Isabella Santacroce

V.M. 18

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Con questo libro nasce una nuova leggendaria eroina dal nome Desdemona, protagonista indiscussa dei Dodici Mesi Del Collegio Delle Fanciulle, che, come tutte le eroine dei romanzi dell’autrice di Lovers e Zoo, è destinata a incidersi nella memoria dei suoi lettori. Con V.M. 18, Isabella Santacroce partorisce pagine senza alcuna pietà e censura, e proietta il romanzo in una dimensione mitica e nel solido impianto di una tragedia classica, creando un inedito decadentismo sadico-anarchico-libertino-estetizzante.

“All’interno di collegiali ambienti dal decadente ed eccentrico fascino, la libertina-criminale-esteta quattordicenne Desdemona, in compagnia delle altrettanto perverse e licenziose coetanee Cassandra e Animone, si sollazza tra orge e delitti, bevendo l’allucinatorio cocktail Reietto, e divertendosi a drogare talune vittime iniettandogli nei globi oculari il potente Acido Viperinico Liquido. Tali imprese crudelmente voluttuose si compiono sotto il nome del Manifesto Delle Spietate Ninfette, di cui fanno parte le tre feroci e lussuriose fanciulle, abitanti insieme la Stanza Furente, e dedite al massacro di ogni purezza. Le integerrime collegiali, le malfatte istitutrici Polissena e Pelopia, l’altera direttrice Andromaca, la burrosa insegnante Giocasta, il consorte custode Agamennone, i dotati diciottenni Creonte e Minosse che frequentano il conservatorio poco distante, tutti sono in ostaggio delle Spietate Ninfette che, traendone cospicui profitti, li condurranno dentro giochi colmi di scellerate turpitudini”. Isabella Santacroce

V.M. 18 – RECENSIONI

Luisa Mariani, Giovanni Zaccherini, LA VOCE DI ROMAGNA
– 18/08/2008

 

Sguardo tra le sbarre dello zoo

 

 

Pierluigi Battista, CORRIERE DELLA SERA – MAGAZINE
– 08/05/2008

 

Donne, con e senza gonne

 

 

Michele Fabbri, LA PIÊ
– 01/02/2008

 

Isabella Santacroce

 

 

Donatella Trotta, IL MATTINO
– 06/03/2008

 

Generazione Kate Moss

 

 

Alessandro Moscè, CORRIERE ADRIATICO
– 09/02/2008

 

L’amore scritto dalle donne

 

 

Camillo Langone, IL FOGLIO
– 27/12/2007

 

Preghiera

 

 

Concita De Gregorio, LA REPUBBLICA
– 07/11/2007

 

Se il romanzo è una tortura

 

 

Stefano Lecchini, GAZZETTA DI PARMA
– 07/06/2007

 

Isabella Santacroce e tre ninfette tutto hard per “V.M. 18” in libreria

 

 

Maria Grazia Filippi, IL MESSAGGERO
– 14/06/2007

 

Santacroce: “Io, una scrittrice contro i libri”

 

 

Elisabetta Mondello, LIBERAZIONE
– 07/06/2007

 

Isabella Santacroce vietata ai minori, ma davvero stupisce?

 

 

Andrea Morandi, ROCKSTAR
– 01/06/2007

 

Recensioni

 

 

Paolo Conti, CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE
– 24/05/2007

 

Montagne russe

 

 

Paolo Turroni, LA VOCE DI ROMAGNA
– 18/06/2007

 

Vietato non solo ai minori

 

 

nic. til., IL FOGLIO
– 07/06/2007

 

Salvate Isabella Santacroce, non riesce più neanche a essere perversa

 

 

Sara Loddo, ROCK IT
– 09/10/2007

 

Isabella Santacroce – V.M. 18

 

ROCKIT    9 OTTOBRE 2007

 

 

 

ISABELLA SANTACROCE

 

“V.M. 18”

 

491pp. – 17,50 € – Fazi Editore– 2007

 

