Come Dawn Powell può salvarvi la vita

27-11-2015  •   Il blog di Stoner
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In occasione della pubblicazione di Café Julien, pubblichiamo la traduzione dell’articolo di Gerald Howard apparso su Salon sulla narrativa di Dawn Powell, una delle maggiori scrittrici americane del Novecento.

 

“La commedia umana è sempre tragica, ma dal momento che i suoi elementi sono sempre gli stessi – il gonzo, il furbone, il dritto, come le scenette di burlesque –, la loro ripetizione nel corso delle epoche è comica. Il fondamento della tragedia è l’impotenza dell’uomo di fronte alla malattia, alla guerra e alla morte; il fondamento della commedia è l’impotenza di fronte alla vanità (vanità dell’amore, dell’avidità, desiderio e potere)”.

Se il nasdaq è assopito, di certo non lo è il boom del mercato delle vanità. Come sono sicuro avrete notato, là fuori c’è uno sfrenato carnevale di egoismo, interesse personale e autopromozione. Guru della finanza dal viso pulito raccomandano tecniche per raddoppiare i propri introiti attraverso la perfezione spirituale. L’amore e il desiderio, in maniera inquietante, si allineano all’utile economico e sociale. Non c’è opera d’arte, intrattenimento, o creatore a cui sia permesso di rapportarsi col pubblico senza prima l’ideazione di mirate campagne pubblicitarie, passaparola e tour promozionali. Se non si è né famosi né ricchi, la nostra cultura insinua che con ogni probabilità si è stolti. Come può, in mezzo a questo spettacolo deprimente, un essere umano pensante e senziente evitare i suggerimenti della disperazione e la trappola del cinismo d’accatto?

Posso suggerire una massiccia inoculazione dei lavori dell’ultima, grande scrittrice americana Dawn Powell? Sebbene abbia pubblicato il suo ultimo romanzo, The Golden Spur, nel 1962, sul finire dell’epoca Beat, e sia morta nel 1965 poco conosciuta, come lo fu durante tutta la sua carriera, ritengo che nessun altro scrittore, vivo o morto, descriva con altrettanta schiettezza questa nostra scadente, pacchiana e preoccupante epoca. In quanto autrice di satira dotata di talento e abilità come mai nessun altro in America, è al pari, secondo quanto afferma Edmund Wilson (un po’ in ritardo sui tempi per esserle di qualche aiuto), di Evelyn Waugh e Anthony Powell nella creazione di commedie sociali irresistibilmente divertenti.

I romanzi sul bel mondo di Manhattan, sui quali la reputazione della Powell tuttora riposa – The Locusts Have No King, Un tempo per nascere, Café Julien, Angeli a colazione e Gira magica ruota tra gli altri –, rivaleggiano con la narrativa di Ring Lardner in comicità e orecchio per il gergo americano, e si accordano alle commedie svitate di Preston Sturges in quanto a velocità e sofisticatezza. A tutto questo si aggiunge un corroborante realismo sessuale che avrebbe fatto prendere un colpo apoplettico a quelli del codice Hays. Fu un raffinato ed evoluto punto di vista sulla natura umana a permettere alla Powell di scherzare e vivere saggiamente allo stesso tempo, oltre a ispirare il suo lavoro, ben al di là dei piaceri di facciata.

La sola idea di un revival di Dawn Powell è incoraggiante. Non si può dire che sia stata eclissata perché – a parte un piccolo circolo di ammiratori – ha lavorato per decenni in un lungo crepuscolo commerciale. Dopodiché arrivò il “Team Powell” a salvarla: il suo caro amico Gore Vidal, il cui importante saggio del 1987 Dawn Powell: The American Writer accese le prime fiamme di interesse; il critico musicale Tim Page, suo biografo, curatore dei suoi diari e instancabile proselito, il cui altruismo, in questa causa potenzialmente romantica, è veramente sbalorditivo; e la nobile Steerforth Press del Vermont, che ha reso disponibile in magnifiche edizioni la sua cospicua mole di opere. Un revival intrapreso per puro gusto e devozione, senza nessun interesse corporativo di tipo ideologico o di profitto? Non è uno scenario che potreste trovare in uno dei libri di Dawn Powell – per quanto il suo lavoro abbia trovato gradualmente un’appassionata cricca di ammiratori, persino tra gli scrittori e editor tra i venti e i trenta che si sarebbero aspettati di trovare i suoi libri piuttosto antiquati.

Incredibile a dirsi, Dawn Powell non è niente meno che una ragazza dello Zeitgeist. Ancora più incredibile, il suo lavoro, se letto correttamente, fornisce un aiuto fondamentale per sviluppare un appropriato atteggiamento verso la vita. Nel suo delizioso libro del 1997, Alain De Botton dimostrò Come Proust può cambiarvi la vita. Con lo stesso spirito, io affermo che Dawn Powell può salvarla. Dawn Powell può far superare i problemi. Scrutando lo specchio per niente distante del suo lavoro, noi angosciati postmoderni possiamo imparare molto. Ovverosia:

Come essere un realista romantico.

