Stefano Tura

Non spegnere la luce

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Stefano Tura ritorna con un thriller mozzafiato dal ritmo e dalla tensione ancora più forti rispetto al suo fortunato romanzo d’esordio. Il cadavere di una giovane donna, incatenata e seviziata in una torre della campagna toscana tra Arezzo e Cortona, viene casualmente scoperto dall’ispettore Alvaro Gerace, che trascorreva le vacanze da quelle parti. Uno dei protagonisti de Il killer delle ballerine, il precedente romanzo dell’autore, si ritrova così, suo malgrado, a indagare sul delitto, insieme a Meri D’Angelo, tenace e affascinante ispettrice della squadra mobile di Arezzo. Ma nel frattempo, a Bologna, il corpo mutilato e sfigurato di una donna viene rinvenuto in un cassonetto della spazzatura. Esiste un collegamento tra i due efferati delitti? Un nuovo serial killer è tornato a colpire? Il ritrovamento di un terzo cadavere di donna non lascerà più dubbi. Nelle pieghe segrete di una Bologna umida e pericolosa, Gerace non potrà fare altro che mettersi in gioco e accettare la sfida: ma sarà una lotta contro il tempo e contro un killer disumano che sembra impossibile fermare. Fino allo scioglimento di una verità inimmaginabile.

NON SPEGNERE LA LUCE – RECENSIONI

 

Francesco Fantasia, IL MESSAGGERO
– 08/07/2003

 

L’estate si tinge del giallo all’italiana.

 

Trionfa il fascino ambiguo del delitto. E come sempre l’estate si tinge di giallo. Ma è un giallo che non arriva più d’Oltralpe e d’Oltreoceano: è un colore prodotto ormai a casa nostra, dalle mani esperte di scrittori veri che hanno trasformato il thriller all’italiana in un genere narrativo con pieno diritto di cittadinanza. Il mystery nostrano è entrato, insomma, nella maggiore età. E i tanti thriller sbarcati per l’estate in libreria offrono molto di più di un semplice brivido: misurano il respiro nevrotico delle metropoli, esplorano le piaghe di un’Italia che si è fatta famelica e spietata, e che mescola l’eccezionalità alla norma. La realtà è il miglior serbatoio d’ispirazione, per i nostri giallisti. Ed è una realtà imbastita di ricatti e trame oscure quella che descrive Andrea Santini nelle pagine de L’inganno (Tropea editore, 251 pagine, 11 euro), un thriller implacabile, teso come una corda di violino. Santini ha mestiere, talento da vendere, e il suo ritorno al giallo dopo qualche anno di silenzio è una vera sorpresa: ne L’inganno racconta l’Italia di oggi, dei no-global e delle guerre di magistratura, affonda le mani nel marcio dei poteri occulti. Ma soprattutto mette in scena un indimenticabile protagonista, Aldo Palmieri, un grigio funzionario del Viminale che finisce per giocare una partita molto più grande di lui. Ambientazione tutta padana, invece, per il libro di Valerio Varesi, Il fiume delle nebbie (Frassinelli, 244 pagine, 14 euro), un noir che si muove tra presente e passato, e ruota attorno alla morte di due fratelli con un fosco curriculum di attivisti ai tempi del fascismo e di Salò. L’estate del giallo italiano porta anche la firma di Stefano Tura che consegna ai lettori il thriller più crudo e labirintico della stagione, Non spegnere la luce (Fazi, 237 pagine, 13,50 euro). La caccia a uno spietato killer permette a Tura di indagare su aberrazioni che sembrano ormai alla portata di tutti, e che forse stanno proliferando in silenzio a pochi isolati da casa nostra, se non al piano di sotto. Complotti su scala planetaria vengono infine intrecciati da Giuseppe Genna in Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 390 pagine, 15 euro), mentre Diego Giordano torna ai canoni del mystery classico con E io ti aspetto, ricordalo (Editori Riuniti, 335 pagine, 16 euro), un giallo che è anche una meditazione sui temi della memoria e dell’identità.

