stata la melanconia che mi lega a Taranto, forse la rabbia per quello che sta succedendo al Sud. Di sicuro la necessità di raccontare la storia di un amore violento, spezzato, devastante e devastato.

 

 

 

Delirio.NET : Hai preso in esame il delicato e traumatico percorso dell’adolescenza, e ne hai parlato toccando temi crudi, a volte violenti. Perché questa scelta?

 

Non è stata una scelta, ma un naturale agire. La storia che racconto, la vita spezzata di Martina e quella del suo amore, non è più cruda e violenta della realtà. Da adolescente è tutto molto forte, tutto amplificato. Un pugno nello stomaco è come mille pugni in tutto il corpo. Un amore interrotto è un lutto che si porta a vita, che non si dimentica mai.

 

 

 

Delirio.NET : Quanto c’è di te nei protagonisti del romanzo e che cos’ha significato per te scriverlo?

 

Parlare di Taranto e raccontare di un amore interrotto, forte, distruttivo, come quello di Martina e Vianello, è stata una scelta difficile. Un passaggio obbligato. Volevo raccontare qualcosa che sentissi veramente mio, qualcosa che appartenesse a me come le lentiggini sul naso, la cicatrice sulla mano destra. E questa storia credo che sia proprio come le lentiggini parte di me. Proprio come la cicatrice fonte di grande sofferenza. Non c’è molto di autobiografico, tranne la grande passione per una città meravigliosa come Taranto.

 

Delirio.NET : Sullo sfondo della storia, Taranto con i suoi problemi e i suoi limiti. Qual è il tuo rapporto con la tua città?

 

Sono nata e cresciuta a Taranto ma, a parte questo viscerale legame, credo che mi abbia portato a scriverne, a dichiarale il mio profondo e sconsiderato amore, qualcos’altro. Taranto è una città meravigliosa, che vive una situazione tremenda, un’istabilità politica e un crollo economico, a causa di gestioni sconsiderate. Il vero grido d’aiuto del libro non è quello di Martina, la protagonista che viene abbandonata dal suo amore suicida, ma della città che tutti i giorni soccombe a causa di politici incuranti, di malavitosi ladroni e dei tarantini stessi.

 

Delirio.NET : E con la scuola? Non ne esce benissimo…

 

Non credo ne esca male. Ho descritto con sincerità, senza eccedere, quello che effettivamente succede. Ho voluto raccontare come i ragazzi d’oggi vivono la scuola, i rapporti con gli insegnanti e con gli studenti. Della mia esperienza personale c’è molto poco, altrimenti la scuola avrebbe avuto fattezze da reale incubo e i professori, salvo rarissime eccezioni, sarebbero stati i veri bulli dell’istruzione.

 

Delirio.NET : Dal premio Campiello Giovani a un’antologia per Minimum Fax al tuo primo romanzo per Fazi: ci parli di questo percorso e della tua crescita letteraria?

 

Ho iniziato a scrivere da piccola. Era l””unica cosa che mi piacesse veramente. Ho vinto il primo premio a quattordici anni e forse proprio da questa piccola conferma ho trovato il coraggio di proporre altre mie cose a concorsi diversi che mi hanno aiutato poi a propormi alla mia casa editrice, la Fazi.

 

Delirio.NET : Come scrittrice, ti sei data degli obiettivi o dei modelli? Quali sono i tuoi scrittori preferiti?

 

L’unico obiettivo è non far mai diventare la scrittura un obbligo. Nel momento in cui questo avvenisse, perderebbe per me ogni necessità, ogni naturalezza. Adoro Charles Bukowski e Vincente Lefranc, ma grande parte delle mie letture sono autori italiani, spesso esordienti.

 

Delirio.NET : Sia la storia che racconti, sia il modo in cui la racconti, sembra piuttosto diversa dalla narrativa giovanilista che va per la maggiore di questi tempi. Che ne pensi dei tuoi coetanei scrittori e scrittrici?

 

Ne penso tutto il bene possibile, più per ruffianeria che per reale pensiero. Non credo sia facile, lo dico per esperienza personale, provare a raccontare storie diverse da quelle, banali, che continuano a riscuotere tanto successo. È difficile disertare una storia facile che probabilmente riscuoterà successo, per non violentarsi.

 

Delirio.NET : I prossimi progetti letterari? Che cosa ti aspetta a breve?

 

Adesso voglio concentrarmi sul mio primo libro. L’ho desiderato molto e ora che avrò la possibilità di presentarlo nella mia città, a Taranto, non posso volere dell’altro.