Lo spirito di ribellione incarnato dalla penna della Santacroce raggiunge qui il suo massimo. L’erotismo più perverso, il cieco edonismo e la volontà di dominio sono i protagonisti di un universo privo di razionalità e morale. La giovane protagonista Desdemona è un concentrato di pulsioni, paragonabile ad un inconscio fatto di solo Es. Con Animone e Cassandra forma le Spietate Ninfette, autrici di un manifesto di intenti, comprendenti azioni efferate e pratiche demoniache volte a smascherare la rettitudine soltanto apparente degli uomini. Per caratteri adolescenziali amanti del sadismo o per chi ha uno stomaco forte e un grande spirito di sopportazione. // Sara Loddo

Diego Zandel, LA RINASCITA DELLA SINISTRA
– 04/10/2007

 

Quando le scrittrici scoprono il proibito

Lezioni di sesso e provocazioni neolibertine

 

Matteo Chamey, ROCKERILLA
– 01/10/2007

 

Isabella Santacroce – V.M. 18

 

 

Antonella Lattanzi, ROMANOIR.IT
– 26/09/2007

 

Un satanico Dio, un’Eroina dell’Estasi

Recensione e intervista di Antonella Lattanzi


Desdemona è un’adolescente di buona famiglia. Figlia di un padre inetto e di una madre dedita ai belletti e al pettegolezzo, vive in un’oscura epoca di manierismo e di sfarzo che ricorda le ampollose corti settecentesche. Per amico, un grosso cane col quale ama intrattenere rapporti sessuali. Per passatempo preferito, la masturbazione.
Un giorno, annoiata dalla vita e dal lusso, Desdemona viene inviata in un collegio decadente. Lì, insieme alle nuove colleghe Cassandra e Animone, dà vita a una sorta di diabolica setta, di cui lei stessa è inventrice e capo assoluto. Unico scopo delle tre amiche, perseguire il bello e il sublime. Come riuscirci? Uccidendo, massacrando, istigando alla violenza e al suicidio. Distruggendo tutto ciò che non si addica ai loro canoni di bellezza, e adoperando, come scudo dietro il quale nascondersi, la loro pallida, eterea, innocente bellezza.
Le tre diaboliche Ninfette riescono, con metodica e malvagia costanza, a portare morte e scompiglio nel sonnolento collegio. Tra orge di sesso e di droga, incesti, stupri, torture e sedute di bellezza, la vita di Desdemona, che si professa, al contempo, amante di Dio e di Satana, scorre in un crescendo di violenza e di autoesaltazione stupefatta. Per dodici mesi, le Ninfette si esercitano a distruggere quanto di pusillanime e brutto il collegio barocco, ai loro occhi, nasconda. “Somma di due sacralità contrapposte e identiche”, “Eroina dell’Estasi” nei secoli dei secoli, Desdemona, nascosta nel suo involucro di quattordicenne pura, educata e amorevole, tiene sapientemente le redini della sua doppia vita: collegiale modello davanti alle istitutrici Polissena e Pelopia, alla severa direttrice Andromaca, alla debole insegnante Giocasta – che una a una cadranno, inconsapevoli, nella sua trappola –, satanica ninfetta della droga e del sesso nella sua stanza, alcova di ogni turpitudine, tra le sue amiche immorali, in mezzo ai suoi adepti.
Ancora una volta narratrice dagli audaci codici stilistici e morali, Isabella Santacroce, qui al suo ottavo libro, compie una profonda sterzata rispetto al suo precedente romanzo. Tanto Zoo è storia intima e grido di dolore di un’adolescente deprivata della vita da una madre padrona e un padre innamorato, calata in un mondo di sbarre, in un zoo senza uscita; quanto V.M.18 è romanzo del deliquio, del gusto per l’osceno e per il particolare morboso, della violenza barocca, manierata come il linguaggio adoperato nella scrittura. Sullo scheletro di una tragedia greca – come succede in altri romanzi della Santacroce, tra i quali anche Zoo –, la scrittrice con gli occhi di diavolo abbandona la ragazzina riminese protagonista di Fluo e tutte le bambole iper-contemporanee dei suoi precedenti lavori per calarsi in atmosfere di certo molto più pericolose, e passeggiare su territori al confine, al limite tra il satanismo e lo stravolgimento di ogni tipo di codice.
Al centro, da sempre, di critiche discordanti per lo stile e gli argomentati affrontati, poetessa del dissidio e della violenza, del dolore di vivere e dell’anima dilaniata, strappata dal corpo, Isabella Santacroce, barocca e pomposa, capovolge, in questo romanzo, i concetti di Male e di Bene, di Bello e di Brutto, di Giusto e Sbagliato. Raccontando di una diavolessa moglie di Dio, la Santacroce veste nuovamente le sue bambole di trucchi, droghe e pesanti drappi – se possibile, questa volta ancor più voluminosi e insidianti – atti a nascondere, a proteggere, a salvaguardare, a cullare, un’anima forse ancora e sempre troppo fragile. Come un’armatura a proteggere il corpo. Come una maschera, da cambiare a seconda di chi si voglia apparire. Come una madre.

