Sergio Nazzaro

Io, per fortuna c’ho la camorra

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«24 ore al giorno, 24 ore di Camorra, ogni ora, ogni giorno».

C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano le storie di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa parocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere.
Le storie che nessuno racconta diventano 24 ore in terra di Camorra: un giorno come tanti altri. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste vicende marginali di muratori abusivi, poliziotti mortuari, legionari napoletani, avvocati cocainomani, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con  il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana.

«Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra» Roberto Saviano

IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA – RECENSIONI

IL TIRRENO – PISTOIA
– 20/09/2008

 

Sergio Nazzaro al Caffè San Giovanni

 

 

Generoso Picone, IL MATTINO
– 13/08/2008

 

La provincia distratta

 

 

INTERNO18.IT
– 24/06/2008

 

27-29 giugno: festival dell’impegno civile nelle ‘Terre di don Peppino Diana’

Una rassegna ricca di appuntamenti mirati alla valorizzazione dei territori in ‘possesso’ della criminalità organizzata

Interno18.it

Casal di PrincipeRiceviamo e pubblichiamo il programma del festival che si terrà a Casal di Principe da venerdì 27 a domenica 29 giugno

 

VENERDI’ 27 GIUGNO – La mattina. Incontro dibattito: “Una Libera Terra: Io ci credo”. Saluti del Presidente della Provincia Sandro De Franciscis. Interverranno: Don Tonino Palmese, (Referente regionale di Libera) Tano Grasso, (Comitato scientifico Festival) Gianni Vattimo, (Comitato scientifico Festival), Renato Natale, (Comitato scientifico festival), Ulderico Pesce,(Comitato scientifico festival), Beppe Giulietti, (Portavoce “Articolo 21”), Vanda Spoto, (Presidente Lega Coop Campania), Valerio Taglione (Referente Comitato “Don Peppe Diana”)
Modera il dibattito Roberto Morrione (Direttore Liberainformazione)
“Palazzo della Provincia di Caserta” Ore 10.30
Il pomeriggio. San Cipriano D’Aversa (Ce) “centro sociale di formazione” via Virgilio. “Il caffè Letterario” ore 17.00: “Una montagna di rifiuti”:
Presentazione dei libri “Biutiful Cauntri” e “Spazzanapoli”; proiezione del documentario “Biutiful Cauntri”. Saluti del Commissario Prefettizio del Comune di San Cipriano d’Aversa Dott.ssa Silvana Riccio. Interverranno: Raffaele Del Giudice (Legambiente Campania); Peppe Ruggiero (giornalista, coautore del documentario); Enzo Angelini, Luca Laurenzano (autori del libro “Spazzanapoli”). Modera Daniela De Crescenzo (giornalista “Il Mattino”).
La sera. Casal di Principe (Ce) “Centro di avviamento al lavoro” via Giacosa. “Il caffè Letterario” ore 19.00: “Comunità sparenti”: Per il Sud dell’Italia è ripresa l’emigrazione. Incontro dibattito in occasione della presentazione del libro “La Società sparente” di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio. Saluti del Sindaco di Casal di Principe dott.Cipriano Cristiano. Interverrano gli autori. Modererà il dibattito Biagio Simonetta “Il Quotidiano della Calabria”.
Ore 20.30: La musica di Marco Saltatempo – A seguire: “Asso di Monnezza” Spettacolo di e con Ulderico Pesce. I Corepolis in concerto

 

SABATO 28 GIUGNO – La mattina. Trentola Ducenta (Ce) la Casa dei Felicioni – Comunità di Capodarco Ore 10.30: “Il Futuro dei Beni Confiscati”. In collaborazione con la Facoltà di Architettura di Aversa. Saluti del Sindaco di Trentola Ducenta dott.Nicola Pagano. Interverranno:
Mauro Baldascino – Osservatorio Provinciale beni confiscati, Giuseppe Nese – coordinatore socio-sanitario ASL CE/2 Concetta Lenza – preside della Facoltà di Architettura della S.U.N., Geppino Fiorenza- Referente Regionale Libera, Vito Faenza- giornalista del “Corriere del Mezzogiorno”
Davide Pati – Ufficio di Presidenza di Libera. Modera Toni Mira -giornalista “Avvenire”. Grande Gioco cittadino organizzato dall’Associazione OMNIA e la Coop. Agropolis
Il pomeriggio. Casapesenna (Ce) “Casa centro anziani” via Cagliari 15. “Il caffè Letterario” ore 18.30: Incontro dibattito: “La figura di Don Peppe Diana: Per amore del mio popolo”. I ragazzi del concorso dedicato a Don Peppe Diana racconteranno la figura del sacerdote assassinato dalla camorra il 19 marzo del 1994. Saluti del sindaco di Casapesenna Avv. Giovanni Zara. Interverranno: Rosario Giuè, (autore del libro “Il costo della memoria”) Raffaele Sardo (giornalista) Don Luigi Merola – modera Gianmaria Roberti (giornalista de il “Roma”)
La sera. Casal Di Principe “Centro di avviamento al lavoro” via Giacosa. ore 18.00: “9mesi come comincia la vita”. Spettacolo per bambini a cura del Teatro “Le Nuvole”, lo spettacolo sarà ripetuto alle 18.45 e alle 19.30 (ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria). Ore 20.00: “Per Amore del mio popolo”. Reading – musiche e dibattito con artisti e scrittori Carlo Faiello, (cantante), Lello Serao (attore), Pierluigi Tortora (attore), Pietro Pignatelli (attore), Giovanni Meola (attore), Sergio Nazzaro (giornalista-scrittore), Rosario Esposito La Rossa, (scrittore), Marco Palasciano, (attore), Raffaele Lupoli, (giornalista-scrittore), Danilo Chirico, (scrittore). Maria Mazzei e Enrico Natoli (associazione “Cuntrastamu”) presenta Pietro Nardiello (giornalista Narcomafie)
A seguire: “Ass e Marz” spettacolo teatrale in ricordo di Don Peppe Diana A cura dell’Ass. Teatro Scaramouche di Aversa

 

DOMENICA 29 GIUGNOLa mattina. Casal di Principe “Centro AssoVoce” Corso Umberto I 153 ore 11.00: “Libertà di informazione a che punto stiamo”. Evento organizzato in collaborazione con “Liberainformazione”. Interverranno: Roberto Morrione, (Direttore Liberainfrmazione); Onofrio Dispenza, (Direttore “Primo Piano”) Enrico Fierro, (giornalista “L’Unità), Ottavio Lucarelli, (Presidente Ordine Giornalisti Campania), Vincenzo Colimoro, ( Presidente Assostampa Campania), Rita Pennarola, (Condirettore “La Voce delle Voci); Raffaele Sardo (giornalista).
Il pomeriggio. Casal Di Principe – “centro sportivo e riabilitativo” via Tasso 26 ore 18.00: Presentazione del libro “Questa corte condanna”
Interveranno Marcello Anselmo, (autore del libro), il pm Raffaello Magi, (estensore della sentenza “Spartacus”), Sergio Nazzaro (giornalista-scrittore). Modera il dibattito Francesca Ghidini, giornalista Rai
La sera. Casal Di Principe “Centro di avviamento al lavoro” via Giacosa ore 20:00 Animazione per bambini a cura della Cooperativa “Korakane”. Ore 21.00: Gruppi locali il rock dei “MORE OR LESS” (Casal di Principe), il noise/grunge dei “ALL THE REMINDS” (Casal di Principe), il rock dei “GENTLE GROVE” (Napoli), la tammorra dei “VIA DEL POPOLO” (Carinaro).
A seguire: “Cento Passi coi tacchi a spillo” (musical a cura del gruppo Cantica Popularia di Camigliano) (Ce). Durante i giorni del Festival a “Centro per l’avviamento al lavoro”, Via Giacosa -Casal di Principe, sarà possibile visitare le mostre fotografiche “CITTA’ DELL’UOMO” di Luigi Caterino con testi dell’antropologo Luigi Mosca, e “RACCONTI PER IMMAGINI” di Giovanni Izzo. Interverrà l’Associazione “Da Sud” che presenterà la lunga marcia della memoria che si svolgerà il 16 luglio in Calabria. Degustazione dei prodotti tipici di Libera a cura di ristorante pizzeria “N. C. O. Nuova Cucina Organizzata”.

Sergio Nazzaro, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 07/06/2008

 

Delitto Orsi, le altre letture possibili

 

 

Pietro Nardiello, ARTICOLO21.INFO
– 15/06/2008

 

Clan dei Casalesi, riorganizzazione in corso

 

Articolo21.info

La recrudescenza criminale che ha nuovamente catapultato la provincia di Caserta al centro dell’attenzione della stampa nazionale, a dire il vero sempre più distratta e ad altre faccende interessata, ha (ri)acceso i riflettori esclusivamente sull’aspetto militare del clan di riferimento più influente di questo territorio, quello dei casalesi, eludendo dalla propria analisi approfondimenti e riflessioni più ampie con le quali superare l’ordinaria cronaca.Tre omicidi, il “dichiarante” Michele Orsi, Domenico Noviello e Umberto Bidognetti, la mancata eliminazione di Francesca Carrino, la distruzione con un incendio della ditta di Pietro Russo, presidente dell’associazione antiracket di S.Maria Capua Vetere, rappresentano la punta di un iceberg molto inquietante che si completa con attività molto più redditizie ed importanti:aggiudicazione di appalti pubblici e privati, imposizioni di tangenti, condizionamento della politica e dell’economia, infiltrazione nella gestione dei beni confiscati, intervento attivo nella gestione rifiuti, alta capacità di corruzione delle forze dell’ordine. Tutte attività di una struttura criminale brava a mostrare i muscoli, quando serve, ma senza dubbio capace di operare nel silenzio per fare affari ed aumentare la capacità di controllo del territorio.Non solo guerra, dunque, in terra di camorra. Molto bene fa Sergio Nazzaro, quando dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, afferma di non credere «nell’ubriacatura di questo potere criminale, affiliato alla mafia, che sembra sparare senza riflettere sulle devastanti conseguenze che può causare l’utilizzo del grilletto». In sintesi Nazzaro dice che gli autori di questo rumore, cioè la regia di questi assassini potrebbe nascondersi lontana da Casal di Principe, in ambienti dove ciò che fa più paura non sono le conseguenze della sentenza del processo “Spartacus” ma l’inchiesta “Eco Quattro”. Quella sullo scandalo rifiuti, per intenderci, “emergenza” grazie alla quale si continua a disporre di un’enorme quantità di denaro, una torta, insomma, ancora molto appetitosa.Destabilizzare, dunque, per stabilizzare, far rumore in casa d’altri per indurre al silenzio chi sa e potrebbe decidere di parlare così come stava facendo Michele Orsi. Con le armi, i generali della camorra hanno voluto far capire a politici, dirigenti e amministratori, a tutta quella associazione per delinquere che da più di quindici anni avvelena i territori della regione Campania, compie attentati alla salute pubblica, di fare silenzio.

A Casal di Principe si afferma che alcune azioni intimidatorie che si sono susseguite negli ultimi tempi, come ad esempio le scritte ingiuriose nei confronti di Rosaria Capacchione e Roberto Saviano, sono da attribuire a Francesco “Sandokan” Schiavone. In silenzio si afferma che «questo è proprio il suo modo di fare, che è ancora lui al comando del clan anche se gli inquirenti affermano che gli uomini di riferimento dovrebbero essere Iovine e Zagaria».

Ragioniamo. Allora se questo rumore che giunge da lontano per fare confusione nelle piazze di Casal di Principe, così come intelligentemente scrive Nazzaro, avesse in cabina di regia anche Francesco Schiavone? Lui, probabilmente, potrebbe ben gradire la caccia ai latitanti che lo Stato vuole avviare sul territorio, anche con un avamposto presente proprio sul territorio. Oltre al sistema politico, chi potrebbe giovare di tutto questo se non proprio la famiglia Schiavone?

Nell’ultima relazione della commissione nazionale antimafia della passata legislatura si leggeva che «all’interno del gruppo si sta facendo strada il figlio di Francesco Schiavone, Nicola, ancora incensurato e molto attivo nel campo imprenditoriale, con rapporti nel nord Italia e nell’est Europa». E’ semplice dedurre quindi che all’interno del clan, che agli occhi degli osservatori sembra si sia ricompattato per affrontare insieme l’imminente sentenza d’appello del processo “Spartacus”; si sia avviato già da tempo una riorganizzazione che dovrebbe garantire la sopravvivenza proprio ad uno dei capi storici, alla sua famiglia che insomma preferisce fare affari in silenzio ed accettare l’uso delle armi proprio per raggiungere la pace, l’unità d’intenti.

