Ed Park

Maledetti colleghi

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Traduzione di Giuseppe Marano e Marco Rossari

In un palazzo incastrato nell’unica strada semideserta di Manhattan, ingombra di giornali spinti dal vento come «granchi giganti», un gruppo di impiegati consuma le proprie giornate nel terrore di perdere il posto. Si profilano licenziamenti a raffica, i “californiani” stanno per acquisire la maggioranza delle azioni e corre voce si venga mandati via a seconda delle iniziali del nome: le prime a cadere sono state le J, adesso pare che tocchi alle K. Agli impiegati non resta che aggrapparsi alle sedie, alle scrivanie, ai terminali, nella speranza di restarvi ancorati e imparare le virtù del reciproco odio. L’amicizia è bandita, e la delazione corre attraverso il sistema nervoso delle mail inviate da una postazione all’altra. Per chi decide invece di tenersi fuori c’è il trasferimento a una scrivania «in Siberia», in una no man’s land distante chilometri dagli ascensori. Il grande capo, intanto, interpreta la realtà per percentuali, s’istruisce su Il principe di Machiavelli e costringe i suoi sottoposti a penose partite di softball; mentre Laars esplora su Google l’albero genealogico dei suoi antichi amori e Crease salta da una postazione all’altra rendendosi introvabile, casomai volessero licenziarlo.

Nella misura folgorante di paragrafi brevi, quasi frantumi che raddoppiano il senso di queste esistenze “a pezzi”, Ed Park mette in scena una classe disertata dal miraggio americano della new economy. E che tenta, ora, di correre ai ripari.

MALEDETTI COLLEGHI – RECENSIONI

 

Francesco Musolino, NORMANNO.COM
– 31/10/2008

 

Maledetti colleghi: l’ufficio è un campo di battaglia

 

Normanno.com

 

 

‹‹Mi sento sporca solo a pensarci, disse Lizzie. Mi odierete››.
‹‹Tanto ti odiamo già››.
‹‹Non avevo dubbi››.
“Maledetti colleghi” è il titolo dell’esilarante romanzo d’esordio di Ed Park – fondatore con Dave Eggers della prestigiosa rivista letteraria The Believer – che racconta la lotta per la sopravvivenza giornaliera di un gruppo di dipendenti terrorizzati non tanto dal licenziamento quanto dal fatto che non riescono ad immaginare una vita “oltre”. Ad esempio nessuno di loro si ricorda più del Primo Jack – licenziato anni fa – e adesso la sua esistenza è rammentata solo dalla presenza nel loro gruppo di un Jack II convinto che quando le dita formicolano vuol dire che qualcuno ti sta cercando su Google.
Il loro capo, Testa di Cavolo, è un canadese – gli americani notoriamente li detestano – che vorrebbe ispirarsi a Machiavelli ma al massimo riesce ad organizzare una partita di softball per motivarli – con esiti fallimentari – e per qualche strano motivo non vuole mai aprire i file in pdf. Sopra il canadese si trova K. Che nessuno di loro otto (Laars, Jack II, Lizzie, Jonah, Jenny, Crease, Pru e Jill) ha mai visto ma che li terrorizza via mail parlando di produttività e percentuali. Tutti loro temono il licenziamento, cercano di leggere i segni quotidiani e non sanno come interpretare l’arrivo dei californiani che, sembra, sono in procinto di acquistare la società.
Di cosa si occupa la società? Non si sa. Park però la descrive così: ‹‹Il nostro ufficio si trova in quella che dev’essere la strada meno popolata di Manhattan… Una volta qui, il vento non ne esce più… A volte sembra di stare al confine del mondo… Occupiamo i tre piani centrali di un palazzo a nove piani, al caotico incrocio di due pseudo-viali che si fondono senza una chiara segnaletica››. In fondo alla strada c’è uno Starbucks Sfigato al quale loro giustamente preferiscono lo Strabucks Figo che sembra comunque ‹‹una casa di malaffare, ma quì almeno danno omaggio una coppetta di pasticcini››.
Nonostante la paura di perdere il posto cercano di aggrapparsi a qualcosa per sopravvivere, così mentre Laars cerca su Google notizie di tutte le sue ex e dichiara voto di castità per “essersi troppo dato da fare in passato”, Jenny delusa dal terapeuta si affida ai consigli di un life-coach, Pru utilizza i giorni liberi per leggere in metropolitana, Crease innamorato perso della DODAI (Donna Orientaleggiante Dall’Accento Inglese) cerca di difendere i suoi preziosi post-it giapponesi dai furti in pausa pranzo e Jill, isolata al sesto piano, detto Siberia per la mancanza totale di contatto umano, si dedica a raccogliere citazioni per un futuro riscatto sociale.
La seconda parte si apre con l’arrivo di Graham-Gramo, lo strambo inglese – tratteggiato in maniera esilarante – che si unisce all’improvviso al loro staff: e la situazione improvvisamente cambia. Testa di Cavolo sembra aver perso il controllo della situazione ma soprattutto, la bella Maxine, un’oca destinata probabilmente a diventare Miss America, è o no il loro capo assoluto? E i californiani, si chiedono speranzosi i nostri folli eroi, saranno dei nullafacenti, sempre abbronzati, con dei grandi sorrisi e con la tavola da surf perennemente al loro fianco?
“Maledetti colleghi” è un libro divertentissimo grazie ad un umorismo non-sense con qualche punta grottesca che vi solleticherà sin dalla prima pagina. Il libro è diviso in tre parti; inizialmente i paragrafi sono brevissimi, delle singole gag in pratica che ci introducono nel folle ufficio/mondo ideato da Park, dando di continuo nuovi imput al lettore per familiarizzare con i personaggi e le loro manie. Con la seconda parte la narrazione acquista in forza e struttura ma mantiene una fluidità davvero invidiabile e soprattutto continuerà a far ridere. La terza parte è una vera sorpresa: un monologo-confessione scritto come un lunghissimo flusso di coscienza, vi fornirà tutte le risposte capovolgendo più volte, pagina dopo pagina, il punto di vista e vi lascerà anche qualche riflessione sul nostro schizofrenico mondo del lavoro, dimostrando che Ed Park, oltre a saper far ridere, ha anche un gran talento.
Titolo: Maledetti Colleghi
Autore: Ed Park
Editore: Fazi
Collana: La Vele
Pagine: 303
Prezzo: €18
Traduzione a cura di Giuseppe Marano e Marco Rossari
Di Francesco Musolino

