Giordano Tedoldi

Io odio John Updike

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Io odio John Updike, l’esordio letterario di Giordano Tedoldi, scritto con una lingua affilata e gelida, è un libro che entra sotto la corteccia, arriva al midollo e fa male per quanto riesce a essere disperato e violento. Due giovani asociali che si sfidano di notte a bordo delle loro Ferrari e Aston Martin nelle strade dei quartieri altoborghesi di Roma. Scacchisti assetati di riscatto e di vittoria che perdono la speranza di trionfare in un prestigioso torneo all’Holiday Inn di Parigi per colpa degli U2. Un perdigiorno che passa il tempo a rincorrere una donna chiamata La Butterata e a sfuggire un uomo soprannominato Il Vigliacco. Uno scapolo anaffettivo innamorato solo della madre morente, che affida il controllo completo delle proprie giornate a un computer di nome George. Un sinistro e competitivo corso di scrittura creativa frequentato da ex modelle americane con i capelli unti, lesbiche e parassiti. Un autolesionista strafatto di paroxetina il cui unico scopo è trovare una donna disponibile per passare l’Epifania in uno dei Leading Hotels of the World. Miti e riti della contemporaneità sezionati in otto storie opportunamente dissanguate fino a mostrare l’osso della realtà, otto racconti che sondano paure e oscuri oggetti del desiderio di individui privi di equilibri e limiti.

«Pariolino disperato, Tedoldi è il lato interno di Ammaniti».
Marco Lodoli

IO ODIO JOHN UPDIKE – RECENSIONI

 

Mario Baudino, LA STAMPA
– 17/01/2008

 

Generazione video – quando lo scrittore non è anche lettore

Film, fumetti e rock per autori pop

 

 

Elena Petrignani, PANORAMA
– 10/01/2008

 

Quelli bravi e quelli da buttare

 

 

 

Alessandra Bianco, DOMENICA SERA
– 29/04/2007

 

Lo scrittore pariolino con la rabbia del proletario

 

 

 

Benedetta Rossi, ELLE
– 01/12/2006

 

Scambio di cortesie

 

 

 

Matteo Baldi, RADIO ALT
– 27/10/2006

 

Intervista a Giordano Tedoldi

 

Clicca qui per ascoltare

 

TRENTINO
– 17/10/2006

 

Seza equilibri e limiti

 

 

 

Sabrina Penteriani, L’ ECO DI BERGAMO
– 09/10/2006

 

La pretesa di una vita perfetta

 

 

 

Giovanni Pacchiano, IL SOLE 24 ORE
– 08/10/2006

 

A denti stretti

 

 

 

TTL – LA STAMPA
– 29/09/2006

 

Premi

 

 

 

Carlotta Niccolini, CORRIERE DELLA SERA – ED. MILANO
– 28/09/2006

 

Ricchi, giovani e annoiati: i tipi di Tedoldi

 

 

 

Andrea Giacometti, LUCE VARESE
– 10/09/2006

 

Chiara, premio-festival pop

 

 

 

Fiorella Fumagalli, LA REPUBBLICA-TUTTO MILANO
– 14/09/2006

 

L’arte del racconto: il Premio Chiara multimediale

 

 

 

Maurizio Gregorini, ITALIA SERA
– 08/09/2006

 

Se il noir si colora di amore e di assoluto

 

 

 

Lorenzo Gaggi, LA PROVINCIA DI VARESE
– 06/09/2006

 

Premio Chiara 2006, più di 70 incontri al festival di chi ama il racconto

 

 

 

Luca Testoni, LA PREALPINA
– 06/09/2006

 

Il Premio-festival cerca pubblico a Milano

 

 

 

Maria Brunelli, LA PADANIA
– 06/09/2006

 

Il Premio Chiara racconta

 

 

 

Claudia Savarese, LETTERA.COM
– 17/07/2006

 

Io odio John Updike: Trentenni benestanti raccontati da un giovane scrittore

 

