Dal primo settembre al cinema «La famiglia Fang»

25-08-2016  •   News
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La famiglia Fang

famiglia gang lightIn occasione dell’arrivo nelle sale cinematografiche dell’omonimo film prodotto e interpretato da Nicole Kidman e Jason Bateman, ritorna in libreria il geniale e caustico romanzo di Kevin Wilson.

 

La famiglia Fang di Kevin Wilson racconta con ferocia e ironia le vicende di una coppia di famosi performer, Caleb e Camille, e dei loro due figli. Una riflessione amara sul ruolo dell’artista, sul prezzo che si è disposti a pagare per l’arte, sulle ossessioni e l’egoismo di chi sceglie di fare di se stesso un’opera d’arte. Narrata dalle voci irresistibili e dissacranti dei figli ormai adulti (il Bambino A. e il Bambino B. nelle performance così come nella vita di tutti giorni) la storia di questa famiglia eccentrica e sui generis ha subito conquistato i favori della critica e del pubblico: paragonato alla comicità grottesca dei Tenenbaum, segnalato tra i migliori libri dell’anno dal New York Times e dal Publishers Weekly. Come definire la famiglia Fang? Una famiglia costituitasi negli anni Settanta che ha fatto della propria vita un’opera d’arte: Caleb e Camille, i genitori, non concepiscono azione che non sia artistica. I poveri figli, chiamati Bambino A (Annie) e Bambino B (Buster), sono vissuti dai genitori come un’appendice artistica, un ulteriore braccio capace di mettere in atto i loro deliranti e pazzeschi progetti artistici. Annie e Buster da adulti saranno due individui psicologicamente devastati: lei è diventata una nota attrice, ma beve, e lui invece è un giornalista dalle alterne vicende, che vive in solitudine. La famiglia Fang è il crudele ma avvincente ritratto di una coppia tanto squilibrata ed egoista da rasentare la totale distruzione dei figli, ed è un romanzo dedicato alla riflessione sul concetto di arte, sia essa scrittura, pittura, recitazione o “gesto artistico”.

«La famiglia Fang è proprio il tipo di romanzo che uno sogna di trovare gironzolando in libreria. È ambizioso, è divertente, prende sul serio i suoi personaggi e ha un’anima: nel senso di quel meraviglioso dolore che la narrativa può dare quando vorrebbe il meglio per tutti noi e contemporaneamente accetta il fatto che il più delle volte non si arriva neppure alla sufficienza».
Nick Hornby