«I provinciali» di Jonathan Dee – Persi nel cuore d’America

19-03-2019  •   Il blog di Stoner
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dee the locals

Aspettando l’uscita di I provinciali di Jonathan Dee, vi proponiamo la traduzione della recensione al romanzo di Xan Brooks per il Guardian.

 

La città di Howland sorge sulle colline boscose del Massachusetts sud-occidentale. Per raggiungerla da Manhattan, bisogna prima prendere il treno dei pendolari verso nord, fino all’ultima fermata, e poi guidare verso est sulla Route 23. Subito dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, la natura remota della città – a quasi 200 chilometri dall’orrore di ground zero – appare decisamente rassicurante. Per Mark Firth – che è rimasto bloccato in città quando gli aerei hanno colpito le torri – Howland è innegabilmente casa sua. Per il miliardario Philip Hadi è qualcos’altro: un territorio vergine ancora da sfruttare. Hadi approda nella città come un moderno pellegrino che emerge dalla boscaglia, desideroso di fare amicizia con gli indigeni.

Nel settimo romanzo di Jonathan Dee, la figura di Hadi rappresenta l’archetipo dell’estraneo appena arrivato in città. In poco tempo, il magnate di Wall Street – un sintomo, forse, di una tensione più generale nel paese – finirà per catalizzare la città. Affermando di possedere informazioni privilegiate su dei futuri attacchi terroristici, assume Mark per migliorare la sicurezza nella sua nuova casa di campagna. Poi si fa elegger sindaco di Howland. Hadi è felice di rinunciare al misero stipendio di 24.000 dollari. Vuole solo aiutare; ora vede Howland come la sua casa. In poco tempo comincia a staccare assegni personali alle imprese locali in difficoltà e riduce l’imposta sugli immobili a un minimo storico. Inoltre, fa installare un paio di telecamere a circuito chiuso alle due estremità della via principale.

Allo stesso modo, il lettore si ritrova nella condizione di spiare dall’alto l’influenza di Hadi su Mark, su sua sorella Candace e sul loro fratello Gerry. Per il primo – reinventatosi come promotore immobiliare specializzato nell’acquisto delle case pignorate nella zona – Hadi diventa una sorta di mentore. Sarà sempre quest’ultimo ad assumere Candace come la bibliotecaria della città in seguito al suo licenziamento dalla scuola locale. Per Gerry, invece, un libertino arrabbiato col mondo, gestore di un blog anonimo chiamato «Workingman’s Dread», Hadi diventerà il bersaglio del suo odio. Andando avanti, ci si rende conto che I provinciali è meno interessato al ragno al centro della tela che ai vari cittadini intrappolati in essa.

Ogni tanto Dee fa zapping da un personaggio all’altro con un po’ troppa leggerezza, il che può risultare disorientante per il lettore. In una scena degna di un montaggio da action movie, per esempio, il punto di vista passa nel bel mezzo di una conversazione da Mark alla sua assistente, poi da quest’ultima a Gerry, poi dal fratello a un postino e infine da costui alla ragazza del postino. Ogni cittadino, ovviamente, ha la sua visione delle cose, la propria storia da raccontare. Ma sono come i ciechi della favola, che toccando i vari arti dell’elefante pensano di avere per le mani di tutto – tranne un elefante.

Agli occhi dei suoi sostenitori, Hadi è il “miliardario benevolo”, astuto e incorruttibile, un uomo così ricco da non poter essere comprato. Per Gerry è una figura sinistra, un plutocrate che ha invaso la loro cittadina. Scrivendo furiosamente sul suo blog, Gerry attacca i modi ariosi e autoritari di Hadi. Lo paragona a Ross Perot, il magnate della tecnologia del Texas che si candidò alla presidenza negli anni Novanta, e al miliardario Mike Bloomberg, eletto sindaco di New York sulla scia dell’11 settembre.

Oggi, ovviamente, il personaggio passa inevitabilmente per una caricatura di Donald Trump, un altro miliardario che si vanta di aggirare le regole consolidate. «Il consenso è decisamente sopravvalutato», spiega freddamente Hadi.

Alla luce di quanto detto finora, sembrerebbe di avere a che fare con una classica satira politica sulla fascistizzazione della società americana. Se non fosse che l’autore sembra divertirsi a smentire le aspettative del lettore, anche al rischio di tornare sui suoi passi. Il suo precedente romanzo, A Thousand Pardons, iniziava come il racconto di un divorzio borghese per poi trasformarsi in una provocatoria meditazione sul tema della redenzione. I privilegiati, del 2010, si concentrava su una coppia di insider trader che ricicla i propri fondi illegali attraverso una fondazione di beneficienza.

A Dee, dunque, piacciono i drammi che cambiano direzione. Il suo universo morale è fatto di numerose sfumature di grigio. E con questo libro sembra aver superato se stesso, tratteggiando un ritratto di una cittadina del New England in uno stato di fluttuazione, che sembra quasi crogiolarsi nella sua mancanza di risoluzione. I provinciali è prima intrigante, poi esasperante, e infine decisamente ammirevole nella sua narrazione aperta e audace: Dee inizia spedendo  il lettore alla ricerca di una cava oscura e del cuore di tenebra di questa cittadina immaginaria del Massachusetts, per poi rimuovere tutti i cartelli stradali, riposizionare le telecamere e costringerlo a ritrovare da solo la strada di casa.

 

Traduzione di Thomas Fazi