Giuseppe Carlotti

Klito

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Un romanzo d’esordio brutale, misogino e allucinato scritto da un giovane ex manager caduto in disgrazia dopo una fulminante carriera. Una confessione generazionale che fotografa la società dell’Italia metropolitana d’oggi viziata dal denaro che non tutti hanno ma che tutti spendono, dalla bellezza e giovinezza che in pochi possiedono ma che tutti comprano, che non sogna più ma che desidera sempre. Un ragazzo – perché oggi, specialmente in Italia, a trent’anni si è ancora ragazzi. Il suo biglietto da visita: «Mi trovo vittima di un estraniamento di tipo ipomaniacale avente probabile origine affettiva!». Il suo sguardo – la psicotica fluidità di un prisma e i lampi di fredda lucidità delle sue singole facce – che filtra e ci ridà il mondo nel quale tutti viviamo, che tutti subiamo: il mondo patinato della moda e le seduzioni della pubblicità, i volti noti della televisione e della politica, la frenesia di un’Italia che scimmiotta le manie consumistiche di un’America cinematografica. La sua misoginia, che strappa risate feroci con cui commentare l’insicurezza dei rapporti affettivi, l’impossibilità di diventare adulti, il disagio maschile di fronte all’emancipazione della donna che si fa spesso fredda, ostentata sicurezza. Questo è un libro cattivo, elegantemente brutale, mondanamente scabroso, teneramente cinico, glamour ma nudo e sincero come il suo protagonista, un giovane manager del reparto marketing e comunicazione di una grande azienda, che trascorre le sue giornate tra ufficio, locali alla moda e la poltrona del suo psichiatra. Dopo aver ricevuto una lettera di cassa integrazione proprio nei giorni in cui scopre l’amore con tutti i suoi possibili, deludenti effetti collaterali, il narratore annuncia l’intenzione di condensare la sua “filosofia” in un libro che il lettore troverà in appendice al romanzo stesso. Un libro nel libro dunque. E se nel primo la sofferenza è ammantata di velenosa ironia con cui bersagliare le donne in carriera e la TV, la sinistra italiana come Bush e Berlusconi, la moda new age e le perversioni del marketing che pilota le nostra scelte, spingendosi fino a un’esilarante elegia di Wanna Marchi e regalandoci impagabili momenti di spassosa provocazione, nel secondo il riso si smorza innanzi al protagonista che indossa fino alle estreme, surreali conseguenze la folle maschera della nostra società, ritenendo giunto il momento di postulare l’eliminazione fisica della donna dall’intero pianeta – salvo un adeguato numero di esemplari da preservare a scopo “ludico” – per manifesta inferiorità rispetto all’uomo. E scopriamo che il neonato tenuto in salotto, in un acquario pieno di liquido amniotico, è indispensabile all’esperimento che permetterà al Nostro di acquisire la capacità di procreare, colmando così l’unico gap che ancora lo distanzia dall’altra metà del cielo.

KLITO – RECENSIONI

Maurizio Gregorini, ITALIA SERA
– 10/06/2005

 

Lo scandalo alternativo di “Klito”

 

Sempre per i tipi della Fazi è Klito (romanzo d’esordio di Giuseppe Carlotti, 185 pagine, 12,50 euro), una lunga documentazione di scritti rivolti alle donne e fatti circolare dall’autore in internet. Scritti che hanno saputo indignare il popolo navigatore in rete, che a sua volta ha lasciato messaggi commentativi sul sito www.nazioneindiana.com, tipo: come si permette questo Carlotti di rivolgersi alle donne in modo così offensivo? Perché nessuno lo censura?
Accusato di essere un misogeno virulento, un maschilista fallocratico, uno psicopatico-maniaco-paranoico e un terrorista che istiga alla violenza dalla prima all’ultima parola, in Klito ogni possibilità di lettura alternativa sembra primeggiare sulla voglia inconfessabile di sapere, volendolo, scandalizzare chiunque.

Dea Verna, DONNA MODERNA
– 15/03/2005

 

Donna, che ci fai lì?

 


La novità di questo 8 marzo è il ritorno in grande stile della misoginia. Un esordiente fa strage di ragazze nel suo romanzo Klito.

E qui le note dolenti: l’8 marzo è arrivato. E il bilancio non è positivo: le donne, come si suol dire, non riescono ancora a sfondare il soffitto di cristallo. E la misoginia si sta rivelando un virus ostinato, che riaffiora quando meno te l’ aspetti. Qualche esempio? Pensate alla polemica che sta scaldando gli animi ad Harvard (e non solo). Il rettore dell’università, Lawrence Summers, uno che non guarda in faccia a nessuno, si è messo in testa di spiegare al mondo perché, a suo dire, la scienza è “maschio”. Il fatto è, dice lui, che poche donne a 25 anni sono disposte a pensare al lavoro per 80 ore alla settimana. Risultato: le femministe hanno gridato allo scandalo. E soprattutto hanno fatto notare che, da quando Summers è presidente, alle docenti donne sono andate solo 4 cattedre delle 32 vacanti.

Lo chiamavano homo sapiens
Torniamo in Italia, e anche qui non c’è da stare allegri. Il caso editoriale del momento è Klito, di Giuseppe Carlotti (Fazi). La storia è quella di un consulente di marketing che disprezza le donne, le invita a cena, poi le uccide (in stile American Psycho di Brett Easton Ellis). Il problema è che anche l’autore non scherza. Secondo Carlotti, “l’unica aspirazione delle ragazze è fare le veline. Quando incontro una donna la classifico: o è un’arrampicatrice sociale o è in cerca di visibilità”

 

Giovanna Zucconi, MAX
– 01/02/2005

 

Klito

 

Cari maschi, complimenti, stavolta ce l’avete fatta. Per anni un po’ di pudore l’avete avuto, vi vergognavate a dire in pubblico quello che tutti, prima o poi, avete pensato. Che le donne sono esseri inferiori. Oggetti sessuali, da usare e odiare. Stronze che vogliono tutto. Poi molte remore sono cadute. Oggi maschilismo e misoginia sono stati sdoganati. Esce un romanzo che si intitola Klito (in omaggio all’ “unico e solo organo femminile degno di menzione”) e parla della donna oggetto. Nel senso che la donna oggetto. Nel senso che la donna è proprio un oggetto, una merce da consumare come tutte le altre merci, ma amandola molto meno dei surgelati o delle cravatte firmate. Il protagonista è un trentenne manager in una megazienda farlocca, stordito da trend brand: pura e potente satira della vita fra macchinette del caffè e locali new age. Il tipo, per dire, è uno che naviga a vanvera fra D’Annunzio e Blade runner, Vanna Marchi e Charlize Theron, Bush e Maria De Filippi. Ricordate American Psycho? Il clima è quello: giovane maschio metropolitano ossessionato dagli oggetti e dai marchi. La donna è un pericolo mortale, si rischia di scivolare nelle profondità dell’amore. Bisogna eliminarla: costruire un superuomo capace di riprodursi senza femmina. Delirio? Purtroppo si: al campione di surreale misoginia è diagnosticata una patologia psichica. Ma verrà il momento, cari maschi, in cui non servirà neanche fingere che l’odio contro le donne è una follia.