Durante una deposizione resa in tribunale Francesco, Sandokan, Schiavone sostenne che in realtà per quel gruppo di persone sottoposte al processo “Spartacus”, «rappresentava un errore parlare di camorra perché quegli uomini altro non erano che dei bravi imprenditori anche un po’ invidiati».Una provocazione, certo, ma senz’altro un’indicazione di come questo boss intende condurre la propria famiglia ed i suoi affiliati. Le cronache, invece, preferiscono considerarli ancora bufalari diventati uomini d’onore.

 

FONDAZIONEITALIANI.IT
– 29/05/2008

 

Libri. “Spazzanapoli”: un’inchiesta sulla Campania dei rifiuti

 

29 maggio 2008 – Si chiama “Spazzanapoli” il libro edito da Leconte a cura di Enzo Angelini, Giorgio De Gennaro e Roberto Santoro. Se il libro-inchiesta di Roberto Saviano, “Gomorra”, dal quale è stato tratto il film di Matteo Garrone vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes 2008 era divenuto in poco tempo un caso letterario, ecco un’altra impegnata azione al servizio della verità, questa volta sull’emergenza rifiuti, ma sempre sulla Campania di oggi, un piccolo libro di racconti che muove da domande inquietanti, del tipo: Napoli pattumiera d’Italia?
Una città, una regione dove nascondere la coscienza sporca di una nazione intera? Gli autori hanno dai trenta ai cinquanta anni: alcuni sono giornalisti pubblicisti (Enzo Angelini, Luca Laurenzano, Sergio Nazzaro, Roberto Santoro); uno è un ricercatore su temi come gli stupefacenti e l’immigrazione (Luca Borello), un altro insegna materie umanistiche. Con la scacchiera dei loro scritti svelano il volto umano quanto sconosciuto di un disastro economico, ambientale e politico che ha la forza di una metafora. Sono storie di un sud consumato da speculazioni e compromessi nei racconti lancinanti di uomini non illustri, quella maggioranza silenziosa che la spazzatura non la racconta, la vive. Dall’affarista che nel degrado si arricchisce, alla bambina che muore di immondizia, fino al poveraccio che protegge il colluso e finisce per credergli. E in appendice tutte le promesse di politici diversi ma con la medesima demagogia: una cronistoria che parte dal 1994, quando il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi nomina il primo commissario straordinario con poteri speciali, Guido Improta, per contrastare le ecomafie e la gestione politico – clientelare della immondizia. Il libro, come già quello di Saviano, intreccia la scrittura saggistica a quella più letteraria, che si svela subito nella sua indubbia efficacia, già dalle prime righe del testo di Sergio Nazzaro: “Il pomodoro si mischia aLLo sciroppo scaduto per La tosse. La merda del pannolino si mischia con la crema per il corpo. Il limoncello avanzato scola via dalla bottiglia e penetra neL casatiello di Pasqua. Lo spaghetto alle vongole veraci striscia subdoLamente nel barattoLo di mais. Le lische e le teste di pesce fanno un brodetto nella lattina dell’olio per auto. Non ci sono distinzioni o razze nel sacchetto. Tutto si mischia, si fonde, si solidifica…”. (ANSA).

Teresa Cerisoli, LIBERINEWS.IT
– 11/05/2008

 

FRATTAMAGGIORE – “Una citta’ vitale ma ostaggio di interessi e violenze”

 

Liberinews.it

 

Sergio Nazzaro racconta con spietata lucidità Fratta nel suo ultimo libro

“Una città vitale ma ostaggio di interessi e violenze”

di Teresa Cerisoli

Liberi incontra lo scrittore e giornalista Sergio Nazzaro.

Image“Io, per fortuna c’ho la camorra” è il titolo d’effetto del tuo libro, dove è citata anche Frattamaggiore, la nostra città. La conosce personalmente? Ci ha lavorato? Come entra Fratta nel suo reportage delle 24 ore in terra di camorra?

A Frattamaggiore è ambientato uno dei capitoli del mio libro. E ritorna in altri capitoli. Perché Frattamaggiore è presente nel mio libro? Semplicemente perché ho lavorato a Frattamaggiore per quasi tre anni. Ho avuto modo di conoscere una realtà molto interessante e variegata. Provenendo da Mondragone, la distanza è breve, ma è come andare da un pianeta verso l’altro. La prima impressione è stata di una cittadina funzionale, che risentiva beneficamente della vicinanza con Napoli. Provenendo da Mondragone, Frattamaggiore aveva il respiro di una città. Mi ha affascinato il movimento di merci continuo della famosa zona nord di Napoli. Oltre questi aspetti, la quotidiana offesa della dignità. Il lavoro sfruttato ai suoi massimi limiti, contratti a progetto a pioggia, aziende negli scantinati e via dicendo. La stranezza di un tessuto sociale che ha bisogno di lavoro e di ipermercati sempre affollati tutti i giorni. Uno snodo commerciale vitale, affossato in strade assurde. Quartiere poverissimi e senso di impotenza davanti agli obbrobri mai realizzati, credo che il ponte di collegamento con la Nola Villa Literno sia ancora fermo li davanti ai tralicci dell’alta tensione. Frattamaggiore mi ha dato il polso della situazione, del comune di confine che comunque cerca di reagire, ma è ostaggio di interessi e violenze che sembrano essere più forti. La storia che racconto, ambientata a Frattamaggiore, è un omaggio ad un’umanità piena di dignità che ho avuto modo di conoscere, personaggi di cuore stretti nella morsa asfissiante di una morte quotidiana fatta di sopravvivenza e di sogni messi nel cassetto per sempre”.

ImageFrattamaggiore ha avuto i suoi momenti di ribalta con gli omicidi. Poi tutto si fa tranquillo. Tutti vogliono stare tranquilli, non vogliono “scoperchiare” pentole. Hai notato questa cosa?

“E’ la norma del Sud, e la stampa e le istituzioni non fanno nulla per correggere questa pessima attitudine. Si spara, il sangue in strada, qualche grido e qualche bel discorso di ripresa. Poi tutto torna come prima. L’assurdo del silenzio e dell’indifferenza. Nessuno vuole scoperchiare nessuna pentola: non a Fratta, come non a Mondragone o Aversa e via dicendo. Sembra che tutti, cominciando dai “bravi ragazzi”, siano interessanti che non ci sia protesta o attenzione. E questo comprende soprattutto i colletti bianchi e coloro i quali lavorano nelle pubbliche amministrazioni. La camorra sta subendo una nuova metamorfosi: conquista i nodi cruciali della burocrazia. Quindi nel caos quotidiano, alla fine c’è il torna conto di tutti. C’è la camorra? Bene, allora tutti possono fare ciò che vogliono. Un problema copre le responsabilità di molti, che in maniera vigliacca e codarda non si schierano dalla parte della società civile, ma come ratti si mangiano il loro angolo di formaggio, curando i propri interessi a discapito del bene comune. Nessuno vuole scoperchiare le pentole, perché sicuramente troveremmo al loro interni specchi che rifletterebbero i volti perbene di ogni piccola cittadina del Sud”.

Frattamaggiore è un grande città, forse la più importante dei comuni a nord di Napoli per storia, tradizioni e cultura. Oltre a questo, però, spesso, come i comuni che la circondano viene messa sotto la lente per due tremendi piaghe: racket ed usura.

“Non è giusto che si condanni un’intera città solo per alcuni suoi aspetti, non valorizzando gli aspetti positivi. Su questo, credo, siamo tutti d’accordo. Ma dal mio punto di vista c’è un piccolo problema: finché c’è la camorra non si può parlare di altro. Già l’informazione è distratta verso il Sud, non facciamo altrettanto. Ciò non significa non focalizzare l’attenzione anche su ciò che c’è di buono sul territorio, ma dobbiamo sempre ricordare a noi stessi che finché la camorra non è sconfitta e con essa la corruzione e i suoi prodotti derivati, non c’è democrazia, non c’è sviluppo non c’è crescita economica vera. Questo è quanto. Quindi il mio grido di allarme è che già si dovrebbe parlare di camorra, mafia ogni santo giorno come primo titolo sui giornali nazionali. Se non lo facciamo noi, siamo condannati a morire tutti nel silenzio”.

Similitudini ambientali noi cronisti di strada le notiamo anche a Frattaminore, comune fratello non solo per assonanza, confinante, a cui il nostro giornale dedica una pagina. Conosci la realtà?

Conosco poco Frattaminore, anche se ci sono passato diverse volte. Sono rimasto sempre affascinato dal fatto che prendi una strada in un comune e finisci in un altro, in un continuo e intricatissimo dedalo di strade in cui ci si può solo perdere. Io credo che la gente dovrebbe alzare la voce, affermare la propria dignità. Sconfiggere la paura, anche perché avere paura e abbassare la testa non può che portare alla morte nella maniera più triste. Non si avrà nulla, solo promesse, e ci si venderà per un tozzo di pane. Loro sono pochi ma organizzati, noi siamo tanti ma disorganizzati. La gente, noi tutti non dobbiamo fare i martiri o i coraggiosi, semplicemente riprender la nostra dignità, non buttarla nel cesso. Dobbiamo riprenderci il diritto ad un posto di lavoro vero, e non minacciato, sottopagato e maltrattato. Indipendenza economica, indipendenza politica. Finché avremo le persone ostaggio della precarietà, le cose non cambieranno. C’è bisogno di riprendersi l’indipendenza economica per poi riprendersi l’indipendenza politica, qualsiasi essa sia. Lo scontro che si deve assolutamente vincere è tra la camorra che vuole il Sud come se fossimo nel Medioevo e noi, la gente comune che afferma che i sogni non si possono uccidere per permettere una ricchezza di pochi”.

Pietro Nardiello, NARCOMAFIE
– 01/04/2008

 

Tour della camorra in ventiquattro ore

 

 

BARI SERA
– 05/05/2008

 

“Io, per fortuna c’ho la camorra”

 

 

LA NAZIONE – AREZZO
– 20/04/2008

 

I magnifici dieci in libreria

 

 

CORRIERE DI AREZZO
– 17/04/2008

 

Sergio Nazzaro racconta la camorra

 

 

IL ROMANISTA
– 19/04/2008

 

Al tempo della mafia

 

 

CASERTANEWS.IT
– 24/04/2008

 

Quando la scuola si attiva con il laboratorio di legalità

 

Casertanews.it

Giovedì 24 Aprile 2008

 

Quando la scuola si attiva con il laboratorio di legalità

 


SCUOLA | Caserta – Grande entusiasmo ha suscitato l’incontro dei giovani dell’I.S.I.S.S. “M. Buonarroti” di Caserta con il giornalista Sergio Nazzaro autore del libro “Io, per fortuna c’ho la Camorra”. L’evento che si è tenuto venerdì 18 aprile, presentato dalla preside dott.ssa Antonia Di Pippo e curato dalle professoresse Silvana Virgilio e Beatrice Nogara, ha visto alunni di più classi impegnati in un dibattito proficuo e analitico sulle conseguenze del controllo della camorra in Terra di Lavoro. La spontaneità dei giovani e il loro desiderio di un domani migliore hanno consentito l’approfondimento sui piccoli e grandi abusi che i cittadini sono costretti a subire nella quotidianità. Il laboratorio è partito dall’analisi del libro di Sergio Nazzaro per affrontare ciò che la cronaca ci riporta ogni giorno e anche le piccole vessazioni subite da chi è giovane e vive nei nostri paesi.

