Piero Degli Antoni

La verità è un’altra

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È notte. Sull’autostrada Milano-Bergamo un’auto sbanda e precipita dal viadotto sull’Adda. Manlio Fiorentini, prestigioso giornalista ritiratosi inspiegabilmente a lavorare per un giornale di provincia, assiste all’incidente e accorre in soccorso del guidatore, appena in tempo per sentire il ferito sussurrare la parola “Alice” prima di morire. Arrivato in redazione a Bergamo, Fiorentini scopre che la vittima dell’incidente era Guglielmo Rondine, figlio unico dell’uomo più ricco e importante della città. Sembra un incidente come tanti, eppure per Fiorentini qualcosa non torna. Inizia così una ricerca lunga e complicata da falsi indizi e testimonianze contraddittorie, per tentare di comprendere cosa sia effettivamente accaduto. Non è solo curiosità professionale: il giornalista è spinto anche da un interesse personale che lo porta a indagare, contro tutto e contro tutti, soprattutto contro una città arcigna e torva che cerca di espellerlo. Durante la sua ricerca emerge il passato oscuro di Manlio Fiorentini, il peso di una colpa che ha cercato di cancellare e che invece la parola “Alice” e ciò che rappresenta hanno riportato a galla. Un thriller metafisico, dal ritmo incalzante e reso indimenticabile dalla storia d’amore che lega Guglielmo Rondine alla misteriosa Alice, un giallo che supera brillantemente il “genere” nella ricerca delle ragioni profonde che giustificano e muovono la nostra esistenza.

Piero Degli Antoni, nato a Bergamo, vive a Milano dove scrive per “Il Giorno”. Per Bompiani è autore del fortunato Gli uomini preferiscono le altre e di Sarò sincero.

LA VERITÀ È UN’ALTRA – RECENSIONI

 

Paolo De Martino, L’ECO DI BERGAMO
– 13/11/2008

 

Degli Antoni

 

 

 

Alessia Sbroiavacca/Lisa Buonanno, IL PICCOLO
– 27/02/2008

 

Dall’Oceano di Baricco a un giallo intrigante che riporta al passato

 

 

 

IL NUOVO GIORNALE DI BERGAMO
– 14/01/2003

 

Quell’auto sul ponte

 

“E’ notte. Sull’autostrada Milano-Bergamo un’auto sbanda e precipita dal viadotto sull’Adda. Manlio Fiorentini, prestigioso giornalista ritiratosi inspiegabilmente a lavorare per un giornale di provincia, assiste all’incidente e accorre in soccorso del guidatore, appena in tempo per sentire il ferito sussurrare la parola “Alice” prima di morire”. Fiorentini sa che dietro a quella morte si nascondono mille segreti e tante storie misteriose. Il giornalista inizia la sua ricerca, fra falsi indizi e testimonianze contraddittorie. Nel suo percorso verso la Verità vuole capire cosa si nasconde dietro quel nome, a prezzo di combattere con i sensi di colpa del passato e con l’ipocrisia di una città troppo “stretta”.

 

Laura Di Teodoro, IL NUOVO GIORNALE DI BERGAMO
– 14/01/2003

 

Degli Antoni cerca un regista

 

Bergamo – La prima edizione del suo nuovo libro sta esaurendo, le vendite fanno registrare 5.000 copie vendute ed ultimamente è stato oggetto di contesa all‚ultima Fiera del libro di Francoforte; Piero degli Antoni ha fatto centro, „La verità è un‚altra‰, thriller metafisico ambientato a Bergamo e a tratti autobiografico, ha tenuto tutti con il fiato sospeso, fino a quell‚ultima pagina, svelatrice di una verità racchiusa nel mistero del nome „Alice‰. Successo anche all‚estero, dopo la Germania altri due paesi si sono candidati per la pubblicazione dell‚opera: „Il libro è piaciuto anche in Francia e in Inghilterra ˆ ha commentato l‚autore ˆ e sono arrivate proposte per un film‰. „La verità è un‚altra‰ sul grande schermo quindi, una rivelazione che nasconde un pizzico di scaramanzia: „Mi ha chiamato Davide Marengo, regista di cortometraggi, che sta cercando il soggetto per il suo primo film, ha letto il libro e sembra essere interessato, è sempre una speranza però. È una soddisfazione perché, come tutti gli altri libri, ho scritto la trama pensando per immagini‰.

La trama è ambientata a Bergamo, quella stessa città da cui Degli Antoni è „fuggito‰, lontano da quel giornalismo di provincia „ipocrita‰ e oggetto di censura: „Il pregio del giornalismo di Bergamo è che impari a fare tutto ˆ commenta l‚autore ˆ ma il difetto più grande è la forte censura. In provincia si conoscono tutti e bisogna farsi favori, in città è meno facile‰. Nelle avventure di Fiorentini si riflettono i sogni dell‚autore, l‚idea di un giornalismo che sia ricerca e indagine, che va sempre alla ricerca di una verità che sta oltre l‚apparenza: „Il mio sogno è di fare un giornale come il programma „Le Iene‰. Un giorno, con un mio amico, ci siamo divertiti al pensiero di realizzarlo ma è troppo difficile, richiede dei costi che i giornali di oggi non possono permettersi‰. Cosa manca allora al giornalismo di oggi? Piero Degli Antoni risponde in maniera concisa: „Mancano persone che sappiano scrivere veramente‰. Tra i sogni che lo portano ad immedesimarsi in un alter ego come Fiorentini, alla realtà come redattore della sezione spettacolo e cultura, lo scrittore è tornato al lavoro con il suo quarto libro: „La trama è ambientata sulla riviera ligure di levante e tratta di un giudice apparentemente infallibile che si rende conto un giorno di aver sbagliato qualcosa‰, un altro „noir esistenziale‰ che va oltre il giallo e stravolge le regole della narrativa poliziesca.

 

LA NAZIONE
– 29/10/2003

 

Premio “Fenice Europa”

 

Cascia: “Ho sempre scritto anche quando non speravo di pubblicare, scrivo perché mi diverto io per primo, che è la condizione indispensabile. Poiché, se mi diverto io, poi, forse, qualcuno si divertirà anche a leggere i miei romanzi”. E’ il commento a caldo di Piero Degli Antoni, proclamato a Cascia vincitore con La verità è un’altra Fazi Editore, della sesta edizione del premio letterario internazionale “Fenice Europa”. Al secondo posto Il sopravvissuto (Rizzoli) di Luca Goldoni con 214 voti. Terzo Carlo Castellante con Casta diva (Mondadori).