CITY MILANO
– 18/04/2005

 

Clitomisteri e soluzioni marketing

 

“Mi trovo vittima di un estraniamento di tipo ipomaniacale avente probabile origine affettiva!”. Klito</>, opera prima del giovane Carlotti, parla di un tipo del genere. Rampante manager del reparto marketing e comunicazione di una grande azienda, ormai caduto in disgrazia, il protagonista trascorre le sue giornate tra ufficio, locali alla moda e la poltrona del suo psichiatra. Avviato su questa giostra caotica, trova modo di esprimere, più con un amico alieno che lo specialista, la sua “filosofia di vita”. Ma non ci arriva subito, prima sbaraglia le donne in carriera e la Tv, la sinistra, Bush e Berlusconi, la new age e il marketing, intona l’elegia a Wanna Marchi, constata l’esplorazione elettorale quale unica utilità degli scovolini e (finalemtne, la filosofia) postula l’eliminazione della donna dal pianeta per manifesta inferiorità. Nel suo modo misogino e acido (leggi “da acidi”), ironico e strafottente. Carlotti fotografa l’Italia metropolitana, viziata dal denaro e dalla schiavitù alla dea immagine.

Mia Peluso, LA STAMPA TTL
– 14/05/2005

 

Carlotti, Garcia, Platinette. Qui si triturano le donne e si sbattono gli uomini

 

Ben nutrito della letteratura dei cannibali, con affezione somma per Aldo Nove, nostalgico dei Bukovski e dei Kerouac in versione bad, i trentunenne Giuseppe Parlotti ha tracimato Klito (Fazi, pp. 184, euro 12,50), che vorrebbe essere il manifesto della “generazione invisibile” Anni Settanta. Irriverente, grottesco, visionario, trasuda misoginia da tutti i suoi stilemi. Daniele Sandroni, perennemente fatto, consulente di marketing licenziato su due piedi, si organizza una nuova disutile vita in strane occupazioni. Novello Mr Sammler assai poco saulbellowiano, si dedica alla compilazione di lettere astruse per conto di un alieno del pianeta Klito, a una poco efficace corrispondenza con Bush e alla copulazione ripetuta e ossessiva con donne in carriera, vuote come zucche e belle come Nicole Kidman. I colpi sono menati a destra e a manca con virtuosismo letterario e il frustino non è certo di cattiva qualità. Le dame vestite di firme e pseudofirme che si vendono a tv e calendari vengono sessualmente esplorate in tutte le direzioni. Ad adescarle, il miraggio dell’avverarsi dei loro desideri, poveri desideri insensati dall’esito porno-noir.

Federico Confalonieri, LABEL
– 01/04/2005

 

Klito

 

Carlotti dipinge Benzaldeide alias Daniele, che come unico amico ha al suo fianco l’alieno Accasetteventicinque, come vittima della necessità di ribellarsi alla natura umana, alla sua generazione viziata dal denaro e macchiata dalle guerre senza poter trovare altro modo che quello di elidersi nell’excursus malato verso una redenzione a base di marketing, psicofarmaci, alcol e droghe.

GQ
– 01/04/2005

 

KLITO di Giuseppe Carlotti

 

Rapporti uomo-donna decisamente complicati. E raccontati con ironica crudeltà, senza mascherarsi dietro il velo della correttezza politica. Fa pensare (e discutere) questo romanzo in forma di diario che invade tutte le forme della comunicazione odierna (molto Internet) per raccontare la solitudine del cuore, messo in copertina.

CIRO BERTINI, BAZAR
– 01/04/2005

 

INTERVISTA A GIUSEPPE CARLOTTI

 

Senti Giuseppe, se sei d’accordo, vorrei saldare con un’unica domanda il debito con l’argomento misoginia (quello di cui tutti hanno parlato a proposito del tuo libro). A un certo punto di “Klito”, mi sembra che Benzaldeide – il protagonista trentenne – confessi, ricorrendo all’esempio di Batman, come la sua misoginia sia anche la derivazione di un trauma infantile: è vero?

Prima di rispondere alla tua domanda consentimi di fare un piccolo preambolo. La disinformazione, e più in generale la bassa qualità delle notizie che vengono continuamente diffuse dai media, sono dovute in massima parte all’ignoranza del giornalismo attuale. Quando parlo di ignoranza intendo riferirmi alla constatazione che molti tuoi colleghi “ignorano” completamente le questioni relativamente alle quali scrivono. La poca professionalità che caratterizza il mondo mediatico di oggi si riflette nella pochezza degli argomenti proposti. Prendi ad esempio il mio romanzo. Neanche una domanda, tra le centinaia che mi sono state rivolte in questi giorni, riguardava effettivamente il contenuto del libro. In effetti ho potuto accertare che neanche il 10% dei giornalisti, o delle redazioni, o dei presentatori, o conduttori di talk shows che mi hanno intervistato avevano effettivamente letto il mio romanzo “Klito”. E’ chiaro che, basandosi unicamente sulla questione della misoginia alla quale la stampa si è tanto affezionata, ed evitando di leggere il mio libro, ho visto fioccare una valanga di interviste insulse, basate sull’unica necessità di creare uno scandalo. Personalmente, trovo umiliante dover rispondere a domande quali “Sei eterosessuale oppure gay?”, “Ma ce l’hai davvero una fidanzata?”, “Perché odi le donne?”. Sarebbe bello, invece, poter parlare, ogni tanto, del romanzo che ho scritto. Il quale non è assolutamente un trattato contro le donne.
Il parallelo tra Batman ed il protagonista del mio romanzo è in effetti essenziale e rappresenta la chiave di volta per comprendere il perché Benzaldeide si comporta nel modo che sappiamo nei confronti delle donne: l’aver perduto “Catwoman”, la donna gatto, l’unica donna che veramente amava nel corpo e nella mente, lo ha reso insensibile al “fascino solo fisico” delle altre ragazze. Un collegamento anche abbastanza semplice da scovare, ma che nessuno fino ad ora aveva notato.

Occupiamoci un po’ del famoso 90% del tuo libro cui nessuno pare essersi interessato, come hai dichiarato nel tuo blog. Partiamo dal funzionamento delle società nel mondo occidentale. Tu dici che i capitalisti assumono laureati 110 e lode facendogli “cacare sangue” e sottopagandoli con il ricatto del mutuo da pagare. Perché, secondo te, di questo nessuno ti ha chiesto conto?

Perché è interesse del sistema politico-economico boicottare certi argomenti scomodi. Piuttosto è preferibile intrattenere le persone sul tema della misoginia, un tema sterile che distoglie le menti da questioni ben più gravi, che peraltro ritengo siano ben affrontate nel mio romanzo. Mi spiego meglio. La televisione, ad esempio, cerca di distogliere le menti del popolo italiano dal tema della guerra in Iraq o da quello dell’enorme crisi economica che l’Italia sta vivendo a seguito dell’introduzione dell’Euro. E come compie questo processo di “deviazione”? Interessando gli spettatori ad argomenti “sotto vuoto spinto” come ad esempio le nozze tra il “principe dei Grandi Fratelli” Ascanio Pacelli e la signorina Katia Pedrotti. Ovvero l’eterna “favolabella” del nobile ricco e della contadinotta che si sposano. La negazione della dibattito politico-sociale si raggiunge attraverso la sintesi più estrema del nulla assoluto: il reality show, la soap opera, il quiz show, il talk show contorniato da drag queen ed altri saltimbanchi del circo equestre. Ma tu lo sai che, dietro le quinte del programma “Buona Domenica”, tale signor Johnatan, vincitore (credo) dell’ultima edizione del Grande Fratello, mi ha candidamente confessato “Io il tuo libro non l’ho letto, però ti devo distruggere ugualmente. E conviene che tu stia al gioco alzando il tono della discussione, perché solo così avrai l’occasione di tornare in trasmissione”.

