Giulio Querini

L’isola e il vento

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Avventura e amore, affresco storico e mistero per un esordio narrativo che ha la capacità di racchiudere un momento storico cruciale, il Cinquecento, con le sue universali implicazioni, nel passo intimo e serrato della vita in una piccola isola del Mediterraneo. Una piccola isola, i suoi abitanti, le loro vite che s’intrecciano, si scontrano, si dibattono nell’eterno conflitto tra modernità e tradizione. A rompere i placidi equilibri di questo scoglio incastonato nel Mediterraneo e in un tempo lontano, il Cinquecento, sul crinale del definitivo superamento del Medioevo, è il ritorno di Elio, emigrato molti anni prima in seguito all’oscuro assassinio della madre e del fratellino. L’ostilità, i segreti e i rancori sopiti tornano prepotentemente a galla spinti dall’ansia di vendetta del protagonista, animato anche da un profondo desiderio di riscatto sociale che tenta di soddisfare investendo nell’isola le ricchezze accumulate durante il suo lungo e avventuroso vagabondare nei paesi d’Oriente. Lo scontro è violentissimo: da una parte Elio, il suo amore per Amalia, i suoi alleati, Don Vincenzo e l’arabo Scirua, in cerca come lui della verità; dall’altra c’è l’Isola intera col suo mistero, immobile e roccioso, fatto di dolorosi silenzi e brucianti attese, incarnato dalla maga e prostituta Rosaria e, soprattutto, dal potente Don Fulvio, scrigno e complice dei delitti che insanguinano quella terra. Il vento della modernità passerà in fretta e invano, e gli isolani, colpiti da un maremoto e dalla conseguente carestia, ostaggio delle proprie paure, decreteranno la sconfitta del “sacrilego” Elio, che troverà le sue risposte ma non potrà intaccare la stolida immobilità d’un luogo di cui, tutto sommato, anch’egli è prigioniero. L’isola e il vento è il vibrante racconto dell’urto tra vecchio e nuovo che si consuma nella tormentata ricerca di amore e verità, successo e vendetta di un uomo e nelle resistenze di un microcosmo che sentiamo vicino, di un’isola che, con i suoi slanci e timori, è profondamente nostra.

L’ISOLA E IL VENTO – RECENSIONI

Pietro M. Trivelli, IL MESSAGGERO
– 18/08/2005

 

Tutti colpevoli nell’isola grande come il mondo

 

 

Armida Parisi, ROMA
– 28/01/2005

 

Scegliere la libertà, prendendo il mare

 