 

Luca Desiato, IL NOSTRO TEMPO
– 29/06/2003

 

Su un figlio le colpe di un padre

 

Vita di provincia a Bergamo. Un luogo simbolo fra i tanti italiani, che attirano i nuovi scrittori per le loro possibilità realistiche. E’ il caso di Piero Degli Antoni con il suo “La verità è un’altra” dell’editore Fazi. Manlio Fiorentini, direttore di un giornale locale, si imbatte di notte in un incidente stradale: un’auto vola giù dal cavalcavia dell’autostrada. La vittima è il giovane Guglielmo Rondine, playboy e amante di auto d’epoca, figlio di Augusto, l’uomo più ricco della città, padrone della banda locale, del quotidiano e della squadra di calcio. La notizia è ghiotta e la redazione è in fermento. Ma la cronaca già preparata sparisce e il giornale tace.
Qualcuno ha interesse che cali il silenzio. Per questo motivo il giornalista Fiorentini decide di investigare personalmente per svelare i misteri che circondano il fatto. Con le sue investigazioni appura che Guglielmo Rondine non è stato vittima di un incidente, ma si è suicidato. Poco alla volta si scoprono tessere di un mosaico: il vecchio Rondine e le sue speculazioni edilizie fra Bergamo e Milano, la sua banca che eroga somme di denaro in maniera ambigua, un film amatoriale girato dal giovane Guglielmo in cui compare una giovane donna, un misterioso fatto di sangue accaduto nel 1945 tra nazisti e partigiani in cui è implicato lo stesso Rondine senior.
Alle rivelazioni man mano se ne aggiungono altre, facendo della storia un ginepraio. Il giornalista Fiorentini scopre anche un delicato amore giovanile di Guglielmo con la bellissima Beatrice, intellettuale e, come lui, amante del cinema. Gli incontri, in quel labirinto di provincia, continuano. C’è quello con lo svizzero Warburg,ricco allevatore di cani di razza e quello con don Filasti, vecchio compagno di Augusto al tempo della lotta partigiana, oggi direttore di un istituto per handicappati, quello col mellifluo Zenoni, editore del giornale,che vuole corromperlo e, al rifiuto, lo licenzia. Cominciano le morti misteriose: Warburg muore schiacciato da un treno: sembra che “tutto sia riconducibile ad una volontà nascosta”, a una misteriosa mano che tira le fila della vicenda.
A questo punto entra in scena Elettra, la misteriosa amante di Guglielmo che cerca di aiutarlo a districare l’intrecciata matassa. Ma anche lei, come molti dei personaggi che entrano nella vicenda, è ambigua e inaffidabile. Come ambigue e inaffidabili sono, di volta in volta, le acquisizioni e le piccole scoperte che Fiorentini va facendo. Una di esse pare risolvere il caso. L’oro rubato dai partigiani nel lontano 1945 ad un gerarca fascista intercettato e ucciso ( oro non consegnato al Fronte di liberazione nazionale ); era stato quel bottino fraudolento, una volta investito, la base della fortuna bancaria di Rondine e dei suoi compagni: chi si era opposto al furto era stato soppresso. Guglielmo Rondine, che aveva scoperto questo segreto del padre, non aveva retto alla vergogna e, in una specie di “auto da fè” espiatorio, si era suicidato. Ma altre soluzioni si accavallano a questa, ricacciandola nel labirinto, a riprova che “la verità è sempre un’altra”.
Andante con moto per un poliziesco nostrano intrigante, pur con qualche sgranatura e ripetizione. Le ragioni dell’intrigo e i percorsi del delitto, le ricerche nel labirinto e il labirinto nelle ricerche, tutto questo emerge dalle pagine di un romanzo che ha la sua marcia in più in una geometrica intavolatura di indizi mai sufficienti eppure indispensabili al finale scioglimento. Quella che semmai ci si aspetterebbe più marcata nella sua drammatica e soffocante presenza è la provincia, ne mancano l’atmosfera, i veleni, le nevrosi che hanno fatto grandi certi romanzi di Simenon.

 

Anselmo Paris, LA TELE
– 31/12/2002

 

Con gli occhi bene aperti

 

Manlio Fiorentini, giornalista di rango e confinato – si fa per dire – a dirigere il più importante quotidiano di Bergamo, cerca un senso alla vita e gioca con la morte guidando di notte in autostrada. Ma stavolta trova chi sta peggio di lui, proprio davanti ai fari della sua Lybra SW. E’ Guglielmo, rampollo dell’uomo più ricco di Bergamo, la cui Aston Martin su un viadotto, senza pensarci troppo, vola giù dal guardrail. Da li in avanti, Manlio cerca: l’occupante dell’auto, la sua storia, la verità, il suo passato (di Guglielmo e il suo di Manlio). In una Bergamo di poteri occulti e visibili talmente surreale da non poter che essere costruita con elementi reali. Alla fine, tra storia di resistenza tradita, omicidi in serie e ombre del passato, la verità è appunto un’altra. Ammesso che convenga conoscerla, La verità è un’altraè il terzo romanzo di Pietro Degli Antoni, giornalista che si occupa di tv e spettacolo con il distacco necessario che i due generi imporrebbero a qualsiasi persona avveduta. L’estraneità morale del protagonista è la medesima estraneità rispetto a tutto quanto rende desolante l’esistenza e il lavoro. Legittima difesa, l’attacco dell’indignazione che cova sempre, il disincanto come unica morale. Va bene così, tanto che il personaggio Manlio, una volta serializzato in altra veste, potrebbe costruire in futuro una figura non secondaria nella narrativa italiana di genere

 

Filippo La Porta, MUSICA! – LA REPUBBLICA
– 06/02/2003

 

La verità è un’altra

 

Dopo la Bologna di Lucarelli, la Sicilia di Camilleri e Cara, il Veneto di Carlotto il giallo italiano si arricchisce di un nuovo paesaggio urbano: la Bergamo di Degli Antoni. Il suo thriller ci porta attraverso una scrittura educata e colta negli angoli più nascosti della provincia italiana, fra ricatti e delitti, sogni in frantumi e traffici loschi, amori e storie torbide di 50 anni fa. L’io narrante, inquieto direttore del quotidiano locale, indaga su un suicidio eccellente ma alla fine esplorerà la parte – inconfessabile – della propria vita.

 

LA NAZIONE
– 30/01/2003

 

Romanzo noir ambientato nel Bel Paese

 

BONASSOLA — Il borgo di Bonassola protagonista nell’ultimo romanzo noir di Piero Degli Antoni «La verità è un’altra», edito da Fazi e già disponibile in libreria.
Piero Degli Antoni, scrittore e giornalista al «Giorno» di Milano, è bergamasco d’origine e appassionato della costa ligure, dove trascorre le vacanze estive con la famiglia da qualche anno. E da Bergamo alla riviera spezzina si dipana la trama del thriller e l’ardua ricerca della verità su un misterioso omicidio da parte del protagonista del romanzo: Manlio Fiorentini, direttore di un quotidiano locale, che si trova a tu per tu con il proprio passato e la morte di un giovane rampollo della città lombarda. Tuttavia è nel paese spezzino che avvengono gli episodi cruciali: nel porticciolo di Bonassola è ancorata una barca dal nome enigmatico, «Alice», lo stesso nome della donna che farà perdutamente innamorare il protagonista, e il santuario della Madonnina della Punta è lo scenario dove avviene un cruento scontro a fuoco che sconvolge la quiete dell’ameno borgo marino. Chi lo ha già letto sostiene che è davvero un interessante intreccio di personaggi e situazioni quello tratteggiato dall’autore, giornalista di spicco ma anche sceneggiatore, ricco di riferimenti letterari e attento alla valorizzazione dei dettagli. E al sito personale di Degli Antoni ([email protected]) poco tempo dopo l’uscita del libro, sono già arrivate diverse e-mail proprio dalla nostra riviera, da parte di abitanti o di appassionati dei luoghi, con apprezzamenti rivolti all’autore per la sua capacità di tratteggiare luoghi e peronaggi con il suo stile particolare, che ha creato un noir metafisico, dal ritmo incalzante.
(M.G.)