Il punto è che a me, di tornare in trasmissione, non me ne importa un bel nulla. E infatti, la domenica seguente, pur invitato nuovamente a “Buona Domenica”, ho gentilmente declinato.

“La televisione condiziona la vita della gente. Per me dentro la televisione è tutto finto […] bugie talmente ben costruite da far credere a tutti che siano la verità”. Sei stato in televisione: credi ci siano spazi in quel contesto per sostenere quest’idea?

Dopo essere stato davvero in televisione, le situazioni che ho potuto vivere personalmente si sono rivelate ben peggiori di quelle che avevo immaginato nel mio romanzo “Klito”. In effetti non c’è nulla di autentico in televisione: trovo che il televisore sia un eccellente strumento attraverso il quale instaurare la dittatura. Non parlo di una dittatura politica, giacchè in Italia non si fa più politica da vent’anni, ma di una dittatura culturale, ovviamente posizionata estremamente in basso. Una dittatura “silenziosa”, che libera gradevoli endorfine consumistiche, e della quale nessuno si accorge. Le informazioni sono in ogni caso fortemente manipolate e distorte. Non c’è alcuno spazio per idee diverse, o contrarie. Il risultato è che la percezione della realtà viene grossolanamente alterata nel pubblico a casa.
Credo che, oggi come oggi, trascorrere più di un’ora al giorno davanti alla televisione significhi rinunciare più o meno consapevolmente al proprio cervello ed al proprio senso critico. Questo utilizzo della televisione è tipicamente americano, ed il “peggio” deve ancora arrivare. Hai mai visto i programmi che l’emittente “Fox” trasmette negli Stati Uniti? Sono uno strumento di lobotomizzazione collettiva. E presto arriveranno anche qui in Italia. Perdonami se mi dilungo, ma è un tema che mi sta particolarmente a cuore.
Come forse sai, Gorge Bush si appresta ad introdurre negli Stati Uniti una proposta di legge favorevole alla legalizzazione dell’eutanasia. La legge è dettata da chiari motivi economici, oltre che etici: tenere in vita per anni ed anni un malato terminale con le sofisticate apparecchiature di oggi costa sempre di più. E, come per miracolo, un mediocre e lentissimo film di Clint Eastwood (interamente fondato sullo sdoganamento morale nei confronti dell’eutanasia) vince quattro Oscar. Così tutti andranno a vederlo. Ed, uscendo dal cinema, penseranno che in fondo l’eutanasia non è poi una cosa così brutta.
Vedi, io ti ho citato l’esempio del cinema. Ebbene, la televisione utilizza questo processo e lo instilla nelle nostre menti per ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno.

Tu ti scagli contro l’assurdità delle mode, in particolare dei luoghi di ritrovo trendy. Che strategie suggerisci in proposito: astenersene, frequentarli restandosene critici in disparte o quant’altro?

Vorrei poterti rispondere che mi astengo dal frequentare luoghi trendy, ma sarei chiaramente un ipocrita bugiardo. Adoro la cucina leggera ed essenziale, in particolare quella giapponese. Spesso frequento ristoranti modaioli a causa della mia folle passione per il pesce crudo e per i piatti fantasiosi. Passione che, peraltro, ho ereditato da mio padre. Quando entro in un ristorante giapponese, mediamente, spendo quaranta Euro a persona. Poi ho fatto una grande scoperta. Comprando un libro di cucina giapponese, un coltello ben affilato e del buon tonno crudo al mercato rionale (e aggiungendo un po’ di pratica) si può preparare in casa un’ottima cena giapponese spendendo più o meno tre Euro a persona. Ora, tu comprendi agevolmente che l’aggravio di spesa del mangiare in un ristorante, rispetto a casa nostra, a parità di cibo, è di trentasette Euro a persona. Esattamente il prezzo di un’illusione: quella di essere personaggi famosi confusi in un ristorante frequentato da personaggi famosi. Che poi, ti domando: chi merita di essere considerato “personaggio famoso”? Martina Stella? Platinette? Ricky Memphis? Costantino? Eppure la massa dei cretini (il cervello dei quali è stato soverchiato dalla dittatura televisiva) ritiene di sì. Infatti proprio Costantino ha recentemente aperto un ristorante trendy a Roma, esattamente sotto casa mia! Il tasso di imbecillità del mio quartiere, negli ultimi dieci giorni, è infatti raddoppiato a causa del livello intellettuale della clientela del suddetto ristorante.

Si può affermare che Benzaldeide va dallo psichiatra dopo aver scoperto di essere fuori dal tunnel del divertimento?

Bella domanda, che si ricollega ad una canzone di Caparezza che peraltro ritengo geniale. Si può affermare con certezza che Benzaldeide, giunto alle soglie dei suoi 30 anni, ha compreso di aver guadagnato, attraverso il proprio lavoro da dipendente, qualcosa come trecento milioni di vecchie lire in sei anni. Soldi interamente e ribadisco interamente spesi nel vano tentativo di divertirsi. In effetti, la noia è certamente il più grande male del nostro tempo: abbiamo tutto, eppure niente ci rende davvero felici.

Benzaldeide ha una fissazione per gli ingredienti di ogni prodotto industriale che gli capiti a tiro. Che tipo di mostri può generare l’ignoranza?

L’ignoranza uccide più persone del cancro e degli incidenti stradali messi insieme, solo che nessuno lo dice! Io credo fermamente che tutta la mia generazione sia destinata a morire di ignoranza. Ti cito un esempio, vero, del quale mi assumo ovviamente tutta la responsabilità. Il Sudan1 è un colorante utilizzato per tingere solventi oli cere scarpe e detergenti per pavimenti. È considerato cancerogeno e genotossico. Ovvero capace di danneggiare il Dna. Per questo è bandito dagli alimenti in tutti i paesi dell’Unione europea. La Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del mese di Giugno 2003 segnala una denuncia francese relativa alla presenza di colorante Sudan1 all’interno di alcuni prodotti alimentari. La Gazzetta conclude dicendo “…non risulta che questa pratica riguardi prodotti di origine comunitaria”. Pochi giorni più tardi la Procura di Torino effettua controlli e sequestri di alimenti sospettati di contenere il colorante Sudan1 presso alcune grandi industrie. Il sito internet ufficiale del Codacons del 24 Settembre 2003 pubblica una richiesta dello stesso Codacons e rivolta al Ministero della Salute. Questa è relativa alla necessità di ulteriori sequestri per milioni e milioni di confezioni alimentari su tutto il territorio nazionale. Il 18 Febbraio 2005 il Corriere della Sera On Line riporta una dichiarazione della società Premier Foods secondo la quale una certa quantità di colorante Sudan1 è finita “per errore” in un certo quantitativo di salsa Worchester utilizzata per produrre 359 prodotti da supermarket e da grandi aziende alimentari. Sono passati quasi due anni. Ancora oggi tutti noi continuiamo a comprare e mangiare alimenti contenenti il colorante Sudan1. Il governo italiano non ha mai divulgato i nomi dei prodotti in cui è stata rilevata la presenza del Sudan1. Nessun telegiornale ha mai divulgato i nomi dei prodotti in cui è stata rilevata la presenza del Sudan1. Sulla questione è calato il silenzio più totale. Ebbene. Io sono entrato in possesso di quella famosa lista di prodotti. E la pubblicherò nel mio prossimo libro. Adesso capisce perché in televisione mi fanno parlare solo di donne?

