«La famiglia Fang» vs La famiglia Infinita di «Piccolo mondo perfetto»

16-12-2018  •   Il blog di Stoner
A A A
La famiglia Fang Piccolo mondo perfetto

Che Kevin Wilson abbia una sorta di fissazione per il tema Famiglia, anzi, più precisamente per l’argomento genitorialità, è oramai chiaro. Il Professor Wilson che ha esordito nel migliore dei modi con La famiglia Fang , torna nelle librerie italiane con un nuovo romanzo: Piccolo mondo perfettodove troviamo una famiglia, se possibile, più bizzarra della precedente.

Prima ancora però di mettere a confronto le due famiglie, voglio segnalare un punto in comune che i due romanzi hanno e che mi è rimasta particolarmente impressa: l’arte (confesso che farei volentieri delle domande all’autore su questo punto).

La famiglia Fang considerava arte mettere in scena delle performance dove la finzione era un modo di rappresentare una cosa attinente alla realtà ma con una forma diversa, insomma per Camille e Caleb Fang la parole finzione è da intendersi nel senso etimologico del termine, in latino fingere vuol dire “dare figura”, “dare forma” per cui le loro manifestazioni altro non erano che la forma di un pensiero, tanto è vero che la vita reale della famiglia non era poi molto diversa da quella rappresentata, fiction e autobiografia quasi coincidevano.

Nella famiglia Infinita di Piccolo mondo perfetto, l’arte è presente in modo trasversale. La protagonista del romanzo, Izzi, è innamorata del suo professore di arte, Hal, un artista fallito che realizza le sue opere dando fuoco alle cose. Hal vorrebbe trovare il momento esatto in cui l’oggetto non è più quel che era ma non è ancora neppure cenere, con la sua arte ambisce a cogliere l’attimo in cui il fuoco trasforma le cose. Ma il progetto del Dottor Grind e le trasformazioni che ambisce a portare, soprattutto nella vita di Izzi, il modo in cui tutto evolverà, non è forse una sorta di messinscena che trasforma una realtà in un’altra?

Io trovo molto “nietzscheana” la realtà raccontata in entrambi i romanzi, le due storie non sono assurde, piuttosto mancano di una corrispondenza con canoni formali normali, penso che in Wilson arte è travestimento. Il progetto stesso della famiglia Infinita diventa una forma d’arte e il “travestimento” a cui si sottopongono le coppie di genitori non è qualcosa che gli appartiene ma lo assumono deliberatamente in vista di uno scopo preciso. Nei romanzi di Kevin Wilson ho visto la volontà di combattere col travestimento, con la finzione, uno stato di paura e di debolezza.

Per quanto riguarda invece il modo di affrontare il tema della genitorialità, scopriamo nuovamente un interrogativo che ricorre anche in Piccolo mondo perfetto: cosa è bene per i propri figli e cosa è male? Chi può stabilire che forma deve avere l’amore dei genitori per i figli?

Caleb e Camille Fang appaiono come due genitori anaffettivi che usano i figli per mettere in scena la loro arte facendoli vivere in uno stato di continua confusione, manipolandone la volontà, togliendo loro qualunque certezza ed identità, Annie e Buster Fang vengono chiamati Bambino A e Bambino B, la primogenita Annie è stata concepita dopo la trentasettesima performance di Caleb e Camille che fingevano di sposarsi, la bambina ha avuto l’attenzione del padre solo dopo che questi, vedendola piangere furiosamente e disperatamente, l’ha identificata in una nuova possibile partner per le sue performance e il pianto di Annie sarà indotto e “messo in scena” più e più volte. Annie e Buster diventano due adulti deboli, propensi a farsi manipolare dagli altri, incapaci di dire no, di condurre una vita in base ai loro desideri personali. Annie diventa un’attrice cinematografica ma nonostante il successo sa che i genitori non hanno alcuna considerazione per quello che fa, recitare in un film per loro non ha valore, è un tipo di arte che considerano inferiore. Buster invece è una specie di giornalista e scrittore fallito. Ma proprio quando i due fratelli cominciano a prendere in mano la loro vita gli eventi li riportano al punto di partenza, a casa dei loro genitori che considerano dei veri e propri aguzzini.

Quel che si legge tra le righe però è che Wilson, oltre a circoscrivere i fatti ai quattro personaggi della storia, senza quindi generalizzare, lascia comunque intendere che forse, per quanto abbia spinto agli estremi il comportamento di questi due genitori, la realtà è che semplicemente amavano i figli a modo loro.

Piccolo mondo perfetto è invece la storia del Dottor Preston Grind, figlio di due psicologi infantili diventati famosi grazie al metodo della cosiddetta frizione continua che hanno applicato al figlio Preston, cavia predestinata a testimoniarne l’efficacia. Preston Gring è cresciuto in un ambiente familiare dove l’idea principale era non mostrare attaccamento per niente, genitori compresi e sviluppare le capacità di problem solving per far fronte ad ogni tipo di difficoltà della vita.

Il terrore dei genitori è sempre, o quasi, che i figli non siano in grado di cavarsela da soli, sembra sia il terrore di Kevin Wilson anche, pertanto il metodo della frizione continua, per quanto dimostra di essere addirittura crudele se portato all’estremo, non era qualcosa che, nella mente dei genitori di Grind, poteva danneggiare il figlio.

Grind è un uomo di successo, a sua volta un famoso psicologo che però vuole concentrarsi su aspetti diversi del processo di crescita dei bambini.

La famiglia Infinita è un esperimento scientifico dove a “sopportare” la frizione continua (Grind non se ne rende conto ma di fatto è come se applicasse lo stesso metodo ma agli adulti) sono soprattutto i genitori dei bambini che ospita in questo suo Piccolo mondo perfetto.

Le coppie e i loro bambini e Izzi con il suo, vivono in un contesto dove la condivisione, il senso di appartenenza ad un tutto, il non attaccamento, neppure ai rispettivi bambini, sono alla base del contratto che hanno firmato con Preston Grind, in cambio di aiuto, in cambio di un futuro migliore per se stessi e per i figli, questi genitori devono rinunciare a vivere la genitorialità come farebbero all’esterno, devono farlo in modo del tutto “spersonalizzato”. Grind vuole crescere bambini che abbiamo l’imprinting del senso di fiducia incondizionato verso la comunità a cui appartengono. I bambini della famiglia Infinita saranno bambini migliori perché hanno amore, comprensione, opportunità di crescere come nessuno fuori da quel Piccolo mondo perfetto.

Ma cosa c’è di giusto e cosa di sbagliato nel progetto, nell’esperimento di Grind? Come i coniugi Fang, Preston Grind è madre e padre di una intera comunità che vuole piegare ai suoi desideri ma la famiglia perfetta può esistere? E un bambino cresciuto con mille opportunità e in un ambiente stimolante, circondato da affetto, è sicuramente un bambino altruista e migliore?

Ecco che gli interrogativi di Wilson si ripropongono daccapo, leggete il romanzo (e se non avete letto il primo leggeteli entrambi) e scoprite se l’idea che mi sono fatta è anche la vostra.

Il dibattito, mi sembra, sia più che mai aperto.

 

Elisabetta Favale