 

 

Vecchi Gian Guido, IL CORRIERE DELLA SERA
– 31/12/2002

 

Alice non abita più nel paese delle meraviglie

 

Nel sesto capitolo di Attraverso lo specchio, Alice incontra Humpty Dumpty. E quando lui sente come si chiama, «che nome stupido!», esclama, «che cosa significa?». La ragazzina è dubbiosa, «un nome deve avere un significato?». Ma l’ uovo semiologo di Lewis Carrol non ha dubbi: «Certamente». Non ha dubbi neppure Manlio Fiorentini, che viaggia di notte sulla Milano-Bergamo e vede un’ auto che lo supera, gli taglia la strada, infila un varco nel guard-rail e precipita nella riva dell’ Adda. Scende verso la carcassa e scorge un uomo che, morendo, gli mormora una sola parola: «Alice». Che significa? Chi o cosa è Alice? Manlio è un giornalista, un grande inviato in fuga dal proprio passato che si è ritirato a dirigere un quotidiano di Bergamo. L’ uomo dell’ auto è figlio di Augusto Rondine, proprietario occulto del giornale e, attraverso il potentissimo Banco di provincia, dell’ intera città. La verità ufficiale parla di incidente, ma il giornalista è convinto si tratti di un suicidio. E ind aga, alla ricerca della verità e di se stesso. Manlio non ha il cinismo di Sam Spade o la santità di Marlowe, piuttosto il disincanto dei personaggi di Léo Malet, «non ho più sogni da perdere». Ma quel nome, «Alice», lo fa sentire di nuovo responsabi le. Pensa alla figlia che amava Alice nel paese delle meraviglie. E va avanti contro tutti, perché non ci si può fidare di nessuno e, come in un gioco di specchi, «la verità è sempre un’ altra». Un vecchio film mai terminato, storie rimosse della gue rra partigiana, delitti e segreti: per capire il mistero di Alice bisognerà arrivare fino all’ ultima parola dell’ ultima pagina. Ne vale la pena. Al suo terzo romanzo, Piero Degli Antoni non ha scritto soltanto un thriller che si legge d’ un fiato, senza potersene staccare. Uno stile limpido racconta l’ amore perduto, la vita sprecata, il tradimento di se stessi. Come i capolavori di Lewis Carrol, anche questo è un Bildungsroman: un romanzo di formazione alla vita. Perché «ci vuole più coraggio per vivere che per morire». Gian Guido Vecchi PIERO DEGLI ANTONI La verità è un’ altra Fazi Editore pagine 300 euro 13

 

Paolo Aresi, ECO DI BERGAMO
– 20/12/2002

 

C’è un delitto “eccellente”. E Bergamo si tinge di giallo

 

Un romanzo dal ritmo incalzante, di scorrevole lettura.
Un romanzo giallo il cui protagonista è il direttore di un giornale quotidiano, libro ambientato interamente a Bergamo. La verità è un’altra (Fazi editore) rappresenta il terzo romanzo pubblicato da Piero Degli Antoni, giornalista bergamasco che da diversi anni vive e lavora a Milano. Ed è la prima volta che Degli Antoni si cimenta con il genere giallo. Protagonista del romanzo è il direttore del quotidiano, La Gazzetta di Bergamo. Nella costruzione della trama e dei personaggi, Degli Antoni attinge al suo bagaglio di esperienza e di conoscenza della nostra città, mescolandone le caratteristiche. Così a tratti sembra alludere, non rinunciando per la verità a qualche giudizio sbrigativo e a qualche luogo comune di troppo, a situazioni riconducibili al passato del nostro giornale e, più spesso, a quello del vecchio, storico giornale laico della nostra città, il <+corsivo>Giornale di Bergamo <+tondo>degli Anni Sessanta e Settanta. Il direttore del quotidiano è milanese, un personaggio tutto coinvolto nella trama, dai cui fili emerge a fatica. È un uomo d’azione, un giornalista di razza che tuttavia è segnato da esperienze amare che, all’inizio del libro, gli fanno dire: “Mi piace guidare di notte. È l’unico momento in cui riesco a dimenticare. L’ideale sarebbe allontanarsi senza arrivare mai. Purtroppo, da qualche parte si arriva sempre. Ti fermi, e non c’è niente da fare: per quanto tu abbia viaggiato rapido, qualche ricordo è stato più veloce di te”. Ma psicologie e sentimenti, in questo libro, cedono senz’altro il passo allo svolgersi incalzante della storia, della ricerca di una ragione, di una verità che sta alla base dell’episodio che è il perno dell’intero romanzo: la morte di Guglielmo Rondine, unico rampollo dell’uomo più potente della città. Davvero si tratta semplicemente di un incidente stradale? O l’incidente è soltanto apparenza, un trucco, un inganno? È proprio il direttore del quotidiano a portare avanti l’indagine. Indagine scomoda, non gradita a una parte che conta della città. La ricerca diventa odissea attraverso luoghi, situazioni, personaggi, centri di potere della città. Personaggi inventati, aziende, banche immaginate, costruite ancora con la tecnica del collage a cui accennavamo prima, a proposito del giornale. Un’opera di fantasia che tuttavia pone alcune domande sul carattere della nostra città e suggerisce riflessioni sulla distribuzione del potere in una città di provincia, dove tutti conoscono tutti, dove sembra che l’obiettivo ultimo sia il quieto vivere, il rispetto dello “status quo” e dei rapporti di potere. Degli Antoni getta uno sguardo anche al carattere dei bergamaschi, ne mette in luce aspetti negativi (la chiusura, l’atteggiamento rude), ma anche alcuni positivi come la concretezza, il saper fare. A un certo punto li paragona alla funicolare: la via più breve e diritta, per quanto faticosa, per arrivare allo scopo. Ma si tratta, anche qui, di analisi che non vanno molto più in là del luogo comune, perché, in fondo, è sempre la trama che domina il libro, la volontà della ricerca giornalistica per approdare a una verità. E dunque: perché è morto Guglielmo Rondine? Perché qualcuno cerca con ogni mezzo di bloccare l’indagine? Chi era realmente questo rampollo, un playboy, un ragazzo viziato, un genio distrutto dallo strapotere del padre? E perché il nostro giornalista sfida ogni pericolo pur di portare la ricerca della verità?