 

Barbara Caffi, LA PROVINCIA DI CREMONA
– 11/10/2008

 

Satira agghiacciante sulla vita d’ufficio

 

 

 

NOVA – IL SOLE 24 ORE
– 09/10/2008

 

Guerrilla Economy

 

 

 

v.g., LOMBARDIA OGGI
– 05/10/2008

 

Recensioni

 

 

 

Martina Testa, LIBERAZIONE
– 25/09/2008

 

Brooklyn Book Festival, la piccola editoria spacca

 

 

 

Caterina Soffici, STYLE – IL GIORNALE
– 01/09/2008

 

Il lavoro fa schifo

 

 

 

L’ARENA
– 16/09/2008

 

Maledetti colleghi, il lavoro fa schifo

 

 

 

Paolo Petroni, IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA
– 15/09/2008

 

Che maledetti i colleghi

 

 

 

CORRIERE ADRIATICO
– 15/09/2008

 

Due novità contro il lavoro

 

 

 

Paolo Petroni, ANSA.IT
– 15/09/2008

 

LIBRI: MALEDETTI COLLEGHI IL LAVORO FA SCHIFO

 

Ansa.it

 ROMA – “Basta con le riunioni inutili, dover lottare contro il traffico per arrivare in ufficio alle nove o magari elemosinare un permesso per andare a vedere la partita con tuo figlio. Si può lavorare al parco, al bar, a casa. A mezzanotte, alle tre del mattino o di domenica. Sempre e dovunque, a patto che il lavoratore rispetti gli obiettivi aziendali” scriveva tempo fa il Time.

Ora, appena arrivati dagli Usa, un libro di due donne che promuovono un modo innovativo di lavorare e un romanzo satirico più vero di una cronaca, cercano di dimostrare come tutto questo sia possibile. Cali Ressler e Jody Thompson dichiarano sin dal titolo che oggi ‘Il lavoro fa schifo’ (Elliot, pp. 220 – 14,00 euro) e Ed Park ce lo dimostra con un racconto tragicomico semplicemente intitolato ‘Maledetti colleghi’ (Fazi, pp. 302 – 18,00 euro).

