I confini di «Jalna» di Mazo de la Roche

05-07-2019  •   Il blog di Stoner
A A A
Whiteoak

In occasione dell’uscita di Jalna di Mazo de la Roche, Giulia Pretta ci racconta ci racconta il fascino della grande tenuta canadese dove è ambientata la saga.

 

Tara, Home Place, Nampara, Downton Abbey. Le grandi tenute non si limitano a essere sfondo nelle saghe familiari: sono protagoniste, fanno valere la loro importanza e la loro posizione nell’ambito della storia, sono motivo e motore di intrighi, gelosie e alleanze. Per salvare Tara, Rossella è disposta a ogni bassezza; preservare Downton Abbey, per la famiglia Crowley, significa salvare la propria identità. Con il primo volume della saga canadese di Mazo de la Roche, una nuova tenuta entra nel panorama delle grandi proprietà: Jalna.

Costruita all’arrivo dall’India da Adeline Court e Philip Whiteoak, Jalna, dall’invidiabile inclusione nel cuore della natura canadese nella provincia dell’Ontario, già nel nome indica la sua importanza sentimentale: Jalna è infatti la postazione militare dove Adeline e Philip si sono conosciuti. All’inizio della storia ospita una discreta tribù di Whiteoak: nove membri della famiglia e due domestici attorno ai quali ruota la vita della contea e dei fittavoli. Le aperture sul mondo circostante e i rapporti con i domestici e la servitù sono meno complessi di quanto visto nelle sceneggiature di Julian Fellowes, ma sono bastanti a indicare come la famiglia e la tenuta siano il cuore della regione. Sia dal punto di vista economico, visto che le grandi tenute sono fonte di lavoro e denaro, sia da quello più spirituale, dato che la chiesa è stata costruita dal nonno e nessun Whiteoak perderebbe mai una funzione.

Questa tenuta, come le altre già citate, è una primadonna: gioca a fare la ritrosa quando si tratta di accogliere nuovi membri e diventa gelosa e possessiva nel lasciarli andare.

Jalna, all’inizio del romanzo, ha già resistito a due tentativi di attacco e di intrusione rispetto al suo nucleo originario. Il primo perpetrato dalla governante, Mary, che ha avuto l’ardire di sposare in seconde nozze Philip, figlio di Adeline, e già padre di Renny e Margaret. Questo matrimonio, dal quale nasceranno Piers, Finch, Eden e Wakefield, non sarà mai approvato né accettato e il “corpo estraneo” della governante verrà rimosso con la morte di lei quando Wakefield è ancora piccolo.

Il secondo tentativo è stato quello di Maurice Vaugh, proprietario di Vaughland, la tenuta confinante con Jalna: promesso sposo di Meg, è caduto in tentazione con una contadina che gli ha dato una figlia illegittima, Pheasant. Meg, al colmo dello sdegno, ha rotto il fidanzamento, nonostante le suppliche della famiglia. Maurice ha così perso la possibilità di entrare nei confini di Jalna e la tenuta è riuscita a mantenere la sua integrità.

Dopo circa un decennio di tranquillità, con la crescita della nuova generazione, Jalna non può più tenere serrati i confini. Due nuove figure entrano e la attaccano con forza al cuore. La prima è proprio Pheasant che si sposa in segreto Piers. Inutile sottolineare come la figlia illegittima e causa della mancata felicità coniugale di Meg sia accolta con sprezzo. Troppo giovane, troppo poco all’altezza dei Whiteoak, si insinua come una scheggia tra le pareti della tenuta. Il secondo attacco è l’arrivo di Alayne, newyorkese: la giovane lavora nella casa editrice dove Eden pubblica le sue poesie e, a causa della passione scatenata dalle sue liriche, accetta un matrimonio e un trasferimento improvviso nel Grande Nord canadese. In questo caso Alayne viene accettata in virtù di un fantomatico patrimonio.

«Ah, ancora una cosa», disse Mrs Whiteoak ridacchiando, «sono contenta che tu abbia la grana; oh sì».

«Non fare caso a quello che dice. Ricorda, ha novantanove anni e la vita non l’ha mai piegata. Peraltro, neppure l’avvicinarsi della morte sembra metterla in riga. Non sei offesa, vero?».

«N-no. Ha detto che sono una tipa grama, e mi viene quasi da ridere. E pensare che credevo di essere solo lievemente timida, forse insicura, ma addirittura grama…».

Con questo divertente scambio appare chiaro come l’accoglienza sia dovuta a una certa dose di pragmatismo e occhio verso il denaro. Ma a Jalna poco importa di queste piccolezze e lotta strenuamente per tenere Alayne all’esterno: l’isolamento, la noia, il pittoresco e chiassoso gruppo familiare agiscono sulla ragazza facendole rimpiangere le precipitose decisioni.

Jalna, a questo punto costretta ad accettare i due corpi estranei visto che un divorzio non è cosa contemplata né voluta, svela il suo secondo volto: quando si sono attraversati i confini non è cosa semplice uscirne. Si rende così luogo impossibile da lasciare e fornisce così ai suoi abitanti tutti gli elementi per la potenziale rovina (o divertimento). Il difficile abbandono di Jalna è una costante nella vita dei suoi abitanti. Anche un’evasione mentale data, per esempio, dalla poesia di Eden o dalla musica di Finch porta a conseguenze nefaste per tutti. Chiusi nei pur ampi confini di Jalna, Eden, Alayne, Piers, Pheasant e Renny sono impossibilitati a crearsi una vita indipendente altrove e restano vittime di un rimescolamento di coppie e di sentimenti.

Perché Jalna è una signora molto affascinante, riccamente decorata, elegante, dalla paradisiaca natura circostante ed emette un richiamo a cui non si riesce a sottrarsi. Maurice Vaugh non può fare meno, per tutta la vita, di volgere lo sguardo oltre i confini della sua proprietà per guardare di lontano il suo amore perduto. Augusta, primogenita di Adeline, arriva fin dall’Inghilterra e anche se la meno amata dei figli e la meno legata alla tenuta, una volta entrata non può più allontanarsene. La stessa nonna, creatrice di Jalna, non ha il permesso di andarsene: ogni primavera compie la sua annuale passeggiata e non si spinge mai oltre il cancello della siepe per non lasciare i confini. È arrivata a compiere il secolo d’età perché nemmeno la morte consente agli abitanti di andarsene.

Jalna però non è abitata da un’energia maligna alla Abbiamo sempre vissuto nel castello, ma più da una forza materna, del tipo un po’ opprimente e soffocante che non lascia allontanare i propri figli; li vuole vicini per poterli proteggere e renderli felici, ma così facendo riesce solo a generare i più grandi dei drammi.

 

Giulia Pretta