 

 

SECOLO XIX
– 23/12/2002

 

La verità è un’altra

 

 

Un thriller metafisico per Piero Degli Antoni, giornalista e scrittore bergamasco. Ne La veritàè un’altra (Fazi Editore, 13 euro) racconta di un “collega”, Manlio Fiorentini che, inspiegabilmente, sceglie di lavorare per un giornale di provincia. Un giorno, sull’autostrada Milano-Bergamo, assiste a un incidente stradale nel quale perde la vita un uomo: prima di spirare sussurra un nome, Alice. Fiorentini, verificato che la vittima è il figlio dell’uomo più importante della città, avvia così una ricerca, lunga e complicata…

 

Carlo Casati, IL CITTADINO
– 10/12/2002

 

Il “noir” italiano fa tappa a Bergamo

 

 

Bergamo, una notte di nebbia come tante. Un uomo al volante di una fuoriserie si suicida lanciandosi oltre la scarpata. C’è un testimone oculare: Manlio Fiorentini, direttore del locale quotidiano. È il primo a soccorrere la vittima. Raccoglie la sua ultima parola, un nome misterioso, Alice, poi la polizia lo allontana bruscamente dalla scena. Nel cuore della notte Manlio apprende che la vittima è nientemeno che Guglielmo Rondine, unico figlio del commendator Augusto: banchiere, imprenditore, presidente della squadra di calcio. In una parola: il padrone della città. E, va da sè, del giornale. In qualunque altro posto al mondo una notizia del genere farebbe clamore. Non però a Bergamo. Dove il suicidio del figlio del padrone viene fatto passare per incidente e a Manlio si fa chiaramente capire che non è il caso di fare troppe domande. Ma Manlio non è uno di quegli yes-men che tremano davanti all’editore. Un tempo era un giornalista di successo, se si è ritirato, è perché una tragedia familiare l’ha sconvolto. Ora un’altra tragedia familiare, quella dei Rondine, lo richiama prepotente alla vita, e a ciò che della vita per un giornalista è il sale: la scoperta della verità. Chi era Guglielmo Rondine? Perché si è ucciso? E che segreto si nasconde dietro la misteriosa Alice? Tentare di rispondere a queste domande è, per Manlio, il modo di ritornare a vivere dopo il lungo letargo venato di morte. Alla fine, scopriremo che la verità è un’altra: perché sta sempre e comunque da un’altra parte. Fuori, nel mondo, quando la cerchiamo dentro di noi. E viceversa. Continua così con questo romanzo di Piero Degli Antoni il Giro d’Italia del nuovo “noir”. Dopo la Bologna di Macchiavelli e Lucarelli, la Napoli di Veraldi, la Milano di Pinketts e Dazieri, la Firenze di Leonardo Gori, la Versilia di Simi, la Sicilia di Camilleri e Di Cara, il Nord-Est di Carlotto e la Rovereto di Narciso, ora tocca a Bergamo, città apparentemente fredda e in realtà bruciante di passioni sopite che giustifica il vecchio adagio «sota la sender, brasca», sotto la cenere brace. E come in tutti i noir riusciti, il meglio sta in quelle piccole impurità che tradiscono il canone di genere, rivelando, attraverso l’apparente imperfezione, l’anima calda dello scrittore.

 

Giancarlo de Cataldo, IL NUOVO
– 09/12/2002

 

La verità, è un’altra

 


Esce edito da Fazi l’ultimo noir di Piero degli Antoni ambientato in una Bergamo apparentemente fredda ma, in realtà, ricca di passioni

Bergamo, una notte di nebbia come tante. Un uomo al volante di una fuoriserie si suicida lanciandosi oltre la scarpata. C’è un testimone oculare: Manlio Fiorentini, direttore del locale quotidiano. E’ il primo a soccorrere la vittima. Raccoglie la sua ultima parola, un nome misterioso, Alice, poi la polizia lo allontana bruscamente dalla scena. Nel cuore della notte Manlio apprende che la vittima è nientemeno che Guglielmo Rondine, unico figlio del commendator Augusto: banchiere, imprenditore, presidente della squadra di calcio. In una parola: il padrone della città. E, va da sè, del giornale. In qualunque altro posto al mondo una notizia del genere farebbe clamore. Non però a Bergamo. Dove il suicidio del figlio del padrone viene fatto passare per incidente e a Manlio si fa chiaramente capire che non è il caso, non è proprio il caso, di fare troppe domande. Ma Manlio non è uno di quegli yes-men che tremano davanti all’editore. Un tempo era un giornalista di successo, di quelli con rubrica&foto, sempre a caccia di scandali in giro per il mondo, assistito da “un’imperitura patente di impegno sociale”. Se si è ritirato, è perché una tragedia familiare l’ha sconvolto, minando nel profondo la sua voglia di vivere. Ora un’altra tragedia familiare, quella dei Rondine, lo richiama prepotente alla vita, e a ciò che della vita per un giornalista è il sale: la scoperta della verità.
Chi era Guglielmo Rondine? Perché si è ucciso? E che segreto si nasconde dietro la misteriosa “Alice”? Tentare di rispondere a queste domande è, per Manlio, il modo di ritornare a vivere dopo il lungo letargo venato di morte. E pazienza se lungo il cammino qualcuno ci lascerà le penne, molte illusioni cadranno, l’ombra lunga di un passato inconfessabile stenderà le sue dita adunche sulla quieta routine dei borghigiani e lo stesso Manlio sarà chiamato a una spietata resa dei conti con la sua personale miseria umana. Alla fine, scopriremo che la verità “è un’altra”: perché sta sempre e comunque da un’altra parte. Fuori, nel mondo, quando la cerchiamo dentro di noi. E viceversa.

Con questo bel romanzo di Piero Degli Antoni il Giro d’Italia che da un po’ di tempo accomuna i migliori prodotti del noir nostrano si arricchisce di un’altra tappa. Dopo la Bologna di Macchiavelli e Lucarelli, la Napoli di Veraldi, la Milano di Pinketts e Dazieri, la Firenze di Leonardo Gori, la Versilia di Simi, la Sicilia di Camilleri e Di Cara, il Nordest di Carlotto e la Rovereto di Narciso, ora tocca a Bergamo, città apparentemente fredda e in realtà bruciante di passioni sopite che giustifica il vecchio adagio sota la sender, brasca, sotto la cenere brace. E come in tutti i noir riusciti, di là dalla pur apprezzabile trama e dalla canonica mestizia del protagonista, come sempre un eroe ferito in cerca di riscatto da una vasta ferita interiore, il meglio sta in quelle piccole impurità che tradiscono il canone di genere, rivelando, attraverso l’apparente imperfezione, l’anima calda dello scrittore. Nel caso di Degli Antoni, vanno segnalate la pittura d’ambiente, la caratterizzazione degli antagonisti, le acute riflessioni che l’autore (anche lui giornalista di mestiere) dedica al suo affascinante e troppo spesso tradito mestiere e, non ultima, una lingua ricca di rimandi letterari e di citazioni cinematografiche che il lettore scaltro non mancherà di cogliere con autentico compiacimento.

 

MILANO FINANZA
– 01/11/2002

 

La verità è un’altra

 

Un thriller avvincente, scritto in maniera chiara e scorrevole. Al centro della storia, la morte di un rampollo della Bergamo bene, Guglielmo Rondine, figlio del presidente della banca locale. Sull’incidente d’auto indaga il direttore del quotidiano cittadino. Un uomo che, in un momento di crisi, ha deciso di ritirarsi a Bergamo. L’inchiesta lo induce a riflettere.