Intervista a Isabella Santacroce

In due parole, cos’è V.M . 18? Che storia racconta?

Non amo parlare dei miei libri, è sempre una violenza per me parlare di loro. I libri sono “gli assenti”. E’ parlare con chi non può sentire. E’ per me una sorta di tradimento. Perciò ora sto tradendo V.M.18. V.M.18 racconta i dodici mesi del Collegio Delle Fanciulle, dove Desdemona, in compagnia delle Spietate Ninfette, Cassandra e Animone, si prodiga nella distruzione di ogni purezza inneggiando l’ardimento, efficace arma per l’uccisione della morale, morale figlia della paura, di ogni umano rimpicciolimento.

Mi sembra che, da Fluo a V.M. 18 , un’unica donna-ninfetta si faccia strada nella vita e nel mondo di cui Lei stessa è protagonista, combattendo contro la pusillanimità e le convenzioni, spesso a costo di omicidi, suicidi, sangue, uso di droghe, sesso spietato.

Dall’uscita di V.M.18 tanti sono stati gli insulti, le minacce, gli auguri di morte. Sono stata anche incolpata del tentato suicidio di una diciannovenne. Inoltre mi hanno scritto madri incolpandomi d’aver rovinato le loro figlie. Rispondo a questa tua domanda con queste parole che ho pubblicato sul mio blog: Le Spietate Ninfette non sono solo efferato erotismo, libertinaggio sfrenato e feroce sensualità. Questo in tanti l’hanno capito. Io incrocio per strada tante dolci quattordicenni uccise dagli adulti. Io spero di incrociare per strada tanti adulti uccisi da dolci quattordicenni.  Io incrocio per strada tanta purezza uccisa dai cadaveri. Io spero di incrociare per strada tanti cadaveri uccisi dalla purezza. “Desdemona sogna una strage di questi cadaveri che l’indice puntano contro uno specchio cercando di sfregiare il riflesso che vedono”. Da sempre i personaggi dei miei libri combattono contro l’ignominia degli adulti. Come ha scritto la poetessa Mariangela Gualtieri “gli adulti sono ragazzi morti”.

V.M. 18 presenta un linguaggio profondamente estetizzante, decadente, settecentesco. Scrive che, più che ispirarsi ad autori come il Marchese de Sade, è stata Lei stessa a inventare questo linguaggio. Definisce la letteratura sempre da un punto di vista corporeo, come carne e sangue, e ogni libro come un parto. Vuole raccontarci di questo rapporto strettissimo tra la letteratura e il corpo? vuole parlarci della sua costante ricerca sul linguaggio?