Lo psichiatra Giovanni conclude ogni seduta invitando Benzaldeide ad avere rispetto per se stesso, ma più di ogni altra cosa di averne per gli altri. A cosa corrisponde per te il rispetto per gli altri?

Devo confessarti di avere un carattere poco malleabile: tendo ad innervosirmi facilmente di fronte alle persone che reputo stupide o poco elastiche. Ieri ero a Milano ed ho chiamato un taxi per andare in stazione. Come spesso capita a Milano, al posto della solita Fiat Multipla, è arrivata una berlinona Audi da cinquantamila Euro. Io, come al solito, avevo con me la mia inseparabile lattina di Cocacola Light. Ebbene, il tassista mi ha fatto salire e mi ha subito rivolto questa affermazione: “Le dispiace non bere?”. Aveva paura che io macchiassi di Cocacola la tappezzeria della sua preziosa ammiraglia. A questo punto gli ho detto (cito testualmente): “Anzitutto le faccio presente che all’alba dei miei trent’anni ho finalmente imparato a bere da una lattina senza sbrodolarmi. In secondo luogo vorrei precisarle che non me ne frega un beneamato cazzo della tappezzeria della sua Audi di merda. Terzo, visto che lei ne è psicologicamente prigioniero, le consiglio vivamente di liberarsi di quest’auto.” Ho fatto accostare e sono sceso dal taxi. Questo per dirti che, nella mia accezione della vita, il rispetto deve essere sempre reciproco. Detesto sopra ogni cosa le persone presuntuose e le persone incoerenti. L’umiltà e la coerenza sono le doti fondamentali di un uomo, a mio avviso. Anch’io ogni tanto le perdo di vista, e me ne dispiace.

A quasi tutte le domande fondamentali della vita c’è inevitabilmente una risposta su Internet”. Ce ne indichi qualcuna per cui la rete è inadeguata?

Occorre stare attenti alle informazioni che circolano su internet perché spesso ci si imbatte in leggende metropolitane. Occorre compiere una serie di verifiche, però resta il fatto che oggi internet è l’unico media all’interno del quale è possibile incontrare (alcune) notizie non manipolate. E’ fondamentale imparare ad utilizzare correttamente il computer, servirsi dei motori di ricerca giusti e privi di sponsorizzazioni, saper riconoscere l’attendibilità di un sito rispetto ad un altro. Una volta compiuto questo percorso “di formazione” è possibile utilizzare internet praticamente per ogni esigenza. Io lo utilizzo non solo per scaricare musica e visionare filmati, come fanno tutti. Oggi io leggo quotidiani on line, guardo trasmissioni controculturali, trovo documentazione per i miei romanzi ed acquisto biglietti aerei ad un decimo del prezzo che chiunque pagherebbe in una comunissima agenzia di viaggi. Inoltre pago bollette, effettuo bonifici bancari, prenoto alberghi attraverso il sistema delle camere disdettate, faccio la spesa di prodotti biologici e scelgo possibili regali per la mia fidanzata esclusivamente utilizzando internet. Ma, ripeto, arrivare ad una simile consapevolezza del mezzo internet è assai complicato: occorre un lungo periodo di pratica non scevro da numerose “fregature”. Però ne vale la pena: la partita in gioco si chiama “restare liberi”. Non so se mi spiego.

Bush è stato rieletto. Per Daniele Sandroni (l’autore delle lettere a Accasetteventicinque, nel romanzo scritto da Benzaldeide, ndr), si fosse vericata tale opzione, l’umanità non avrebbe avuto più speranze. Sei anche tu così pessimista?

Sono assai pessimista. In effetti io ritengo che il mondo, per la sua attuale struttura socio-economica, sia destinato alla guerra totale, allo scontro dei popoli, alla battaglia finale tra masse misere e masse ricche. Guerra che mi risulta ogni giorno più vicina da quando il capo della nazione più potente del mondo si chiama Gorge Bush Jr., ovvero il più classico degli “inetti figli di papà americani”.
Però, sai, anche dall’altra parte c’è un’inettitudine spaventosa. Prendi ad esempio i film “pseudo-controculturali” di Michael Moore. Secondo me sono controproducenti. Mi spiego: le loro premesse sono corrette, poi la manipolazione politica prende il sopravvento e quello che poteva essere un documentario affascinante diventa uno strumento di campagna elettorale di sinistra, chiaramente forzato. Un po’ come da noi le manifestazioni per la pace: eticamente corrette e sacrosante, ma strumentalizzate in maniera inaccettabile da Rutelli e soci. Il problema è capire che, dietro destra e sinistra, oggi, non si nasconde alcuna ideologia. E’ solo ed unicamente una questione economica. Le ideologie sono cadute con il muro di Berlino. Destra e sinistra oggi, a livello globale, sono lobby economiche. Ora, potrebbe farci comodo pensare che una lobby sia meglio di un’altra lobby, ma in effetti non cambia assolutamente nulla. Torniamo all’Italia. Votare Berlusconi oppure Prodi, a mio avviso, oggi non ha alcun senso: significa favorire IBM oppure Telecom nella corsa alle nuove tecnologie, Mediaset oppure La7 nel budget di programmazione…insomma, un gruppo economico al posto di un altro gruppo economico. La democrazia italiano, per quanto imperfetta fosse, è finita con quel famoso lancio di monetine a Craxi, davanti all’Hotel Raphael di Roma. Ricordo ancora quel vergognoso assembramento di stupidi forcaioli. In quel momento ho pensato “Eccoci arrivati in America. La gente chiede che Craxi venga messo sulla sedia elettrica senza neanche un processo, proprio come in Texas”. In quel preciso momento è finita la democrazia in Italia. Ma…potenza della televisione! Ancora oggi nessuno se n’è accorto. E quando qualcuno, alla ricerca delle ideologie perdute, magari pensa di votare un partito nostalgico come quello di Alessandra Mussolini ed i sondaggi iniziano a rilevare dati “anomali”, ecco che il sistema interviene e scarica sulla stessa Mussolini sessant’anni di liste elettorali corredate da firme false, escludendola forzatamente dalle elezioni regionali nel Lazio, dove la sua forza politica rischiava di rappresentare l’ago della bilancia. Questo io lo dico non per difendere le idee politiche della Mussolini. Lo dico semplicemente perché quello che sta capitando alla Mussolini è un segnale davvero preoccupante per tutti noi cittadini e più in generale per la democrazia. La dittatura, infatti, è proprio definibile come “un sistema politico che tende ad auto-conservarsi ed auto-proetggersi da ogni tipo di cambiamento”.

Per concludere. A me il tuo libro è apparso: a tratti inconsolabilmente disperato per l’impossibilità di modificare i meccanismi, semplici ma atavicamente radicati, dell’esercizio del potere; a tratti spassosamente divertente. Cioè, fa proprio ridere. Non ho capito nulla?

