Léo Malet

Chilometri di sudari

COD: 58238e9ae2dd Categorie: ,

Traduzione di Federica Angelini
A cura di Luigi Bernardi

Un nuovo episodio che getta un po’ di luce anche sull’ambiguo e “chiacchierato” rapporto che lega la graziosa ed efficiente segretaria al suo capo, senza tuttavia rallentare il susseguirsi di colpi di scena. Secondo arrondissement, Nestor Burma gioca in casa. Qui si trova infatti in rue de Petits Champs, la strada dove ha sede la sua agenzia investigativa, la Fiat Lux. A trascinarlo in questa nuova avventura è una sua vecchia conoscenza, Esther, o Alice, un tempo amata e amante di un certo Moreno, amico di Burma. La donna non è certo più quella di un tempo, sfigurata in volto e piena di odio verso la sua famiglia, che l’ha voluta separare dal suo amato Moreno, tanti anni prima. Sta cercando di vendicarsi del fratello, ricco commerciante coinvolto in traffici non sempre trasparenti? O davvero ha ricevuto una lettera dal vecchio amico dell’investigatore privato che invece è stato dato per morto in Spagna? Per scoprirlo, Burma deve entrare in un ambiente famigliare fatto di rancore e risentimento, dove nulla sembra essere ciò che appare. Un’intricata vicenda di ricatti sembra essere all’origine dell’omicidio di un cosiddetto “giornalista” dall’attività, in realtà, alquanto sospetta. E chi droga il nostro investigatore e uccide Marion, una prostituta da cui Burma sperava di ottenere importanti informazioni? A salvarlo da quella scomoda situazione sarà la solita cara Hélène, della Fiat Lux. Al servizio di più clienti coinvolti nella vicenda, a Nestor Burma e al suo intuito geniale il compito di trovare la risoluzione del mistero.

CHILOMETRI DI SUDARI – RECENSIONI

 

Tatiana Battini, IL FALCONE MALTESE
– 01/01/2006

 

Nestor Burma: il crimine k.o….anche a fumetti

 