 

LA NAZIONE – AREZZO
– 17/04/2008

 

Sergio Nazzaro parla di camorra

 

 

AREZZOWEB.IT
– 17/04/2008

 

“Io per fortuna c’ho la camorra” un libro di Sergio Nazzaro

 

Arezzoweb.it

 

“Io per fortuna c’ho la camorra” un libro di Sergio Nazzaro

 

Venerdì 18 aprile, ore 17.00 presso il Caffè dei Costanti Michele De Mieri presenta Sergio Nazzaro e il suo libro “Io per fortuna c’ho la camorra”

 

 

 "Io per fortuna c'ho la camorra" un libro di Sergio Nazzaro

 

AREZZO – Io per fortuna c’ho la camorra è il libro di Sergio Nazzaro che sarà presentato venerdì 18 aprile, ore 17.00, presso il Caffè dei Costanti di Arezzo per il ciclo di incontri “Che succede in Italia? Cinque cronache dal Belpaese”, organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Arezzo, in collaborazione con la Biblioteca Comunale Città di Arezzo, presentati da Michele De Mieri (Radio 3 Fahrenheit).
C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano le storie di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa parocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta diventano 24 ore in terra di Camorra: un giorno come tanti altri. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste vicende marginali di muratori abusivi, poliziotti mortuari, legionari napoletani, avvocati cocainomani, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana.
«Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra». Roberto Saviano

Sergio Nazzaro è nato a Uster, in Svizzera, nel 1973. Giornalista pubblicista ha scritto reportage sulla criminalità per le agenzie di stampa Clorofilla.it, Left Avvenimenti, Megachip, Nazione Indiana. Ha collaborato con Radio Kossuth (Ungheria), il quotidiano «MF DNS» (Praga), «Rumore» e «Next Exit». Ha pubblicato Un giorno in Messico,…e forse anche ottobre, Qualcosa di sconosciuto: la poesia di György Petri. Scrive per «Il Pizzino». Vive al Sud.

Sabrina Bergamini, IMGPRESS.IT
– 10/03/2008

 

DOV’È FINITO IL GRUPPO DI ULTIMO? DOVE VANNO A FINIRE I TESTIMONI CONTRO LA CAMORRA?

LA CAMORRA, LA POLITICA E ‘A MONNEZZA: IL GRIDO DI DOLORE DI SERGIO NAZZARO

 

Antonella Giannattasio, ICARO
– 10/03/2008

 

L’intervista

 

 

LA GAZZETTA DI CASERTA
– 10/03/2008

 

I giovani discutono di Camorra

 

 

giulio, FINOTTI.INFO
– 04/03/2008

 

Sergio Nazzaro alla libreria Spartaco

 

Finotti.info


C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media, che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Di questo mondo parla, nel libro “Io, per fortuna c’ho la camorra” pubblicato dalla casa editrice Fazi, il giornalista Sergio Nazzaro, che sarà ospite sabato 8 marzo (ore 18,00) della libreria Spartaco-Interno4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere. Come nella migliore tradizione di reportage letterario, o romanzo documentario, Nazzaro solleva un velo sull’inferno criminale che abita a due passi da noi, spostando l’obiettivo sulle realtà di cui nessuno parla e restituendoci una “camorra quotidiana”, fatta di piccoli drammi, esecuzioni silenziose, microscopiche miserie. La regia della serata, che rientra nell’ambito del ciclo “Fogli e figli”, è stata affidata ai ragazzi della IV e della V F del liceo classico “Cneo Nevio”, guidati dalle professoresse Alessandra Sapone ed Emanuela Pelosi. Nato e cresciuto a Mondragone, Sergio Nazzaro è un giornalista che la camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste storie di muratori abusivi, carabinieri, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra dentro con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana, un pugno allo stomaco dell’anima.

G.F., LATINA OGGI
– 01/03/2008

 

“Io, per fortuna c’ho la camorra”

 

 

CORRIERE DELLA SERA – ROMA
– 29/02/2008

 

Guerre di camorra e di sopravvivenza

 

 

IL MESSAGGERO – LATINA
– 29/02/2008

 

“Io, per fortuna c’ho la camorra”

Sergio Nazzaro presenta il suo libro

 

Angelo Mastrandrea, IL MANIFESTO
– 28/02/2008

 

“Io per fortuna c’ho la camorra”, ma la ndrangheta chi la racconta?

 

 

Sabrina Bergamini, IMGPRESS.IT
– 24/02/2008

 

LA CAMORRA VISTA DAL BASSO, LÀ DOVE AL SOLE FA FREDDO

 

Imgpress.it

CHI SI RICORDERÀ DI TERESA AMMAZZATA IN UNA RAPINA PER SOTTRARLE UNA VINCITA INATTESA AL BINGO?
LA CAMORRA VISTA DAL BASSO, LÀ DOVE AL SOLE FA FREDDO
Sergio Nazzaro(24/02/2008)
Il Sole al Sud è freddo. E al Sud, in un ritaglio di paesi fra il mare e le colline, illumina un inferno fatto di quotidiana violenza. La banalità della Camorra, verrebbe da dire. Normalità sono le storie di sfruttamento, dolore e disperazione che non fanno notizia perché sono diluite in ventiquattrore di Camorra, tutte le ore, tutti i giorni. Sono i negozi bruciati per intimare di pagare il pizzo, sono i muratori abusivi che devono nascondersi alla vista e pure ringraziare se sono sfruttati e pagati una miseria, sono ragazze che lavorano negli scantinati e donne che vengono violentate stuprate e ammazzate, bagnini che salteranno in aria, pazzi col naso per le discariche abusive, avvocati bravi e cocainomani, sindacalisti presi a pistolettate, poliziotti che devono arrangiarsi nella terra di nessuno, medici che devono far finta di rianimare i morti e morti ammazzati di vendetta, di rapina, di sfruttamento. Sergio Nazzaro racconta un palinsesto di storie di Camorra quotidiana: non le grandi lotte di potere o i percorsi economici e politici all’interno del Sistema ma le ripercussioni che il Sistema ha sulla gente che vive – parola grossa: che sopravvive, si destreggia, si barcamena, tenta di sopravvivere o cerca solo di non morire – in un’area al confine fra le province di Caserta e Napoli, in posti come Mondragone, Villa Literno, Arzano, Frattamaggiore e Castelvolturno, in quel Sud, scrive Nazzaro, «dove al sole fa freddo». L’autore vive e racconta in prima persona e restituisce spazio e dignità a tutte le storie che non finiranno in prima pagina: le storie di chi sopravvive e di chi muore, di chi si barcamena e di chi subisce, storie di dignità e di miseria, di rassegnazione e di perdizione, di sfruttamento e totale assenza da parte dello Stato. Chi si ricorderà di Mario Appicciamunn’? Andava per chilometri e chilometri e raccoglieva immondizia: era matto, Mario, ma nella sua ricerca di immondizia da accumulare aveva sviluppato una capacità straordinaria di individuare le discariche abusive. Un giorno si imbatte in una discarica tossica, velenosa. E da allora sparisce, lui che voleva bruciare il mondo perché «meritano di essere bruciati». Chi si ricorderà di Teresa ammazzata in una rapina per sottrarle una vincita inattesa al bingo? Qualcuno si ricorderà davvero, consumate le cerimonie ufficiali, di Federico Del Prete, sindacalista dei venditori ambulanti morto ammazzato? E Shaun il legionario, diventato assassino per vendicare il fratello ucciso perché non pagava più il pizzo, sarà davvero al sicuro all’altro capo del mondo dove se n’è andato cambiandosi il nome? “Io, per fortuna c’ho la Camorra”: è il titolo del libro di Nazzaro, che racconta ventiquattrore di camorra – ogni ora un episodio, una storia, un’umana miseria, un omicidio, un viaggio nell’inferno o nelle isole di quotidianità dove c’è «la coca buona per la gente buona». Giornalista in terra di Camorra: uno che la rabbia se la porta addosso e accusa il silenzio dell’informazione che non vive, non sa, non capisce. L’autore si racconta con Roberto Saviano. E Saviano gli dice: «Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra». Più che d’una recensione, il reportage di Nazzaro merita di essere ripercorso attraverso mozziconi di frasi e stralci di considerazioni che all’improvviso colpiscono allo stomaco perché non c’è reticenza e non ci sono giri di parole ma un’analisi lucida, rabbiosa e compassionevole allo stesso tempo. Meglio far parlare l’autore. «Ma gli italiani lo sanno che esistiamo? Lo sanno che ci sono posti come Mondragone, Casale di Principe, Villaggio Coppola, Frattamaggiore? ». Una risposta c’è. «Lo sanno che esistiamo ma vorrebbero dimenticarselo. Come vorremmo dimenticarcelo noi che proveniamo da quella terra». In terra di Camorra la paura diventa quotidiana e non fa notizia. «Quanti hanno visto una pistola puntata in faccia, ne hanno sentito lo scoppio dei proiettili, quanti hanno avvertito la pelle diventare fredda per la paura, per una telefonata anonima nel cuore della notte, quanti? A Sud, molti. E il mattino dopo credevano di aver vissuto la notizia del giorno e girando le pagine, una dopo l’altra, non trovavano nessuno che avesse raccontato di quella paura. Nessuno. La paura diventa uno spazio ristretto con pochissima aria, come un sacchetto di plastica stretto intorno al collo. Normalità del quotidiano». Restano le parole dell’autore: «Sentire l’odore di merda, mentre sul mare si adagia il tramonto». E dopo aver saputo tutto, racconta Sergio Nazzaro, resta solo «il quotidiano vivere, con i suoi giorni, sempre uguali, ora dopo ora, 24 ore al giorno, 24 ore di Camorra, ogni ora, ogni giorno». Oppure si può lasciar parlare i protagonisti. Come un commissario antiracket alla cerimonia di commemorazione di Federico Del Prete: «Guadagnano miliardi e affamano i poveri. Questa è la Camorra». Come Ciro il poliziotto: «Quando ho scritto che siamo come a Fort Alamo, mi hanno risposto che siamo sempre attenzionati da parte del ministero. Questa parola attenzionati, ma che vuole dire, quanto non la sopporto». Oppure l’Avvocato bravo che sniffa coca e difende i camorristi: «Mi pagano, sono clienti, e i camorristi veri sono signori, pagano puntuali e non fanno storie. L’avvocato del camorrista lo devi trattare bene, noi siamo la loro possibilità di trovare un cavillo, un timbro mancante e il processo va a rotoli». Per l’avvocato in fondo è solo una questione di leggi. «Pensaci bene, se tutto quello che dicono è vero sul Sud, tutto quello che dicono sulla Camorra e come affama il Sud, be’ allora è meglio pensare che non esiste. Il pensiero contrario farebbe impazzire. Significa che ci hanno abbandonato da sempre. Già, i camorristi contro cui si punta il dito fanno il loro lavoro. Gli altri fanno gli assenteisti». Oppure si può ripercorrere la storia del legionario Shaun che ha ucciso per vendicare il fratello ammazzato e ora vive lontanissimo dall’Italia: «Qui puoi rifarti una vita, puoi diventare chi vuoi. Ma quando hai a che fare con loro, nun ce sta nient’ che ffa’. Prima o poi te li ritrovi dietro il culo». Ma nel libro c’è anche l’accusa contro la precarietà delle condizioni di lavoro, il nero, i contratti irregolari, gli stipendi da fame. Ci sono parole sferzanti e feroci contro la grande informazione. «Il silenzio che uccide – scrive Nazzaro nel libro – è il silenzio colpevole di tutta la stampa». Giornalisti in terra di Camorra? Vivono in zona di guerra senza essere inviati speciali. «Avete mai ricevuto una telefonata di minacce da parte della criminalità organizzata? Sapete che cosa è il terrore vero? Conoscete l’ansia che anche se andate al primo commissariato a denunciare il tutto, siete coscienti che se vogliono ammazzarvi per davvero niente e nessuno li può fermare? Eppure il giornalista in zona di guerra ha un grande rispetto per i boss della Camorra. Menti lucide che conoscendo il bene hanno scelto la via del male e la perseguono con una genialità al di fuori del comune. Sì, i camorristi veri, i capi, sono personaggi affascinanti. Ma se vogliono cancellarvi, nessun posto sarà mai un rifugio sicuro». Nessun eroismo, tanto stress, «una rabbia assurda e suicida», la solitudine, l’istinto di sopravvivenza e la convivenza con la paura: sono queste le uniche compagne dei giornalisti di Camorra. «Non c’è speranza di vincere la guerra, ma una speranza c’è, quella di salvare la propria dignità e scrivere». È l’unica concessione alla speranza che l’autore si concede nella sua infinita giornata.