Al contrario: tu hai capito tutto. La tua intervista è stata la più intelligente da quando il mio libro ha avuto la fortuna di comparire in libreria. O “sventura di comparire in libreria”, se è vero che la maggioranza degli italiani preferisce leggere le riflessioni intellettuali di Fabio Volo oppure il romanzone “Beautiful in salsa kasher” di Piperno, pubblicizzato attraverso un marchettone sconvolgente del Corriere della Sera. Perché le marchette… per carità! Le facciamo tutti. Ma la marchetta di Piperno sul Corriere è stata veramente indegna. E, detto questo, volo davvero, ma a Milano. C’è Carmen Di Pietro che deve pormi alcune domande su Raidue. Già me le immagino, le sue domande. “Sei gay?” “Perché odi le donne?” “Vuoi bene a tua madre?” “Sei davvero fidanzato con una donna?”. Vedi, caro amico mio, di fronte a questa immane tragedia che stiamo vivendo ogni giorno, parlo della tragedia dell’ignoranza, non ci resta che ridere. I miei libri sono disperati perché disperata è la vita che tutti noi siamo costretti a vivere. I miei libri fanno ridere perché anche la più immane delle tragedie, a guardarla bene, è niente altro che un crudele e complicato scherzo del destino, una burletta da due soldi, una scenetta che fa ridere. Pensa ad esempio al momento in cui una moglie sorprende il proprio marito a letto con la segretaria. Oppure ad un’onda anomala talmente alta da sommergere mezzo mondo. Oppure a due aerei di linea che centrano in pieno le torri gemelle di New York. O ad un signore di mezza età che, quatto quatto, si aggira per le parrocchie del Nord Italia mettendo la nitroglicerina dentro le candele votive e facendo saltare in aria le mani ai bambini. E’ terribile, angosciante, commovente, rivoltante, ci riempie di indignazione…eppure fa ridere. Per questo risponderò con qualche bella provocazione umoristica alle domande che tra poco mi rivolgerà Carmen Di Pietro. Ridere è la migliore alternativa al suicidio. E credimi quando ti dico che, se nella nostra vita non avessimo imparato a ridere delle nostre tragedie e delle nostre disgrazie, tutti noi ci saremmo suicidati già da un bel pezzo.

 

Lorenzo Franculli, MAXIM
– 01/03/2005

 

Sì, è vero: odio le donne

 

Quanto c’è di biografico nel tuo libro?
Una buona parte. Ho scritto il libro in un momento particolare della mia vita da un punto di vista professionale. Avevo un direttore comunicazione che faceva paura per le stronzate che era in grado di dire. Sosteneva che uno poster fosse un gadget. Ma come si fa, dico io. E non occorre aver letto Porter, o altri guru del marketing, per capirlo.

Era una donna?
Ovviamente si. E allora mi sono domandato. “Ma come ha fatto a diventare direttore a soli 34 anni?”..

La risposta?
Mi ci sono arrovellato per un anno. E alla fine ho realizzato. Ha sfruttato un “modo alternativo”al lavoro. Ma anche questo modo alternativo è un lavoro. Da sempre.

Quindi il tuo odio verso le donne nasce da una incompetente?
No. Sono però convinto di questo: se il cervello ha tre dimensioni, percettiva, logica e creativa, alle donne manca la terza. Imparano tutto a pappagallo. Nonostante questo deficit, stanno acquisendo sempre pi potere. Si fanno strada attraverso la mercificazione e il ricatto sessuale. Portarsele a letto è solo una questione di liquidità, di denaro.

A questo punto siamo arrivati al solito luogo comune: sono tutte puttane?
No, bisogna sempre portar loro rispetto, sono degli esseri umani. Ma mai attendersi da loro più di quello che possono dare: sono limitate. Al contrario, l’uomo è illimitato.

Non avrai i l mito del superuomo?
No, ma se l’uomo punta a capire il senso della propria vita, la donna mira a procreare con l’uomo pù ricco possibile per garantirsi il futuro, così come sosteneva Shopenauer ne L’arte di trattare le donne. Cerca lo spermatozoo migliore.

Per che cosa hanno talento?
Per spogliarsi, ma non per scopare. Sono il più grande coacervo di problemi sessuali e ci assillano con le misure del pene. Non ammettono nemmeno di masturbarsi! Se è vero, non conoscono il loro corpo, ergo non scopano bene. Se non è vero, sono bugiarde.

Molte donne ti hanno accusato di non aver mai visto un clitoride in vita tua. Cosa rispondi?
Non mi abbasso al loro livello d’idiozia.

Sei fidanzato?
Si.

Con una donna?
Sono etero.

Visto quello che pensi delle donne, si potrebbe dedurre che gli omosessuali facciano la scelta migliore. Ci si accoppia fra uomini e non ci sono più problemi.
In un certo senso s. Ho molto rispetto per l’omosessualità

Non pensi che le tue teorie siano frutto di generalizzazioni?
Forse sì, ma è arrivato il momento di dire quello che tutti gli uomini pensano. Oggi a Roma il tassista mi ha fatto una tirata di quaranta minuti su quanto fosse troia la madre.

Descrivi le donne con tre aggettivi
Presuntuose, instabili e…troie (non bisognava portare rispetto?, ndr).

Cosa ti piace della tua ragazza?
Ragiona con la testa di un uomo.

Alessandra Di Pietro, IL FOGLIO
– 19/03/2005

 

Klito

 


Chi accusa Giuspeppe Carlotti di aver scritto un libro misogino fa un gran male alle donne perché le ritiene una categoria e per di più suscettibile di sentirsi offesa se un maschio definisce alcune di loro stronze o decerebrate. A nessuno è venuto in mente di accusare le protagoniste di Sex and the city di essere androfobiche (parola poco usata e anche questo è significativo) quando parlano male degli uomini, anzi le più accorte hanno inteso il valore di un successo televisivo commerciale che ha saputo simboleggiare il gran dono fatto dall’autocoscienza femminista alle donne: dire tutto il possibile per esorcizzarlo, capirlo, agirlo, modificarlo, talvolta con sofferenza ma spesso ridendo di gusto.
Carlotti è un raro esempio di autocoscienza maschile dei trentenni italiani. La struttura narrativa del libro si basa, infatti, sui resoconti delle sedute con l’analista, apprezzabile coming out, e in lettere ad un amico alieno, erede del coniglietto immaginario di infantile memoria con cui condivide l’ossessione per le merci di consumo e l’odio per la guerra in Iraq, temi che da soli riguardano i due terzi dello scritto. L’autore usa fraseggi sulle donne che sono la summa dei luoghi comuni che ognuna ha sentito pronunciare nella sua vita senza esserne scalfita (al massimo un ceffone che scompone per qualche secondo la capigliatura). Prendere sul serio il merito di alcuni giudizi fa perdere il senso che ha scriverli in un libro, ovvero il racconto sincero del disagio di un giovane maschio, perennemente fatto di alcol e psicofarmaci, sperduto e spazientito da un femminile che non sta in nessuna categoria (qui Carlotti fa un’operazione commerciale bassa bassa e usa il bersaglio comodo della valletta/velina sbeffegiata e insultata). Il titolo Klito è, lo dice lo stesso protagonista del libro, un omaggio all’unico organo della donna che vale la pena di menzionare, guarda caso anche uno che abbiamo differente con gli uomini e forse quello di cui Carlotti ha invidia. Non per caso allora il protagonista del libro comincia a prendere una pillola anticoncezionale con la speranza di farsi crescere un apparato riproduttivo che però con la clitoride non è coincidente. Il libro è assolutamente comico e potrebbe incoraggiare altri ad esternare nell’umorismo un disagio che represso e non socializzato fa covare rancori e rischia di incoraggiare i ragazzi a coltivare un mito difensivo della superiorità maschile (comico anche quello, però).