Nonostante non amasse particolarmente l’arte del fumetto, una delle migliori collaborazioni professionali di Malet fu proprio con un giovane disegnatore di nome Jacques Tardi. Ricorderà anni dopo lo scrittore rivolgendosi ai lettori a proposito di un suo personaggio femminile, Bèlita Morales: “Non era mai stata rappresentata graficamente, se non sulla copertina dell’edizione originale. Fu allora che arrivò Tardi.
Fanatici del fumetto, direte: “bene!” Ma la vostra Nona Arte (il fumetto) non ha mai incantato. Anzi, devo ricordarvi che sono più o meno contrario. Tuttavia, un giorno, passando davanti alla libreria Casterman, in rue Bonaparte, rimasi folgorato da alcuni albi di Tardi esposti in vetrina ed io, che non avevo mai comprato simili pubblicazioni, mi procurai subito le straordinarie avventure disegnate da questo giovane.
La potenza e il fascino del disegno, la poesia nostalgica degli ambienti, il cui realismo accentuava paradossalmente il fantastico, l’atmosfera d’insieme, tutto mi convinse che questo Tardi era un disegnatore che mi andava a genio e che sarebbe stato un eccellente illustratore…”.
Trascorre poco tempo e Malet e Tardi si incontrano per dare vita ad una collaborazione professionale e subito si intendono alla perfezione, instaurando un rapporto di stima reciproca che si tramuta poi in amicizia sincera. Nel periodo che va dal 1980 al 2000, Tardi illustra tre volumi in bianco e nero, editi dalla Casterman, con la collaborazione diretta di Léo Malet, che seguono fedelmente i 3 romanzi omonimi dell’autore: Nebbia sul ponte di Tolbiac (1982), 120 rue de la Gare (1988) e Casse-pipe à la nation (1996) più i fumetti M’as-tu vu en cadavere? (2000) che è l’adattamento al romanzo dello scrittore intitolato Le résumé de l’intrigue e il volume Un gueule de bois en plomb, illustrato a colori da Tardi e sceneggiato senza la collaborazione di Malet, pubblicato nel 1990. In Italia il fumetto Nebbia sul ponte di Tolbiac viene pubblicato nel 2000 dalla Hazard Edizioni, mentre alla rivista di fumetti Comic Art dobbiamo la pubblicazione di due romanzi di Malet – Tardi usciti a puntate, dal 1990 al 1992: Nebbia sul ponte di Tolbiac (nn.65/69, 1990) e 120, rue de la Gare (nn.78/81 e 83/91 1991/1992).
Il Nesto Burma dei fumetti di Tardi è lo stesso di quello dei romanzi: ama le belle donne e ha un concetto della giustizia tutto suo, è un tipo disincantato, generoso e riflessivo. Le avventure di Nestor Burma, titolare dell’agenzia investigativa Fiat Lux sono ambientate nella capitale francese nel periodo che va dall’occupazione nazista del regime di Vichy agli anni ’50. Il grande successo di pubblico e la forte intesa della coppia Malet – Tardi sono sottolineati dalle parole affettuose che lo scrittore riserva all’amico illustratore: “Già ai nostri primi contatti, Tardi mi sembrò sensibile e generoso, molto cortese e altrettanto modesto. La nostra collaborazione ne fu facilitata. Per ciò che riguarda il Foyer Végétalien, sul quale mi chiese informazioni, egli seppe tradurre i miei ricordi con notevole fedeltà. Nessuno come Tardi sa rendere (gli ambienti, ndr) con la stessa esattezza, nessuno come lui sa dargli quell’aura di umidità, quella viscosità, e farne avvertire la malinconia latente. (…) Mi sarebbe piaciuto vedere Nebbia sul ponte di Tolbiac sullo schermo. In mancanza di un film, il fumetto di Tardi potrà farne al meglio le veci (…)”. In effetti, Jacques Tardi è considerato a tutt’oggi uno dei disegnatori più influenti della sua generazione.
Attraverso le sue illustrazioni si percepisce la visione che ha del mondo, per coincidenza molto simile a quella di Lèo Malet, alcuni dei personaggi che hanno creato sono “buoni” , ma il loro sguardo è cinico, velato dal pessimismo tipico dell’universo noir. Inoltre, al di là del connubio professionale e usufruendo di mezzi differenti, Malet e Tardi sono stati abilissimi nel rappresentare la loro città, Parigi, descrivendone al meglio vizi, virtù e soprattutto calandosi di volta in volta in epoche diverse: la Parigi scoppiettante della Belle Époque, la Parigi sopravvissuta alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, quella contestataria degli anni ’70 e ’80, fino a quella, moderna e a volte squallida, dei nostri anni. Nel 2000 il prestigioso quotidiano Le Monde dedicò la pagina d’apertura del suo sito internet, alla notizia dell’uscita del fumetto M’as-tu vu en cadavere?, basato sul romanzo di Malet Le résumé de l’intrigue, pubblicando addirittura in anteprima 37 tavole del volume. Una vera chicca per gli appassionati e anche un chiaro segno di quanto la città di Parigi fosse riconoscente e affezionata a due dei più grandi artisti del ‘900, l’uno maestro nel campo letterario, l’altro sublime nel campo delle bandes dessinèes. Per chi volesse saperne di più sui fumetti Malet-Tardi consigliamo il sito della casa editrice francese Casterman: www.casterman.com

 

Domenico Gallo  , LIBERAZIONE
– 10/03/2004

 

Un anarchico per bene

 