Ta. To., EBETENFIORE.IT
– 25/02/2008

 

Roberto Saviano elogia “La Società sparente”

In un articolo sull’ Espresso l’autore di Gomorra parla del libro di Morrone e Alessio

Ebeteinfiore.it

Codice Gomorra non è solo il nuovo contributo di Saviano sulle pagine dell’Espresso di ieri (21 Febbraio per chi legge). E’ un excursus editoriale delle pubblicazioni sulle mafie e in particolare sulla camorra, l’affermazione di un fenomeno sociale sviluppatosi negli ultimi anni che è sicuramente da indagare. Fosse anche una tendenza, una moda cavalcata dal fiuto economico delle case editrici non importa: “anche una tendenza o una moda è frutto di un clima cambiato, di una domanda che chiede di essere esaudita” dice l’autore del libro dell’anno 2007, un vero e proprio “cult” degli ultimi anni sul modo di raccontare la storia delle organizzazioni criminali e che forse per primo ha anticipato questo filone culturale.

 

 

Numerosi i libri citati nel lungo articolo: si va dai libri di cronaca serrata e importante come “I boss della Camorra” (Newton&Compton) di Bruno De Stefano o sempre della stessa casa editrice “L’impero della camorra. Vita violenta di Paolo Di Lauro” del giornalista Simone di Meo oppure al nuovo contributo del poeta e scrittore Marco Salvia, che dopo il bel libro del 2004 “Mara come – omicidio in comunità” del 2004 riscende nei cruenti fatti di cronaca nera napoletana con “L’ultimo sangue. Camorra, vittime e carnefici” edito da Stampa Alternativa.

 

 

Non c’è solo la cronaca  nell’universo mondo delle mafie delineato da Saviano. I contributi sul versante scientifico-saggistico sul tema non sono da meno. Si parte dal nuovissimo“Napoli…Serenata calibro 9.Storia e immagini della camorra tra cinema, sceneggiata e neomelodici (ed.Liguori), al bellissimo romanzo di Sergio Nazzaro “Io per fortuna c’ho la camorra” (Fazi editore). Anche sui rifiuti vengono elencati alcuni interessanti libri che aiutano il lettore a districarsi nelle decennali vicende campane “e poi documentari di ogni tipo e qualità” che hanno comunque il merito, secondo Saviano, “ di colmare il vuoto di immagini che li precedeva”.

 

 

Non sfugge all’attenzione del giovane giornalista e scrittore neanche il fenomeno “Ndrangheta”,considerata la più inaccessibile e misteriosa organizzazione criminale più di quanto lo sia stata la camorra. Di “ndrangheta” effettivamente si sa ancora poco, e questo va tutto a vantaggio dell’organizzazione. E’ cosi che scorrendo il lungo elenco di pubblicazioni vengono citati alcuni libri del giornalista più competente sui legami della ndrangheta nel mondo, Antonio Nicaso, che ha pubblicato  insieme a Nicola Gratteri magistrato antimafia uno dei più importanti libri sulla ndrangheta “Fratelli di Sangue” (ed. Pellegrini).

 

 

E infine si chiude con la citazione del libro ’La società sparente’ di Emiliano Morrone e Saverio Alessio: “due giovani calabresi originari della città di Gioacchino da Fiore che coraggiosamente – e al costo di pressioni, boicottaggi – chiamano in causa la cultura che porta la loro terra a non lasciare alternative fra un’emigrazione desertificante o l’accettazione della logica ’ndranghetista che penetra in ogni istituzione e in ogni poro. La tesi del libro è nuova e potente: le mafie come responsabili della nuova emigrazione che porta sempre più giovani del sud al nord. Persone che non vogliono compromettersi e vanno via. Spero veramente che libri come questi siano l’avanguardia di una produzione che avrà modo di espandersi, com’è avvenuto con i libri sulla camorra”.

 

 

Comunque la si pensi sul discusso libro dei nostri concittadini, c’è ne abbastanza in questo giudizio per riaprire il dibattito all’interno della comunità sangiovannese.

QUOTIDIANO.NET
– 22/02/2008

 

Cronache dall’Italia della paura

 

Qn.quotidiano.net

 

DELITTO DI ERBA

 

Vicini da morire di Corrias
Cronache dall’Italia della paura

 

L’11 dicembre del 2007, nella cittadina dell’alta Brianza, vengono barbaramente uccisi – colpiti da una sbarra e da un coltello – Donatella Castagna, il figlioletto Youssef, la madre di Donatella. Su questo delitto “indaga” Pino Corrias nel suo ultimo libro “Vicini da Morire” (Mondadori). Un racconto dell’Italia della paura e della cronaca nera, indagine su uno dei tanti omicidi “di prossimità”.

 

 

In Italia sono stati compiuti nel 2005 ben 621 omicidi (secondo i dati dell’Eures): un quarto non ha un
colpevole, 24 sono opera di stranieri, tutto il resto è dovuto ad italiani, molti sono omicidi “di prossimità” (cioè
dovuti a parenti, amici, vicini di casa).Ci sono questi dati dietro il libro-inchiesta di Pino Corrias “Vicini da Morire” (Mondadori) dedicato ad uno dei più efferati omicidi «di prossimità» del dopoguerra in Italia: la strage di Erba. L’11 dicembre del 2007, nella cittadina dell’alta Brianza, vengono barbaramente uccisi – colpiti da una sbarra e da un coltello – Donatella Castagna, il figlioletto Youssef, la madre di Donatella, una vicina di casa e viene gravemente ferito il marito di quest’ultima, Mario Frigerio, che, quasi per miracolo, si salva e diventa il principale testimone di accusa. Come è noto, per la strage sono accusati Rosa Bazzi e Olindo Romano, i vicini di casa di Donatella. I due coniugi dopo aver confessato le loro responsabilità durante le indagini, stanno ritrattando le precedenti
dichiarazioni nelle udienze del processo in corso proprio in questi giorni.Pino Corrias, giornalista e scrittore, presenta oggi il suo libro ad Arezzo, alle ore 17.00 presso il Caffè dei Costanti in Piazza San Francesco. L’incontro, coordinato da Michele de Mieri (Radio 3 Fahrenheit), è il secondo
appuntamento del ciclo di incontri organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Arezzo, in
collaborazione con la Biblioteca Comunale Città di Arezzo, dal titolo «Che succede in Italia?
Cinque cronache  dal Belpaese», anteprima della terza edizione di Timeline, il festival della storia. Pino Corrias col racconto dell’Italia della paura e della cronaca nera Pino Corrias del suo Vicini da morire; a marzo arriverà Loredana Lipperini con l’educazione difficile delle nuove ragazze ovvero Ancora dalla parte delle bambine; ad aprile, Curzio Maltese (I padroni delle città) decifratore delle mappe del potere che in Italia reggono i campanili, i localismi del nord e del sud; ed infine, a maggio, il sud ostaggio del «sistema» raccontato da Sergio Nazzaro (Io, per fortuna c’ho la camorra) e spesso semplificato dai media nazionali.

AREZZOWEB.IT
– 19/02/2008

 

Che succede in Italia?

Cinque cronache di Belpaese smarrito

Arezzoweb.itNotizie » » Pino Corrias presenta «Vicini da morire»

Venerdì 22 febbraio, ore 17.00 presso il Caffè dei Costanti

Pino Corrias presenta «Vicini da morire»

AREZZO – Proprio mentre è in corso il processo per i delitti di Erba avvenuti lo scorso dicembre, Pino Corrias, giornalista e scrittore, sarà ad Arezzo venerdì 22 febbraio, ore 17.00 presso il Caffè dei Costanti in Piazza San Francesco, per presentare il suo libro ” Vicini da Morire”, un titolo suggestivo ed un sottotitolo descrittivo “La strage di Erba e il Nord Italia divorato dalla paura”.

L’incontro, coordinato da Michele de Mieri (Radio 3 Fahrenheit), è il secondo appuntamento, del ciclo dal titolo “Che succede in Italia? Cinque cronache dal Belpaese” che l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Arezzo, in collaborazione con la Biblioteca Comunale Città di Arezzo, organizza nel periodo gennaio-maggio in attesa della terza edizione di Timeline, il festival della storia che, come ogni anno, si svolgerà a settembre.

Cinque incontri con altrettanti giornalisti italiani che, attraverso i loro recenti libri, ci racconteranno momenti e mutamenti della società italiana. Così, dopo Aldo Cazzullo che ha inaugurato l’iniziativa, l’appuntamento è ora con Pino Corrias col racconto dell’Italia della paura e della cronaca nera del suo Vicini da morire; a marzo arriverà Loredana Lipperini con l’educazione difficile delle nuove ragazze ovvero Ancora dalla parte delle bambine; ad aprile, Curzio Maltese (I padroni delle città) decifratore delle mappe del potere che in Italia reggono i campanili, i localismi del nord e del sud; ed infine, a maggio, il sud ostaggio del “sistema” raccontato da Sergio Nazzaro (Io, per fortuna c’ho la camorra) e spesso semplificato dai media nazionali.

Vicini da morire racconta uno dei delitti più atroci e inspiegabili degli ultimi anni avvenuto la sera di lunedì 11 dicembre 2006 in un condominio di Erba, quieto entroterra di Como. Quattro persone, tra cui un bambino di appena due anni, vengono uccise a coltellate, i loro corpi dati alle fiamme. Nelle primissime ore investigatori e media indicano una sola pista, lo straniero extracomunitario, il marito tunisino di una delle vittime che forse ha il movente, è certamente in fuga, non ha vie di scampo. Un controllo telefonico e un po’ di prudenza sarebbero bastati invece a smontare le accuse. A Novi Ligure era accaduta più o meno la stessa cosa, quando Erika, che aveva appena ucciso la madre e il fratellino, si inventò l’assalto di una banda di albanesi per depistare gli investigatori, avvelenare i media, farsi proteggere dalla paura collettiva. Oppure a Lecco, rapina notturna, un benzinaio ucciso: “ferocia slava” scrissero i giornali, e fiaccolate di protesta si accesero contro l’invasione degli immigrati. A inquietare, in tutti questi casi, è l’automatismo della paura. La serialità con cui dilaga. Specialmente nel Nord Italia, dove negli ultimi anni delitti familiari, violenza, cronaca nera hanno anche enfatizzato la percezione del pericolo, moltiplicato l’allarme sociale, amplificato la domanda di sicurezza. Ma sempre lasciando in ombra quella parte del male che ci riguarda, le solitudini che trapelano da tanto sangue, da tanto isolamento. Pino Corrias ricostruisce, a partire dalla storia di Rosa e Olindo, la geografia di quella insofferenza, di quella paura. Lo spaesamento di una parte del nostro paese che a forza di restringere le proprie frontiere rischia di imprigionarsi e di soffocare.

“Ho svolto un’indagine come quelle di una volta, intanto perché non se ne fanno più – racconta Corrias – E poi perché la cronaca nera dal punto di vista narrativo è affascinante: dice molto di più di quello che è perimetrato dall’evento. Entrano in gioco sia i personaggi sia le nostre paure e anche la tentazione latente di identificarsi con il carnefice”.

L’indagine di Corrias nella Brianza è durata sette mesi e nel suo libro la strage di Erba diventa una chiave per capire i mutamenti di quella zona, una delle più benestanti d’Italia, ma anche dell’Italia tutta.

“Raccontare tutto ciò – aggiunge Corrias – aiuta a comprendere i veloci cambiamenti. La strage di Erba fornisce una chiave per capire dove sta andando tutto il nostro paese”

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Pino Corrias, giornalista e scrittore, è dirigente Rai, dove si occupa di fiction televisiva. Ha prodotto la serie La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana ed è autore di Vita agra di un anarchico (1993) e di Ghiaccio blu (1999). Dopo essere stato inviato speciale della «Stampa», oggi scrive per «La Repubblica» e «Vanity Fair».

Pubblicato il 19/02/2008 11.18.09

Sergio Pent, TTL – LA STAMPA
– 16/02/2008

 

Sesso e violenza – la camorra, che sceneggiata

 

 

Aldo Forbice, GIORNALE DI SICILIA
– 18/02/2008

 

Droga e crimine, prime vittime i ragazzi

 

 

IL TIRRENO
– 16/02/2008

 

L’eredità di Saviano

 

 

Roberto Saviano, ESPRESSO
– 21/02/2008

 

Codice Gomorra

 

 

Antonello Sacchetti, ILCASSETTO.IT
– 16/01/2008

 

Noi per fortuna abbiamo Nazzaro

Un libro racconta la camorra in presa diretta. Senza l’enfasi del bestseller di Saviano

Ilcassetto.it

Non ce ne vogliano gli estimatori di Roberto Saviano, ma a noi Gomorra non è proprio piaciuto. Sul valore civile del libro non si discute. Ma, come disse una volta Max Weber, “chi vuole lo spettacolo vada al cinema, chi vuole la predica vada in chiesa”.  E noi credevamo di leggere un libro. Le prime venti pagine, con il racconto del porto di Napoli, sono avvincenti. Poi però il libro diventa un insieme di tante cose diverse messe insieme,  raccontate in modo monocorde e ridondante. Arrivati alla citazione del celebre “Io so” di Pasolini, la voglia di chiudere il libro è stata forte.