Non mi piace ispirarmi ad autori, preferisco sia la vita a ispirarmi. In lei trovo le parole, nella solitudine del mio corpo. Il mio corpo è un alfabeto di carne. Quando scrivo, ad esempio per scrivere V.M.18 , mi sono allenata molto in palestra, perché bisognavo di un corpo potente. La potenza del mio corpo arriva alla scrittura. La sua bellezza anche. Se avessi un brutto corpo non scriverei, se avessi un corpo debole non scriverei. Ho bisogno di sentirlo forte. Ho bisogno di questa madre potente e bella, in grado di mettere al mondo un figlio che lo sia altrettanto. Amo le belle poetesse, Anne Sexton era bellissima. Nella mia costante ricerca del linguaggio esiste una costante ricerca di bellezza, e la bellezza che cerco è dove tutto finisce, in quell’inizio all’inverso, dove l’umano scompare, e il divino potentemente danza.

Scrive che ha pensato al titolo V.M. 18 come una sorta di paradosso: sono proprio delle minorenni, qui, le protagoniste di un libro vietato ai minori. I paradossi, mi sembra, sono il cardine di questo romanzo: l’inversione dei valori (bene per male e male per bene), della morale, della concezione della religione, del linguaggio e quant’altro si ritrovano in ogni pagina di V.M. 18. Cos’è per la sua letteratura il paradosso? Quanto è utile nella sua personale ricerca del sublime letterario?

La fondazione di una nuova lingua, e la creazione di un discorso paradossale, sono l’unica controcensura possibile. Ho usato entrambi in V.M.18 Inoltre il libertinaggio è per me un sovvertimento dei codici morali. La morale libertina non si fonda nel distruggere ma nello sviare, in quanto la miglior sovversione consiste nello sfigurare i codici. Oltre a ciò il libertino contraddice l’immoralismo corrente, lo deride. Ad esempio, ciò che io chiamo in V.M.18 sofisticazione delle voglie, viene solitamente considerata dai rigoristi perversione. Il paradosso è anche grandiosa possibilità di deformare la realtà, di rovesciarla, così come ho fatto in V.M.18 creando un universo capovolto.

V.M. 18 è un continuo montare di efferatezze e di “peccati” mortali. Qual è la funzione letteraria di un surplus di sesso violento tale da diventare quasi “normale” man mano che si approfondisce la lettura del romanzo?

Uccidere, questa è la funzione, uccidere. La purezza che uccido in V.M.18, è l’infamia di chi quotidianamente uccide la purezza. Come ho già detto, V.M.18 è un universo capovolto. Mentre uccidevo quella purezza, stavo uccidendo l’infamia di chi quotidianamente uccide la purezza.

Vuole parlarci dei Suoi progetti futuri?

Non morire.

(pubblicato su www.romanoir.it il 26.09.2007)

Ilario Pisanu, GUFETTO.IT
– 30/09/2007

 

Isabella Santacroce – V.M. 18

 

GUFETTO.IT

 

 

 

 

Nel decadente “Collegio Delle Fanciulle”, Desdemona, Cassandra e Animone (le Spietate Ninfette) si apprestano a consumar libertinaggi, immonde scelleratezze e licenziosi virtuosismi

 

 

“La maiala diligente

 

 

La fica inumidisce

 

 

Quando il fallo arzillo

 

 

La fotte allegramente!”

 

 

 

 

Nel decadente “Collegio Delle Fanciulle”, un luogo per giovani femmine di buona famiglia, la quattordicenne Desdemona si appresta a trascorrere un intero anno di follie, di torture, di porcini atti, di innominabili violenze, d’acrobatiche orge, di succhiamenti di verghe.

 

 

 

Lontana dalla di lei asfissiante famiglia (madre demente e padre generatore di tedio), ove era per sbaglio capitata, la giovane educanda, congiuntamente alle sue ancelle Cassandra e Animone, s’innalza al pari di una dea dalle mille sorprendenti delizie.

 

 

 

 

La fanciulla porta al collo il Piramidale Diamante Violaceo, simbolo eccentrico che le conferisce charme e che la contraddistingue dalla collegiale e anonima folla: “Esaudivo così la mia smania di giunger all’assoluta grandezza, al suo inarrivabile vertice, dove posando con grazia le mie squisite fattezze, osservavo la folla anelar il mio sguardo, il mio più piccolo gesto, la mia magnificenza”.