“Io odio John Updike” “Okay. Ma dimmi perché”. “Scrive solo parole” Ancora con questa storia delle sole parole. Bé, almeno nel nostro incontro, a parte sbavarle addosso, avrei avuto qualcosa da farmi spiegare. Questa faccenda dello scrivere solo parole che la indignava tanto. Cosa si aspettava dalla letteratura, a parte le parole, le bugie, le frustrazioni spacciate per coraggiose prese di posizione? Non stiamo tutti in mutande?
Tutti ed otto i racconti ritraggono i trentenni di oggi, una precisa fascia anagrafica a cui appartiene anche Giordano Tedoldi l’autore, benestanti, senza un forte interesse nella vita né occupazione, con pochissimi legami affettivi, distaccati dal contesto socio-politico, una sorta di figli illegittimi della società. In due racconti c’è un richiamo alla realtà in tono di abbrutimento: l’attentato terroristico alla metropolitana di Madrid e uno show spazzatura televisivo in L’amore freddo; e il delitto Junker accaduto una calda estate alcuni anni fa a Milano in The Leading Hotels of the World. Alcuni racconti affrontano l’amore filiale il cui distacco viene vissuto dai figli (maschi) drammaticamente e il concetto di scrittura vissuto dai novelli scrittori problematicamente. Il giovane Tedoldi scrivendo questo libro così composito ritrae un universo di personaggi le cui caratteristiche comuni sono l’ineffettività e il rifugio-sicurezza nel denaro come distacco dalla realtà. Un altro elemento forse importante è l’impotenza della medicina nella cura delle malattie sia quelle fisiche che psicologiche mentre troviamo l’uso delle medicine per crearsi un’altra dimensione, arrivando alla stato della sospensione. E’ dunque questa una prova impegnativa per l’esordiente Tedoldi, anche nella ricerca di un linguaggio visivo, tagliente, incisivo che non può non lasciarci in attesa di una seconda prova. Nel frattempo l’autore è stato nominato tra i finalisti del premio Chiara 2006. Invece John Updike è un famoso scrittore americano nato negli anni trenta e giunto al suo ventiduesimo romanzo, Terrorista, che racconta la storia di un liceale islamico, figlio di un’americana e di un egiziano, che viene reclutato dalla jihad per fare saltare il Lincoln tunnel.

 

Mariella Radaelli, IL GIORNO – LOMBARDIA
– 06/09/2006

 

Premio Chiara: anche qui scrittori sul ring

 

 

 

e. gr, CORRIERE DI NOVARA
– 20/07/2006

 

Premio Chiara: Grossi, Lodoli e Tedoldi in finale

 

 

 

CORRIERE DELLA SERA
– 26/07/2006

 

Isella vince il “Chiara”

 

 

 

URBAN
– 01/04/2006

 

Io odio John Updike

 

Un romano de’ Roma dei Parioli (che fa la differenza) alle prese con il suo esordio letterario, spalmato in otto consistenti racconti, che shakerano realtà e fantasia in modo dissacrante ma non troppo. Si parte in quarta con il primo, DB9 , una gara notturna alla Fast & Furious sullo sfondo di un TuttocittàdiRoma, tra una Ferrari Maranello e una Aston Martin DB9, guidate da due tipi bizzarri tendenti allo psicopatico (probabilmente ricchi e annoiati come l’inutile protagonista di un altro racconto, The Leading Hotels of the World ); poi però la verve cala un filino, per ingarbugliarsi nelle descrizioni di Io odio Jhon Updike , scuola di scrittura a Trastevere, frequentata da lesbiche e dall’Autore.

 

FAHRENHEIT – RADIO RAI 3
– 11/04/2006

 

GIORDANO TEDOLDI, IO ODIO JOHN UPDIKE, FAZI

 

Racconti da una Roma annoiata e pariolina, storie di trenta quarantenni che chiudono la loro lunga notte nella luce dell’alba, con gli occhi stanchi e i vestiti stropicciati mentre sorseggiano il primo, o ultimo, caffe’ della giornata. Il mondo di Giordano Tedoldi, che aveva esordito nell’antologia di giovani scrittori La qualita` dell’aria, e’ questo, quel mondo che sceglie il suo centro nella Roma Nord e che corre incontro ad un senso a bordo di suv e spider all’ultima moda, con echi dai corridoi di case altoborghesi, di mamme che si sentono sempre piu’ giovani e avvenenti. In Io odio John Updike abbondano figure di giovani uomini che tirranneggiano giovani donne in un gioco d’avvenenza e abbandono, tra lusso e fallimenti.

Clicca qui per ascoltare l’intervista

 

Francesco Borgonovo, LIBERO
– 18/06/2006

 

Maledetti addio, lo scritore è pariolino

 

 

 

Giovanna Giolla, “TRANSITI”, LA REPUBBLICA ED. MILANO
– 25/05/2006

 

L’uomo che scappa dai treni

 