NATALIA POGGI , IL TEMPO
– 20/03/2005

 

“Misogino per burla, ma odio le stupide”

 

Carlotti: le peggiori sono le trentenni in carriera cresciute col mito del calendario
Da un salotto tv all’altro l’autore del romanzo-diario “Klito” parla del rapporto con le donne

PER POTER partecipare agli ambitissimi bla-bla dei salottini catodici è sufficiente spacciarsi per l’ultimo dei misogini. Tappeti rossi a chi scrive: “Le donne sono una razza immeritevole di essere catalogata come facente parte dell’umanità”.
È Giuseppe Carlotti, alias Benzaldeide, alias Daniele Sandroni. Di mestiere fa il consulente di marketing ma poi ha scritto un libro “Klito” (Fazi Editore) ovvero il racconto semiserio (“Non è la vita stessa una tragicommedia?”) di un trentenne di successo che, a un certo punto, viene licenziato (addio status-symbol che ti permettono il rimorchio-facile), si ritrova con il mutuo da pagare, un odio sviscerato per il gentil sesso che lo trasforma in un serial killer. Klito è il diminuitivo dell’organo sessuale femminile.

Carlotti, perchè questo titolo?
“È una provocazione perchè in realtà la clitoride è un mini-pene. È dunque l’unico organo che non distingue l’uomo dalla donna”.

Allora, la misoginia, da dove nasce?

“È contro le donne che non hanno imparato dal femminismo. Sono quelle che sognano di fare le veline, le vallette ecc. e che se non sfondano in tv ripiegano nel rutilante mondo della comunicazione, nel marketing che è sottovuoto spinto”.

Non è il mondo nel quale lei si muove e che descrive con tanto di donne-manager “dal cervello che produce solo flatulenze e meteorismi”?

“Per questo tipo di donne l’unico problema è apparire. La massima ambizione? Fare un calendario come mamma-tv insegna”.

Lei si scaglia contro Amici e C’è posta per te poi va ospite da Maurizio Costanzo e Unomattina e non si perde una comparsata.
“È un atto di accusa contro la televisione. Sono programmi diseducativi perchè le famiglie a casa non hanno il senso di discernimento. Vengo messo a giro da tutta una serie di persone che non leggono libri, tantomeno il mio. E io li aggredisco. Io sono contro l’omologazione, la cultura egemone che è americana, la colonizzazione silente a cui la tv ha contribuito. Ha plasmato una generazione, la mia, che rincorre il mito della Bellezza fino a plastificarla, che ci fa ingurgitare hamburger verniciati alla cocciniglia (animaletto rosso presente nei coloranti delle caramelle!) che ha cambiato il mondo del lavoro all’insegna del precariato cronico”.

Queste trentenni perchè sono così terribili?

“Perchè scimmiottano Sex and the City. Tu mi piaci ma non ci sposiamo, niente figli perchè perdo la linea, divisione di beni e se poi ci scappa un lavoro a New York, marameo. Insomma gli uomini sognano le bellone dei calendari e non sanno che sono le loro vicine di casa (rifatte). Le donne tremende del mio libro le ho incontrate veramente. Donne che dividono l’umanità tra chi ha la Bmw e chi la Porsche e che escono con te solo se le porti al ristorante da 120 euro”.

Quanto incide il precariato in questa asfissia dei sentimenti?

“Tantissimo. Il precariato ammazza qualsiasi progetto di vita insieme. Ti impedisce di vivere”

 

Fiorella Iannucci, IL MESSAGGERO
– 07/03/2005

 

Il trent’enne ha un cuore misogino

 

Povere Veronica, Luciana, Irina, Giada, cadute nella rete di Benzaldeide, alias Daniele Sandroni: protagonista, oltre che caso clinico (ed effettivamente il nostro si affida ad uno psicanalista), di un romanzo volutamente irritante, ironico e feroce, tragico e delirante, Klito (Fazi, 184 pagine, 12,50 euro), che deve il nome all’ “unico e solo organo femminile concretamente degno di menzione”, è in realtà, per Sandroni, ventinovenne consulente di marketing nonché voce narrante, molto più del libro che si propone di scrivere. E’ un progetto terribile, che riguarda sì la “distruzione della donna in quanto essere geneticamente inferiore”, ma anche il proprio annullamento come uomo. Incapace, in barba all’assunzione massiccia di estrogeni e quantità industriali di alcol e ansiolitici, di “partorire” alcunché, se non pensieri, azioni e situazioni ributtanti (compreso un feto tenuto in un acquario nel liquido amniotico). E non ultima, una serie di delitti: preludio ad un suicidio costruito a tavolino da un folle in piena crisi maniaco-depressiva.
Va da sé che Klito, provocatorio e misogino qual è, è diventato subito un caso editoriale ( e su questo varrebbe davvero la pena interrogarsi). Diecimila copie vendute in meno di due settimane, passaggi televisivi e in radio per il suo giovane autore, oltre alla nutrita serie di insulti e apprezzamenti via e-mail di lettori perplessi: in ogni caso, puro zucchero per l’esordiente Giuseppe Parlotti, che proprio genio non è, ma nemmeno diabetico. E più che mai deciso a gustare il successo fino in fondo.
Classe 1974, romano, “studi classici in un liceo privato”, una laurea in Giurisprudenza (“per seguire la causa di mio padre, dirigente Rai, fatto fuori per i soliti cambiamenti politici. Una causa che va avanti ancora adesso, e che ha consumato tutti i soldi della mia famiglia”), parlotti sembra proprio la fotocopia di Benzaldeide, il graffiato consulente di marketing della Finplastica S.p.A., capace di tessere le lodi dil Prozac, del Viagra, di Wanna Marchi e della Playstation 2 con la stessa disinvoltura con cui insulta le sue giovani, “insignificanti”, fastidiose amanti. Stessa connotazione “apolitica” (con una forte avversione per l’America e per Bush). Stesso amore per il pulp (“Adoro Aldo Nove, ma vorrei fare la vita di Stephen King, un genio assoluto”). Stessa età, stessa professione (“ho sempre lavorato nel campo del marketing. Prima alla Nissan Italia, poi alla Finmatica: sì, proprio quella dichiarata fallita pochi mesi fa, schiacciata da 300 milioni di euro di debiti”). Identica sorte: “Costretto a dare le dimissioni, solo sette mesi dopo l’assunzione”.

Un po’ troppe “coincidenze, non le pare?
Klito non è un romanzo autobiografico, ma è ipocrita dire che non c’è niente della mia vita lì dentro. In realtà ho vissuto le stesse situazioni, che poi sono comuni a tanti trentenni. Purtroppo questa è la normalità. Siamo giovani preparati. E lavoriamo in cambio di nulla. Ti fanno fare sei mesi di stage e poi ti dicono: va bene, grazie, sei simpatico, ti facciamo i complimenti, ma in questo momento non assumiamo. Così tu passi anni e anni da un’azienda all’altra e ti ritrovi ancora a casa con mamma e papà. Siamo schiavi, ecco come ci trattano”.