 

Susy Monteleone, CORRIERE ED. CESENA
– 21/08/2003

 

L’amore da leggere e il thriller da vivere

 

E’ partita alla grande, martedì sera, la rassegna culturale “Dagli appennini alle onde” a San Piero in Bagno, con l’intervento del noto psichiatra e scrittore Paolo Crepet, che ha presentato nell’occasione il suo ultimo lavoro, “La ragione dei sentimenti” (Einaudi Editore): un testo di narrativa, ma come ribadito dallo stesso autore, non un’abdicazione all’indagine e alla conoscenza dell’animo umano. Durante la serata è stato approfondito e disquisito anche uno dei temi che sta più a cuore a Crepet: la condizione giovanile. Un’occasione pertanto, quella di martedì, per mettere a fuoco anche quella dei giovani dell’alto appennino cesenate. Insomma, un ottimo inizio, per la manifestazione che nasce per la volontà e l’impegno dell’assessorato alla cultura della Provincia di Forlì –Cesena e della Comunità montana dell’appennino cesenate: da loro parte l’iniziativa di accogliere a Palazzo Pesarini, teatro dell’evento, alcuni ospiti di impronta prestigiosa sulla letteratura moderna, certo, ma anche sulla formazione culturale dei lettori.
Il secondo appuntamento fissato nel contesto di “Dagli appennini alle onde”, è per questa sera: il protagonista, dalle ore 21, sarà il “giallo” inteso come suspance, thriller e, perché no, follie fantastiche: a Palazzo Pesarini, il bolognese Stefano Tura, giornalista Rai, presenterà il suo Non spegnere la luce (Fazi editore). Il noto scrittore parmense Carlo Lucarelli si è già espresso con positività sul testo di Tura: “Un thriller appassionante, imprevedibile, disperato, allucinante e crudo”. Nel libro si narra la caccia ad uno spietato killer tra le campagne della toscana e la nebbia della Pianura Padana tra Bologna e Rimini: l’ispettore Alvaro Gerace, dopo il killer delle ballerine del primo romanzo, si trova a dover affrontare un altro maniaco sanguinario. Uno stile crudo, sgradevole, ma che incatena: così Tura si diverte a spaventare il lettore.

 

IL RIFORMISTA
– 20/08/2003

 

Modelle da seviziare e uccidere, un killer che odia il silicone. Alvaro e Meri si innamorano

 

Lei: Meri D’Angelo, dirigente della squadra mobile d’Arezzo. Lui: Alvaro Gerace, ispettore della squadra mobile di Bologna. S’incontrano ed è subito amore. Stesso lavoro, stesso caso: una giovane donna seviziata e uccisa in un’antica torre in una campagna toscana tra Arezzo e Cortona. L’omicidio apre l’ultimo lavoro di Stefano Tura, giornalista del Tg1, un noir tostissimo: Non spegnere la luce (Fazi Editore, pagine 237). Il caso unisce Meri e Alvaro, ma li divide anche, da subito. Meri è separata, il marito è un uomo crudele, Oliviero Pederzoli, capo della narcotici della questura di Arezzo. Alvaro è un “uomo che sembrava fare di tutto per dimostrare i suoi quarantun anni. Pallido, magro, gli occhi scuri, profondi e severi lo mettevano di fronte ai suoi rimorsi. Era già passato troppo tempo da quando Ambra se n’era andata”.
Alvaro per riposarsi dal lavoro scappa da Bologna e va nella campagna di Arezzo sotto il suggerimento di un suo caro amico, il fotografo Richard Gallo. Lì è ospite in casa di un certo signor Teodoro Mammiferi. Meri e Alvaro s’incontreranno in seguito al ritrovamento del corpo della giovane uccisa, ma poi si perderanno. Alvaro deve ritornare a Bologna per un altro omicidio, questa volta di una modella.
I due casi sono analoghi e i due poliziotti vanno avanti nelle indagini ognuno per conto proprio. Intanto le modelle continuano a morire, uccise e seviziate da un killer malato: “Finalmente ti sei svegliata. Adesso facciamo un bel gioco. Che schifo, eh! Te le eri siliconate. Ma io non capisco proprio perché voi donne ci tenete tanto a gonfiarvi le labbra e le tette”. E ancora: “Sei una troia! Siete tutte delle troie”. I due, Meri e Alvaro, non si vedranno e non riusciranno a contattarsi se non alla fine, quando il killer sarà scoperto, quando ormai sarà troppo tardi per vedersi.

