Nicolò La Rocca

Tu che hai fatto per me

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«Vuoi farmela pagare per ciò che ti ho fatto da bambino? Mi vuoi morto? Non cedere la tua parte di terreno, vai in giro a sputtanarmi… e sarai accontentato. Spareranno anche a te».
Il romanzo di esordio di Nicolò La Rocca, un noir esistenziale e di ampio respiro, ci offre una Sicilia lontana dagli stereotipi, fatta di cocaina e televisione, di una gioventù interinale e trendy, di una politica-spettacolo arrivista e ancora clientelare, dove Tu che hai fatto per me non è solo la domanda-risposta alla base di un cupo amore fraterno, ma anche il nodo di un groviglio di favori e debiti che lega perversamente un’intera società. Giuseppe è un uomo fragile e sottomesso, con la faccia sfigurata dalle bolle che sembrano molluschi trapiantati sulla pelle. Laura è una donna selvatica e rabbiosa, che non conosce misura né legge, animata da una passione civile che la porta a disobbedire alle pietrose norme del luogo. Giovanni, il fratello di Giuseppe, è un politico rampante e carismatico, venerato da un’intera città come l’unto da Dio. Una mattina, il padre di Giuseppe e Giovanni sparisce nel nulla. Una fuga? Un rapimento? In un crescendo di misteriosi avvenimenti Giuseppe comincia a muoversi disorientato tra personaggi sinistri e ambigui – un vecchio arteriosclerotico recluso nell’appartamento di Giovanni, un ingegnere culturista e cocainomane, un maresciallo depresso – e tutti sembrano nascondergli qualcosa. Fino a quando, un giorno, un fatto tragico e indicibile, sepolto nel suo inconscio per anni, riemergerà violentemente costringendolo a confrontarsi con il lato oscuro dell’animo umano e della comunità in cui vive.

TU CHE HAI FATTO PER ME – RECENSIONI

Salvatore Mugno, LA SICILIA – TRAPANI
– 11/08/2007

 

“Nemo propheta est in patria sua”

 

 

Matteo Di Gesù, GIUDIZIO UNIVERSALE
– 01/10/2006

 

Una famiglia da non mantenere

 

 

Gianni Paris, STILOS
– 12/09/2006

 

Voglio illuminare l’ombra

 

 

Simone Cosimi , EXTRA! MUSIC MAGAZINE
– 27/09/2006

 

Tu che hai fatto per me

 