“Jenny dice di aver sentito Testa di cavolo (ovvero il grande capo Russell, da cui Brussels e cavoletto di Brussel) che singhiozzava, con la porta dell’ufficio socchiusa. Jonah l’ha accusata di voler umanizzare il nemico. ‘Forse rideva’, dice Laars, ma sappiamo tutti che la risata di Testa di cavolo non assomiglia a un pianto. Ricorda piuttosto un ululato”. Siamo in un’azienda a Manhattan in cui gli impiegati consumano le proprie giornate col terrore di perdere il posto. Se il capo ti chiama e ti elogia, sicuro che dopo poco tempo sarai licenziato.

I ‘californiani’ stanno per acquisire la maggioranza azionaria e inizia a corre voce che si verrà mandati via a seconda delle iniziali del nome, visto che i primi cominciavano con la J e ora è toccato a un K. E’ questo il clima del romanzo di Parker, grottesco ritratto di persone disumanizzate, timorose di tutto e di tutti, col capo che legge Il Principe di Machiavelli e i sottoposti i sottoposti che ne inventano una ogni giorno per sopravvivere, come Crease che cambia sempre posto per rendersi praticamente introvabile, o per non pensare, come Laars che sul Web ricerca i propri amori passati. Uno spietato ritratto della nuova America, quella della depressione dopo la New Economy. In questa situazione, la Ressler e la Thompson si chiedono cosa accadrebbe se l’azienda richiedesse a ognuno solo di raggiungere certi risultati, lasciando all’impiegato la libertà di decidere come e quando lavorare per raggiungere quegli obiettivi. I metodo che con la loro società di consulenza Rowe stanno cercando di far mettere in pratica prevede che le aziende paghino i dipendenti in base al lavoro svolto e non al tempo impiegato.

Insomma una nuova forma di cottimo, ma che, se la retribuzione è onesta, dovrebbe permettere, sempre secondo le ideatrici, agli individui di vivere liberamente i propri impegni, di poter dedicarsi quando serve alla famiglia, di stare meno tempo nel traffico e di lavorare con meno stress. Bisognerebbe chiedere a Ed Park cosa ne pensano i suoi impiegati e come farebbero se, per esempio, sono ansiosi e hanno pronto il proprio Discorso in Ascensore, che si esercitano a fare davanti a uno specchio, visto che non bisogna sprecare l’occasione di mettersi in buona luce se ci si trova chiusi con la persona giusta. E’ una delle cose che si trovano nello zibaldone di citazioni da manuali vari creato da Jill, una dei primi licenziati, e che diviene noto tra i colleghi come Jilliad.

 

Claudia Spadoni, MARIECLAIRE.IT
– 17/09/2008

 

Colletti maledetti

Guarire dal mal d’ufficio si può. Lo scrive Ed Park

Marieclaire.itEd Park di licenziamenti ne sa qualcosa, il Village Voice l’ha lasciato a spasso dopo la riorganizzazione aziendale. Ma la sua carriera non ne ha risentito. Ha fondato la rivista cult The believer, è autore della newsletter letteraria The New York Ghost e ora anche scrittore. Il suo primo romanzo, Maledetti colleghi (Fazi, 2008, titolo originale Personal days, traduzione di Giuseppe Marano e Marco Rossari) è un’esilarante galleria di impiegati con il terrore di perdere il posto da cui il lettore potrà trarne una se non efficace almeno divertente ricetta contro il mal d’ufficio.
Composizione: diviso in tre parti che prendono in prestito il lessico di Word (Impossibile annullare, Sostituisci tutto, Ripristina) e frantumato in pillole di umorismo, il libro ha paragrafi brevissimi, titoli accattivanti e un chilometrico, imperdibile e rivelatore flusso di coscienza finale.
Nell’unica strada semideserta di Manhattan, in un’azienda anonima un gruppo di impiegati cerca di non perdere il posto. Il clima è teso: pare che i misteriosi “californiani” stiano per fare piazza pulita, ora tocca a quelli che hanno il nome che inzia per J, poi toccherà alla K. Come difendersi? C’è chi cambia continuamente postazione, per rendersi introvabile in caso di licenziamento. C’è anche il rischio di finire in “Siberia”, nell’ufficio isolato lontano dagli ascensori.
Pru, Lizzie, Jonah, Crease, Jack II (il primo Jack è stato silurato), Laars, ognuno si organizza come può.
Laars passa il tempo su Google a cercare i suoi omonimi. Li deve annientare, dice. Con la stessa precisione va sulle tracce di ex fidanzate, vecchi flirt, amori del liceo, avventure da sbronzo, per ricostruire l’albero genealogico di ogni “ricercata”. Intanto fa voto di castità.
Russel, il boss, è per tutti Testa di Cavolo. Propone test di autovalutazione con componimento finale, è malato di percentuali, si rifiuta di aprire i file in pdf, legge L’arte della guerra e Il principe di Machiavelli, obbliga i dipendenti a disastrose partite di softball.
Crease vive con il terrore che gli rubino i preziosi Post-it giapponesi a tiratura limitata.
Pru utilizza i giorni di permesso per leggere quei libri che non riesce a mettere giù. Si è specializzata in titoli che hanno il suffisso –ista, come Il pragmatista, Il trapezista, Il negazionista.
Graham, detto Gramo, il misterioso nuovo arrivato, ha seri problemi di ortografia. “Tienimi in formato” è una delle sue perle.
Jill, buttata fuori nell’ondata di licenziamenti con la lettera J, è l’autrice della Jilliad, oltre trecento pagine di citazioni sull’arte di fare il manager ed esercitare il potere. Un tentativo di documentazione per scalare l’azienda dal basso?
Posologia consigliata: assunzione libera, una volta al giorno, più volte al giorno, ogni volta che se ne sente il bisogno. A casa, in ufficio, in metro, in riunione, in ferie, in pausa pranzo.
Effetti benefici: relax immediato, nervi distesi. Attenzione! Può scatenare risate improvvise.