 

Rischio che invece non si corre mai con Io, per fortuna c’ho la camorra, del “nostro” Sergio Nazzaro. Chi legge Il cassetto da almeno un paio d’anni, conosce sicuramente le sue cronache da Mondragone e dintorni. Un filo diretto iniziato molto prima che i media nazionali si ricordassero che la Campania è dominata dalla camorra (anzi, dal “sistema”) e sommersa dai rifiuti. Il libro è costruito su un’intuizione semplice e felice: 24 ore in terra di camorra, ora per ora. Tra attentati, sparatorie, ingiustizie quotidiane. Eclatanti e silenziose. Ma sempre continue, sistematiche.

 

Il libro di Nazzaro va letto non solo per il tema che tratta, ma soprattutto perché è un bel libro. Scritto bene e con un buon lavoro della casa editrice alla base. Perché chi scrive non dovrebbe mai dimenticare che c’è sempre qualcuno che legge. O che almeno ci prova.

 
Io, per fortuna c’ho la camorra
Sergio Nazzaro
€ 14,50

Enrico Natoli, CUNTRASTAMU.ORG
– 18/01/2008

 

Dentro la camorra

Storie di persone comuni alle prese con l’emergenza quotidiana: il libro di Sergio Nazzaro.

Cuntrastamu.org

Sergio Nazzaro è una di quelle persone che potrebbe finalmente incrociare le braccia e dire “ecco, con questo libro io ho dato, questo è il mio contributo. Adesso lasciatemi in pace”. Eppure nel nostro paese sono sempre i soliti a doversi esporre. Persone che una società civile dovrebbe proteggere, accudire, tenere in massima considerazione. E invece finiscono a doversi guardare le spalle perché pubblicare un libro su cosa succede nel nostro paese può esporre a rischi fuori dall’ordinario. Assurdità di una società democratica nel ventunesimo secolo.

Non riesco ad esprimere una valutazione asettica del libro “Io, per fortuna c’ho la camorra”: Sergio è stato uno dei primi collaboratori di Cuntrastamu, ha sempre creduto nella validità del nostro progetto e ci sta accanto come noi vorremmo riuscire a stare accanto a lui: senza risparmiare critiche ma con la consapevolezza che ci si fidi gli uni degli altri perché stiamo andando nella stessa direzione. La direzione sarebbe quella di riuscire a vedere un giorno dei territori liberi.
Vedere delle persone che possano uscire per strada e non doversi preoccupare di finire sparate; delle bambine di quindici anni che possano avere quindici anni, e quindi studiare, avere le amiche del cuore, i primi amori. E non: avere quarant’anni nel corpo di una quindicenne e finire bruciate nella fabbrica abusiva di materassi che prende fuoco.
Dei sindacalisti che possano vedere riconosciute le denunce che hanno fatto esponendosi in prima persona, mentre oggi finiscono uccise e dimenticate, se non fosse per le poche persone come Sergio che vanno in cerca di storie da raccontare, di persone da tenere a mente e ricordare per sempre.

Il libro si inserisce nella fiorente produzione sulla camorra degli ultimi due anni. Mentre altri libri – quello di Saviano, tanto per non fare nomi – sono finiti col diventare casi editoriali più che libri di riferimento per chi voglia capire cosa succede, “Io, per fortuna c’ho la camorra” non dà l’impressione di voler diventare il best-seller del decennio e mi scusino sia lui che la casa editrice se l’impressione è sbagliata. Non ha – a partire dal titolo – l’impronta epica, probabilmente nessun commentatore più o meno autorevole scriverà di Nazzaro che “è nato uno scrittore”, come nel caso di Saviano. La differenza – il valore aggiunto e insostituibile dal mio modestissimo punto di vista – è che questo libro sa di terra: perché il punto di vista di chi scrive non è quello di uno studioso seduto al tavolo, ma quello di chi ha una profonda conoscenza del territorio. Qualcosa di tristemente e inesorabilmente concreto. Il pericolo di vivere in una terra dove “24 ore al giorno, 24 ore di camorra. Ogni ora, ogni giorno”. E dove piombano gli inviati dei grandi mezzi di comunicazione di massa e si permettono di usare nelle loro cronache la parola “emergenza”, perché non hanno il coraggio di guardare negli occhi quella che è una realtà quotidiana.

Quotidiana e quindi, per paradosso, “normale”. Altro che emergenza. Se così fosse per davvero, qualcuno si sarebbe mosso sul serio per aggiustare le cose. E sto per parlare dello Stato con la s maiuscola, delle istituzioni. Il solito vecchio discorso. Il libro di Sergio, su questo argomento, offre un inedito punto di vista che forse è quello che mi è rimasto più impresso. Non è assenza dello Stato quella che si vive dove comanda la camorra. E’ in qualche modo Stato: che funziona male, malissimo, che non riesce a soddisfare i bisogni primari dei cittadini, dal lavoro, alla salute, ai diritti elementari come l’istruzione e la sicurezza.
E’ il nodo della questione.

Sergio lo racconta scansionando i racconti nell’arco di ventiquattro ore. Così, mentre lo Stato viene rappresentato da politici che nascono in luoghi di camorra e non ne parlano mai, e i cronisti famosi passano qui tre giorni all’anno e parlano di emergenza, Nazzaro entra nei “pronto soccorso” dove arriva il boss già praticamente morto e al medico di turno viene intimato di mantenerlo in vita. Entra nella vita di persone anonime, normali, che hanno avuto in qualche modo a che fare con i clan della camorra perché in certi luoghi non c’é altra via. Entra nella vita di una donna che finisce ammazzata per una vincita al Bingo o di un ragazzo che trova un lavoro stagionale e finisce col fare un favore a un boss dando fuoco a uno stabilimento balneare. E fa di tutti noi – compresi quelli che come me abitano altri luoghi – dei corresponsabili.

Non perché ci rifiutiamo di andare a fare gli eroi. Sarebbe troppo. Ma perché diventiamo corresponsabili di quel crimine perpetrato su un territorio che è la presenza della camorra finché non decidiamo che è anche problema nostro.

Ecco, l’importanza di libri come questo risiedono nella chiamata al sentirsi parte in causa di una realtà che lascia sul terreno morti e feriti senza distinzione di sesso, razza o età; che crea ingiustizie sociali odiose e irrecuperabili, che avvelena l’ambiente e distrugge ogni velleità di lavoro onesto, che zittisce qualsiasi forma di opposizione e avvilisce ogni tentativo di riscatto.

E’ un libro, quello di Sergio Nazzaro, che dovrebbe trovar posto sul tavolo (non sullo scaffale di una libreria!) di ogni amministratore locale, di ogni giornalista, di ogni responsabile delle istituzioni. Come promemoria di uno scempio che esiste ogni giorno, tutti i giorni dell’anno. E come incitamento a non chiudere gli occhi mai più.

Pasquale Iorio, IL DENARO
– 26/01/2008

 

A scuola la cultura della legalità

 

 

Sergio Nazzaro, LEFT
– 25/01/2008

 

Michele Landa, morte di un onesto

 

 

Giusi Viscardi, ILROMA.NET
– 17/01/2008

 

Sulla Domiziana, ai confini della legalità

 

Ilroma.net
Ventiquattr’ore in terra di camorra: “24 ore al giorno, 24 ore di camorra, ogni ora, ogni giorno”. Pubblicato lo scorso novembre per Fazi editore (prezzo di copertina 14,50 euro, 217 pagine), eletto libro del mese di dicembre 2007 a Fahrenheit e selezionato per il concorso come libro dell’anno, “Io, per fortuna c’ho la camorra” segue a ruota il caso “Gomorra” di Roberto Saviano. Napoli torna a parlare e a far parlare di sé nel racconto vivido e rumoroso, arrabbiato e fiero di un altro di quei giornalisti che in terra di camorra la propria dignità di essere umano se la suda. E la esercita con la parola. Lui, Sergio Nazzaro (nella foto), nato a Uster in Svizzera nel ’73, autore di molti reportage sulla criminalità, è uno che ha scelto di vivere al sud e come tale è abituato a guardare in faccia i suoi fantasmi, ci parla, si altera e ragiona. Perché ragionare su certe “questioni” non è mai troppo e non è mai abbastanza. Bello l’incipit del libro “ma gli italiani lo sanno che noi esistiamo?”…. che ne pensa dell’ “indifferenza” o comunque della scarsa ricettività degli italiani a certi problemi? «Alcune recensioni in merito al mio libro hanno parlato di “moda” letteraria. Situazione che può sembrare tale solo a chi guarda con superficialità al mio lavoro. Ho scritto per molti anni e scrivo ancora per piccoli siti informativi. Tutto questo dovuto ad una reale indifferenza verso il problema camorra, analizzato oltre l’angolatura del morto ammazzato. A ben vedere poi ci sono moltissimi libri pubblicati sul tema di grande valore, come i testi di Gigi Di Fiore o Isaia Sales e molti altri ancora, ma se abbiamo critici letterari che invece di leggere ed approfondire parlano di moda, come possono gli altri recepire la gravità di un problema? I rifiuti a Napoli sono diventati un problema nazionale dopo che sono diventate migliaia di tonnellate. Il punto è che un problema così grave come quello della camorra abbisogna di un’attenzione quotidiana da parte dei media, i quali inseguono soltanto scoop, notizie fresche appena riciclate o panini politici. È un dato di fatto e non un’accusa!». Quando è nata la sua scelta di giornalista? E soprattutto dove ti ha portato? «Osservare ciò che accade e non trovare nessuno che lo narri, ti porta ad interrogarti. Non credo di essere uno scrittore. Ho già detto che sono un accanito lettore e so bene cosa significa la parola scrittore. Narro ciò che vedo, per il troppo silenzio. Racconto il mio angolo visuale, senza invenzioni o falsi miti. Narro ciò che ho approfondito e ciò che ho potuto e posso toccare con mano. Ci sono verità cosi palesi al Sud che quando dicono: “Per davvero!” ferisce ancora maggiormente. O non si vuole sapere o veramente si ignora, cosa ben peggiore. Cerco di narrare della dignità quotidiana calpestata ogni momento non solo dalla camorra, ma soprattutto dalla latitanza dello Stato e delle sue leggi e paga sempre l’onesto. Dove mi ha portato la mia esperienza? Ad avere maggiore comprensione anche di aspetti del vivere quotidiano al Sud che davo per scontati». Racconta di storie al confine tra Caserta e Napoli. Che cosa ha significato per lei questo “viaggio” narrativo? «Sono moltissimi gli accadimenti tra l’Asse Mediano e la Domiziana, un quadro confuso di personaggi, trame e tarantelle, eppure c’è qualcosa di assolutamente chiaro: al sole fa freddo e si vive male al Sud. Il viaggio con i miei personaggi, nei loro mondi, pensieri, vite è stato reale e doloroso in molti momenti. Non sono personaggi di finzione, ma ognuno riflette un’amara realtà. Ecco perché mi offende chi suppone che innalziamo il proprio io alla faccia dei morti ammazzati. Chi scrive questo sicuramente non ha mai visto un morto ammazzato, non sa cosa sono le bombe sotto casa, le minacce e il malore di ogni santo giorno. Ma già, oltre la linea del Garigliano. E tutti noi diventiamo breve trafiletto sui quotidiani. Il viaggio di dolore delle molteplici situazioni che ho incontrato mi ha fatto comprendere come sia ancora non indagata affatto la realtà del Sud Italia anche oggigiorno. Ogni volta che intraprendi un cammino di questo genere alla fine ti rendi conto che hai percorso un piccolo vicolo e nulla più».