 

Antonia Bassanetti, TV, SORRISI E CANZONI
– 14/11/2002

 

La verità è un’altra

 

Un incidente notturno sull’autostrada Milano-Bergamo in realtà nasconde, e svela, un mistero che risale a molti anni prima. Testimone prima, e alla ricerca della verità e di se stesso poi, è un giornalista che ha rinunciato a successo e carriera. Un nome rivelato in punto di morte, Alice, è il peso di una colpa celata, ma non cancellata. Piero Degli Antoni, scrittore e giornalista, narra con ritmo da film d’azione una storia intrisa di una provincialità tutta italiana.

 

ANSA
– 19/11/2002

 

PER PIERO DEGLI ANTONI, ‘LA VERITA’ E’ UN’ALTRA’

 

L’ ipocrisia tipica della provincia

e la censura che si abbatte sui giornalisti dei quotidiani

locali fanno da sfondo al nuovo romanzo del giornalista Piero

Degli Antoni, ‘La verita’ e’ un’altra’, Fazi Editore, un giallo

metafisico venato di autobiografismo, oggetto di contesa

all’ultima Fiera del libro di Francoforte, vinta con l’ offerta

di 30mila euro dall’ editore Claassen Verlag.

La vicenda si svolge a Bergamo, citta’ natale dell’ autore,

dove ha lavorato prima di approdare alla redazione milanese del

quotidiano ‘Il Giorno’. Il protagonista, Manlio Fiorentini, e’

un prestigioso giornalista che per vicende personali si e’

adattato a fare il direttore di un giornale di provincia. Il

destino lo fa assistere a un suicidio sotto forma di incidente

che cambiera’, in meglio, la sua esistenza, portandolo a mettere

in discussione il suo ‘buen retiro’ bergamasco, che non si

rivelera’ affatto tale, e a rivedere il passato in un’altra

ottica, fino a riuscire a superare i sensi di colpa per la morte

della sua bambina, avvenuta un anno prima. Contro di lui, una

citta’ arcigna e torva che cerca di espellerlo, e un giornalismo

schiavo del potere, armato solo di censura. Due elementi da cui

il protagonista, come lo stesso Degli Antoni, decide di prendere

le distanze. L’ unica differenza tra lui e il suo alter ego

cartaceo, come ammette lo stesso autore, ”e’ che io non ho mai

fatto il direttore e avrei preferito andarmene, invece di essere

cacciati”. ”Nella mia biografia – racconta Degli Antoni –

sogno di scrivere: assunto da 4 giornali e licenziato da tre,

per le stesse cause per cui viene licenziato il protagonista del

mio romanzo”. Questo libro, in parte, ”e’ anche una nemesi

verso la mia citta’, che mi ha respinto come giornalista e ora

ha il giornalismo che le sta bene”. Succosi gli episodi di

censura raccontati nel libro: notizie fatte sparire all’

improvviso dopo una telefonata, ribattute mai andate in stampa,

minacce piu’ o meno velate a chi si oppone ai poteri forti della

citta’. ”In provincia ci si conosce tutti e bisogna farsi

favori tra tutti – spiega l’ autore, che ora vive a Milano – e

la censura e’ molto piu’ forte che non in citta’, l’ unica

soluzione sarebbe la concorrenza tra giornali diversi”.

Il fil rouge che lega la critica alla mentalita’ di

provincia, al giornalismo asservito e a una versione monocorde

della Resistenza, e’ il tema della verita’, cui Degli Antoni

aveva gia’ dedicato il suo romanzo precedente, ‘Saro’ sincero’.

Il libro verra’ pubblicato in Germania entro 18 mesi, mentre

le trattative per un’edizione spagnola e una francese sono

ancora in corso. Per ora e’ solo un’idea, ma ‘La verita’ e’

un’altra’ potrebbe anche diventare un film, magari, come spera

Degli Antoni, interpretato dall’ amico Gene Gnocchi.

Intanto, l’ autore e’ gia’ tornato al lavoro su una nuova

trama, che vede per protagonista un giudice, che all’ improvviso

si accorge di aver commesso un errore di valutazione enorme.

”Un altro noir esistenziale” conclude lo stesso Degli Antoni

che, con ‘La verita’ e un’altra’, ha sancito un cambio di

registro narrativo, da quello ironico degli esordi

all’avvincente formula del thriller metafisico.

 

Fernando Bassoli, WWW.STRADANOVE.NET
– 30/11/2002

 

Un giornalista alle prese con un caso di coscienza

 

AUTOSTRADA MILANO-BERGAMO. UN’AUTOMOBILE SBANDA NELLA NOTTE, PRECIPITANDO DAL VIADOTTO SULL’ADDA.
Manlio Fiorentini, firma di grido del giornalismo locale, è testimone oculare del sinistro, nonché primo soccorritore del ferito che, imprigionato nella vettura, gli mormora una sola parola: “Alice…”.
Tutto ciò è sufficiente ad innescare un vero e proprio giallo che giustifica lo sforzo narrativo dell’autore di “La verità è un’altra”, perché l’uomo muore e la vicenda si carica di ulteriori significati: il defunto, infatti, risulta essere figlio di Augusto Rondine, vero pezzo da novanta del mondo imprenditoriale-finanziario della città. Ad indagare stavolta non è un poliziotto, ma un giornalista innamorato della verità e del proprio lavoro.
L’abilità di Piero Degli Antoni sta tutta nel disseminare una serie di falsi indizi lungo lo svolgimento della vicenda che mettono a dura prova perfino l’intelligenza del lettore più intelligente ed attento ai dettagli.
Chi (o cosa) è questa Alice? L’enigma si aggroviglia perché lo stesso Fiorentini diventa vittima di minacce e bersaglio di misteriosi agguati.
Va subito detto che le scelte operate da Degli Antoni sono particolarmente felici: un linguaggio senza troppe pretese di stupire, ma quanto mai efficace per tratteggiare un mondo, quello del giornalismo, tra i più difficili da interpretare anche per gli addetti ai lavori.
Ben venga la chiarezza espositiva, dunque, specie se è strumento per rispondere alla domanda centrale dell’opera: qual è il limite della verità da raccontare ai lettori?
Un giornalista deve andare sempre e comunque fino in fondo nella sua ricerca della verità? Oppure piegare il capo dinanzi al peso politico-economico dell’Editore di turno o della lobby politica cui strizza l’occhio per garantirsi favori?
In un mondo mediatico sempre più appiattito da una mancanza di originalità senza precedenti, dove pochi hanno il coraggio di dire sempre e comunque ciò che pensano (come non rimpiangere un cronista di razza come Montanelli?) “La verità è un’altra” rappresenta una preziosa testimonianza controcorrente che ogni serio narratore di vicende umane dovrebbe custodire in libreria.
Perché la verità, spesso, è proprio un’altra. E il dovere di chi informa la pubblica opinione è sempre e comunque quello di andare fino in fondo, a qualsiasi prezzo, anche se spesso questo prezzo è davvero alto.
Questo libro è molto più che un godibilissimo romanzo: si propone come un’intelligente occasione di riflessione circa una società in evidente crisi di valori etici. Per quanto riguarda l’autore, va detto che, data la sua notevole confidenza con la scrittura, è lecito attendersi ancora molto da lui.
Piero Degli Antoni, La verità è un’altra, Fazi Editore, pp.300, Euro 13,00