Tu che hai fatto per me, scritto senza punto interrogativo. Che significa, più o meno: “Non ti dico di no per principio, anzi. Però verifichiamo con attenzione quanto ti devo e quanto mi devi”. In termini di favori, di “servizi”, di danaro, di loschi intrallazzi, aiuti, segnalazioni, raccomandazioni.
Il titolo del primo romanzo del siciliano Nicolò La Rocca vuol dire proprio questo: non c’è dubbio o timore, nella vastissima “zona grigia” che nutre ed è essa stessa la criminalità sicula. Non stimolo inibitore, in quell’arena di foschi e ciaffati burattini che ormai mette assieme ingegneri cocainomani e politici corrotti che assomigliano così tanto a politici veri, poco di buono e medio-borghesi, carabinieri con l’amante e onesti (?) cittadini. C’è solo un calcolo preciso e spietato delle convenienze e del rapporto debito-credito, a guidarli. Punto. Tutto è possibile.
Ed è questo l’aspetto che ti massacra il cuore. Perché ti viene da dire che no, non può essere davvero così, in quella Sicilia malandata e piena di sudore – le prime pagine sono stilisticamente eccelse, quanto al sudore. Che mica la fascia di contiguità è così pervasiva. Che in fin dei conti a tirare le fila, poi, sono in pochi.
E invece manco per niente. Con un italiano davvero fluido e pregnante, nel quale le scelte lessicali – ivi comprese quelle dialettali – sono affilate come le lame del miglior macellaio, La Rocca ci racconta una storia incasinatissima di gente che da una vita fa calcoli, pesa raccomandazioni, organizza frodi. Gente che ci vive, facendolo. E che ci fa vivere altra gente, ed altra gente ed altra gente ancora. Il sistema del clan, insomma. Oggi come sempre nutrito dal più bieco clientelismo. E che testimonia come le fila, alla fine, le tirano tutti (dalla propria parte). Una storia, insomma, di criminalità. Ma che – proprio in virtù del suo far leva su quella famigerata zona grigia – ti sembra mica una storia di criminalità: ti sembra una storia tropo vera, troppo intelaiata per non funzionare da (per carità, mica infallibile) paradigma di certo modo di vivere.
In mezzo Giovanni, signorotto politico di zona con annesso faraonico e illegale progetto in mente (villaggio turistico) e il fratello Giuseppe, moderno mostro sfigurato da pustole e bubboni fin da piccolo – già solo su questo rapporto e sul mistero che c’è dietro si potrebbe costruire un altro romanzo. Fra di loro – sopra, sotto, dentro: Giacomo, l’ingegnere cocainomane che, mentre aspetta il grande salto malavitoso, addestra pitbull da combattimento. La selvatica Laura, cognata di Giovanni e nevrotico angelo custode di Giuseppe. E soprattutto – collegate al progetto che Giovanni ha in mente – due vecchi, fra cui il padre dei due, che spariscono e due preziosi appezzamenti contesi da mezza provincia.
Noir esistenziale: si, è giusto. A patto che si dica che è l’elemento esistenziale che nutre narrativamente quello noir, e non il contrario. A partire dallo straziante ed irritante punto di vista che, pur alla terza persona, si vede e si sente pendere all’altezza degli occhi di Giuseppe, unico angolo pulito – eppure, anche lui, dentro al magma – della storia.
E’ un libro pesante, nel senso che è “di valore”. Denuncia narrando in fin dei conti senza voler denunciare alcunché. Raccontando senza sperimentare granché ma narrando argutamente, riuscendo a disegnarti (come se ce lo avessi lì davanti, La Rocca, con matita e foglio) la ragnatela sconfortante e puzzolente dei casini di mezza isola, e forse pure di mezza Italia. E l’elemento noir – che, come ho detto, è manovrato da quello esistenziale, col quale compone un inedito e credibile intreccio – si mantiene sempre piuttosto fuligginoso. Se questo è l’esordio. Mozzica.

Matteo Musacci, OCCHIAPERTI.NET

 

Gli oscuri personaggi di Nicolò La Rocca

 

Un noir, a partire dagli oscuri e misteriosi personaggi che si intrecciano nel complicato plot di Tu che hai fatto per me , e l’esordio letterario di Nicolò La Rocca.
Siamo in una Sicilia dei nostri giorni, vera più che mai, esclusa dal resto dal mondo da cui provengono solo echi lontani di trasmissioni televisive e canzonette, e da dove proviene Giuseppe, un uomo debole dalla faccia sfigurata dalla malattia, la istiocitosi cefalica, che lo porta a graffiarsi continuamente il viso. Ad aspettarlo in Sicilia c’è Giovanni, il fratello, simbolo di una Sicilia distrutta dalla mafia e dall’estorsione: egli è un politico, un uomo di spicco, che abita con la moglie Adelina, un surrogato di silenzi e di cieca obbedienza nei confronti del marito, Laura, la cognata, l’esatto opposto della sorella, forte e combattiva, e un vecchio oramai alla fine dei suoi giorni, i cui legami con Giovanni sono alquanto sospetti. Sospetti quanto la scomparsa improvvisa del padre dei due fratelli, avvenuta poco prima dell’arrivo di Giuseppe.
Da questa situazione, La Rocca comincia a tessere una tela fittissima di eventi che si inabissa nei più sgangherati personaggi che si possano incontrare: il palestrato Giacomo, allevatore di pit-bull, il maresciallo Mattazza e le sue frequentazioni con Laura, l’ingegner Frattaloro e la figlia Graziella. Noir appunto, ma non inteso come una serie di eventi indecifrabili, criptici o addirittura fantasiosi, anzi, è la realtà, la cruda verità ad essere tinta di nero nel romanzo di La Rocca, una verità che verrà a galla solo scavando nel passato dei due fratelli, dove “Tu che hai fatto per me” è il germe da cui prende vita l’intero romanzo, in cui continue sono le rivendicazioni di raccomandazioni e di favori che pesano sia sulle spalle di Giuseppe, reso cieco dall’amore incondizionato e morboso per il fratello, sia sugli abitanti della cittadina dove abita Giovanni.
“Vuoi farmela pagare per ciò che ti ho fatto da bambino? Mi vuoi morto? Non cedere la tua parte di terreno, vai in giro a sputtanarmi… e sarai accontentato. Spareranno anche a te”
Una grande prova di scrittura quella di La Rocca, che lo inserisce a pieno nella letteratura siciliana, tra quei grandi scrittori del passato e del presente che hanno cantato le condizioni dure e difficili della loro terra, da Verga a Pirandello, da Sciascia a Camilleri, in un grido di protesta che nasconde però tutto l’amore che questi grandi autori, a cui si aggiunge ora anche La Rocca, nutrono per la Sicilia