E con la misoginia come la mettiamo ?
“Il mio non è affatto un romanzo misogino, semmai misantropo”

In che senso?
“Nel senso che alla fine a perdere sono gli uomini e le donne. A perdere è la società. E poi, il mio libro non parla di tutte le donne. Io sono felicemente fidanzato, e la mia dona è la persona che stimo di più. Le ventenni di Klito fanno parte di un tipo particolare, che va per la maggiore, che io chiamo alla Britney Spears. In una parola, quelle che non rinuncerebbero mai a fare un calendario o la velina. Quelle che classificano i ragazzi con cui vogliono uscire in “quello della Mercedes o quello della Bmw”. Sai perché le donne sono inferiori? Perché sono troppo sensibili al marketing. Hai per caso mai visto un uomo anoressico? L’uomo convive con la propria immagine, la donna no”.

Il tuo romanzo è dunque un appello disperato alle donne?
“Si, proprio così. E’ il mio modo di dire: se non avete la “terza”, non ce ne frega niente. Non dovete per forza essere magre. Piuttosto, siate dolci, siate carine”. E intelligenti, Carlotti, intelligenti.

Giuseppe Carlotti, PANORAMA
– 24/02/2005

 

Donna, quanto sei inferiore!

 

Per Benzaldeide, viziato protagonista di Klito (Fazi editore), le donne sono esseri inferiori. Il romanzo, firmato da Giuseppe Carlotti, segna la fine della generazione Peter Pan e dà inizio alla rivolta neomaschilista. In esclusiva per Panorama, alcuni stralci del volume in libreria dal 18 febbraio.

Dallo strizzacervelli
Dunque stai scrivendo un libro?”. “Sto scrivendo un libro Giovanni”.
– E di cosa tratta?
– Tratta della distruzione della donna in quanto essere geneticamente inferiore e della sua riduzione a monoporzioni di cibo preconfezionato al fine di alleviare la piaga della fame nel mondo.
– Interessante.
– Già interessante: Il libro s’intitola Klito ed è liberamente tratto dai colloqui giornalieri che intrattengo con un amico alieno. Ho scelto il titolo proprio con riferimento al clitoride: l’unico e solo organo femminile concretamente degno di menzione”.

Cenetta romantica
“Ordino tonno scottato in crosta di sesamo con cuscus pinoli e uvetta. Ineccepibile.
Lei ordina carpaccio di montone: Fuori luogo come quella stupida camicetta di lino bianco che indossa.
Di seguito prendo sushi sashimi e sushi maki. Stupefacente per sapore e presentazione. Lei ordina paccheri con polpo. Forse crede di trovarsi in qualche stabilimento balneare alle porte di Roma invece che al mirabolante centro storico della città eterna. Poi scelgo variazione di cioccolata con sale pepe e peperoncino. Le papille gustative ringraziano. Lei chiede un tiramisù espresso. Al mondo non c’è davvero niente di più scontato a parte i discorsi sulla moda e le migliori discoteche della capitale con i quali questa demente mi tormenta le tempie da più di tre quarti d’ora.
Bottiglia di Cloudy Bay impeccabile. Luciana non sa che siamo nell’olimpo assoluto dei vini bianchi e lo definisce un po’ troppo fruttato. Fruttato, cazzo. Cosa dici deficiente mangiacazzi tu non sai nemmeno quale sia l’etimologia dell’attributo fruttato (…).
Io grappa di Brunello. Che più morbida non esiste sulla faccia della terra. Lei moscato. La vite interpretata come occasione per sciupare il meglio di tutto”.

Eliminare Britney
“Sarebbe massimamente opportuno eliminare Britney Spears tramite la Cia. La cosa potrebbe essere organizzata durante un concerto a Chicago, o ad Atlanta: alcuni agenti opportunamente addestrati potrebbero camuffarsi da ballerini, infiltrarsi sul palco, bloccare la ragazza (…) e tagliare la gola con un coltello a serramanico. In alternativa le si potrebbe recidere la testa con un colpo secco di machete. Il mandante dell’omicidio, ovviamente, dovrà essere individuato nella persona di Bin Laden o in alcuni dei suoi ipotetici seguaci”. Le immagini dell’esecuzione dovrebbero essere trasmesse a reti unificate in tutti gli Stati Uniti. In sovrimpressione dovrebbe scorrere la dicitura “Attenzione bambine: questo è quello che accade alle donne che diventano famose. Ora tornate in cucina e imparate a preparare un ottimo cheesecake, un cheeseburger e in ogni caso qualcosa con formaggio per deliziare il maschio di casa””.

La collega
“- Provi ancora risentimento verso le donne in generale?
– Certo Giovanni continuo a ritenere le donne una razza immeritevole di essere catalogata come facente parte dell’umanità. Piuttosto preferirei ricondurla alla specie animale. Diciamo la specie animale più intelligente al mondo dopo il delfino. E ovviamente a quel particolare scimpanzè africano che mi dicono sia in grado di riconoscere numeri e colori abbinandoli a diverse qualità di cibo.
– Non capisco l’avversità che mostri nei confronti dei tuoi colleghi di lavoro e in particolare non condividi il tuo istinto omicida bei confronti della dottoressa Bocchinoli perché in esso intravedo un certo rifiuto della donna come possibile superiore in linea gerarchica.
– Giovanni io credo che la dottoressa Bocchinoli posa svolgere mansioni superiori alle mie in linea gerarchica solo quando esse hanno a che vedere con il corretto posizionamento di un assorbente interno e tuttavia ti rimando per un ulteriore chiarificazione di questo e altri concetti al libro che sto finendo di scrivere proprio in questi giorni”.

Paola Tavella, IO DONNA – CORRIERE DELLA SERA
– 12/02/2005

 

Trent’anni di misoginia

 

E’ senso comune fra molti scrittori e i loro cari che chi si dà alla letteratura non possa farne a meno, e che questa attività compulsivo/ manipolatoria lo salvi dal finire nelle mani dei camici verdi. Nessuna opinione ha trovato maggior conferma che nella alta e sottile persona di Giuseppe Carlotti, classe 1974. Carlotti ha scritto Klito, un romanzo d’esordio sorprendente ed efferato, tragico, irresistibilmente comico e misogino, in cui una certa quantità di signorine vengono disprezzate, stuprate, e fatte oggetto di sadismo. Sia l’autore sia il protagonista sono consulenti di marketing e si impegnano – il primo scrivendone, il secondo con azioni portate fino alle estreme conseguenze – a smascherare e diffamare il sistema della comunicazione.
Daniele Sandroni, voce narrante di Klito, perennemente fatto di vodka e psicofarmaci ma solo di una certa marca, viene improvvisamente licenziato con quattro mensilità di liquidazione e non sa che fare della sua inutile vita. Si dedica quindi alla stesura di lettere per un alieno del pianeta Klito, oltre che al tentativo di diventare ermafrodita e concepire da sé grazie all’assunzione selvaggia di progesterone. Possiede anche una specie di feto che tiene in un acquario e nutre con barrette al cioccolato, poi si stupisce che muoia. Ha uno psichiatra che si rivela un cretino e un maniaco sessuale, quindi lo molla. Lascia un pacco di soldi nei locali alla moda per portare a cena ragazze sotto i trent’anni con le quali intende fornicare, avvia con loro conversazioni insulse mentre pensa che sono delle prostitute – ma in termini più articolati e meno eleganti – per poi attirarle a casa sua, drogarle, appenderle al box doccia e procedere. Altrimenti gioca alla playstation e odia attivamente gli americani, ma non da destra o da sinistra piuttosto da una prospettiva apocalittica e ossessiva che si premura di comunicare a George Bush attraverso apposita corrispondenza.