Ho preso il regionale Calolzio-Milano. Mia moglie è gelatina sulla mia spalla. Dorme e russa. Una ragazza con delle occhiaie splendide divora un libro. Poi si alza e va in bagno. Io faccio l’unica cosa giusta, cioè quello che mi salta in mente, le frego il libro e scendo in una stazione sconosciuta. Comincio a leggere dal suo segno, una sbafata di rimmel, il racconto: “Io, vittima di Tal”. Queste righe sono ipnogene, hanno una forza oscura. La potenza di distrarmi.
Parlano di una donna, Lady Ventosa e di un pianista che finisce a casa sua di malavoglia, ma ci va egualmente. Mentre Lady Ventosa è in un’altra pagina, lui si taglia la mano, con un capello scuro. Lady torna. Il pianista si guarda lo sbrego e rimugina: “Sulla ferita si è raccolto un grumo nero che ha formato la sagoma di un angelo”. Lady per fortuna la pensa come lui e dice: “Questo disegno è così bello che non so se pulirtelo o no”.
Qualcuno mi bussa sulla spalla. “Non sono una porta”, dico a mia moglie. Dolce, mi osserva: “Perché scappi dai treni?”. Mi piace fissarla e non rispondere. Mi piace da pazzi quando cerca di succhiarmi i pensieri: “Cosa leggi?”. Mi chiede. “Io odio John Updike di Giordano Tedoldi”. “Cos’è?”. “Un libro di storie che non ti lasciano in pace”. “E?”. “Tedoldi… Il nome mi ricorda i datteri. Datteri volanti”. “Domani ti porto da uno psicologo”, dice mia moglie. Deglutisco.

 

IL PICCOLO
– 22/05/2006

 

Scaffale

 

 

 

Fulvio Panzeri, AVVENIRE
– 25/05/2006

 

Giovani scrittori e vite precarie

 

 

 

Luciano Pirrotta, AREA
– 01/05/2006

 

Io odio John Updike

 

 

 

C.M. M.M. , MASTER MEETING
– 01/04/2006

 

Passaggio in libreria

 

 

 

Teo Lorini, PULP
– 01/05/2006

 

Io odio John Updike

 

Il racconto eponimo di questa raccolta è, per così dire, pervaso dalla personalità di Yona Friedman, il cui fascino prepotente la rende uno dei personaggi più memorabili fra quelli proposti negli ultimi anni da un esordiente italiano. Venticinquenne mulatta di “padre ebreo americano, madre italiana d’origine eritrea”, Yona ha “occhi scontrosi e riccioli ambrati perennemente sporchi” ed è tanto bella “da non sentire la necessità di vestirsi decentemente o di smettere di fumare per salvaguardare la lucentezza della pelle”. Il protagonista del racconto la incontra a un corso di creative writing, se ne innamora come da copione e, altrettanto prevedibilmente, non viene ricambiato. Sino a quando, d’improvviso e senza motivo apparente, durante una lezione Yona gli sorride e, pochi giorni dopo, lo invita a uscire, presentandosi all’appuntamento con i capelli “finalmente lavati e stirati da testimonial Lancôme”, tacchi a spillo e abito “da gran serata scollato sul seno generoso”. Quando i due si avviano per via del Babuino, il lettore non può non aspettarsi che Yona, quella creatura così voluttuosa ed enigmatica da essere persino invadente, si riveli; che, in modo prevedibile o con una trovata a sorpresa, abbandoni almeno un briciolo del suo mistero e della sua fascinazione. Sarebbe ingiusto rovinare il finale, ma basti qui dire che nulla di tutto questo succederà perché la scrittura del 35enne Tedoldi assomiglia molto alla sua Yona. Intrigante ma insieme imprevedibile, è capace di prendere d’improvviso deviazioni inattese e di spiazzare sino all’ultimo istante qualsiasi aspettativa.
Gli esiti possono essere felici (“DB9”), sfrontatamente ipertrofici (“Bathos”), spesso semplicemente folgoranti (“Leading Hotels of the World” e “L’amore freddo”).
Io odio John Updike è teso fra gli estremi dell’intelligenza ferocemente affilata e dell’autoindulgenza un po’ compiaciuta, esiti contrapposti di un talento indiscutibile, forse ancora difficile da governare. Caratteristiche che pervadono con forza le pagine di un esordio che potrà irritare o entusiasmare ma che difficilmente lascerà indifferenti

 

Elio Paoloni, STILOS
– 08/05/2006

 

Il paradiso delle delizie e il ridicolo

 

 

 

Gemma Gaetani, IL DOMENICALE
– 29/04/2006

 

Un buon numero di motivi per cui ci piace Giordano Tedoldi. Quanto meno, assai più di Moccia e Piperno

 

 

 

Gilda Policastro, ALIAS – IL MANIFESTO
– 22/04/2006

 

Storie di Tedoldi, una scatologia pariolina

 

 

 

Francesca De Sanctis, L’UNITÀ
– 19/04/2006

 

Otto Storie

 

 

 

Ermanno Paccagnini, CORRIERE DELLA SERA
– 16/04/2006

 

La lunga partita a scacchi di una gioventù quasi bruciata

 

 

 