L’ESAGONO
– 14/01/2008

 

I libri più venduti

 

 

AGENZIA AISE
– 15/01/2008

 

“IO, PER FORTUNA, C’HO LA CAMORRA”: DA ROBERTO SAVIANO A SERGIO NAZZARO CONTINUA LA GIOVANE LETTERATURA ITALIANA DI DENUNCIA

 

Agenziaaise.it

ROMA aise – “Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme. Soltanto chi rischia insieme sa cosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra”. Non è un caso se queste parole le abbia rivolte Roberto Saviano, l’ormai stranoto e sempre sotto scorta autore di “Gomorra”, ad un amico e compagno di avventure.
Sergio Nazzaro, giovane giornalista napoletano – è nato nel 1973 ed è cresciuto a Mondragone – già autore di diversi reportage sulla criminalità organizzata ed ora del libro “Io, per fortuna, c’ho la camorra” edito da Fazi (pp.217, euro 14,50).
Come nella migliore tradizione di reportage letterario, o romanzo documentario, Nazzaro solleva un velo sull’inferno criminale che abita a due passi da noi, spostando l’obiettivo sulle realtà di cui nessuno parla e restituendoci una “camorra quotidiana”, fatta di piccoli drammi, esecuzioni silenziose, microscopiche miserie.
C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri.
Tra questi mondi allignano i racconti di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa barocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo.
L’autore, in queste storie di muratori abusivi, carabinieri, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra dentro con tutte le scarpe.
La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione.
Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana, un pugno allo stomaco dell’anima. (aise)

Erica Arosio, GIOIA
– 19/01/2008

 

Storie e altre storie

 

 

Paolo Di Stefano, CORRIERE DELLA SERA
– 26/12/2007

 

L’editoria tradita dalle imitazioni

 

 

AREA
– 01/12/2007

 

Immigrazione e crimine: un libro-denuncia

 

 

Candida Curzi, GAZZETTA DEL SUD
– 20/12/2007

 

Storie ordinarie di vita e di morte nella geografia del terrore camorrista

 

 

IL CENTRO
– 21/12/2007

 

Io per fortuna c’ho la camorra, di Sergio Nazzaro

 

 

Dario Pappalardo, LA REPUBBLICA
– 22/12/2007

 

Reportage narrativi

 

 

Michele De Mieri, L’UNITÀ
– 08/01/2008

 

Dall’inviato nella guerra del golfo (di Napoli)

 

 

Stefano Giovanardi, LA REPUBBLICA
– 26/12/2007

 

E ora va di moda il tema “camorra”

 

 

Giovanni Bianconi, CORRIERE DELLA SERA
– 27/12/2007

 

Ventiquattr’ore a Gomorra, senza ritorno

 

 

Rossella Montemurro, IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
– 22/12/2007

 

Io, per fortuna c’ho la camorra

 

 

Francesco Durante, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 30/12/2007

 

Ventiquattr’ore al giorno in compagnia della Camorra

 

 

David Frati, MANGIALIBRI.COM
– 02/01/2008

 

Io, per fortuna c’ho la camorra

 

Mangialibri.com

 

 

 

altSergio Nazzaro
Fazi 2007

Ore 3. Un boato squarcia la notte: è saltata la serranda di un supermercato che non voleva pagare il pizzo. Da domani lo farà, magari abbassando di 50 euro al mese lo stipendio dei commessi. Ore 4. Un malavitoso, che ha venduto una moto rubata a un negoziante, ora la ruba a sua volta per riprendersela e farla sparire. Quella moto era servita per un omicidio, e lui ha sbagliato a venderla. A nulla serve che il negoziante si lamenti con un boss. Ore 5. La moglie di un ‘parcheggiatore’ di barche di via Caracciolo finito in galera per una brutta storia di estorsione e sequestro di bambini deve trasferirsi a Castelvoltuno, dove subisce uno stupro di gruppo da parte di tre bulgari: la vendetta della camorra non tarderà. Ore 6. La vita nei quartieri dove regna la camorra anziché lo Stato assume una parvenza di normalità: girano soldi, c’è addirittura un simulacro di giustizia, la microciminalità è tenuta a freno. Le forze dell’ordine tentano di combattere, ma hanno armi spuntate: come in un paradossale loop, arrestano sempre le stesse persone per gli stessi reati, i giudici le tirano fuori di galera in men che non si dica, e si ricomincia. Ore 7. A Sessa Aurunca gira troppo ‘fumo’ tra i liceali, e su pressione dei genitori la polizia fa controlli sempre più frequenti. La cosa disturba i traffici della camorra, che mette su una squadra ‘punitiva’ che gira per gli istituti scolastici della cittadina per picchiare selvaggiamente gli studenti più ‘accannati’ e dissuadere gli altri dall’esagerare con il vizio dell’hashish. La situazione si normalizza, i posti di blocco spariscono. Ore 8. Un poliziotto mortuario di Napoli in pensione lavora in uno sfasciacarrozze. Dopo una vita passata a raccogliere i morti ammazzati, ora i morti ammazzati ogni tanto li schiaccia assieme alle carcasse di automobili per farli sparire. Chissà dove finisce quella latta riciclata sporca di sangue e viscere. In qualche barattolo, magari. Lui per questo i pomodori li mangia solo presi dalla terra direttamente…
“Ma gli italiani lo sanno che esistiamo? Lo sanno che ci sono posti come Mondragone, Casale di Principe, Villaggio Coppola, Frattamaggiore?” No, Sergio, fa male dirtelo, ma gli italiani non lo sanno. Persi dietro all’ennesimo luogo comune o a qualche ordinaria disinformazione/omertà, gli italiani hanno in testa un’immagine stereotipata della malavita organizzata meridionale e della sua geografia: fuori da Napoli, Palermo, Locri, Corleone, hic sunt leones. Così nessuno sa che la camorra della provincia di Caserta è una delle più sanguinarie e potenti, che Caserta batte tutti i primati negativi sulla qualità di vita, che il 43% dei siti avvelenati d’Italia è in Campania, che milioni e milioni di tonnellate di rifiuti tossici interrati illegalmente in questo territorio lo hanno reso il più colpito dai tumori in Italia (dati Organizzazione Mondiale Sanità), che che a Mondragone – feudo elettorale di Mario Landolfi, deputato di AN ed ex ministro – c’è una base NATO segreta scavata nelle viscere delle montagne e forse utilizzata da latitanti. Che si vive tra le bombe, le fucilate, le coltellate, il precariato selvaggio, le file interminabili di prostitute lungo la Domiziana. Mentre a un semplice adolescente, solo per stare seduto al bar e vigilare che non si veda troppa polizia in giro, i boss danno 800 euro al mese fissi, tredicesima e quattordicesima. Quasi quello che guadagna un carabiniere per rischiare la vita ogni giorno su automobili vecchie e scassate.
Prendendo in prestito la scansione ‘in tempo reale’ di un celebre telefilm statunitense, Sergio Nazzaro, giornalista da sempre interessato – anche per ragioni personali, perché è nato e cresciuto in provincia di Caserta – a descrivere la vita ai tempi della criminalità organizzata, racconta una giornata-tipo, una giornata-simbolo fatta di 24 ore/storie di quotidiana camorra, un campionario di orrori e miserie che lo porta da Mondragone all’Australia, un puzzle di diversi linguaggi (reportage, racconto, pamphlet, intervista) perfetto per descrivere la polifonia di una situazione ormai compromessa. Un clone di Gomorra di Roberto Saviano? Ragazzi, per carità, mettersi a fare una polemica di questo tipo di fronte a un argomento simile è come discutere della qualità sartoriale delle uniformi dei soldati durante una guerra di trincea. Finiamola.
Di solito, quando si parla di libri del genere, si loda il coraggio degli autori, e la loro denuncia diventa nella penna dei recensori un segnale di cambiamento, di riscossa, di speranza. A me leggere queste pagine ha fatto fiorire nel petto solo una cupa disperazione, un dolore come un livido dentro, come quando ti danno una brutta notizia. E la paura di aver perso. La certezza, quasi. [david frati]

CASERTANEWS.IT
– 03/01/2008

 

Sergio Nazzaro al premio Follaro d’Oro

 

Casertanews.it

 

Capua – Nel quadro delle iniziative in preparazione del prestigioso premio Follaro d’Oro – organizzato dalla Cooperativa culturale Capuanova e che quest’anno viene destinato a Tano Grasso – nella sede di Palazzo Fazio a Capua verrà presentato sabato 5 gannaio alle ore 18,30 il nuovo libro di Sergio Nazzaro: “Per fortuna io c’ho la camorra”- Editore Manni.
Insieme con l’autore ne discuteranno l’avv. Gaetano Treppiccione (Vice Presidente Capuanova) e Pasquale Iorio (in rappresentanza di Aislo,una delle associazioni nazionali che stanno collaborando al ricco programma di incontri, come Libera e il Trouring Club, a sottolineare la rilevanza di un tema come quello della “cultura della legalità”, che fa da filo conduttore a tutte le iniziative organizzate).
Dopo il grande successo internazionale di Gomorra di Roberto Saviano, un altro giovane scrittore,giornalista free lance che vive a Mondragone (scenario di tanti misfatti come la fascia domiziana e la zona aversana) e collabora a diverse testate non solo nazionali, racconta le storie della camorra come un “sistema”, con una rete di clan e di connivenze che condiziona lo sviluppo del nostro territorio ed “affama “ i deboli. Proprio su questo tema sabato 12 gennaio si terrà nel Castello di Carlo V un importante convegno con la partecipazione ed il contributo di esperti – anche di testimonianze di persone che tentano di resistere, con la nascita di movimenti (come il Comitato Don Diana a Casal di Principe) e di associazioni come quelle contro il pizzo o impegnate nell’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, attive anche nella nostra provincia .
Anche Nazzaro fa uso di una scrittura brillante tra il saggio e la narrativa (una sorta di “romanzo-reportage” lo ha definito un critico del Corriere della Sera), molto efficace e coinvolgente nel rappresentare un mondo tanto cruento quanto effimero – di cui spesso sono vittime i soggetti più deboli ed esposti (in primo luogo tanti giovani in cerca disperata di un lavoro e di un futuro; come gli immigrati ed anche le donne,vittime di tante violenze).
Sotto i riflettori sono stati messi tanti fatti e personaggi di cronaca quotidiana, di violenze e di massacri, di malaffare e di connivenze,con protagonisti a volte oscuri ed altre già tristemente noti (con tante coperture negli stessi organi dello stato e nelle istituzioni pubbliche).
A Sergio Nazzaro (come a Roberto Saviano e tanti altri studiosi della delinquenza organizzata e della camorra, come Isaia Sales, Saverio Avveduto e Gigi di Fiore – per non dimenticare Nanni Balestrini che già a metà degli anni ’90 raccontò l’ascesa di un capo clan potente e feroce come Francesco Schiavone, noto come “Sandokan”) va il merito di aver fatto luce e di aver documentato una realtà che troppo spesso viene minimizzata, su cui occorre un rilancio della mobilitazione anche da parte delle forze più sane del mondo del lavoro e delle imprese, dell’associazionismo e del volontariato, delle stesse istituzioni locali – su un tema come la legalità che rimane fondamentale per affermare una vera cultura della cittadinanza attiva e democratica in Terra di Lavoro.