Léo Malet è uno dei personaggi di maggior rilievo del noir francese del dopoguerra, una forma della letteratura popolare che si è contraddistinta per la sua capacità di leggere la società attraverso le azioni del crimine e l’indagine, abolendo i moralismi e rivelando il reticolo dei reali rapporti che, sotterraneamente, regolano le società progredite. Poco noto in Italia, Léo Malet è oggi oggetto di una meritata riscoperta, eppure il cinema e il fumetto hanno trovato ispirazione dalle sue storie, e il grande disegnatore Jacques Tardi ha immortalato nelle sue memorabili tavole le avventure del detective Nestor Burma. Nato a Montpellier nel 1909, rimasto orfano a soli tre anni, Léo Malet emigra a Parigi dove lo attende una vita durissima. I suoi mestieri non si contano: cantante, comparsa, poeta, strillone, scaricatore, commesso, impiegato. Per alcuni periodi vive della solidarietà di piccole comunità anarchiche, poi diventa giornalista de L’Insurgé, diretto dall’anarchico André Colomer. Nel 1931 entra in contatto con André Breton e l’ambiente surrealista, politicamente si avvicina a gruppi trotskisti senza mai abbandonare la sua passione anarchica. La sua vita intensa, divisa tra la prospettiva intellettuale della Parigi degli anni Trenta e le continue difficoltà della sua vita materiale, s’infrangono con l’occupazione nazista della Francia. Léo Malet viene arrestato per disfattismo e propaganda sovversiva, e internato in un campo di detenzione vicino ad Amburgo. Per diciotto mesi vive nello Stalag XB e da questa esperienza trae l’ispirazione per la prima storia dell’investigatore Nestor Burma, il romanzo “120, rue de la Gare”. Malet, nel 1943, propone un titolo ben più diretto, “L’homme qui mourut au stalag”, che gli viene bocciato dall’editore, ma “120, rue de la Gare” è impressionante per il suo realismo e la descrizione della Francia divisa in due. Un romanzo coraggioso in cui Malet utilizza le potenzialità del noir per trattare il dramma del ritorno a casa e della profonda esperienza umana della prigionia. Le atmosfere di Lione e di Parigi sono tetre, l’occupazione nazista e il tradimento dei collaborazionisti non sono solo uno sfondo sfumato, ma condizionano pesantemente la psicologia dei personaggi. Prima di questo romanzo Malet aveva pubblicato alcuni polizieschi sotto pseudonimo, come accadeva all’epoca anche per autori del calibro di Boris Vian e Raymond Queneau, ma con “120, rue de la Gare” inizia la sua lunghissima carriera che durerà fino alla sua scomparsa, nel 1996. Nestor Burma, l’investigatore anarchico, è il protagonista di molte storie, tra le quali una lunga serie di romanzi ambientati in ognuno degli arrondissement parigini. In “Nebbia sul ponte di Tolbiac”, un romanzo del 1956, è più forte il ricordo delle sue esperienze politiche, ma i vecchi compagni anarchici hanno perduto gli ideali della gioventù. In una trama di grande amarezza, inusuale per la narrativa di Malet in cui violenza e cinismo si mescolano spesso a un sottile senso dell’umorismo e al gusto per il paradossale, sfumano sia l’amore sia la solidarietà politica. Ma leggere oggi Malet consente di comprendere come la narrativa popolare di cinquant’anni fa sapesse porre acute riflessioni politiche, rappresentare contraddizioni, che oggi non si sono ancora risolte. Un gruppo di romanzi come “Febbre nel Marais” e “Chilometri di sudari”, entrambi del 1955, e “Pandemonio a rue des Rosiers”, del 1958, si pone il problema dell’antisemitismo. Sono trascorsi solo dieci anni dalle deportazioni degli ebrei francesi e Malet, con grande coraggio, affronta il problema della razza con molta chiarezza, anzi inventa situazioni umane, drammi e conflitti che vedono coinvolti ebrei e non ebrei. Il noir, e non potrebbe essere altrimenti, agisce