 

Stefano Giuntini, WWW.LOSCHERMO.IT
– 12/07/2007

 

“Adesso tienimi”: storie di ordinaria adolescenza

 

www.loschermo.it

 

 

 

“Adesso tienimi”: storie di ordinaria adolescenza

 

Cultura e Spettacolo: Libri

 

del 12/07/2007 di Stefano Giuntini

 

LUCCA – E’ da oggi in libreria “Adesso Tienimi” (Fazi Editore), romanzo d’esordio di Flavia Piccinni, tarantina trapiantata a Lucca, già nota per la vittoria nel 2005 al Premio Campiello Giovani. Fra i tanti progetti editoriali al suo attivo l””autrice collabora anche con “Lo Schermo” curando la rubrica settimanale di letteratura italiana contemporanea “Carta”. Nella nostra intervista la Piccinni parla del suo libro descrivendolo come l””affresco di una generazione vista dall””interno: adolescenti che hanno in comune solo dati anagrafici, il desolante e crudele mondo della scuola, una città (Taranto) decadente eppure al tempo stesso unico e vero “focolare domestico”. Disprezza le caricature, i luoghi comuni. Affronta temi scomodi come il rapporto con la morte di chi ha, o dovrebbe avere, tutta la vita davanti. Prende le distanze da una generazione di scrittori troppo giovanilistici per poter raccontare storie di giovani. E spiega il dolore come l””unica cosa da cui non ci si può nascondere.

 

 

 

 

 

Flavia Piccinni questa volta si confronta con una tematica difficile e controversa, quella del suicidio. In una Taranto indebitata e inquinatissima – “500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l’Italia” – dà vita a Martina, studentessa del liceo classico che vede morire il suo amore segreto, Marco. Martina sarà così sempre sull’orlo di un crollo, rischiando di rimanere sotto le proprie macerie. Con l’ansia che galoppa e il cuore in gola, percorrerà la città in lungo e in largo. Farà di tutto pur di non pensare, pur di non franare nel buco nero della depressione. Ma niente e nessuno riuscirà a farle dimenticare la sua pena, a distrarla veramente, tanto meno la scuola, con le sue lezioni stanche e avvilite e i suoi riti vuoti e consunti. Nella testa di Martina rimbomba ancora giorno e notte il colpo di pistola con cui Marco, che scopriremo essere un suo professore, si è sparato al poligono. “Adesso tienimi”, l’esordio letterario della ventenne Flavia Piccinni, è un libro aspro e malinconico, che racconta con spietata precisione il mondo scolastico – professori bugiardi e traditori, compagne di classe fredde e calcolatrici – e tocca nel profondo come una lettera d’amore spedita all’indirizzo sbagliato.

 

Adesso tienimi” è duro e doloroso. Come mai hai scelto di raccontare una storia così netta?

 

“Non credo di aver scelto di raccontare questa storia. E’ stata una strana alchimia di relazioni violente, amori che finiscono in suicidio, abbandoni, sofferenze scolastiche e autoflagellazioni. Volevo raccontare una storia d’amore spezzata e violenta, che implodesse fra le pagine del romanzo, riga dopo riga. Volevo raccontare dello strazio, la sofferenza, che si prova quando si rimane soli. Quando si è abbandonati”

 

Nel libro c’è una spaccatura netta: da una parte il Sud, quello della diossina, dei vicoli della Taranto vecchia con i pomodori a grappolo appesi alle porte, con i bar che si chiamano “Marx”; dall’altra un mondo pervasivo e invasivo: quello di e-bay, di internet, della televisione che brucia quasi fosse “il” focolare domestico…

 

“Quando la tradizione, quello che fin da bambino hai visto e vissuto, si scontra con il presente, con quello che ti circonda e si fa spazio dentro di te, si creano delle commistioni strane in cui la Settimana Santa tarantina si avvita su se stessa e sprofonda in quei moderni riti collettivi che sono i talk show televisivi, la disperazione per la propria devastata città che vive in bilico fra passato e futuro, proprio come i suoi abitanti. Il focolare domestico per me è la città, Taranto, che non dimentico”

 

Il mondo scolastico che hai scelto di descrivere è piuttosto desolante.

 

“Fondamentalmente trovo che sia la scuola ad essere desolante. Sono sempre stata piuttosto insofferente a insegnanti presuntuosi e prevaricatori, studenti ipocriti e egoisti. Il mio è il ritratto di quello che ho vissuto e che vedo, dove esistono i ””bulli studenti””, i ””bulli professori”” e tutto quello che ne comporta direttamente”

 

Anche la tua generazione non ne esce bene.

 

“Non credo che la mia generazione, quella nata a cavallo fra gli anni ottanta e novanta, possa lamentarsi. Penso di esserle stata sincera, di non aver ceduto a facili sensazionalismi che, benché mutuati dalla realtà, si prestino facilmente a creare interesse. Sono convinta che questa non sia una generazione felice, che pensi solo all’amore e non provi interesse per quello che la circonda come viene descritta in molti libri ””di culto”” del momento”

 

Da come la descrivi la tua generazione sembra uscita dalle caricature dei racconti di Aldo Nove e dei cannibali: hai caricaturato o è proprio così?

 

“Farne la caricatura sarebbe stata offenderla. Credo che sia molto semplice generalizzare e, allo stesso tempo, ridicolarizzare certi comportamenti. I lucchetti, le corse in macchina, la cocaina, lo studio, l’ambizione sono particolari di una fotografia che rappresenta ragazzi che hanno passioni, comportamenti e abitudini molto diverse fra loro. Ragazzi che hanno in comune solo un dato puramente anagrafico”

 

 

 

E’ autobiografica la malinconia della giovane protagonista?