 

Giancarlo De Cataldo, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 03/11/2002

 

CHI E’ ALICE? UN GIALLO NELLA NEBBIA

 

Bergamo, una notte di nebbia come tante. Un uomo al volante di una fuoriserie si suicida lanciandosi oltre la scarpata. C’è un testimone oculare: Manlio Fiorentini, direttore del locale quotidiano. E’ il primo a soccorrere la vittima. Raccoglie la sua ultima parola, un nome misterioso, Alice, poi la polizia lo allontana bruscamente dalla scena. Nel cuore della notte Manlio apprende che la vittima Guglielmo Rondine, unico figlio del commendator Augusto: banchiere, imprenditore, presidente della squadra di calcio. In una parola: il padrone della città. E, va da sé, del giornale. In qualunque altro posto al mondo una notizia del genere farebbe clamore. Non però a Bergamo. Dove il suicidio del figlio del padrone viene fatto passare per incidente e a Manlio si fa chiaramente capire che non è il caso, non è proprio il caso, di fare troppe domande.

Ma Manlio non è uno di quegli yes-men che tremano davanti all’editore. Un tempo era un giornalista di successo, uno di quelli con la rubrica & foto, sempre a caccia di scandali in giro per il mondo, assistito da “un’imperitura patente di impegno sociale”. Se si è ritirato, è perché una tragedia familiare l’ha sconvolto, minando nel profondo la sua voglia di vivere. Ora un’altra tragedia familiare, quella di >rondine, lo richiama prepotente alla vita, e a ciò che della vita per un giornalista è il sale: la scoperta della verità.
Chi era Guglielmo Rondine? Perché si è ucciso? E che segreto di nasconde dietro la misteriosa Alice? Tentare di rispondere a queste domande è, per Manlio, il modo di ritornare a vivere dopo il lungo letargo venato di morte. E pazienza se lungo il cammino qualcuno ci lascerà le penne, molte illusioni cadranno, l’ombra lunga di un passato inconfessabile stenderà le sue dita adunche sulla quieta routine dei borghigiani e lo stesso Manlio sarà chiamato a una spietata resa dei conti con la sua personale miseria umana. Alla fine, scopriremo che “la verità è un’altra”: perché sta sempre e comunque da un’altra parte. Fuori, nel mondo, quando la cerchiamo dentro di noi. E viceversa.
Con questo bel romanzo di Piero Degli Antoni il giro d’Italia che da un po’ di tempo accomuna i migliori prodotti del noir nostrano si arricchisce di un’altra tappa. Dopo la Bologna di Macchiavelli e Lucarelli, la Napoli di Veraldi, la Milano di Pinketts e Dazieri, la Firenze di Leonardo Gori, la Versilia di Simi, la Sicilia di Camilleri e Di Cara, il Nordest di Carlotto e la Rovereto di Narciso, ora tocca a Bergamo, città apparentemente fredda e in realtà bruciante di passioni sopite che giustifica il vecchio adagio sota la sender, brasca, “sotto la cenere, brace”.
E come in tutti i noir riusciti, di là dalla pur apprezzabile trama e dalla canonica mestizia del protagonista, come sempre un eroe ferito in cerca di riscatto da una vasta ferita interiore, il meglio sta in quelle piccole impurità che tradiscono il canone di genere, rivelando, attraverso l’apparente imperfezione, l’anima calda dello scrittore.
Nel caso di Degli Antoni, vanno segnalate la pittura d’ambiente, la caratterizzazione degli antagonisti, le acute riflessioni che l’autore (anche lui giornalista) dedica al suo affascinante e troppo spesso tradito mestiere e, non ultima, una lingua ricca di rimandi letterari e di citazioni cinematografiche che il lettore scaltro non mancherà di cogliere con autentico compiacimento.

 

Gerardo Marrone, IL GIORNALE DI SICILIA
– 21/11/2002

 

La verità è un’altra

 

L’Italia – dicono in molti – scarseggia di giallisti, malgrado Camilleri. In questo panorama, scarno specie se confrontato col diluvio della letteratura americana di genere, spicca il romanzo di Piero Degli Antoni “La verità e un’altra”. E’ scritto bene, è avvincente e si snoda verosimilmente tra misteri e bassezze di una fetta di provincia italiana, Bergamo. Protagonista un giornalista, che riscopre il suo mestiere – con tutti i rischi del caso – e indaga sulla strana fine di un rampollo di famiglia-bene. Alle spalle di un incidente d’auto, un groviglio di storie che conducono alle improvvise e poco limpide ricchezze nate nel corso della seconda guerra mondiale: un tema intrigante, specie per gli scrittori di thriller tant’è che solo nell’ultimo periodo ha ispirato due bellissimi lavori quali sono “L’inglese” di Daniel Silva e, appunto, “La verità è un’altra”. (Ge. M.)

 

Claudio Marabini, IL RESTO DEL CARLINO
– 20/11/2002

 

La provincia con la pistola

 

 

«La verità è un’altra» dice il titolo del nuovo romanzo di Piero Degli Antoni (ed. Fazi) e infatti tutto il racconto di trecento pagine s’impernia sulla ricerca della verità, che non è quella della disgrazia automobilistica che è costata la vita a un giovane di Bergamo, ma dovrebbe essere quella del suicidio.
Trecento pagine non sono poche ma viene coinvolta un’intera città: Bergamo col suo contorno, città Alta o Bassa, ricca e coltivatissima. Non solo: il ricercatore è un giornalista importante, direttore del giornale locale. E non è finita: il padre del ragazzo morto è il padrone del giornale e l’uomo più ricco della città.
Il caso ha voluto che il giornalista abbia assistito alla disgrazia sull’autostrada e abbia raccolto dalle labbra del morente la parola Alice, che non dovrebbe essere il nome di una donna ma di una finanziaria legata al padre e ad altri.
Ce n’è a sufficienza per mettere in moto ben di più di una città. E per montare un vero e proprio thriller: poiché di vero e proprio thriller si tratta, in cui l’autore è molto versato.

Raccontare un thriller è una mala azione, soprattutto quando già il titolo dice che «la verità è un’altra»: occorrerebbe, inoltre, forse lo stesso spazio del fittissimo romanzo. Diciamo che il romanzo aspetta l’ultima riga per risolversi e che è strapieno di eventi e sorprese, secondo le regole del genere; e che gode di un ritmo esemplare persino all’interno del genere, tante sono le cose che accadono, e il modo.
Vorremmo fare qualche osservazione, premettendo che la scrittura dell’autore è esemplare per chiarezza. Il thriller è provinciale per scelta deliberata, ma la provincia è del tutto mutata da quella che per esempio ci presentava Piero Chiara ai suoi tempi: che forse non a caso è citato nel racconto.
Regina è l’automobile e non la città, e poi l’autostrada. Per di più, si spara assai più che un tempo e i grossi affari, il danaro, viaggia in lungo e in largo.