<b<Un’isola persa nel Mediterraneo. Un’anima alla deriva. E’ quella di Elio, tornato alla terra natale per vendicare il delitto che gli ha segnato la vita. Non c’è nessuno ad accoglierlo, gli isolani lo guardano con diffidenza perché ne indovinano le intenzioni. Una storia che avvince il lettore fin dalle prime righe e, attraverso una scrittura densa, lo coinvolge in un crescendo emotivo che si scioglie solo all’ultima pagina. A raccontarla è Giulio Quercini, penna esordiente ma raffinata e profonda, nel romanzo “L’isola e il vento” in libreria per il tipi Fazi.
la vicenda si svolge in un punto indefinito dello spazio e del tempo che pare essersi fermato in quel luogo, dove incombe l’incontrastato potere del feudatario, il cui castello domina, anche fisicamente, l’abitato. Mentre la Chiesa esercita una sovranità spirituale, pressoché imposta dalla truce e vigile presenza dell’inquisitore, che rimane tuttavia puramente formale. Perché l’isola custodisce un segreto impronunciabile ma condiviso da tutti i suoi abitanti: forze ancestrali la dominano, legate al culto della terra e del sangue, secondo rituali magici che perpetuano da millenni i legame degli uomini con la natura primigenia, forte e implacabile, generatrice di vita e feroce divoratrice di sogni.
Mosso da ingenue istanze progressiste, Elio si illude di consumare la sua vendetta riportando l’isola nella storia, civilizzandola, avviando gli isolani alla pratica di un0econimia di mercato…ma la sua utopia progressista cozza contro l’immobilismo atavico di quella gente, rassegnata a lasciarsi dominare dal fluire degli eventi, senza neppure tentare di intervenire su di essi.
Quello di Elio è un cammino a ritroso, verso le profondità di un inconscio collettivo dominato da paure ataviche che paralizzano gli individui e ne impediscono la crescita intellettuale e morale. Paradossalmente sono proprio le donne le custodi di questa fedeltà alle leggi immutabili della natura: che siano dotate di poteri magici o di acume intellettuale, esse non si oppongono alla paralisi generale, ma la elevano a legge inesorabile dell’esistenza. E, catturando Elio nelle spire della loro sensualità, vorrebbero integrarlo nell’ordine di un’esistenza atemporale e immobile, nella rassicurante accettazione della ciclicità della vita che, paradossalmente, diventa accettazione rassegnata della morte.
Elio però non ci sta a farsi intrappolare dalla logica soffocante di quella terra che, si, lo ha generato ma che, proprio come una madre possessiva, vorrebbe trattenerlo a sé. E allora compie l’unica scelta possibile…
Al lettore il gusto di accompagnarlo in questo viaggio che si fa metafora dell’essenza stessa dell’esistere, che non può che essere ricerca inesausta di senso, di scopo, di assoluto insomma.

 

Giuseppe Amoroso , GAZZETTA DEL SUD
– 11/01/2005

 

Giulio Querini: “L’isola e il vento” Il sapore della sconfitta tra la realtà e un incubo

 