 

GIORNALE DI SICILIA
– 22/08/2003

 

Non spegnere la luce

 

La vacanza tra Toscana e Umbria dell’ispettore Alvaro Gerace incomincia malissimo. Il suo cane viene fatto a pezzi e subito dopo, in un casolare di campagna, scopre il corpo torturato e mutilato di una donna. Parte un mandato di cattura per il proprietario del casolare, un uomo, ora scomparso, con un’infanzia segnata da traumi atroci. La caccia, che travolge anche un amico dell’ispettore, è piena di imprevisti, il finale sorprendente e Tura, nel suo secondo romanzo con Alvaro Gerace, riesce a fare paura e a imprimere alla vicenda un ritmo di tutto rispetto.

 

Brunella Schisa, IL VENERDÌ DI REPUBBLICA
– 20/07/2003

 

Fare a pezzi le modelle per amore del bello

 

Un libro grondante sangue, un fiume di porpora di oltre duecento pagine dove la violenza e il sadismo fanno a gara con la sfortuna. Cortona, Arezzo e Bologna sono legate da una lunga striscia di sangue. Qualcuno, naturalmente un serial killer, si diverte a fare a pezzi delle fotomodelle, e il polioziotto Alvaro Gerace, dopo il killer delle ballerine del primo romanzo si trova a dovere affrontare un altro maniaco sanguinario. Uno stile crudo, sgradevole, ma che incatena: così Stefano Tura, giornalista bolognese, si diverte a spaventare il lettore. “Non mi sono reso conto di essere stato così violento e dire che sono molto pauroso”.
Da dove prende l’ispirazione?
”Dalla realtà, prima di arrivare al Tg1 ho fatto il cronista di nera al Resto del Carlino, e le assicuro che la realtà supera la fantasia, ho visto un viado fatto a pezzi e abbandonato in un pozzo”.
I delitti passionali sono i più efferati.
”Perché sulla vittima si sfoga la rabbia e la frustazione. Gli omicidi su commissione sono più freddi”.
Prima le ballerine, adesso le modelle: lei ce l’ha con le donne?
”Mi piace l’idea di violare una cosa bella: le cubiste del primo libro, come le modelle, rappresentano l’ideale della bellezza, il teorema “non-posso-averti-e-ti-ammazzo” mi sembra plausibile”.
Non pensa di essersi accanito sulla sfortuna dei protagonisti?
” Un lieto fine sarebbe stato insopportabile”.

 

Francesco Fantasia, IL MESSAGGERO
– 07/08/2003

 

L’estate si tinge del giallo all’italiana

 

L’estate del giallo italiano porta anche la firma di Stefano Tura che consegna ai lettori il thriller più crudo e labirintico della stagione, Non spegnere la luce (Fazi, 237 pagg., 13,50 euro). La caccia a uno spietato serial killer permette a Tura di indagare su aberrazioni che sembrano ormai alla portata di tutti, e che forse stanno proliferando in silenzio a pochi isolati da casa nostra, se non al piano di sotto.