La società è tutt’altra e la città è quella di un tempo solo nella scorza. In più la pistola la fa da sovrana e gli ammazzamenti fioriscono. Quanti sono alla fine i morti ammazzati? E Alice? Tutto converge a chiarire un mistero che resta a galla trecento pagine.
Lo chiarisce un ennesimo colpo di pistola, ma qualcuno è forse costretto a pensare di non essere più nel Bergamasco. Il thriller ha fatto molta strada e la letteratura pure. Ma quale provincia è questa? E’ pur vero che il giallo è fiorito dappertutto… E’ questione di società o di letteratura?
Scerbanenco è di trent’anni fa, nientemeno… Con tutta l’abilità dell’autore sentiamo un varco tra quanto accade e l’ambiente, anche se tutti sembrano avere la pistola facile e anche altrove allignano cronaca nera e gialla (si pensi ai giallisti di Romagna).
Ma il thriller può vivere in un mondo separato? Eppure Degli Antoni conosce luoghi e ambiente (è nato a Bergamo) e fa il giornalista. Il thriller ha leggi sue? O siamo noi che non sappiamo separarci dalla secolare provincia, sbagliando?

 

 

Martina Cossia Castiglioni, MILANO WEB E WEEKEND
– 02/11/2002

 

La verità è un’altra

 

Una notte, sull’autostrada Milano-Bergamo, il giornalista Manlio Fiorentini assiste a un brutto incidente d’auto. Precipitatosi a soccorrere il guidatore, lo sente sussurrare un nome di donna prima di morire: Alice. Il defunto è il giovane Guglielmo, l’unico figlio di Augusto Rondine, uno degli uomini più ricchi e importanti di Bergamo. Manlio, convinto di non essere stato testimone di una semplice fatalità, comincia a indagare. Dalle sue ricerche emergono un ritratto contraddittorio di Guglielmo e l’esistenza di un mistero che circonda la figura di Augusto, un oscuro episodio che risale a molti deceni prima. Il nome di Alice è però legato anche al passato di Fiorentini e a una colpa che ancora grava su di lui e che l’ha spinto a ritirarsi a lavorare per un giornale di provincia. Manlio si trova di fronte a un muro di ostilità e di violenza, e teme per la propria vita. La verità è un’altra, appena pubblicato da Fazi, è il terzo romanzo di Piero Degli Antoni. Nato a Bergamo, scrittore e giornalista, l’autore vive a Milano e collabora con Il Giorno. Per Bompiani ha pubblicato Gli uomini preferiscono le altre e Sarò sincero. Thriller inquietante e dal ritmo serrato, La verità è un’altra è un libro che si legge tutto d’un fiato, dalla prima all’ultila pagina.

 

Danilo Maestosi, IL MESSAGGERO
– 12/11/2002

 

Le vie del giallo all’italiana

 

Continua a crescere e a trovare un proprio linguaggio il thriller all’italiana. Lo confermano i romanzi di tre autori di casa appena usciti in libreria (…)
La verità è un’altra di Piero Degli Antoni ha un impianto tradizionale. Un giornalista con tanti rimorsi e disillusioni alle spalle accetta di rintanarsi a Bergamo come direttore del quotidiano locale. Un buono stipendio, ma scarse soddisfazioni e molti compromessi. A snidarlo dall’apatia il suicidio del rampollo del suo editore, il più importante finanziere della città. Un incidente sospetto che gli risveglia dentro l’istinto sopito della professione. Quello che le sue indagini spalancano è un verminaio di iposcrisia, corruzione e delitti. Ma dovrà fare i conti con una società ipocrita e omertosa che gli volta le spalle. Lo stile è secco, la trama ben congegnata e senza sbavature.

 

Biagio Oppini, STRADANOVE.NET
– 25/10/2002

 

Un giornalista alle prese con un caso di coscienza

 

 

AUTOSTRADA MILANO-BERGAMO. UN’AUTOMOBILE SBANDA NELLA NOTTE, PRECIPITANDO DAL VIADOTTO SULL’ADDA.
Manlio Fiorentini, firma di grido del giornalismo locale, è testimone oculare del sinistro, nonché primo soccorritore del ferito che, imprigionato nella vettura, gli mormora una sola parola: “Alice…”.
Tutto ciò è sufficiente ad innescare un vero e proprio giallo che giustifica lo sforzo narrativo dell’autore di “La verità è un’altra”, perché l’uomo muore e la vicenda si carica di ulteriori significati: il defunto, infatti, risulta essere figlio di Augusto Rondine, vero pezzo da novanta del mondo imprenditoriale-finanziario della città. Ad indagare stavolta non è un poliziotto, ma un giornalista innamorato della verità e del proprio lavoro.
L’abilità di Piero Degli Antoni sta tutta nel disseminare una serie di falsi indizi lungo lo svolgimento della vicenda che mettono a dura prova perfino l’intelligenza del lettore più intelligente ed attento ai dettagli.
Chi (o cosa) è questa Alice? L’enigma si aggroviglia perché lo stesso Fiorentini diventa vittima di minacce e bersaglio di misteriosi agguati.
Va subito detto che le scelte operate da Degli Antoni sono particolarmente felici: un linguaggio senza troppe pretese di stupire, ma quanto mai efficace per tratteggiare un mondo, quello del giornalismo, tra i più difficili da interpretare anche per gli addetti ai lavori.
Ben venga la chiarezza espositiva, dunque, specie se è strumento per rispondere alla domanda centrale dell’opera: qual è il limite della verità da raccontare ai lettori?
Un giornalista deve andare sempre e comunque fino in fondo nella sua ricerca della verità? Oppure piegare il capo dinanzi al peso politico-economico dell’Editore di turno o della lobby politica cui strizza l’occhio per garantirsi favori?
In un mondo mediatico sempre più appiattito da una mancanza di originalità senza precedenti, dove pochi hanno il coraggio di dire sempre e comunque ciò che pensano (come non rimpiangere un cronista di razza come Montanelli?) “La verità è un’altra” rappresenta una preziosa testimonianza controcorrente che ogni serio narratore di vicende umane dovrebbe custodire in libreria.
Perché la verità, spesso, è proprio un’altra. E il dovere di chi informa la pubblica opinione è sempre e comunque quello di andare fino in fondo, a qualsiasi prezzo, anche se spesso questo prezzo è davvero alto.
Questo libro è molto più che un godibilissimo romanzo: si propone come un’intelligente occasione di riflessione circa una società in evidente crisi di valori etici. Per quanto riguarda l’autore, va detto che, data la sua notevole confidenza con la scrittura, è lecito attendersi ancora molto da lui.