Il tratto distintivo dei romanzi di Dawn Powell sono le sue vertiginose commedie sugli abitanti di Manhattan alla ribalta. Per quanto culturalmente e geograficamente calate, risultano senza tempo e universali. Le stesse marachelle sociali, sessuali e lavorative si possono osservare in una gran quantità di altri floridi scenari urbani dove la vita si è trasformata in un teatro del sé. Siamo tutti là, tra il luccicore delle scarpe e un sorriso. Arthur Miller pensava che fosse tragico. Dawn Powell pensava fosse divertente – e bellissimo da osservare.

Originaria del Midwest ma da sempre trapiantata, Dawn Powell provava nei confronti della città – e delle possibilità che offriva ai fuggiaschi di altri luoghi – un sentimento genuinamente romantico, sebbene i suoi personaggi fossero tutt’altra cosa. Lei impianta sul suo palco un cast di personaggi urbani – scrittori e artisti in declino o in ascesa, editori e galleristi che s’approfittano del loro talento, l’opportunista in cerca di facili ricchezze in cambio di favori sessuali e l’uomo d’affari di cui l’amante si fa gioco, saloniste arrampicatrici sociali e il magnate accattone – con perfetto equilibrio, e per un paio di centinaia di pagine li guarda mescolarsi e tramare, collidere ed entrare in contatto e carambolare gli uni addosso agli altri con uno sguardo affascinato e non giudicante. L’amore sboccia e muore, la fortuna sorride e s’acciglia, la virtù non viene ricompensata e la venalità rimane impunita proprio come succede nella vita. Dawn Powell è molto concentrata sui suoi personaggi, ma loro raramente hanno consapevolezza di sé stessi. Lei ha una comprensione senza eguali per l’infinita varietà di autoinganni, situando la sua commedia nello spazio tra quello che i personaggi pensano di loro stessi e come gli altri vedono (o vedono attraverso) loro. Mai nessuno penserebbe che lei trovi i loro sogni, desideri e ambizioni piccoli, corrotti o non meritevoli d’esser perseguiti.

Come evitare l’ipocrisia

C’è un diffuso atteggiamento censorio che stranamente convive con la nostra prosperità e la libertà che consegue. L’industria dell’azzardo finanzia campagne contro il gioco; le compagnie del tabacco finanziano quelle contro il fumo; quelle dell’alcol promuovono l’astemia. Il messaggio: concediti pure dei vizi, ma abbi la decenza di sentirti in colpa.

I romanzi della Powell non si trascinano dietro questo tipo di ipocrisie. Non giudica, né scusa o sentimentalizza, mentre guarda con fine indifferenza ai molteplici fallimenti dei suoi personaggi. La sua morale estetica, quasi flaubertiana, fu spesso confusa con distacco amareggiato, ma non era niente del genere. Come lei stessa ha scritto sul suo diario: «Lo scrittore satirico che ama davvero le persone ama a tal punto il modo in cui sono fatte che non vede la necessità di mascherare le loro peculiarità – ne ama il complesso, senza ritocchi. Eppure la parola usata per questa indescrivibile forma di affetto è “cinismo”». L’effetto Powell si manifesta potentemente nella gestione del personaggio di Clare Booth Luce nel romanzo chiave Un tempo per nascere. Il personaggio è, in ogni senso convenzionale, un mostro di raggiri sessuali e letterari, e una consumata bugiarda e sfruttatrice; tuttavia, vista attraverso le lenti chiarificatrici di Dawn Powell, le sue azioni diventano comprensibili – una di queste finisce per accordare alle sue energie un rispetto simile a quello tributato a Becky Sharp. Sentire, sentire veramente, lo strazio di un personaggio oggettivamente spregevole è un’esperienza letteraria splendidamente stridente, e Dawn Powell era ineguagliabile nel disorientare i suoi lettori.

Come gestire il sesso e l’amore

In maniera sorprendente e fastidiosa, Sex and the City viene considerato all’ultimo grido in fatto di sofisticatezza metropolitana, quando al massimo si tratta di un tenero esercizio di stile sessuale, abilmente confezionato. Altre copie di commedie sul celibato sono talmente ubiquitarie che, come scrive Stacey D’Erasmo sul «New York Times Magazine»: «La ricerca del marito di una donna alla moda, ben rodata sessualmente, sulla trentina è diventata talmente comune da sembrare oggi la narrazione dominante della vita sulla terra». Così come alcuni di questi show e libri sono divertenti, allo stesso modo non è difficile scovare l’acredine sotto la fragilità e i finti problemi delle eroine, il profondo senso di tradimento – da parte degli uomini, del femminismo, dell’intera dibattuta impresa del sesso e dell’amore.

