Nino Ricci

La terra del ritorno

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La terra del ritorno raccoglie la trilogia composta dai romanzi Vite dei santi, In a Glass House e Il fratello italiano (quest’ultimo già pubblicato da Fazi Editore nel 2000) che hanno come protagonista Vittorio Innocente, emigrato in Canada con la famiglia negli anni Cinquanta. Da questa trilogia è stata tratta la miniserie Tv con Sophia Loren e Sabrina Ferilli, in onda su Canale 5. Un viaggio allegorico che, per i temi trattati – l’esilio, la morte, la rinascita – e per il valore fortemente simbolico della struttura narrativa, si può definire un moderno “romanzo epico”. Un avvenimento inaspettato, quando Vittorio ha sette anni, lo spingerà a lasciare insieme alla madre, donna forte, orgogliosa e ribelle, il piccolo e isolato paesino del Molise e a partire per quello che rappresenta il mito della libertà: l’America. È l’inizio del viaggio, di un percorso esistenziale emblematico, la cui prima fase si conclude simbolicamente con una morte, quella della madre, e una nascita, quella della sorella. Il secondo romanzo è ambientato interamente in Canada. Entrato in contatto con una realtà sociale e culturale diversa, Vittorio sarà costretto ad affrontare la necessità di integrarsi senza rinunciare alla propria dignità. L’ultimo romanzo è la conclusione del viaggio. Il rapporto di intenso amore fraterno e nello stesso tempo contrastato con la sorella ritrovata spingeranno Vittorio a tornare al punto di partenza, al piccolo e isolato paese che aveva lasciato tanti anni prima, per trovarlo profondamente diverso rispetto all’immagine che ne aveva conservato e capire che il passato è finito per sempre.

LA TERRA DEL RITORNO – RECENSIONI

 

Alberto Lunati, SPECCHIO – LA STAMPA
– 11/02/2004

 

Alla ricerca del mio tempo perduto

 

Un uomo misterioso che esce da una stalla in un paesino sperduto tra le montagne del Molise. Un bambino di sette anni che a poco a poco scopre il mondo, anche attraverso l’amore impossibile per la sorellastra. Un intreccio di relazioni, emozioni, ricordi. Una vita che è viaggio, una ricerca continua condotta tra quel sogno chiamato “America” da tutti gli emigranti e il ritorno al paesino d’origine. Per poi cercare ancora, tra le terre arse dell’immenso continente africano di rimettere insieme quei frammenti, quelle immagini che altro non sono che l’inizio (o il ritorno) di una nuova, più consapevole esistenza. E proprio Terra del ritorno è il titolo della trilogia di Nino Ricci (Vite dei Santi, Nella casa di vetro e Il fratello italiano, Fazi Editore) che da ieri è nelle librerie in edizione completa e arriva in tv il 20 e 21 (Canale 5) con uno sceneggiato che vede, tra i protagonisti, Sophia Loren e Sabrina Ferilli.
Nino Ricci è nato a Leamington, Canada, nel 1959. Oggi fa lo scrittore a tempo pieno e vive a Toronto. Figlio di emigranti molisani di origini contadine, ha studiato Letteratura inglese all’Università. Le sue opere, tra cui Testamente, sono state tradotte e pubblicate in tutto il mondo.
Nino Ricci, la critica internazionale consacra la sua opera sotto il nome di “epopea”. Come nasce Terra del ritorno?
“Avevo 22 anni ed ero appena tornato dalla Nigeria, dove mi ero recato, appena finita l’università e tra lo stupore generale dei miei genitori, per insegnare la lingua inglese. All’epoca scrivevo racconti, una passione che ho coltivato sin dall’adolescenza. Rientrato a Toronto, mi iscrissi a un master in scrittura creativa all’Università. Non avevo mai scritto nulla riguardo alle mie origini italiane, non almeno sino ad allora e quel corso, attraverso un esercizio più approfondito della scrittura, mi ha dato la possibilità di guardare anche in fondo alla mia memoria. Il primo romanzo, Vite dei Santi, è la tesi che scrissi per la conclusione del master, e che ha aperto la strada all’intera trilogia”.
Il protagonista della trilogia, Vittorio Innocente, vive in un paesino del Molise e finisce con l’emigrare in Canada e in Africa. Quanto c’è di autobiografico in questo percorso?
“Ho attinto molto, soprattutto in Vite dei Santi, dalla mia prima esperienza in Italia. Avevo dodici anni quando, per la prima volta, con i miei genitori, tornammo nel nostro paese d’origine, tra le montagne del Molise. Fu un colpo nello stomaco: paragonato al Nordamerica, quello delle alture molisane, popolate da contadini, mi sembrava un mondo arretrato, sperduto. Ma anche un mondo nuovo, che a poco a poco ha finito col permeare tutto il mio essere, attraverso i suoi odori, sapori, colori, riempiendolo di quelle immagini che mi sono tornate alla memoria quando ho iniziato a scrivere la trilogia”.
Non è un caso che quel mondo sia descritto proprio attraverso le parole di Vittorio, un bambino di sette anni…
“Certo: molti dei personaggi che popolano le pagine del romanzo sono ripescati dalle mie memorie di dodicenne. Figure come quelle di mio nonno, per esempio, hanno segnato in maniera indelebile la mia immaginazione. Un uomo forte, di origini contadine e che tutti in paese chiamavano ancora ”podestà”: la prima volta che lo vidi, col suo bastone e le sue medaglie, mi terrorizzò…”.
Il tenia dominante della sua opera è quello del viaggio, inteso come ricerca. Una ricerca che, anche nelle ultime pagine della trilogia, sembra destinata a non finire mai…
“Una ricerca che, non lo nascondo, amo paragonare a quella del paradiso perduto. Per l’emigrante, quel paradiso è il paese nel quale arriva, nella speranza di potersi lasciare alle spalle il passato, salvo poi, dopo decenni, scoprire che quello stesso paradiso si trova là dove sono le sue vere origini. E in qualche modo, noi tutti cerchiamo di ritornare a quella che ci sembra essere una sorta di innocenza perduta. Ma questo viaggio, questa ricerca, non ha mai fine. E’ un archetipo, quello stesso tipo di archetipo che troviamo in grandi storie come quelle della Bibbia, di Ulisse nell’Odissea, del Re Pescatore…”.
C’è una qualche speranza di ritornare a questo paradiso, come sembra suggerire lo stesso titolo della trilogia?
“Attraverso la memoria, la scrittura, talvolta. Lo stesso protagonista della trilogia, Vittorio, dopo avere cercato a fondo le sue radici, una ricerca che lo spinge al limite del suicidio, ricomincia da capo, in Kenia, tentando di rimettere insieme quei frammenti della sua esistenza e delle sue esperienze più intime che possono aiutarlo a proseguire il suo cammino. Ma non c’è scampo, non si può in nessun modo tornare indietro e quella del paradiso è una ricerca senza fine…”.
Quale è la su idea di paradiso?
“Quando ero piccolo pensavo al paradiso come a un posto nel cielo. Poi sono cresciuto e, dopo aver letto a fondo Freud, mi sono fatto l’idea che paradiso potesse essere la conoscenza completa data dall’unione di conscio e inconscio. impossibile: per qualche ragione, quelli che sono i motivi più cupi dell’animo umano restano tali, con il loro bagaglio di disincanto e disillusione”.

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
La terra del ritorno
Pagine:
600
Codice isbn:
8881124866
Prezzo in libreria:
€ 13,00
Data Pubblicazione:
10-09-2004

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