LA PADANIA
– 20/12/2007

 

Il vostro Natale tutto da sfogliare

 

 

CORRIERE ADRIATICO
– 18/12/2007

 

La camorra di Nazzaro

 

 

ANSA.IT
– 13/12/2007

 

‘IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA’ DI SERGIO NAZZARO

 

ansa.it‘IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA’ DI SERGIO NAZZARO

Io, per fortuna c’ho la camorra
di Sergio Nazzaro
Fazi Editore – 216 pag, 14,50 euro

Tonino, pensionato della polizia mortuaria che arrotonda lavorando in uno scasso dove ”ci sono macchinari che un’automobile la fanno diventare piccola come un barattolo di pomodori”, ”qualche volta te le portano che c’e’ un morto dentro” e lui fa finta di non vedere; Pasquale, una moglie e figli piccoli, una casa popolare, non come i romeni che lavorano con lui e la notte dormono sulla riva del canale, muratore per 30 euro al giorno a ‘nero’, che muore cadendo da un’impalcatura; Federico Del Prete, terza elementare, sindacalista degli ambulanti, minacciato dalla camorra e protetto da una ”scorta saltuaria” che quando e’ arrivato il killer non c’era. Sono storie ordinarie, quotidiane di vita e di morte a Mondragone, Sessa Aurunca, Castelvolturno, Villa Literno, Scampia, Secondigliano…agglomerati di case che si stendono senza soluzione di continuita’ tra Napoli e Caserta, dove regnano i clan dei casalesi e dei La Torre, dei Lauro e gli ‘scissionisti’. Sergio Nazzaro ci vive e le racconta con lo sgomento e la rabbia di chi non ci si vuole abituare, restituendo ai morti ammazzati che una ‘breve’ in cronaca ha ridotto a nomi, numeri, lo spessore di essere umani, di uomini, donne, ragazzi.”Io, per fortuna c’ho la camorra. Non come a Milano e Bologna, dove ormai le coppiette vengono assalite e stuprate da immigrati clandestini”. Perche’ la camorra a modo suo governa e le sue leggi le fa rispettare. A Sessa Aurunca, per esempio, ha tolto le ‘canne’ dalle scuole spaccando la faccia a uno, poi a un altro, di quelli che se le facevano, per un mese filato, finche’ non hanno smesso. Non perche’ ci tenesse alla loro salute, che solo a Secondigliano il narcotraffico rende 300mila euro puliti ai clan ogni giorno, che l’altro grande business, quello dei rifiuti tossici, ha avvelenato quella terra al punto che la Asl Napoli 4 ha il record nazionale dei tumori, ma le ‘canne’ dei liceali avevano portato a Sessa Aurunca troppi poliziotti e i Muzzoni, boss locali, avevano deciso ‘ora basta!’.

Christian Costa, SUCCOACIDO.NET
– 18/12/2007

 

Sergio Nazzaro – Io, per fortuna c’ho la camorra

Del vivere in terra di Camorra. Per fortuna non tutti tacciono.

Succoacido.net

 

 

Sergio Nazzaro – Io, per fortuna c’ho la camorra

Del vivere in terra di Camorra. Per fortuna non tutti tacciono.
Un italiano zoppicante, imperfetto quanto le cadenze cantilenanti della gente del Sud. A casa che si dice, lo hai sentito più a quello e la salute come va, ‘a fatica che dice… Un procedere ellittico, aspro come uno sfogo amaro con una persona amica. La certezza dell’immutabilità che non diviene sconforto ma denuncia, indignazione, ira. Una scrittura che, più che le pistolettate o le bombe dei carnefici, descrive attimo per attimo i contorcimenti delle viscere di chi deve subire. Gente i cui margini di intervento sulla realtà, i cui spazi di parola si limitano al poter scegliere in quale supermercato taglieggiato dal pizzo andare a fare la spesa.
E così Nazzaro, cercando di rendere il reale, si inventa anche uno stile polifonico: un intarsio di italiano, dialetto e termini sapidi espressi attraverso un continuum di discorso diretto e indiretto, interviste, assonanze, sgrammaticature, interrogazioni retoriche e parole riportate, pensieri fugaci che diventano parola scritta, frasi che assurgono all’onore di divenir battuta ed altre che si disciolgono nella narrazione.Sullo sfondo agglomerati urbani informi, strade senza inizio e senza fine che sembrano qualcosa di organico, espressione di una mentalità più che di razionalità costruttiva. E, in questo grigiore, ogni tanto si accendono piccoli bagliori narrativi, improvvisi tocchi di colore: le cassiere-ragazzine che parlano troppo, le file variopinte di prostitute sulla strada, le persone che fanno ginnastica su di un cavalcavia interrotto e mai terminato, una sala fredda e semivuota in cui si commemora un sindacalista, il “lugubre sogno di grandezza andato in acido” di Villaggio Coppola…Nazzaro riesce a rappresentare, anzi, a far diventare tutt’uno con la sua esposizione, la nebulosità di luoghi, persone e circostanze. Le voci, gli avvertimenti che arrivano da ‘amici’, le armi che sbucano non si sa bene da dove, le persone che scompaiono o muoiono, non si sa bene perché. Una nebbia lattiginosa pervade il Mezzogiorno (altro che Val padana!), un’indistinta opaca vaghezza, nella quale si dissolvono in mille sfumature concetti quali Stato, moralità o giustizia, dispersi tra la molteplicità dei punti di vista da tener presente nel valutare le azioni degli uomini.E su tutto il male, che si incarna negli aguzzini della quotidianità, che da essi si travasa nelle persone complici, compiacenti, forzatamente solidali, omertose per poi investire e schiacciare la gente comune. Un ribollire di bile al vedere le sofferenze giornaliere dell’esistere, del sopravvivere. E, sotto il velo del silenzio e della rassegnazione, un’umanità stravolta da tanta violenza che deforma, sfigura.
Allo stesso tempo, però, Nazzaro riesce a tracciare attraverso questa no man’s land una linea diritta, rigorosa che divide la gente perbene da quella torbida, i pezzi virtuosi dello Stato da quelli collusi. E verso questi ultimi l’attacco è diretto, frontale.
Ne esce a pezzi anche la tanto blandita società civile, in una terra di compromessi dove i fortunati guardano altrove e gli altri si adattano. Quell’area intermedia di professionisti, imprenditori, amministratori che, quando non fanno parte del Sistema, vengono a patti con esso e ne accettano le regole per poterne sfruttare i vantaggi. Chi è più colpevole: il poveraccio analfabeta che diventa manovalanza o il professionista borghese che vende la sua presunta moralità cedendo al compromesso o addirittura cercandolo?
E nel dare voce, solo in tre casi attraverso delle interviste lunghe, a coloro che hanno davvero qualcosa da dire (il fratello di un sindacalista ucciso, un “guardio”, uno “sbirro d’ambasciata”), dallo sconfortante intrecciarsi di storie emergono con la forza di un pugno, inaspettati, cifre e dati inappellabili, finalmente lontani dai teatrini televisivi dei bisticci tra politici.

Infiniti archi narrativi, lunghi una frase o più pagine, si sovrappongono e si connettono tra di loro, come cerchi sull’acqua. Da un personaggio si passa ad un altro, da una situazione ad una breve vicenda, in un’infinita serie di parentesi. Emerge così il senso di tante esistenze intrecciate tra di loro e di episodi allucinanti che richiamano alla memoria altri episodi, innumerevoli anelli della stessa catena. Piccole storie che hanno il sapore improbabile della vita vissuta.
Nazzaro riesce a rappresentare le certezze e le incertezze del quotidiano nei territori controllati dalla Camorra (con la ‘C’ maiuscola) evitando con il suo stile ‘da strada’ fortemente parlato, spurio, bastardo le secche della retorica che inquina il discorso di molti forestieri saccenti. E alla fine riesce ad essere credibile sia quando racconta e descrive che quando denuncia, quando fa i nomi (quanti lettori capiscono il rischio del non esser vago?), quando il suo discorso si fa pieno di ira. Di quanti altri scrittori contemporanei possiamo dire lo stesso?

Bibliography, links, notes:
pen: Christian CostaSergio Nazzaro, Io, per fortuna c’ho la camorra, Fazi Editore

Candida Curzi, LA PREALPINA
– 14/12/2007

 

C’ho la camorra

 

 

CARTA
– 14/12/2007

 

Sergio Nazzaro – “Io, per fortuna c’ho la camorra”

 

 

ADNKRONOS
– 09/12/2007

 

LIBRI: ‘IO PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA’, L’INFERNO TRA CASERTA E NAPOLI

LA CRIMINALITA’ QUOTIDIANA NEI RACCONTI DI SERGIO NAZZARO

LIBRI: ‘IO PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA’, L’INFERNO TRA CASERTA E NAPOLI
LA CRIMINALITA’ QUOTIDIANA NEI RACCONTI DI SERGIO NAZZARO
Roma, 9 dic. – (Adnkronos) – C’e’ un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media, che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignita’ senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E’ tra questi universi che allignano i racconti del giornalista Sergio Nazzaro nel libro ‘Io, per fortuna c’ho la camorra’ (Fazi editore, pp 200, euro 14).

Nazzaro e’ un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa barocca e risentita. Affonda le mani in una realta’ fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta. In questi reportage di muratori abusivi, carabinieri, spacciatori e vedove di morti ammazzati, il cronista ci entra dentro con tutte le scarpe restituendoci una “camorra quotidiana”, fatta di piccoli drammi, esecuzioni silenziose, microscopiche miserie.

La rabbia dell’autore e’ pero’ una disperata forma di compassione. Un atto di solidarieta’ e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana. Un pugno allo stomaco dell’anima.

(Gkd/Gs/Adnkronos)

IMG PRESS.IT
– 04/12/2007

 

IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA UN LIBRO SCRITTO DA SERGIO NAZZARO

COME NELLA MIGLIORE TRADIZIONE DI REPORTAGE LETTERARIO, O ROMANZO DOCUMENTARIO, NAZZARO SOLLEVA UN VELO SULL’INFERNO CRIMINALE

imgpress.it

 

 

Sergio Nazzaro(04/12/2007) – Come nella migliore tradizione di reportage letterario, o romanzo documentario, Nazzaro solleva un velo sull’inferno criminale che abita a due passi da noi, spostando l’obiettivo sulle realtà di cui nessuno parla e restituendoci una “camorra quotidiana”, fatta di piccoli drammi, esecuzioni silenziose, microscopiche miserie.
C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano i racconti di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa barocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste storie di muratori abusivi, carabinieri, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra dentro con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana, un pugno allo stomaco dell’anima. Sergio Nazzaro è nato nel 1973 ed è cresciuto a Mondragone. Giornalista pubblicista ha scritto reportage sulla criminalità per Clorofilla.it, Left Avvenimenti, Megachip, Nazione Indiana. Ha collaborato con Radio Kossuth (Ungheria), il quotidiano MF DNS (Praga), Rumore e Next Exit. Scrive per Il Pizzino.

PUPIA.TV
– 04/12/2007

 

Sergio Nazzaro: “Io, per fortuna c’ho la camorra”

 

Pupia.tv

 

MONDRAGONE (Caserta). Come nella migliore tradizione di reportage letterario, o romanzo documentario, Nazzaro solleva un velo sull’inferno criminale che abita a due passi da noi, spostando l’obiettivo sulle realtà di cui nessuno parla e restituendoci una “camorra quotidiana”, fatta di piccoli drammi, esecuzioni silenziose, microscopiche miserie.


 

C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano i racconti di Sergio Nazzaro nella sua opera “Io, per fortuna c’ho la camorra”. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello la copertina del librosguardo e nel furore di una prosa barocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste storie di muratori abusivi, carabinieri, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra dentro con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana, un pugno allo stomaco dell’anima.

 

Sergio Nazzaro è nato nel 1973 ed è cresciuto a Mondragone. Giornalista pubblicista ha scritto reportage sulla criminalità per Clorofilla.it, Left Avvenimenti, Megachip, Nazione Indiana. Ha collaborato con Radio Kossuth (Ungheria), il quotidiano MF DNS (Praga), Rumore e Next Exit. Scrive per Il Pizzino.

 

Roberto Saviano gli dice: “Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa  significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra”.