 

Cesare Balbo, ILSOLE24ORE.COM
– 11/09/2008

 

Libri / Maledetti colleghi

 




Ilsole24ore.com

 

 

Come è cambiata Manhattan: da frenetica e pulsante di vita come l’avevamo conosciuta con i film di Woody Allen la ritroviamo arrancante e spenta nel libro di Ed Park “Maledetti colleghi” appena uscito in Italia per Fazi editore. Se Allen metteva in scena una classe agiata in cerca di creatività, Park fa vedere una middle class a pezzi e disillusa dalle promesse della new economy. In paragrafi brevi, quasi frantumi che danno il senso di queste esistenze “a pezzi”, vengono vissute le inquietudini di un gruppo di impiegati attanagliati dal terrore di perdere il posto di lavoro.In questa condizione passano le loro giornate in un palazzo incastrato in una strada semideserta di Manhattan, in attesa di annunciati licenziamenti a raffica, dopo il cambio di proprietà “californiano”.

Kafkianamente, i licenziamenti seguiranno l’ordine alfabetico delle iniziali del nome: le prime a cadere sono le J, poi le K e così di seguito. Agli impiegati non resta che incollarsi alle sedie, alle scrivanie, ai terminali, nella speranza che nessuno li schiodi via, e ricorrere a email di delazione per danneggiare i colleghi stramaledetti. Quelli meno aggressivi possono fare come Crease, uno che cambia continuamente postazione, in modo da rendersi introvabile come lui nel caso stia per arrivare il licenziamento.

E’ un repertorio tragicomico di piccole strategie di resistenza alla logica del grande capo basata esclusivamente su percentuali e sulla lettura cinica di Machiavelli.

Per chi decide di tenersi fuori dalla portata del capo che costringe i suoi sottoposti a imbarazzanti partite di softball c’è il trasferimento a una scrivania “in Siberia”, nella no man’s land di un angolo dell’ufficio distante chilometri dagli ascensori, dimenticato da tutto e da tutti anche da Jack il massaggiatore a tempo perso. Ci sono altri come lui incuranti di tutto che passano la giornata su Google, ad esempio Laars alla ricerca genealogica dei suoi antichi flirt.

C’è un’umanità nel primo romanzo brillante di Ed Park simile a
quella di “E poi siamo arrivati alla fine” di Joshua Ferris, finalista del National Book Award 2007: entrambi ambientati in uffici sconvolti dai licenziamenti.
Ma questa è la realtà del lavoro che è impossibile per gli scrittori
realisti ignorare.

 

SECOLO D’ITALIA
– 07/09/2008

 

Scrivania canaglia

 

 

 

DIARIO
– 18/09/2008

 

Maledetti colletti

 

 

 

Maria Adele De Francisci, DONNA MODERNA
– 03/09/2008

 

Lavorare stanca? Leggi che ti passa.

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Maledetti colleghi
Collana:
Numero Collana:
75
Pagine:
288
Codice isbn:
9788881129515
Prezzo in libreria:
€ 16,00
Data Pubblicazione:
05-09-2008