dal particolare all’universale, eleva situazioni paradigmatiche, radicalizza i caratteri e i desideri delle persone. “Chilometri di sudari” è una storia densa di dolore. Esther Levyberg è un’ebrea scampata al campo di concentramento. Un incendio le ha devastato metà del volto, una ostentata metafora di doppiezza se non di schizofrenia. Esther, però, accoglie in sé altri dolori, addirittura più radicati: la famiglia ha ostacolato il suo amore con un anarchico non ebreo, poi caduto in Spagna con la colonna di Buonaventura Durruti, l’hanno indotta ad abortire. A guerra finita, dopo l’Olocausto, Nestor Burma si trova ad affrontare, e a dover comprendere le ambiguità di questa donna. «Mi balenò in mente un pensiero. Un pensiero mostruoso. Ma, da quindici anni, il mostruoso è quotidiano.» Sono le riflessioni di Burma quando intuisce la dimensione della vendetta di Esther verso la sua famiglia. Irrazionalismo, perbenismo, avidità, egoismo sono le pulsioni che dilaniano la società francese degli anni Cinquanta. Nestor Burma è disilluso che la lezione dell’occupazione nazista di mezza Europa sia servita a qualcosa. Da intellettuale politicamente scorretto e di parte, questo investigatore contesta pesantemente l’illusione di un’origine e la necessità di mantenere acriticamente le proprie tradizioni. Forse la Parigi del dopoguerra annuncia già la dimensione contemporanea di concentrazione di etnie differenti, e tra le righe Malet comprende come il progresso sia anche abbandono del passato. Se si prende “Nebbia sul ponte di Tolbiac”, il sentimento del protagonista verso gli zingari è di estremo contrasto. Da un lato l’amore verso Gina, assoluto e tragico, dall’altro il retaggio atavico di una tradizione maschilista e violenta. In “Pandemonio a rue des Rosiers”, ambientato nel quartiere ebraico di Parigi, ricorre un episodio di cronaca, la storia di «un certo Kacem Kéchir, un arabo che vive a Parigi da trent’anni ma conserva idee dell’altro mondo. Ha ucciso il genero perché, ricoverato in ospedale, ha lasciato la figlia Kéchir a casa sola per una settimana. Pare che fosse un completo, totale disonore, assolutamente contrario alle tradizioni ancestrali». Poco dopo Nestor Burma cita che «una ragazza della borghesia si è suicidata perché la famiglia vedeva di cattivo occhio i rapporti che intratteneva con un giovane di una classe inferiore». Il romanzo si apre con l’assassinio di Rachel Blum, una giovane ebrea la cui morte apre interrogativi riguardo al conservatorismo della tradizione e all’imperativo di non mescolare le razze. Accusato superficialmente di razzismo, l’opinione che Malet esprime attraverso i suoi romanzi è piuttosto figlia dell’illuminismo e della Rivoluzione Francese. Egualitarismo, autodeterminazione del singolo e rispetto della persona, rifiuto di ruoli precostituiti, stanno alla base del suo pensiero libertario. Con coerenza «la pelle di una puttana vale quanto quella di uno sbirro, se non di più» e, in generale, Malet esprime una solidarietà ogni volta che il suo vagabondare per Parigi lo pone davanti agli umili e ai perdenti, se questi sono capaci di vivere nel rispetto dell’etica. Così, in “Chilometri di sudari”, un milione di franchi che escono dalle tasche del ricco Levyberg finiscono «all’orfano di una tonta di puttana ammazzata». (Tutte le opere di Leo Malet citate sono editate dall’editore Fazi).

Léo Malet
Trilogia nera

A cura di Luigi Bernardi
pp. 540 – € 19,5

Data di uscita: 14/11/2003
Isbn: 88-8112-426-2

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SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Chilometri di sudari
Pagine:
168
Codice isbn:
9788881124763
Prezzo in libreria:
€ 10,00
Data Pubblicazione:
29-01-2004

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