Alessandro Chetta, CORRIEREDELMEZZOGIORNO.IT
– 30/11/2007

Il giovane autore: «Io vado sul campo: parlo con la gente. Presa diretta del reale. L’unica realtà è la dignità delle persone del Sud»

Nazzaro, la cronaca diventa scrittura rap: «Ma la camorra non è un genere letterario»

Esce «Io, per fortuna c’ho la camorra»

Corrieredelmezzogiorno.itEsce «Io, per fortuna c’ho la camorra»
Nazzaro, la cronaca diventa scrittura rap:
«Ma la camorra non è un genere letterario»
Il giovane autore: «Io vado sul campo: parlo con la gente. Presa diretta del reale. L’unica realtà è la dignità delle persone del Sud»


Sergio Nazzaro
Sergio Nazzaro
NAPOLI – Sergio Nazzaro ha scritto «Io, per fortuna c’ho la camorra» (Fazi editore). Storie che sembrano avere una cadenza rap con «metriche» incazzate nere. Racconti di ordinaria malavita, il male del Sud che detta le regole del vivere. Camorra «24 ore su 24». Spaccati dall’hinterland Casertano e Napoletano, no man’s land, su cui scende qua e là anche una compassionevole ironia (vedi lo schiattamorti che porta all’obitorio i morti ammazzati nella guerra di camorra anni Ottanta e si «vanta» di averli raccolti tutti lui). Cartoline dalla terra di «Gomorra». Conosciamo l’autore.
Chi sei (è vero che hai natali svizzeri)? Da quanto tempo scrivi?
«Sì, sono nato in Svizzera, perchè sono figlio di emigranti che poi sono tornati nella loro terra d’orgine. Ieri come oggi per mangiare devi lasciare il Sud. Ma l’emigrazione non è un discorso che interessa a qualcuno. Scrivo da molto tempo, cercando di narrare ciò che vivo e narrare la terra a cui mi sento profondamente legato»
Una curiosità: ma è vera la storia di Sessa Aurunca e degli spinelli «proibiti»?
«Si è vera. L’ipocrisia borghese, l’ipocrisia dello Stato in merito alla questione delle droghe leggere, molti anni fa, per diversi giorni ha fatto sì che la violenza si abbattesse su dei ragazzi inermi. Certo fu la camorra a picchiare, come è anche vero che i deputati perbenisti tutti valori, chiesa e famiglia li ritrovi a fare festini a base di coca con ragazze squillo. Poi se la squillo ti va in overdose, basta tirarsi dietro le spalle la porta. La soluzione alla maggior parte dei problemi».
Se quella e le altre storie sono vere vai dritto ad incanalarti filone «no fiction»?
«Non mi interessano le categorie della scrittura. Non credo di avere le qualità per definirmi tale e quindi indicizzare il mio scrivere. Ho letto molto per non sapere chi sono i veri scrittori. Io vado sul campo: parlo e vivo con la gente. Presa diretta del reale. L’unica realtà è la dignità delle persone del Sud».
Quale molla ti ha (so)spinto a scrivere un libro sulle tue esperienze in terra di camorra?
«Se vivi, se osservi, soffri, puoi rimanere in silenzio? Il merito vero è di Massimiliano Governi, uno dei migliori editor italiani che ha scovato i miei articoli e mi chiesto di scrivere un libro. Ha fatto sua la realtà del Sud, e ha reso i miei appunti sparsi un libro».
La «tesi» “per fortuna c’ho la camorra” è la stessa messa in luce da Francesco Merlo (e da parecchi altri in verità)? Il fatto cioè che la malavita soprattutto extracomunitaria che affligge il Nord, qui se ne deve stare buonaperchè il territorio è monopolizzato dai clan.
«In certi frangenti della nostra vita nazionale, veramente ti viene da sospirare “Io per fortuna c’ho la Camorra”. Almeno ci mettono la faccia, agiscono secondo il loro schema. Dopo la lettura di un libro come “La Casta” ti viene da sospirare “Io per fortuna c’ho la Camorra”».
Pur frammentato in racconti brevi, il libro appare convincente, personale, anche nell’impianto a scorrimento per immagini. Però lo sai che ti metteranno in croce come il primo clone di Saviano?
«La Camorra e il Sud non sono un genere letterario. Scrivo da molto tempo, le date dei miei articoli parlano da sole. Ma soprattutto ci sono moltissimi giornalisti che hanno scritto e scrivono di ciò che è il Sud e di ciò che accade al Sud. Una donna coraggiosa su tutte è Rosaria Capacchione. Non credo che esitano gare a chi è più bravo. In zona di guerra cerchi di aiutarti, di scambiarti informazioni per comprendere meglio. Per difenderti a vicenda. Roberto Saviano ha sensibilizzato con grande coraggio. Ha sollevato il coperchio. È importante sapere che non ci sono cloni, ma persone che sentono dentro di sè la necessità di raccontare perchè non possono tacere. Non sono pochi. Questo forse spaventa: milioni al Sud sanno e conoscono».
Nella dedica in copertina Roberto scrive «ne abbiamo vista qualcuna insieme». Da quanto tempo lo conosci?
«Conosco Roberto da molti anni, ci siamo scambiati idee e opinioni. Stimo il suo impegno e la sua scrittura».
Alessandro Chetta
30 novembre 2007

Alessandro Bottero, NOVA100 – IL SOLE 24 ORE
– 29/11/2007

 

IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA

 

Lucaboschi.Nova100.ilsole24ore.com
Anch’io come Alessandro Bottero, ho intrattenuto varie conversazioni sui fumetti con Sergio Nazzaro, quando seguiva il mensile Mega, con competenza e dedizione.
Teatro delle chiacchierate erano perlopiù gli androni mediovali, zeppi di pubblico e stand, come quelli della immagine che ho messo qui a lato come “civetta”, nella metropoli partenopea.
Ringrazio Alessandro che ci segnala un libro di Sergio del quale, altrimenti, non avrei avuto conoscenza (e che adesso mi metto a cercare in libreria).
E stravolentieri ne ospito la recensione qua!
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IO, PER FORTUNA C’HO LA CAMORRA
di Sergio Nazzaro
Fazi Editore, 224 pagine, 14,50 euroSergio Nazzaro lo conosco di persona, essendo lui stato responsabile del catalogo Mega per diversi anni.Ricordo con piacere le chiacchierate alle mostre mercato o per telefono. E voglio approfittare di questa recensione per chiedergli scusa. Perché? Perché non avevo mai colto il suo impegno civile, che invece traspare da queste pagine. Forse per una sorta di pudore reciproco non avevo mai spinto la frequentazione oltre una simpatica conversazione legata in fin dei conti solo ai fumetti e a problematiche che tutto sommato, rispetto a cosa scopro solo ora Sergio ha vissuto, dovevano sembrare (e in effetti lo sono) cosette prive di importanza.


Ti chiedo scusa, Sergio, perché non ho colto la tua storia, restando sempre un po’ in superficie. Ma forse questo è quello che capita spesso. Ci si incrocia come navi in momenti comuni, si scambiano due battute, magari si lavora assieme a un qualcosa di circoscritto e poi ognuno va per la propria strada. Ed è brutto. Poi magari la persona la continui a seguire perché leggi una rivista dove scrive anche lui, in questo caso Left, e ti dici sempre “Quasi quasi lo chiamo, per sapere come sta.”
Poi, un giorno (il 23 novembre 2007) su Left vedi una pubblicità di un libro di un certo Sergio Nazzaro. Un libro che parla del Sud, che parla della camorra. Ma soprattutto un libro scritto da una persona di cui ho stima. E allora di corsa in libreria perché lo voglio leggere. L’ho letto. E forse sarebbe meglio se non l’avessi fatto.
Il libro colpisce, e colpisce duro. La struttura è azzeccata. 24 capitoli (più uno “fuori orario”) che seguono una ipotetica giornata. Una full immersion nel clima della camorra nella provincia di Caserta, ma non delle grandi città. Nei paesini tipo Mondragone, Sessa Aurunca, Frattamaggiore, Secondigliano. E poi anche Napoli, con una gita notturna che mi ha colpito doppiamente per la crudezza e la spietatezza (anche verso se stessi). È un po’ lo schema di “24”, il telefilm con Jack Bauer, e forse solo Jack Bauer può combattere ad armi pari la camorra.
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In ognuno di questi capitoli accade qualcosa, o meglio accadono mille e mille cose ma in realtà è sempre la stessa: la resa. Lo Stato si è arreso. Al di là delle dichiarazioni di maniera e di reazioni violente quando succede qualcosa di straordinario o orribile, reazioni violente e temporanee, lo stato non esiste. La camorra sì, e questo fa sì che sia la camorra a controllare le cose. A dare stipendi. A far rispettare le regole. A concedere il permesso di vivere, di sopravvivere, o a negare questo permesso.
Sergio Nazzaro racconta storie, piccoli fatti accaduti in quell’enclave annidata sulla via Domiziana e totalmente ignorati dalla stampa, o nel migliore dei casi visti solo come note di colore per riempire pagine di giornali o minuti nei TG. Io non so indicare pagine o storie più significative di altre. Sono tutte significative o non lo è nessuna. Non ci sono vie di mezzo. O ha senso fare memoria delle vittime e dei soprusi per cercare di onorare le prime e contrastare i secondi, o ce ne freghiamo di tutto e allora anche la storia più incredibile ed efferata è solo fiction, passatempo per stupire gli amici nei dialoghi da salotto comodo.
Io adesso ho paura per il mio amico Sergio Nazzaro, perché ha fatto nomi e cognomi, ha detto date e luoghi, e questo di solito non si fa. E anche se so che alla fine materialmente questo non lo aiuterà se le cose dovessero farsi davvero pericolose per lui e la sua famiglia voglio chiudere questa recensione con un grazie. Ho comprato questo libro e lo conserverò, perché quando i miei figli saranno cresciuti voglio farglielo leggere e dire loro “Io conosco una persona coraggiosa: Sergio Nazzaro, che ha scritto questo libro”.
Grazie Sergio. Spero di potertelo dire di persona un giorno o l’altro.
Alessandro Bottero
a.botterobotteroedizioni.it

Alessandro Chetta, CORRIEREDELMEZZOGIORNO.IT
– 30/11/2007

La presentazione nazionale sabato 1 dicembre

Quanti racconti nella terra dei clan. Nazzaro sulla scia “no fiction” di Saviano

«Io, per fortuna c’ho la camorra», le storie di Sergio Nazzaro

Corrieredelmezzogiorno.it

 

NAPOLI – C’è una delle storie di Io, per fortuna c’ho la camorra in cui una squadra di picchiatori del clan dei «Muzzoni» semina il panico per le strade di Sessa Aurunca. Cercano i fumatori, non gli spacciatori avversari, proprio i fumatori, per dargi una lezione, «educarli» a non rollarsi le canne di hashish in strada. La polizia fa troppi posti di blocco: ostacolano gli affari della «famiglia». Provate a fumare ancora, minacciano, e vedrete cos’altro vi succede. Cronache di ordinaria camorra, firmate da Sergio Nazzaro. Il titolo del suo nuovo libro (ma è la sua prima opera di grande distribuzione) non fa prigionieri: Io, per fortuna c’ho la camorra, edito dalla romana Fazi editore di questo parla. Camorra, «24 ore su 24», tanto che anche la scansione dei capitoli-storie ha forma di lento stillicidio temporale. «Questo è ciò che accade dalla 9 e 30 alle 10», «questo è ciò che accade dalle 10 alle 11», eccetera. In quasi duecento pagine si concentra il sapore acre del Sud, della terra campana (più Caserta che Napoli) che vive quotidianamente la sua «First life» tra morti ammazzati «importanti» e morti trapassati eppure viventi, che non si fila nessuno. I media men che meno.

 

La penna di Nazzaro fibrilla, ha una voglia matta di cronaca, urgenza di raccontare, denunciare. Si spinge con naturalezza, d’istinto, sul filone «no fiction», quello per intenderci inaugurato o, almeno, ri-settato dal bestseller «Gomorra». Quindi: personaggi sfiorati, quanto basta, dall’allucinazione romanzesca stretti in una narrazione inchiodata con rigore giornalistico alla realtà: riferimenti temporali, nomi e cognomi. E non manca qua e là una compasionevole ironia a vivificare i drammi raccontati.

 

In copertina c’è un bimbo, il suo occhio sinistro guarda attraverso un vetro forato dal proiettile. A completare c’è lo lo strillo con la firma in calce di Roberto Saviano, che con lui ha scritto su Nazione Indiana («Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme»…).

 

Sergio Nazzaro è nato a Uster, in Svizzera, nel 1973 e «vive al Sud» come recita la mini-bio sul sito della casa editrice. È giornalista pubblicista. Ha collaborato (sempre sul tema criminalità) per le agenzie di stampa Clorofilla.it, Left Avvenimenti, Megachip, Nazione Indiana. E con «Rumore» e «Next Exit». Scrive per «Il Pizzino».

Francesco De Core, IL MATTINO
– 30/11/2007

 

Il veleno che si respira

Nazzaro e il canone Gomorra

 

LEFT
– 30/11/2007

 

La camorra quotidiana

 

 

f.l.p., XL
– 01/12/2007

 

Suonano gli Aerosmith tra le bombe di Camorra

 

 

Laura Piccinini, D – LA REPUBBLICA DELLE DONNE
– 27/10/2007

 

Una pagina, un feticcio

 

 

Io, per fortuna c’ho la camorra - RASSEGNA STAMPA

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Io, per fortuna c’ho la camorra
Collana:
Numero Collana:
66
Pagine:
217
Codice isbn:
9788881128907
Prezzo in libreria:
€ 15,00
Codice isbn Epub:
9788876252983
Prezzo E-Book:
€ 4.99
Data Pubblicazione:
30-11-2007