Autoritratto spaventoso di una generazione, invettiva, pianto amaro e senza consolazione, Klito finisce con due omicidi very pulp. Vittime della furia di Carlotti e Sandroni sono, manco a dirlo, due donne, un’americana e la direttrice di una clinica dove Carlo, affetto da sindrome di Down e fratello del protagonista, muore solo senza che la famiglia sia neppure avvertita. E’ quindi con una certa apprensione che chi scrive si è costituita all’appuntamento con l’autore di questo diario di un’esperienza schizofrenica in cui è la parte malata a prevalere, premurandosi che ciò avvenisse in luogo pubblico e affollato. Carlotti si rivela lettore onnivoro e sapiente (Aldo Nove, Brett Easton Ellis, il Kerouac di Big Sur , Stephen King), bevitore di Coca Cola light, ex bambino grasso “inventore del Buondì ripieno di budino Royal”, ex vicino di casa della famiglia Moro. Con i vestiti per bene, il sapiente taglio di capelli e una cattiveria da far tremare, Carlotti è un manifesto horror della sua generazione, a proposito della quale pronuncia una frase memorabile:”A noi nati negli anni Settanta hanno promesso che saremmo diventati delle rockstar, adesso vogliamo diventarlo. Per questo andiamo a scopare in diretta al Grande Fratello”. Lo dice con gli occhi tristi di chi vorrebbe fare una strage ma, sapendo che non sono gesti privi di conseguenze, ha deciso di limitarsi a scriverne, come del resto tanti prima di lui. Subito dopo, però, attacca con la tesi di fondo, diciamo pure il tema centrale della sua opera, che le donne siano tutte puttane. E’ da qui che prende avvio una non facile conversazione. “L’unica aspirazione delle ragazze è fare le veline o un calendario pornografico. Posare nuda con la scusa che sono foto artistiche è prostituzione. Quando incontro una ragazza la classifico: o è un’arrampicatrice sociale oppure è in cerca di visibilità. Allora le do quello che vuole.. Vuole andare a cena in un ristorante da 120 euro a persona? Ce la porto. E’ un sistema di acquisto come un altro”. Ma perché lo fa, scusi, Carlotti. “Perché la donna fa ricatti sessuali impliciti. Se voglio che venga a letto con me devo farle dei regali, e allora me la darà anche se è fidanzata, con la scusa che il suo lui magari è uno sfigato e non un consulente di marketing come me. A letto fingerà l’orgasmo, ma è un problema suo se non ha il coraggio di dire a un uomo che la fa venire. Sono tute prostitute, e come tali vanno trattate. Non le stimo, non ci parlo, mi annoiano. E lo pensano tutti, solo che io ho il coraggio di dirlo”. Se le disprezza perché ci va a letto?”Sono belle. Gli uomini si invaghiscono delle belle. Ed è solo una gelida trappola. Nicole Kidman è il sex simbol del momento, no?Bè, si vede lontano chilometri che è incazzata e frigida. Guardi quella ragazza che passa (una modella, ndr. Ha un’espressione arrogante e prepotente. Invece le donne dovrebbero essere belle, intelligenti e dolci, oppure mettersi il burqa per leggere. Mentre noi bombardiamo l’Iraq perché costringono le donne a portare il burqa invece delle Nike”. Guardi che forse è stato per il petrolio. “Ah si, il petrolio. Odio gli americani, hanno trasformato le ragazze europee in tante Barbie”. Ma su, ma che dice, mica tutte.

“Zitta! parlar male delle donne è il mio compito biologico. Dobbiamo ribellarci, farvi capire che siete suddite, sopravvissute solo per la riproduzione. Quando gli uomini potranno concepire vi estinguerete, rimarranno solo alcune gnocche per il sesso”. Il suo alter-ego letterario, Sandroni, guarda film porno. Lo faccia anche lei, invece di frequentare donne. “Sono favorevole al porno, ho imparato moltissimo dai film hard. Le donne dovrebbero vederne, detto francamente non sanno scopare e si fingono politically correct. Si prostituiscono, ma criticano i maschi, parlano degli attributi, di chi è ben dotato e di chi è scarso”. Questo la ferisce per qualche ragione particolare?”No, guardi, sono a postissimo, per fortuna non ho problemi di misure”. Carlotti tutta questa rabbia avrà pure una ragione. “Essere arrabbiato ti mantiene integro, se no ti fai comprare. I ribelli di un tempo adesso sono addomesticati nel salotto di Costanzo con la lingua a penzoloni davanti alla Parietti che dice di essere la coscia lunga della sinistra. Tradiscono i loro ideali per un milione di euro, ma un milione di euro non è niente, compri una casa e sono finiti. Lo sa che io vivo in 60 metri quadri fuori dal centro e ne pago 1200 al mese? Se tutti hanno un prezzo, il mio è più alto. Dai dieci milioni di euro in su sono disposto a trattare”. Ma se andasse da un bravo dottore, magari prendesse qualche medicina? “Le prendo. Tutta la gente della mia età si droga perché si rende conto che essere bevuto di Mtv e mandare una media di trecento messaggini al giorno è così devastante che devi trovare un rifugio. Non conosco nessuno, e mai lo ho conosciuto, che non si fa di erba, di cocaina, o non si rifugia nel nirvana dei farmaci, me compreso”.
Volendo litigare con Carlotti, o anche solo rendersi conto di persona: www.giuseppecarlotti.fazieditore.it.

nati da donna? orribile!
Prima dei cavalieri, l’arme, gli amori per Ludovico Ariosto vengono “le donne”. Di cui non smise mai di parlar bene: “Le donne son venuto in eccellenza in ciascuna arte dove hanno posto cura”. Eppure non deve essergli servito granché, se è vero quello che scrisse il saggista inglese Joseph Addison: “E’ raro che gli uomini che nutrono il massimo rispetto per le donne godano di qualche popolarità fra loro”. Largo ai misogini, quindi, dal rancoroso Arthur Schopenauer: “In fondo la cuore le donne pensano che compito dell’uomo sia guadagnare soldi, e c ompito loro spenderli”, al rassegnato Charles Bukowsky:”le donne mettono sempre gli uomini uno contro l’altro. E’ la loro tattica. E noi ci stiamo cascando”. E oggi? La misoginia resiste. Verace quella di Vittorio Sgarbi: “Le donne, come i cocomeri, quando le vedo mi viene una voglia matta. Se non le vedo, non ci penso”. Cosmica quella di Massimo Fini: “Noi maschietti possiamo fare i duri e i bulli quanto vogliamo ma siamo tutti nati da donne. E’ orribile, se ci pensi”

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Klito
Collana:
Numero Collana:
35
Pagine:
224
Codice isbn:
888112727X
Prezzo in libreria:
€ 10,00
Codice isbn Epub:
9788876254888
Prezzo E-Book:
€ 3.99
Data Pubblicazione:
01-06-2006

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