«Chi è Jonathan Carroll e perché dovrebbe interessarvi» di Neil Gaiman

10-11-2015  •   Il blog di Stoner
A A A
Jonathan Carroll

Jonathan Carroll, tra i più originali e visionari scrittori viventi, vanta fan del calibro di Stephen King, Jonathan Lethem, Sting, Ellroy e Neil Gaiman. Lo stesso Neil Gaiman ci racconta in maniera appassionante le peculiarità di uno dei maestri della letteratura fantastica, di cui abbiamo appena pubblicato Mele bianche, considerato il suo capolavoro.

 

Se non avete scoperto ancora Jonathan Carroll, e vi state domandando chi sia questo scrittore, e perché dovreste essere interessati, questo è quanto ho scritto un paio di anni fa, per il sito di Jonathan.

Ci sono milioni di scrittori competenti là fuori. Ci sono centinaia di migliaia di buoni scrittori nel mondo, e c’è una manciata di grandi scrittori. E ci sono io, a tarda notte, che cerco di capire la differenza. Quell’indefinibile o-ce-l’hai-o-no, quella scintilla che fa di qualcuno un grande scrittore.

Al che capisco che mi sto facendo la domanda sbagliata, perché non è questione di buoni o grandi scrittori. Quello che davvero mi chiedo è cosa renda uno scrittore speciale. Come quando da piccolo, nella metro di Londra, guardavo le persone intorno a me. E ogni tanto notavo qualcuno che era stato disegnato – una bellezza alla William Morris, un personaggio grottesco alla Berni Wrightson –, o qualcuno che era stato scritto – ci sono un sacco di personaggi dickensiani a Londra, ancora oggi. Non erano questi gli scrittori o artisti che registravano accuratamente la vita: quelli speciali erano quelli che la disegnavano o scrivevano in modo così personale che, in un certo senso, sembrava stessero creando vita, o creando il mondo per poi riportartelo. E una volta visto attraverso i loro occhi non puoi più vederlo come prima, mai più.

Ci sono pochi scrittori davvero speciali. Creano il mondo nei loro libri; o meglio, aprono una finestra o una porta o un battente magico, e ti mostrano il mondo in cui vivono.

Jonathan Carroll è un punto di svolta. Lui è uno di quelli speciali, uno dei pochi. Disegna il mondo che vede. Apre una finestra che non sapevate ci fosse e vi invita a guardare fuori. Lui vi presta i suoi occhi con cui guardare, restituendovi un mondo rigenerato, onesto e nuovo.

In un universo di librerie abitate da scrittori e romanzi sciatti e omogenizzati, il mondo che sgorga dalla penna di Carroll è fresco, fine e magico tanto quanto un nuovo amore, o acqua fresca nel deserto. Potete innamorarvi delle sue donne, o dei suoi uomini, preoccuparvi quando si feriscono, odiarli quando tradiscono o non sono all’altezza della situazione, gioire quando rubano un istante di magia e di vita alla morte e al nulla finale.

All’incirca otto anni fa andai a cena con Jonathan Carroll, Dave McKean e altri amici: quel che ancora ricordo non è né quel che abbiamo mangiato né le nostre conversazioni (sebbene mi torni in mente Jonathan che ci racconta di alcuni incidenti che gli sono capitati e che più tardi avrei incontrato in Kissing the Beehive): quel che ricordo è il mio processo di trasformazione in uno dei personaggi di Jonathan Carroll in mezzo ad altri personaggi di Jonathan Carroll. Eravamo sagaci, saggi e luminosi; uomini e donne belli e intelligenti; artisti, creatori e maghi, eravamo.

Avvenne un paio di giorni prima che io mi accorgessi di essere diventato un altro noioso e grigio figuro.

Scrivere romanzi non è una professione che ti rende ben disposto alla lettura di romanzi. Uno inizia amando i libri e le storie, dopodiché ci si sazia e diventa sempre più difficile accontentarsi. Ultimamente leggo sempre meno romanzi, ritrovando l’eccitazione e la gioia che un tempo ricevevo da questi in ogni opera straniera di non-fiction o poesia. Ma un nuovo libro di Jonathan Carroll è ancora, come di solito riportano in quarta di copertina, motivo di entusiasmo.

I suoi libri e racconti più famosi rifuggono categorie e generi. Hanno più vita, più palle, sono più veri di pressoché qualunque cosa incontrerete là fuori. Chiamano certe fantasie “realismo magico” per provare a dare loro una certa rispettabilità, come una puttana che desideri essere conosciuta in quanto dama da sera. L’opera di Jonathan Carroll, comunque, ha tutto il diritto di sfilare sotto l’insegna del realismo magico, se avete proprio bisogno di dargli un nome.

Io le chiamo le storie di Jonathan Carroll, e basta. Lui è uno di quella manciata, uno della fratellanza. Se non mi credete, prendete Outside the Dog Museum, o I bambini di Pinsleepe, o Sleeping in Flame o Tu e un quarto, o un qualunque altro suo libro (ne troverete una lista, non ho dubbi) e scopritelo voi stessi.

Vi presterà i suoi occhi, e non vedrete il mondo mai più allo stesso modo.

Neil Gaiman
Traduzione di Simone Traversa