Concita De Gregorio, REPUBBLICA
– 08/04/2006

 

Devastazione di sé a Roma Nord

 

 

 

Filippo La Porta, XL – LA REPUBBLICA
– 01/04/2006

 

L’amore freddo piange al volante

 

Racconti diversi ma quasi tutti ambientati a Roma, “città orrenda che si nutre di spettacoli”, dove l’autore è nato nel 1971. I protagonisti (sia che guidino la Ferrari di notte, sia che giochino a scacchi, o che si iscrivano a un corso di scrittura quasi sempre sono “schifosamente annoiati dal mondo”. Si stimano pochissimo, hanno paura delle donne, piangono soltanto dentro un’auto… Falliscono in tutto: amore, amicizia, lavoro, esistenza… Implacabilmente. Ma fanno di questo fallimento un’arte del vivere divertita e al tempo stesso imbrosa. Si pensi a un Houellebecq. Senza però idee filosofiche e con l’autore delle Particelle elementari finito in qualche vignetta umoristica. Un racconto di Tedoldi finisce così: “Avrai degli incubi” avverte Gorge “Li ho già”, risponde il protagonista. “La radio in teoria ci aiuta a non subire la macchina: Ma nulla ci aiuta a non subire la radio…”. Lo stile aderisce bene a questo sguardo comicamente impassibile., già, nulla ci aiuta a non subire il destino, se non, forse, la letteratura. A patto che non sia fatta “solo di parole” come quella dell’odiatissimo Updike, scrittore americano di Corri coniglio corri. La letteratura è fatta invece di amore, benché “amore freddo” come si intitola uno dei racconti. Forse il più bello.

 

Andrea Cortellessa, TTL – LA STAMPA
– 01/04/2006

 

Lo scansafatiche a denti stretti

 

 

 

Francesco Longo, IL RIFORMISTA
– 30/03/2006

 

L’angoscia senza playstation delle pagine di Tedoldi

 

 

 

Nicola Lagioia, ROLLING STONE MAGAZINE
– 01/04/2006

 

Giordano Tedoldi “Io odio John Updike”

 

Di tanto in tanto qualche critico è pronto a giurare sul proprio curriculum che l’attuale specifico italiano (linguistico e sociale) renda impossibile la creazione di opere narrative di spessore. Per smontare una teoria, in letteratura non serve una controteoria, servono i fatti. E un fatto è l’esordio di Tedoldi, un gran bel libro, la nascita di uno scrittore, la fondazione di un microcosmo. I suoi racconti – quasi tutti ambientati a Roma – si nutrono sì dello “specifico italiano” (frustrazione, paranoia, cialtronaggine, follia domestica, velleitarismo, vicoli ciechi), ma grazie al cielo non en sono lo specchio. Ogni cosa viene, per così dire, spostata di livello: si ha la sensazione di leggere racconti di fantascienza senza passare per la fantascienza, storie d’orrore senza spargimento di sangue. Tanto per intendersi, la Roma di Tedoldi non è la Newark di Philip Roth, ma la Los Angeles di Lynch, la Pietroburgo di Gogol, L’Interzona di Burroughs. Insomma, una vera e propria esperienza. Leggetelo.

 

FLAIR
– 01/04/2006

 

Io odio John Updke

 

Come molti giovani narratori deve la sua scoperta a Minimum Fax, che lo aveva pubblicato nell’antologia La qualità dell’aria, rivelatasi una fucina di talenti. Ora Tedoldi esordisce con una raccolta di nerissimi racconti metropolitani: protagonisti borderline, destini di solitudine, gelo di sentimenti. Una scrittura che taglia come una lama, un anatomopatologo della contemporaneità: per chi non teme le storie forti.

 

Christian Raimo, LIBERAZIONE
– 28/03/2006

 

Il linguaggio della precarietà. Scrivere per non cedere.

 

 

 

CORRIERE MERCANTILE
– 24/03/2006

 

Otto storie di sangue

 

 

 

Camillo Langone, IL FOGLIO
– 22/03/2006

 

Preghiera

 

 

 

Pier Mario Fasanotti, IL GIORNALE
– 22/03/2006

 

Il pariolino disperato che teme la felicità

 

 

 

Paolo Bianchi, IL GIORNALE
– 27/12/2005

 

Le letture che verranno

 

 

 

Luca Mastrantonio, IL RIFORMISTA
– 14/03/2006

 

Tedoldi, l’anti-Moccia viene dai Parioli e va a caccia di tigri

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Io odio John Updike
Collana:
Numero Collana:
49
Pagine:
284
Codice isbn:
8881127210
Prezzo in libreria:
€ 14,00
Data Pubblicazione:
10-03-2006

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