 

 

 

 

“V.M. 18” è uno spaccato sull’adolescenza: non tanto quella libertina ma quella uccisa dagli adulti. Con un linguaggio e uno stile barocco, ampolloso e vezzoso, la Santacroce inanella quasi 500 pagine seducentemente lugubri e decadenti.

 

Editore: Fazi

 

Pagine: 491

 

Prezzo: € 17.50

 

Articolo del: 30/09/2007

 

 

Di: Ilario Pisanu

 

 

Grazie a: Maria Galeano, Uff. Stampa Fazi Editore

 

 

Sul web: www.isabellasantacroce.comwww.fazieditore.it

Massimo Sannelli, MICROCRITICA
– 12/09/2007

 

Su V.M. 18 di Isabella Santacroce

 

Microcritica.splinder.com

 

 

su V.M. 18 di Isabella Santacroce

 

 

1

 

Qui non c’è nulla di naturale, a partire dal linguaggio: iperbati, anafore, ripetizioni, epiteti, nomi greci. Soprattutto l’iperbato viola l’Ordine: ma anche l’iperbato è una sostanza della Cultura – dunque ciò che viene aggredito non è la Cultura (la Cultura non divora la Cultura): ma il mondo (controllare l’etimologia di mundus e di kósmos, e le loro implicazioni; ricordarle, perché costruiscono le nostre bellissime menti).

 

 

2

 

Qui non c’è nulla di veloce: le ripetizioni formulari di interi capoversi e la scrittura dis-Ordinata rallentano la lettura.

 

 

3

 

Qui non c’è nulla di imitabile, perché qui non c’è nulla di naturale. L’idea popolare dell’emulazione di Desdemona e delle Spietate Ninfette è un’idea piccola. L’emulazione, oggi, è fomentata da media più sottili di un libro di 491 pagine che costa € 17,50. Solo chi parlasse quella lingua, chi frequentasse l’antirealtà – in cui si imbalsamano giraffe e ci si pettina con un osso di tonno – potrebbe emulare Desdemona. Dunque: nessuna fobia (c’è chi ucciderebbe Isabella Santacroce).

 

 

4

 

Qui tutto è scandito da un calendario, perché il romanzo è il diario di un anno nel Collegio delle Fanciulle. La numerologia vi gioca una parte seria ed esplicita, come in Kafka. (tutti i poeti sono Ebrei). Il riferimento è Sade, forse; e forse non Salò di Pasolini; forse, più di tutto, Dante (che per Pasolini fu una fonte chiara di Sade): Dante come maestro di geografia, di organizzazione del tempo e dello spazio, di linguaggio e di invenzione. Infatti Dante poté immaginare Dante che vede Dio: e significa scrivere un poema in cui il poeta è visto da Dio. Più tardi (secoli): «sono apparso alla Madonna».

 

 

5

 

L’innaturalità, la lentezza, l’inimitabilità, la serialità non sono i canoni delle Lezioni americane. Non sono neanche i canoni del linguaggio comune, né della maggior parte della poesia contemporanea (che, a confronto con i testi più belli di Santacroce, sembra quello che è: passiva; non brutta, ma inerte; e sbaglio se cerco di vedere nella poesia, qui, oggi, quello che la poesia non ha – e nello stesso tempo: non sbaglio, perché parlo anche di me, di cose che ho fatto e che non ho fatto).

 

 

6

 

C’è chi ucciderebbe Santacroce. Ma chi ucciderebbe, oggi, un poeta, in Italia? e perché? Lo ucciderebbe per caso, non perché è poeta. Il poeta è immunizzato perché non ha nessun popolo intorno – o contro; dunque nessun lettore – e nessun assassino delle sue penne sbigottite.

 

 

7

 

Desdemona agisce come un Cristo capovolto. Il male che provoca o che fa è missionario e non ludico: lo sterminio preciso e brillante dell’imperfetto, dell’ambiguo, dell’incoerente, dell’untuoso, del brutto. In una parola: dell’umano. Desdemona – perfetta e curatissima, «veementemente» – può amare, riamata, solo Dio e i cani (e solo, per qualche minuto, un Feto di sette mesi, strappato dall’utero; baciato con la lingua sulla lingua – l’unico gesto d’amore o di «lirismo» di Desdemona per un essere umano – e poi divorato da un cane: simile su simile, simile dentro il simile). (l’Eucaristia?)