 

Giorgio Gandola, IL GIORNALE
– 17/10/2002

 

Piero Degli Antoni dietro le quinte del mondo

 

Nome in codice, Alice. E’ la prima parola del libro ed anche l’ultima. E’ il trisillabo pronunciato da un uomo subito prima di morire. E’ un’ossessione che ha la forza di aprire e chiudere. In mezzo c’è un thriller per scoprirne il significato, per decrittare il nome di una donna che darà il senso a tutto. E ci farà finalmente sapere perché vale la pena vivere, sempre.
Non ne è molto convinto Manlio Fiorentini, direttore di un giornale d provincia, bergamasco, che di notte percorre l’autostrada cercando di indovinare dai fari i modelli delle auto che lo sorpassano. E’ un tipo fané, stropicciato dalla vita, ma convinto come quasi tutti che il giorno della svolta sia per arrivare. Così quando vede morire quella stessa notte in uno strano incidente d’auto il figli del suo editore, decide di accendere i cervello d’indagare.
Questa in estrema sintesi è La verità è un’altra(Fazi, pagg. 300, euro 13) il terzo romanzo di Piero Degli Antoni, che fa davvero il giornalista come il suo protagonista ed è brillante collega del Giorno, innamorato degli Spettacoli e soprattutto di ciò che accade dietro le quinte di quel mondo.
Discostandosi per carattere dalla strada puramente noir (stile Chandler, Hammett e affini) intrapresa da numerosi giornalisti negli ultimi anni, lui preferisce stupire con la storia piuttosto che con il linguaggio. Del resto, poiché possiede talento naturale, non ha bisogno di caricare i toni. Gli basta stare comodo nel club inaugurato da Renato Olivieri.
La storia intriga. E la ricerca della sorgente del mistero fra gi acciotolati di Bergamo alta ti tiene alzato la sera. Perché la cupola di miliardi che ricopre i padroni della città ha un punto di partenza comune, ha lo stesso marchio di fabbrica.
Riavvolgendo la matassa, fiorentini arriva fino alla guerra civile, alle razzie, alle omelìe, ai silenzi e alle complicità. Un tema ancora difficile, sviluppato con coraggio da Piero Degli Antoni che (nascondendola dietro la rassicurante maschera del romanzo) arriva con una storia a descrivere la storia. Quella che i nstri padri non osavano raccontare se non a voce bassa, davanti alle lapidi commemorative. La Verità è un’altra, era l’immancabile sussurro. Non è revisionismo, è semplicemente il tentativo di mettere a posto alcuni tasselli fatti sparire ad arte dal puzzle. Così, il senso di Alice è una faccenda vecchia, tutt’altro che eroica. Degli Antoni la svela risalendo il filo di sangue e il filone d’oro dei giorni della fine del fascismo, quando le raffiche partivano dai cespugli. Colpivano i partigiani alla schiena. “E la pallottola non era repubblichina”. Già, la schiena. Un bersaglio non infrequente degli Sten partigiani nei giorni immediatamente precedenti e immediatamente successivi il 25 aprile.
Nel libro di Piero albergano, discrete, alcune citazioni. La più forte riguarda il capolavoro dello spagnolo Javier Cercas, Soldati di Salamina. La stessa volontà di andare fino in fondo, la testa testardaggine di capire i meccanismi-guida di una mattanza. Poi c’è i cinema, c’è il clima sospeso di Eyes Wide Shut.
Alla fine ti convinci che questo libro potrebbe essere un film, magari scomodo. Ma se la verità è un’altra vale sempre la pena di vivere per scoprirla.

 

Laura Di Teodoro, GIORNALE DI BERGAMO
– 15/10/2002

 

La verità è un’altra

 

 

“È notte sull’autostrada Milano-Bergamo un’auto sbanda e precipita dal viadotto sull’Adda. Manlio Fiorentini, prestigioso giornalista ritiratosi inspiegabilmente a lavorare per un giornale di provincia, assiste all’incidente e accorre in soccorso del guidatore, appena in tempo per sentire il ferito sussurrare la parola “Alice” prima di morire. Arrivato in redazione a Bergamo, Fiorentini scopre che la vittima dell’incidente era Guglielmo Rondine, figlio unico dell’uomo più ricco e importante della città”.

Quell’incidente e le ultime parole uscite dalla bocca di Guglielmo segnano la vita del giornalista, trasformando una morte che sembrerebbe accidentale, in una ricerca di verità che riesce a trovare la parola fine. Risolvere il caso significherebbe placare una serie di sensi di colpa che uno a uno riecheggiano nella sua mente, come in una cassa di risonanza. Intrighi, agguati, enigmi che si concentrano nell’arco di nove giorni, segnano la battaglia di Fiorentini, contro una Bergamo severa, chiusa che non lo comprende e da cui vorrebbe fuggire. Non è solo un’inchiesta giornalistica, Fiorentini sa che dietro la morte del ragazzo si nascondono storie di vita, passati oscuri da svelare. Un “militare sempre pronto all’azione”, quale è il giornalista, sa che per ricostruire il puzzle del caso, servono prove, testimonianze e lo fa cercando di scoprire il perché di tante contraddizioni, di conti che non tornano. Nel suo cammino viene in contatto con donne affascinanti, con uomini corrotti e, quello che più lo spaventa, con fantasmi del suo passato. Anche nella sua vita, fatta di “tunnel di sensi di colpa”, ci sono casi irrisolti che riescono finalmente a trovare un perché, solo dopo un viaggio metafisico nella vita degli altri personaggi e nel raggiungimento di un significato da attribuire al nome “Alice”. Il libro, in qualunque modo possa essere definito, thriller, giallo, un’inchiesta giornalistica, è un salto nell’esistenza umana, una forza svelatrice di quel velo che nasconde tanti arcani nella vita di Fiorentini e dell’uomo stesso.

Piero Degli Antoni, nato a Bergamo, vive a Milano dove scrive per “Il Giorno”. Per Bompiani è autore del fortunato “Gli uomini preferiscono le altre” e di “Sarò sincero”.

 

Alessandro Terreni, JACK
– 01/10/2002

 

Detective per caso

 

 

LA TRAMA Manlio Fiorentini, direttore della Gazzetta di Bergamo, è testimone di uno strano incidente d’auto in cui muore il rampollo del magnate locale. La polizia liquida il caso come tragica fatalità, ma qualcosa non torna. Manlio inizia dunque una sua inchiesta personale sulla morte del giovane, ma la ricerca della verità risveglia i suoi fantasmi privati. In una Bergamo metafisica e misteriosa, dove ciascuno è geloso custode dei propri segreti, Manlio dovrà affrontare un muro di ostilità e silenzio, un mondo fitto di rancori e ruggini antiche, le cui radici affondano nel passato della città. Noir dal ritmo incalzante e lucido ritratto di un’anima inquieta, si legge tutto d’un fiato.
L’AUTORE Giornalista, è nato a Bergamo. Ha già pubblicato per Bompiani Gli uomini preferiscono le altre e Sarò sincero.

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
La verità è un’altra
Collana:
Numero Collana:
18
Pagine:
304
Codice isbn:
9788881123650
Prezzo in libreria:
€ 9,00
Data Pubblicazione:
04-10-2002

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