 

“Spesso i ragazzi vengono descritti come paciocconi, spensierati e privi di qualsiasi sentimento che non possa essere direttamente collegato ad un sorriso, ma non credo sia così. Non lo è per me e per il mondo che volevo raccontare. La sofferenza, la malinconia, il disagio spesso vengono nascosti ma Martina, forse in modo autobiografico, fa della sua tristezza la sua ragione di vita. Sa che non può nascondersi il dolore che prova”

 

Come mai che una ragazza di venti anni parla di morte? Un tema che tra l’altro hai già affrontato nella raccolta che hai curato per Giulio Perrone (“Nulla è per sempre”, ndr), un tema che, non solo la tua generazione, tende solitamente a rimuovere…

 

“Non credo che si possa rimuovere la morte, si può provare a non pensarci, a metterla in un angolo e a sperare che aspetti. La si può esorcizzare oppure conviverci. Martina, la protagonista del libro, sceglie invece – forse proprio come vorrei fare io – di affrontarla. ””Nulla è per sempre””, l’antologia curata per Giulio Perrone, è stato il fortunato tentativo di raccontarla attraverso gli occhi cinquantanove persone diverse, forse anche coraggiose. Era la volontà, fortissima, di infrangere un tabù”

 

Come detto Adesso tienimi è il tuo romanzo d’esordio. Tu però sei giovanissima. Ci vuoi raccontare di quando ti sei appassionata alla scrittura e alla narrativa in genere?

 

“Ho iniziato a scrivere da piccola, credo proprio alle elementari. Passavo il tempo a riempire quaderni di racconti brevi i cui protagonisti erano maestre che sputavano veleno e suore cattive. Con il tempo sono cresciuta, ho continuato a detestare i professori e non ho smesso di scrivere”

 

 

 

Sia la storia che racconti, sia il modo in cui la racconti, sembra piuttosto diversa dalla narrativa giovanilista che va per la maggiore di questi tempi. Che ne pensi dei tuoi coetanei scrittori e scrittrici?

 

“Ne penso tutto il bene possibile, più per ruffianeria che per opinione reale. Non credo sia facile, lo dico per esperienza personale, provare a raccontare storie diverse da quelle, banali, che continuano a riscuotere tanto successo. È difficile disertare una storia facile che probabilmente riscuoterà successo, per non violentarsi. Negli ultimi periodi poi il filone giovanilistico, nel cinema come nella scrittura, grazie soprattutto a Federico Moccia, ha conquistato crescente interesse. Subito si sono accodati giovani, giovanissimi autori, come Giulia Carcasi, Andrea Santojanni, e le varie Valentine F., che con un successo, più o meno grande, riescono a spartirsi parti un pubblico che ama leggere di amori impossibili, gare di moto, belli e dannati. Di questi ultimi, sfortunatamente, mi è difficile pensar bene. Per tutti gli altri, invece, non posso che provare stima e rispetto”

 

Che tipo di libri ti piace leggere?

 

“Adoro i libri che raccontano storie. Di vita, inventate, irreali, reali, non mi importa. Ultimamente rileggo spesso Verga, Deledda, De Roberto, scrittori meridionali d’ottocento che hanno raccontato realtà che mi sembrano ancora disgraziatamente troppo attuali”

 

Vivi a Lucca da ormai dieci anni, cosa ne pensi di questa città?

 

“Adoro Lucca, la trovo una città splendida e ””fatta a misura d’uomo””. Sono cresciuta dentro le mura e molti dei miei ricordi sono proprio legati a doppia mandata a questa città. Lucca dal punto di vista culturale offre moltissimo. Concerti, manifestazioni, incontri..”.

 

Che progetti ha in cantiere per il futuro?

 

“Per adesso voglio concentrarmi su “Adesso Tienimi”. L’ho molto voluto e non ho ancora realizzato cosa significhi tenerlo fra le mani, leggerlo, rileggerlo. Sto pensando poi ad un altro romanzo, forse proprio ambientato a Lucca”.

 

 

 

L’incipit del libro:

 

 

 

«Sono nata a Taranto. 500 milioni di debiti e 90,3% della diossina che uccide l””Italia. Vivo in Via Cagliari 23/A, in una villetta bianca con il cancello in ferro battuto arrugginito. Fumo due pacchetti di Chesterfield blu al giorno, mangio solo caramelle gommose senza zucchero e popcorn al formaggio. Nel tempo libero guardo la televisione o piango. Ho due amiche, Iolanda e Giulia. Avevo un fidanzato, prima che si ammazzasse».

 

 

 

Gian Paolo Serino, D DI REPUBBLICA
– 07/07/2007

 

Generazione malinconia

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Adesso tienimi
Collana:
Numero Collana:
62
Pagine:
192
Codice isbn:
9788881128488
Prezzo in libreria:
€ 14,00
Data Pubblicazione:
12-07-2007