 

 

8

 

Dio, i cani e il feto sono comunicatori che non comunicano. Sono l’esterno gratuito – che penetra Desdemona – alternativo alla proliferazione umana. Dio stesso è intaccato come Onnipotente o Dio-Amore, e adorato solo come grande Artista e Sua Magnificenza: il creatore imperiale di ciò che è splendido, non il difensore delle creature, abbandonate nel mondo (il cui nome non è omen e significa Ordine). Desdemona dice: «[…] mi raccapricciava enormemente la mancanza di grandezza» (p. 281). Il Male appare più puro del Bene, che è sociale e umano: dunque il Male più artistico, e degno di essere realizzato con una precisione da artista (vedere le pagine sulle torture inflitte alle due sorelle).

 

 

9

 

Scrivere su Isabella Santacroce è dannoso, se fai parte dell’«ambiente poetico»: non sarai perdonato. Avrai scritto qualcosa su qualcosa che è considerato pop – mentre è complicatissimo –: perciò avrai peccato. Ma qui penso ad altro: V.M. 18 è un romanzo che non costruisce nulla, sul piano della continuità della «Contemporanea. Italiana letteratura» e della «Contemporanea. Italiana. Poesia». Le stragi di Desdemona avvengono in un Collegio, che è l’allegoria di tutte le Scuole dell’Occidente; le insegnanti e le Fanciulle vengono massacrate allo stesso modo (ma sulle Fanciulle si infierisce di più: perché sono, in teoria, le più simili a Desdemona – dunque le prime da rendere dissimili, umiliandole o eliminandole); e nessuna Cultura può legittimamente orientarsi al Bene ed esserLo: perché i rappresentanti del Bene non credono fino in fondo e sono «solo all’apparenza irreprensibili» (p. 283) (perciò Desdemona adora Gesù Cristo Sofferto: per la coerenza e per la sua bellezza di Esposto; e disprezza i brutti Benefattori, che cedono). Non credono fino in fondo – e pérdono tutto: non sono perdonabili.

 

 

10

 

Quindi nessuna costruzione di continuità, nessuna proposta per il futuro, e nessun mondo. Ora l’idea dell’Animale amante/divoratore (il Gratuito) penetra anche la «Contemporanea. Italiana letteratura». Tutti, maggiori e minori di anni 18, e tutti gli scrittori scriventi, possono essere macellati dalle Ninfette. Soprattutto, chi ha amato male (e parlato peggio) morirà male, per mano di un essere che rappresenta Cielo e Inferno, insieme. «Non avevo mai conosciuto persone capaci d’amare pazientemente, benevolmente, senza invidia, non vantandosi, non gonfiandosi, non comportandosi in modo sconveniente, non cercando il proprio interesse…» (p. 441). Dunque il cane Alastor è benedetto, perché non è «una creatura d’umana razza». Amarlo è dis-umano, ma non insensato.

 

 

11

 

Una nuova Barbarie è prossima? Sì e no; letteralmente e non letteralmente. Parlo oscuro, così come la vecchia mente – una parlante della vecchia lingua – vede ora. Explicit vita nova? Chi crede al Bene, e lo crede parte di Dio, e crede che Dio non sia l’amico coessenziale di Satana – è chiamato, ora, ad essere molto virile. Anche per questo, il libro dovrebbe essere letto soprattutto da chi crede che il Bene è Bene e che il Male è Male: per mettersi alla prova, se ama Dio.