 

Luciana Cavina, IL RESTO DEL CARLINO
– 01/06/2003

 

Non spegnere la luce di Stefano Tura

 

 

“Sarà perché sono stato in Afghanistan durante la guerra — confida Stefano Tura — che riesco a parlare della morte in maniera così cruda”. Ma non c’è solo la descrizione di scene macabre e allucinanti in quest’ultima fatica del giornalista e scrittore bolognese, inviato di guerra del Tg1, dal titolo Non spegnere la luce (Fazi Editore, 240 pagg., 13.50 euro). E’ un thriller che fa davvero paura, tiene col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina, pieno di colpi di scena e invenzioni terrificanti. Sono pronti a giurarlo anche gli scrittori Luigi Bernardi e Mauro Matrone che di gialli se ne intendono e che hanno presentato il libro, l’altro giorno, insieme all’autore. Matrone, poi, è un poliziotto e può immaginare cosa aspetta all’ispettore Alvaro Gerace,alle prese con una giovane donna incatenata e seviziata in una torre, primo di una serie di orrendi delitti. Tura, a sua volta, ha alle spalle anni cronaca nera, e anche lui sa bene di cosa parla, e mette in queste righe anche il mondo delle questure, l’agire dei poliziotti. “Mi viene naturale scrivere questo — ammette —. I delitti sono descritti in modo così dettagliato, senza pietà, perché la pietà manca ai miei personaggi”. Una delle ambientazioni più forti, infine, è Bologna: “ma è una città sommersa — spiega l’autore — che non cede alla rappresentazione dei luoghi già catalogati per tipologia di persone che li frequentano. E’ uno sguardo diverso, sconosciuto, forse il mio personale”.

 

 

Serena Macrelli, CORRIERE ROMAGNA
– 04/06/2003

 

La luce sul giallo non è spenta

 