È tempo per la cultura di evolversi a un livello successivo – il livello di Dawn Powell – per quanto riguarda questo argomento. Ancora oggi i suoi romanzi possono stupirci con la loro onesta e stoica accettazione dell’imperativo carnale e della facilità con cui sesso e menzogna convivono. I manager allupati di Angeli a colazione dedicano più tempo ed energie a festeggiare con le loro varie amanti, e a calmare le loro depresse e sospettose mogli, che ai loro affari – succulento argomento nel repertorio del tutti-gli-uomini-sono-cani. Tuttavia il cane più grosso, l’imprenditore Lou Donovan, è lasciato ululare di gelosia e impellenza sessuale per la sua scafata innamorata Tina Kameray, e si arrabbia quando la sua straziata e trascurata moglie scappa con un ballerino di nightclub spagnolo. La questione è troppo divertente perché la si riduca a una serie di lamentele – bisogna essere in due (anche in tre o quattro) per scherzare. Più che altro, in materia di sesso e amore, lei è stata per il romanzo quello che Lorenz Hart è stata per i testi delle canzoni. «When love congeals/it soon reveals/the faint aroma of performing seals/the double crossing of a pair of heels/I wish I were in love again», in questo mesto e caustico romanticismo, si legge una Dawn Powell condensata.

Come smettere di piagnucolare

La carriera di Dawn Powell fu una lunga ricerca di un po’ di successo commerciale e riconoscimento critico – nessuno dei quali arrivò durante la sua vita. Era stata salutata con favore dai migliori editori (incluso il leggendario Maxwell Perkins), ma nessuno di loro colse l’opportunità di presentare i suoi festosi e amorali romanzi a un pubblico in costante ricerca di conforto. Non rese omaggio a nessuna fede in voga, e per questo, Gore Vidal ritiene che sia stata punita: «Dawn Powell era un mostro inimmaginabile, una donna intelligente che non si sentiva in obbligo di pagare un solo, tanto meno un definitivo tributo all’Amore e alla Famiglia». (Come m’informa il mio dizionario dei termini letterari «le donne che scrivono satira sono molto rare…»). La sua vita privata fu segnata da malattia, difficoltà finanziarie, un marito alcolizzato con una carriera fallimentare da pubblicitario e un figlio autistico che richiese alla fine una costosa ospedalizzazione. Nonostante tutto viene ricordata da quelli che la conobbero come un’amica fedele e la più divertente delle compagnie – e nel corso dei decenni lei scrisse meravigliosi romanzi, uno dopo l’altro, senza mai abbacchiarsi o lamentarsi in pubblico.

E la Dawn Powell interiore era ancora più impressionante. I suoi romanzi non sottintendevano alcuna corrispondenza tra capacità letterarie e artistiche e qualsivoglia altra ammirevole qualità (semmai, suggerivano proprio l’opposto). Eppure, quel libro notevole che è The Diaries of Dawn Powell: 1931-1965 ci rivela un’artista caparbia e un essere umano coraggioso. Nella letteratura americana solo l’indelebile raccolta di lettere di Flannery O’Connor The Habit of Being, compete nel tenere insieme intelligenza ed elasticità. Come O’Connor, Powell sa perfettamente quale sia il suo valore, senza un briciolo di arroganza o falsa modestia; era insofferente verso gli stupidi e affrontò malattia e difficoltà senza mai autocommiserarsi. Nei diari annotò, a fondo pagina: «Di nuovo ad affrontare senza speranza anni di buon lavoro mai presentato adeguatamente, cosicché gli anni migliori sembrano rifiuti sparsi». Una settimana dopo si riprende e scrive: «Fatto un gran bel lavoro su un romanzo con dentro un sentimento di fiducia e piacere che mi auguro perduri». Il vero artista deve imparare a adattarsi a queste altalene emotive. (Molti non ce la fanno e ne vengono distrutti).

Se il revival di Dawn Powell continua, specialmente tra i lettori e gli scrittori più giovani, si può ben sperare per il futuro della commedia urbana, che sarà intelligente, di gusto e penetrante, rivolta a un pubblico preparato a riconoscere le complessità del vero intelletto. I suoi eredi si faranno vivi e il cosiddetto “Gal Lit” evolverà in vera letteratura. «Questo è il vero oltraggio», scrisse una volta, «che ci sono persone misteriosamente privilegiate che trovano un inspiegabile piacere nei libri – consolazione, risate, comprensione, bellezza – e il Censore o il Sorvegliante no». Unisciti al partito del privilegio misterioso e comincia a leggere Dawn Powell ora.

Traduzione di Simone Traversa