KISS ME!
– 01/08/2007

 

Hot book

 

 

Ugo Perolino, IL CENTRO
– 27/07/2007

 

V.M.18 : tra pornografia e marketing

 

 

Steffano Tedei, IL GIORNALE DI REGGIO
– 28/07/2007

 

Ancora un viaggio perverso per Desdemonda

 

 

Fabrizio Ottavani, IL GIORNALE
– 17/07/2007

 

Sadismo e lussuria chiusi in collegio femminile

 

 

Luca Canali, IL GIORNALE
– 14/07/2007

 

Quando la lettura sadomaso è vietata già nel titolo

 

 

Giorgio de Rienzo, CORRIERE DELLA SERA
– 15/07/2007

 

Santacroce, sesso e gerundi

 

 

COSMOPOLITAN
– 01/08/2007

 

Partenze intelligenti

 

 

IL CENTRO
– 07/07/2007

 

Scrittori in passerella dal 24 luglio ad Avezzano

 

 

Federica di Luca, STILOS
– 10/10/2007

 

Erotismo aggiunto a eroismo

 

 

Livio D’Addario, CAPITOLOPRIMO.IT
– 28/06/2007

 

V.M. 18

 

Capitoloprimo.it

Nel collegio delle giovani fanciulle di un arabescato secolo passato, eppure infinitamente attuale, coi desideri peccaminosi dei nostri giorni, si muovono le vicende di Desdemona e delle sue compagne Cassandra e Animone. Le spietate e perverse ninfette di “V.M.18” passano le giornate fingendosi brave educande e le notti dedicandosi ai loro passatempi prediletti, orge e depravazioni, libertinaggi dissoluti, spietati omicidi delle loro amichette innocenti ed ingenue, la lussuria che vuole uccidere l’accidia, e farne una festa di sangue. Insidiano le loro insegnati colpevoli di voler trasmettere loro insegnamenti non desiderati, la mediocrità del comune essere.
“V.M.18” è in effetti una festa di sangue, dove le numerose depravazioni, indicibili, raggiungono immagini a volte esagerate, certo non facilmente digeribili e di sicuro non adatte a stomaci delicati, ma il cuore pulsante del libro, il suo fulcro di fuoco, sono i concetti estremamente veri e reali, crudi, a volte terribili, sicuramente spietati. Quei concetti che la nostra generazione a stento è riuscita ad urlare contro tutta la morale cristiana e la società castrante che ci voleva tutti replicanti, atrofizzati nella nostra quiete. La nostra generazione è quella che ha ucciso Dio, per poi trovarsi di fronte a qualcosa di peggio: il vuoto. Il vuoto assoluto di ideali per cui non aveva più senso fare o non fare qualunque cosa.

 

Dopo tutto questo non lo si crederebbe ma è la voglia di vivere che sta nel fondo più fondo del libro, la voglia di vivere, peccare e trasgredire.

 

Questo ultimo libro di Isabella Santacroce è probabilmente la realizzazione teorica, dei desideri indicibili della nostra generazione. È quanto dentro ognuno di noi viene desiderato ma poi muore agonizzante una volta che si trova a fare a pugni a mani nude contro la vita.

 

A parte forse qualche esagerata pretesa da parte dell’autrice di ascendere verso l’Altissimo, il libro vibra di lirismo struggente. È crudo, erudissimo e per  questo intensamente reale. Una nuova Bibbia, per una generazione che non ha più niente cui tenersi aggrappata, in volo senza paracadute.

 

Per vent’anni la nostra religione è stata il materialismo e Ellis ha rappresentato il perfetto paradigma con “American Psycho” scavalcando i suoi tempi e anticipando il XXI secolo, quando abbiamo cominciato ad avere qualche dubbio anche sul materialismo. Allora le emozioni si sono fatte scure, scurissime.
La scrittrice di Riccione si conferma un’eminenza nell’attuale panorama letterario italiano: “Fluo”, il suo esordio è straziante, è l’adolescenza, il tempo che se ne è andato per sempre; in seguito “Revolver”, con la violenza delle sue immagini e dei suoi sentimenti, arriva a graffiarti sul cuore. L’ultimo “VM18” potrebbe essere additato come corruttore di giovani, ma, come è tipico della Santacroce, il libro arriva ai confini e scava nel cuore.
Isabella Santacroce è lo specchio freddo delle nostre emozioni rotte, spezzate. Lo specchio freddo di questa generazione bruciata. Ma è anche inutile condannare e pensare da bigotti, le cose stanno così. Così e basta.