Un’isola sperduta nel Mediterraneo, un giorno di vento, l’azzurro del cielo, la giovane Lidia in cammino, con una cesta di melanzane, verso la taverna del padre mastro Saro. In alto, sulla collina, incombe il Castello, antichissima sede dell’autorità; all’orizzonte spunta una piccola vela bianca che sembra immobile. L’isola e il vento, opera di esordio di Giulio Querini, è un romanzo storico ambientato nel Cinquecento, che articola, nella sua salda struttura tradizionale, una trama ricca di avventure, impiegando una prosa essenziale ma non disadorna e povera; informativa ma non didascalica, e volta a scavare nel fondo degli animi. Nell’indomabile flusso narrativo che ordinatamente tutto convoglia verso una foce, l’autore si riserva spazi quasi sempre liberi da ogni pressione saggistica e moralistica. E anche là dove più sembra indugiare in scorci di paesaggio, interni, descrizioni fisiche, la forza del racconto non risulta offuscata dal drappeggio dei dati, dall’astrazione, dal gusto di fissare una pittura locale densa di colori. Non v’è inerzia, rallentamento: una tensione mai marcata trasfigura in avanti le note di costume, l’analisi di una situazione. Ogni parola tende, pur nella sua millimetrica, circoscritta esattezza, a far parte di un’ottica, lunga puntata su un piano dinamico e insieme carico di pensosità. Talora le cose, nominate semplicemente perché accadono, divengono spia di un’angoscia esistenziale e storica che rappresenta limpidamente un incrocio di problematiche e di vicende, tra solare pienezza romanzesca e inclinazione verso l’ombra, il dissidio, l’enigma. Dopo molti anni di vagabondaggi per paesi lontani, Elio, ormai maturo d’anni, torna alla sua isola dalla quale, sedicenne, si è allontanato dopo l’assassinio, in circostanze misteriose, della madre e la scomparsa del fratellino. Torna per scoprire la verità e vendicarsi del male patito. Gli strumenti sono la ricchezza accumulata durante l’esilio e le tecniche nuove della scienza indispensabili per risollevare la sua terra dall’atavica arretratezza in cui è tenuta da una classe dominante corrotta e violenta, incarnata nella figura del barone Fulvio. L’incontro del protagonista con Scirua, un arabo di nobili origini, sfuggito alla prigionia, si rivela un momento essenziale per comprendere “la reticenza, l’ambiguità, la vaghezza” celate in ogni discorso degli abitanti dell’isola. Qual è il motivo per cui tutti danno l’impressione di temere che il nuovo arrivato possa impadronirsi di chissà quale segreto? Miniera di ricordi, i luoghi, intanto, sfilano in un ventaglio di forme – le case basse, le stradine ripide, il piccolo porto e il mare, le grotte, i colori della primavera, gli interni – ritmate dal Leitmotiv del vento e dall’aria di rassegnata impotenza che incatena gli uomini. Sulla situazione di questo lembo di terra Elio costruisce, una tessera dopo l’altra, il quadro di una realtà ostile che ben presto gli appare come una “ragnatela” di rapporti personali e sociali. I fatti precipitano, sconvolgendo Fulvio e relegandolo in un’insospetta solitudine: la sorella Amalia lascia l’avita dimora per trasferirsi in una casa sul mare, spinta da un oscuro desiderio di conoscere i motivi che hanno spinto l’ignoto viaggiatore a sbarcare sull’isola. Il quale, dal conto suo, si imbatte in volti che non danno affidamento: come il corpulento curato don Adelfio, con la sua ansiosa e minacciosa curiosità; il tronfio capitano di Giustizia don Emilio e pure mastro Saro, “troppo disponibile a vendersi al miglior offerente” . Un posto a parte ha la prostituta e maga Rosaria, dal viso “refrattario al sorriso e all’inquietudine” . Libera, è indipendente anche dal barone che pure è invaghito. In disparte vigila un teatrale inquisitore. Il molo inondato di luce, spiagge di sabbia fine “con la quale il deserto marocchino si adagia sul mare” e silenzi profondi sono lo scenario nel quale si muove Elio, in armonia con ogni cellula del suo corpo, ma timoroso di “impantanarsi” nella pigra quotidianità isolana. Nuvole veloci verso l’orizzonte lo riportano alle tante avventure del passato, al peso di combattere contro avversari invisibili e al sogno di sovvertire la scala di valori stabiliti dell’impunità del potere e di scuotere l’immobilità della gente. Ma il “miele amaro di verità” delle parole di Amalia lo turba, e così egli è di nuovo preda di un’atmosfera tenebrosa, mentre si scatena un “violento tumulto della terra” e l’isola mostra i segni della rovina. La realtà si fonde con l’incubo. Rosaria, la sola in grado di fornire informazioni per la realizzazione dei piani dell’inatteso ospite, scompare travolta nella sua grotta dal maremoto. In Elio subentra la stanchezza di “coloro che hanno fallito in un’impresa prima ancora di aver iniziato a combattere” . Forse dalla distruzione un mondo nuovo si prepara a nascere sull’isola? O forse gli uomini, che si agitano intorno alle case distrutte, sono presi da un rassegnato immobilismo? Il tono si fa concitato, si aprono scene corali (dalla riunione nella taverna alla celebrazione di un crudele rito propiziatorio), emergono altri personaggi, si infittiscono le dispute sui grandi problemi esistenziali. Il timbro narrativo ora fatica un po’ ad assorbire l’eloquenza dei ragionamenti. Qualche nota più alta si scioglie, tuttavia, nell’epilogo che vede la sconfitta di Elio. E l’inverno scende sull’isola impastato tutto di un grigio opaco.

L’isola e il vento - RASSEGNA STAMPA

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
L’isola e il vento
Numero Collana:
64
Pagine:
224
Codice isbn:
8881125765
Prezzo in libreria:
€ 10,00
Codice isbn Epub:
9788864117287
Prezzo E-Book:
€ 4.99
Data Pubblicazione:
29-10-2004

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