Secondo criminal thriller per il bolognese Stefano Tura. Dopo il successo de Il killer delle ballerine l’inviato Rai del Tg1 torna in libreria con un altro giallo mozzafiato.Non più cubiste e discoteche, questa volta in Non spegnere la luce (Fazi Editore, euro 13,50) è il dorato mondo delle fotomodelle ad essere preso di mira da un folle assassino. Belle ragazze squartate, set di moda, vie e viali di Bologna, poliziotti, Questure, love story e, di sottofondo, ancora la Rimini più ombrosa e misteriosa. Gli ingredienti ci sono tutti. Duecentotrentasette pagine per scoprire il colpevole. “C’è suspance, e alla fine nulla viene lasciato sospeso” racconta l’autore. Lo stile è quello giornalistico che predilige una struttura narrativa agile, veloce come il ritmo: incalzante, avvincente. Non poteva essere altrimenti. L’esperienza sul campo. Stefano Tura ha seguito alcuni dei casi di cronaca nera più noti degli ultimi anni, dalla Uno Bianca all’omicida Stevanin.“Sono molte le vicende che mi hanno ispirato. Certo ci sono riferimenti, ma sono soprattutto i personaggi della storia a rispecchiare persone incontrate. Ad esempio i poliziotti in questo thriller giocano un ruolo molto importante”.Qualche accenno della trama senza rivelare nulla. L’ispettore Alvaro Gerace si sta riposando in Toscana per riprendere le forze dopo l’avventura de Il killer delle ballerine. Breve riposo in realtà, pochi giorni di quiete per imbattersi di nuovo in un efferato omicidio. Il caso viene affidato alla tenace ed affascinante poliziotta Meri D’Angelo, con la quale Alvaro instaurerà un rapporto di sfida e innamoramento. Intanto a Bologna ancora omicidi spietati colpiscono l’entourage del fotografo di moda Richard Gallo.“Il romanzo si snoda su due ambientazioni: il confine tra Toscana e Umbria e l’Emilia-Romagna – spiega Tura – dal primo libro vengono recuperati alcuni set ma soprattutto dei personaggi, ad esempio il protagonista, l’ispettore Alvaro, e ricompare anche Luca Rambaldi, il giornalista forlivese. Non spegnere la luce non è comunque il seguito, ci sono punti di contatto tra i due gialli ma tutto è molto autonomo”.Quindi rispetto al libro precedente quali differenze? “Questo è un romanzo più sudato, ho curato approfonditamente l’introspezione psicologica dei personaggi, uno spaccato umano più complesso”.Il noto giallista Carlo Lucarelli ha definito questo thriller “appassionante, imprevedibile, disperato, allucinato e crudo”. Crudo, nelle descrizioni, soprattutto. “La realtà è raccontata senza addolcimenti. Lo stesso clima è fisico, molto violento e gli omicidi vengono descritti in maniera dettagliata”.Come mai ha scelto proprio Bologna e ancora Rimini come luoghi dei delitti? “A Bologna ci sono nato e la conosco benissimo. Rimini perché continua ad essere una grande fonte di ispirazione per la letteratura gialla. È una città solare con gli ombrelloni e la spiaggia, ma è anche cupa e ombrosa. Continuo a frequentarla e in certi mesi dell’anno, in inverno in particolare, camminando tra le vie e le piazze sembra di essere in un mondo sperduto. Una città dal doppio volto”.Del Killer delle ballerine è in corso la ristampa, si sta preparando la sceneggiatura e si sta vagliando l’ipotesi di cast. Qualche proposta di trasposizione cinematografica anche per Non spegnere la luce? “Forse una trasposizione televisiva. Si è dimostrato interessato a questo thriller il produttore tv di Distretto di Polizia, Pietro Valsecchi”.Si vedrà. Intanto queste pagine scritte da Tura prima di essere inviato in Medioriente per l’ultima guerra in Iraq.“È stato un anno molto impegnativo – commenta Tura – 45 giorni in Giordania, Siria, Iraq. Sono arrivato a Baghdad il giorno prima della caduta del regime. È stata un’esperienza professionale molto importante, sono stato testimone di un fatto storico che ha portato una svolta alla situazione del Medioriente. Avevo già seguito altri conflitti: in Kosovo, in Afghanistan, ma questo è stato il più duro, ma anche il più interessante. Andavo in giro tutto il giorno con il giubbotto antiproiettile, ho trascorso diverso tempo senza energia elettrica, senza acqua. Sparavano di giorno, di notte, c’era l’anarchia più totale”.Ha pensato di scriverne un libro? “Quando sono tornato dall’Afghanistan ho scritto un diario, ma questa volta no, è stata un’esperienza molto forte ma difficile da raccontare ora”.

 

 

Sergio Pent, LA STAMPA/TTL
– 17/05/2003

 

All’ispettore piace il macabro

 

Una vacanza nel silenzio della campagna toscana dopo la soluzione di un caso impervio si trasforma, per l’ispettore Alvaro Gerace, nel peggiore degli incubi d’alta macelleria: il cadavere di una donna incatenata, seviziata, con un piede amputato, scatena la caccia al serial killer, che pare però muoversi su un’onda lunga che arriva fino a Bologna. Le vittime sono tutte giovani ed eleganti, modelle o aspiranti tali, e ruotano attorno allo studio del famoso fotografo Richard Gallo, tra i primi a finire nell’elenco dei sospettati. Ma la storia è aspra e complessa, richiede fitte pagine di spiegazione finale in cui vengono a galla remote e perverse conflittualità familiari. In qualche modo, un thriller accomunabile al best d’esordio di Faletti, per sviluppi e rivelazioni questo Non spegnere la luce di Stefano Tura (Fazi, pp. 237, euro 13,50). L’autore pesta forte sul macabro, non si risparmia in massacri dettagliati che rammentano a tratti efferatezze alla Lucio Fulci. L’intenzione regge – con qualche eccesso di tortuosità e un finale davvero troppo calcolatamente sfigato – e il romanzo scorre con una tensione prevedibile, ma incalzante. Giocano un ruolo positivo ambiente e situazioni al cardiopalmo, risultano meno accettabili le caratterizzazioni di certi personaggi minori e soprattutto la storia d’amore tra Geraci e la poliziotta Meri D’Angelo.

