Julian Assange e il libro di Gore Vidal mostrato durante il suo arresto

19-04-2019  •   Il blog di Stoner
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Assange Vidal

Se volete capire perché hanno arrestato Julian Assange leggete Impero di Gore Vidal, un fondamentale romanzo storico che racconta il momento cruciale dell’inizio della politica imperialista americana e il tradimento degli ideali repubblicani e del popolo americano. Gore Vidal, da vero patriota, è sempre stato critico nei confronti dei sistemi di controllo e di sicurezza nazionale, e proprio per questo Julian Assange, al momento dell’arresto, portava con sé una raccolta di interviste al grande autore americano. A questo proposito pubblichiamo un articolo di Stephanie Merry uscito sul Washington Post l’11 aprile.

 

Sembrerebbe che Julian Assange abbia cercato di inviare un messaggio al mondo durante il suo arresto all’ambasciata ecuadoriana a Londra. Nonostante le manette, il fondatore di WikiLeaks è riuscito a portare con sé una copia del libro di Gore Vidal History of the National Security State (Storia dello Stato di sicurezza nazionale). La copertina, che mostra una foto di Vidal con un’espressione pensierosa e scettica, era all’insù; questo ha permesso ai giornalisti di discernere l’ultima lettura di Assange.

Una volta arrivato in tribunale, Assange si è dedicato alla lettura del libro mentre aspettavo l’inizio della sua audizione, secondo Tristan Kirk, reporter del London Evening Standard. «Ha fatto buoni progressi nella lettura mentre aspettava», ha scritto Kirk su Twitter.

Il libro, pubblicato nel 2014, due anni dopo la morte di Vidal, non è stato un bestseller. Consiste in una serie di conversazioni sul complesso industriale militare tra il vincitore del National Book Award e Paul Jay, amministratore delegato e redattore capo del sito di informazione Real News Network. Qual era dunque il messaggio che stava cercando di inviare Assange? L’abbiamo chiesto a Jay, la cui prima risposta è stata: «Avevate una lente d’ingrandimento o qualcosa del genere? Come avete fatto a notarlo?».

Assange era ammanettato, eppure stava intenzionalmente tenendo in mano questo libro. Sembra che stesse cercando di mandare un messaggio e ho pensato che forse tu potessi sapere qual era.

Non ho mai incontrato Assange e non avevo idea che avesse letto il libro. Il contatto più stretto che ho avuto con lui è tramite uno dei suoi avvocati che era nel consiglio di amministrazione del Real News Network, dove lavoro, ma non ho mai avuto contatti diretti con lui. Presumo che sapesse che stava per essere arrestato e che abbia scelto consapevolmente cosa mostrare alle telecamere di tutto il mondo, ma ne so quanto te.

Come è nato il libro?

Il libro si basa su una serie di interviste che ho fatto a Vidal a Los Angeles sulle origini dello “Stato di sicurezza nazionale”. La sua idea era fondamentalmente che dopo la seconda guerra mondiale, sotto la presidenza Truman, non fu smobilitato l’apparato bellico messo in piedi per la guerra, come sarebbe stato normale, ma fu invece eretto un complesso militare-industriale e di sicurezza permanente. E che tutto questo fu giustificato con la creazione di un falso nemico esistenziale: l’Unione Sovietica. Non credo che fosse solo una cospirazione nel senso che molte persone ritenevano che quella minaccia fosse reale. Ma altre interviste che ho realizzato con ex dipendenti del governo americano mi hanno confermato che era risaputo che la logica alla base dello Stato di sicurezza nazionale era per molti versi fasulla e che esso fu eretto principalmente per ragioni economiche. Le motivazioni erano abbastanza banali, a ben vedere.

Si direbbe dunque che il libro sia molto critico nei confronti degli Stati Uniti.

Assolutamente. Voglio dire, la ragione per cui Assange potrebbe essere interessato a promuoverlo – certo, potrebbe semplicemente aver pensato «Cavolo, andrò in prigione, cosa posso portarmi da leggere?», ma è difficile da credere – è far capire alla gente che questo Stato di sicurezza non è nell’interesse del popolo americano e che ciò che WikiLeaks ha reso noto grazie alle rivelazioni di Chelsea Manning sono essenzialmente dei crimini di guerra commessi dagli USA in Iraq. Credo che il punto fondamentale dell’argomentazione di Vidal era che l’impero americano non è nell’interesse del popolo americano. Il modo in cui viene venduto agli americani è che questo è un bene per tutti gli americani perché siamo tutti sulla stessa barca, ma è esattamente il contrario. È buono per una ristretta élite, in particolare i produttori di armi e l’industria dei combustibili fossili e per altri che si avvalgono di questo tipo di politica estera. Ma sono i giovani lavoratori, uomini e donne, che muoiono per tutto questo, e vanno a combattere in queste guerre all’estero per far guadagnare miliardi a questi signori, che poi non sanno fare di meglio che ringraziarli per il loro servizio. Il livello di ipocrisia è incredibile. Questo è ciò che Gore ha cercato di spiegare tutta la sua vita: che il modo in cui il patriottismo viene venduto alla gente è veramente una frode colossale.

Il libro ha avuto successo quando è uscito?

No. Vidal un tempo era un opinionista completamente mainstream, oltre ad essere ovviamente uno scrittore molto famoso, un drammaturgo, uno sceneggiatore ecc. Nel corso degli anni, però, sebbene il suo messaggio non sia cambiato così tanto – al massimo la sua critica dell’impero e del militarismo è diventata più acuta – la politica e i media si sono spostati sempre più a destra e lui è diventato sempre più marginalizzato. Quando abbiamo realizzato le interviste per il libro, non c’era più quasi nessuna televisione che volesse intervistarlo. Per cui no, non è stato un successo. Forse è per quello che Julian ha voluto dargli una spintarella!

Come ti senti a sapere che Julian Assange se ne va in giro con il tuo libro?

Beh, ovviamente ho sentimenti contrastanti. Penso che sia atroce che sia stato arrestato. Ciò che ha fatto con WikiLeaks è una forma particolare di giornalismo e dire che i giornalisti che gli passano informazioni riservate possono diventare degli obiettivi… immaginate se avessero messo sotto processo il Washington Post per i “Pentagon Papers”. Non penso sia così diverso. Il governo americano lo accusa di aver aiutato Manning. Forse l’ha fatto, forse non l’ha fatto, non lo so. Ma si tratta di una questione di importanza minore rispetto all’importanza della diffusione di quei documenti. Quando la gente ha visto le immagini di quelle persone uccise dagli elicotteri… quegli elicotteri che massacravano quelle persone per strada, incluso un ragazzo che credo fosse un cameraman della Reuters: il fatto che le persone sappiano queste cose è molto più importante in termini di servizio pubblico. Quindi ho sentimenti molto contrastanti, perché se ha scelto di promuovere il libro, è bello che lo abbia fatto. Ma ancora più importante è il fatto che le immagini del suo arrestano evidenziano un attacco alla libertà di stampa. Non c’è dubbio al riguardo.

 

Traduzione di Thomas Fazi