 

Livio D’Addario

 

V.M.18
Isabella Santacroce
Fazi Editore, 2007
€ 17,50

Flavia Piccini, MIA MAGAZINE IN ACTION
– 30/06/2007

 

Il personaggio Isabella Santacroce

 

 

Renato Barilli, TTL
– 12/10/2007

 

Come sono spiettate le ninfette

 

 

ANSA
– 30/05/2007

 

V.M. 18 di Isabella Santacroce

 

Una madre piccola e belloccia ma demente, un padre con tutte le dita adorne di brillanti ovvero ””una coppia di frenetici orsetti””: sono i genitori di Desdemona, l”adolescente di quattordici anni peccaminosa protagonista dell”ultimo romanzo di Isabella Santacroce. Quasi cinquecento pagine per raccontare le nefandezze di questa giovane e delle sue amiche, Cassandra e Animone, uniche adepte della setta sotto il segno del piacere che agisce nel nome del Manifesto delle spietate ninfette.
””Nulla esiste nella vita dell”uomo di veramente entusiasmante oltre a cio” che egli stesso erroneamente definisce deprecabile””, sostiene la piccola protagonista di questa storia. Ed e” il programma messo in atto in uno strampalato diciottesimo secolo, in un rigoroso collegio femminile in cui le giovani donzelle si recano per imparare educazione in giornate scandite in modo rigoroso. Ma per la protagonista e le sue amiche esiste solo il sesso e ben presto i giochi delle tre ragazze si trasformano in una serie di delitti spietati, compiuti sotto l”effetto di un micidiale Cocktail Reietto ed iniettando nei globi oculari delle vittime prescelte il potente acido Viperinico Liquido. Un anno vissuto nel segno del male, del sesso, di ogni possibile perversione che del resto è facile aspettarsi da una protagonista che a circa dieci anni consuma amplessi con un cane lupo. E Isabella Santacroce non risparmia certo
dettagli ai suoi lettori in un orgia anche letteraria di immaginifica perversione, capace di portare Desdemona verso l”obiettivo finale di riuscire ad essere l”Eroina dell”Estasi.

LUNA
– 01/06/2007

 

Madame Lulù

 

 

Laura Bozzi, DI TUTTO
– 16/06/2007

 

Rompo l’ordine perché non ho vie di mezzo

 

 

Livia Bellardelli, CRONACHE DELL’INDIPENDENTE
– 24/06/2007

 

Santacroce : il “sacro”, il sesso e lo squallido

 

 

Edoardo Camurri, IL FOGLIO
– 25/06/2007

 

Se ci pagate scopiamo

 

 

CORRIERE ADRIATICO
– 02/06/2007

 

La storia vietata ai minori

 

 

E POLIS ROMA
– 13/06/2007

 

Ribellione e trasgressione nel volume di Santacroce

 

 

Roberto Barbolini, PANORAMA
– 10/11/2007

 

Desdemona, feroce e vietata ai minori

 

 

LA VOCE DI ROMAGNA
– 24/05/2007

 

Esce oggi “V.M. 18” di Isabella Santacroce

Un libro che sembra essere germogliato dall’incontro della favola di Alice con l’erotismo del Marchese di Sade

 

AFFARIITALIANI.IT
– 30/05/2007

 

Scandalosa scrittrice, Isabella Santacroce presenta ad Affari il suo V.M. 18: “L’immoralità? E’ coraggio. Provocatoria io? No, feticista…”

 

 

Massimiliano Parente, LIBERO
– 19/05/2007

Tanto cuoio niente arrosto. Il sesso secondo Santacroce

VIETATO AI MINORI

 

 

D – REPUBBLICA
– 16/11/2007

 

Scese dal cubo

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
V.M. 18
Collana:
Numero Collana:
60
Pagine:
490
Codice isbn:
9788881128273
Prezzo in libreria:
€ 18,00
Data Pubblicazione:
25-05-2007

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