 

IL RESTO DEL CARLINO
– 13/05/2003

 

Marino Carpacci personaggio nel giallo di Stefano Tura

 

 

Marino Capacci personaggio nel giallo di Stefano Tura. Da libraio a protagonista di pagine gialle. Marino Capacci, il patron del “Librincontro” di Castrocaro, è entrato nelle pagine del nuovo libro di Stefano Tura: Non spegnere la luce (Edizioni Fazi). Ideale seguito de Il killer delle ballerine, il giallo riprendere il personaggio dell’ispettore Alvaro Gerace. Stefano Tura ripropone la figura del protagonista della trama, ma senza farne un serial a puntate. Sull’esempio, per intenderci del Maigret di Simenon, o la Grazia Negro di Lucarelli, che definisce questo romanzo “un thriller appassionante, imprevedibile, disperato, allucinato e crudo”, oppure l’Alligatore di Carlotto, che per Non spegnere la luce parla di “trama diabolica”. Per incontrare Capacci basta decodificare il personaggio di Mino Capacci e il gioco è fatto. Già ospite del “Librincontro” con le sue Caramelle di Super Osama al ritorno come inviato nelle zone di guerra dell’Afghanistan, il giornalista Rai sarà fra i prossimi protagonisti alla kermesse libraria.

 

 

IL DENARO
– 30/04/2003

 

Un crescendo di tensione inseguendo un serial killer

 

C’è una sottile linea rossa che dalle colline toscane sale fino a Bologna. E’ il sangue di due giovani ragazze, aspiranti modelle che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e in compagnia delle persone sbagliate. La striscia, che man mano si allarga con il suo carico di violenza e orrore, non si vede che dall’alto; così chi da terra la intuisce è costretto a seguirne l’odore come i cani e a farsi largo tra corpi sfigurati, incatenati e seviziati, agguati, sospetti e solitudini, prima di affrontare una natura selvaggia che nasconde la soluzione di tutto. Protagonista è l’ispettore Alvaro Gerace. Il suo lavoro di poliziotto sulle tracce di serial killer s’intreccia con l’attrazione per Meri D’Angelo, tenace e affascinante poliziotta. Il loro rapporto, in bilico tra una forte competizione e un amore sottile, viene però bruscamente interrotto quando lui viene trasferito a Bologna per occuparsi di un atroce delitto di una modella, mutilata e sfigurata. In un crescendo di tensione e suspense, Non spegnere la luce conduce il lettore negli antri di un terrore sottile, rivelando solo alla fine una realtà inaspettata e sconvolgente.

 

Severino Colombo, CORRIERE DELLA SERA
– 27/04/2003

 

Una sottile linea rossa di sangue

 

 

THRILLER – Violenza e orrore tra Emilia e Toscana

C’ è una sottile linea rossa che dalle colline toscane sale fino a Bologna. È il sangue di due giovani ragazze, aspiranti modelle che si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato e in compagnia delle persone sbagliate. La striscia, che man mano si allarga con il suo carico di violenza e orrore, non si vede che dall’ alto; così chi da terra la intuisce è costretto a seguirne l’ odore come i cani e a farsi largo tra corpi sfigurati, agguati, sospetti e solitudini, prima di affrontare una natura selvaggia che nasconde la soluzione di tutto. (Stefano Tura – Non spegnere la luce)

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Non spegnere la luce
Collana:
Numero Collana:
20
Pagine:
240
Codice isbn:
9788881123537
Prezzo in libreria:
€ 9,00
Codice isbn Epub:
9788876253591
Prezzo E-Book:
€ 4.99
Data Pubblicazione:
01-06-2005

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