David Fiesoli, IL TIRRENO
– 03/08/2006

 

Estate in giallo

 

 

Dario Pappalardo, IL VENERDÌ – LA REPUBBLICA
– 27/07/2006

 

Giuseppe, apri gli occhi anche se è tutto nero

 

 

Dario Pappalardo, LA REPUBBLICA
– 22/07/2006

 

Tu che hai fatto per me

 

 

INTERNAZIONALE
– 27/07/2006

 

Tu che hai fatto per me

 

 

Alberto Sebastiani, LA GAZZETTA DI PARMA
– 22/07/2006

 

Fattacci di gente perbene

 

 

Angela Messina, DOVE
– 01/08/2006

 

Arcipelaghi di carta

 

 

Rossella Montemurro, IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA
– 14/07/2006

 

Le personalità complesse descritte da La Rocca

 

 

Dario La Rosa, GIORNALE DI SICILIA
– 09/07/2006

 

“Tu che hai fatto per me”, viaggio nella memoria

 

 

Angelo O. Meloni, STILOS
– 04/07/2006

 

Girotondo di affari loschi

 

 

Claudio Cerasa, IL FOGLIO
– 01/07/2006

 

Tu che hai fatto per me

 

 

Antonella Fiori, D- LA REPUBBLICA
– 17/06/2006

 

Camorra e mafia della porta accanto

 

Giovanni è un ingegnere culturista e cocainomane, di quelli che potresti incontrare nel nordest arricchito o in un club molto privé di Milano. Invece vive in Sicilia. Pasquale ha cucito e tagliato il vestito bianco indossato alla notte degli Oscar da Angelina Jolie. Non è uno stilista di Hollywood ma un operaio che lavora in nero ad Arzano, vicino a Napoli.
Due personaggi opposti di due libri diversissimi, Tu che hai fatto per me di Nicolò La Rocca e Gomorra di Roberto Saviano, che raccontano la realtà di due terre, Sicilia e Campania, facendo saltare gli schemi da cartoline pre-confezionate. Nel romanzo di La Rocca, accanto all’outsider protagonista Giuseppe, c’è il fratello Giovanni, politico rampante che si muove a suo agio tra i modelli culturali borghesi economicamente evoluti: “Volevo uscire dagli stereotipi del siciliano diffidente, filosofo, fatalista. Vivevo in provincia di Trapani e vedevo gente che girava coi Rolex ma anche col mito di possedere un quadro di Schifano”. Nuove forme di controllo sociale, per La Rocca sono “le brutte abitudini della borghesia che oggi vanno a innestarsi nella struttura della criminalità”. Contro lo schema da fiction tv dove i mafiosi sono tutti da una parte e gli eroi dall’altra, mostra un mondo dove “si è tutti interconnessi, ci si chiede appunto Tu che hai fatto per me”.
Nicolò La Rocca, Tu che hai fatto per me, Fazi, euro 14, in libreria il 23 giugno

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Tu che hai fatto per me
Collana:
Numero Collana:
51
Pagine:
284
Codice isbn:
9788881127559
Prezzo in libreria:
€ 15,00
Data Pubblicazione:
16-06-2006