La genesi di «Cambio di rotta» di Elizabeth Jane Howard

14-09-2018  •   Il blog di Stoner
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In occasione dell’uscita di Cambio di rotta, pubblichiamo un estratto della biografia Elizabeth Jane Howard, un’innocenza pericolosa di Artemis Cooper, in cui si racconta la nascita del romanzo.

 

James Douglas-Henry era figlio di un ufficiale dell’esercito australiano decorato del Distinguished Service Office (DSO), il maggiore P.J. Douglas-Henry, e di sua moglie Norma Mitchell-Innes. Era un lettore onnivoro; un suo amico, uomo di lettere, lo descrisse così: «molto scaltro e con un fiuto eccezionale per i libri e gli scrittori». Sebbene più giovane di cinque anni, a Jane piaceva il fatto che fosse più alto di lei, superandola quasi di tutta la testa, mentre molti dei suoi precedenti amanti erano piuttosto bassi. Scrisse una lettera entusiasta su di lui a Bob Linscott, che le consigliò di tenerselo stretto.

Così fece. La relazione era iniziata subito dopo il loro primo incontro, nel 1957, e nell’estate del 1958 lei e Jim trascorsero quattro o cinque settimane sulla frastagliata isola greca di Idra. Il villaggio era abbarbicato su un declivio affacciato sul porto, su una serie di terrazzi imbiancati collegati da scalinate: Jane lo descrisse «come se qualcuno avesse fatto cadere dalla cima della montagna una bustina di zollette di zucchero, e la maggior parte di loro fosse rotolata fino in fondo». Amava tutto: le persone avvolte in abiti sbiaditi dal sole che scherzavano e mercanteggiavano in greco; le persiane blu; i polpi coriacei stesi ad asciugare; le rozze sedie impagliate e le malconce lampade a olio; gli asini che costituivano l’unico mezzo di trasporto e i gatti mezzi morti di fame cui dava da mangiare. Mentre era lì, stava lavorando alle sezioni su New York di Cambio di rotta; ma Idra, con le sue rocce infuocate e il mare di un azzurro abbagliante, divenne l’ambientazione della seconda parte del romanzo.

Quando lei e Jim partirono per la Grecia, suo padre era già malato; quando tornarono, stava morendo di cancro. Jane andò a fargli visita quando stava per morire, e gli tenne la mano per un po’. Non le veniva in mente nulla da dirgli e sentì che era molto deluso da quella sua mancanza di parole. «Sapevo che non voleva assolutamente morire: che aveva sopportato mesi di dolore e malattia e paura della morte in silenzio. Sicuramente allora stava troppo male per parlarmi, ma avrebbe potuto sentirmi, e io non dissi nulla». David Howard morì a settembre, venne sepolto a Hawkurst, nel Kent, dove si era stabilito insieme a Ursula.

Jane era una di quelle persone in cui i dubbi su di sé sorgono troppo presto e restano troppo a lungo. Aveva imparato fin da bambina che non avrebbe mai soddisfatto le aspettative di sua madre; e questo senso di fallimento morale si era rafforzato con la fine del suo matrimonio, le infedeltà, l’incapacità di stabilire un legame con sua figlia, il rimorso nei confronti di Jill e delle altre donne che aveva tradito, il non aver saputo salvare Leigh e Paul Bowman; e adesso suo padre, che non era riuscita a confortare. Non considerava questi episodi come “peccati” dato che, a parte un’improvvisa fiammata di entusiasmo nei confronti di Dio quando frequentava la scuola di cucina di Beaconsfield, non era religiosa. Ma aveva commesso degli errori, e questi sembravano aver creato nella sua mente delle fratture che emettevano sospiri e gemiti, offuscando la sua capacità di giudizio e impedendole di sentirsi completa.

Ecco perché nei suoi romanzi è così attratta dal personaggio della ragazza ingenua. Questa figura infantile rappresenta il sé di cui era alla disperata ricerca, la persona che sentiva di essere prima che i suoi errori la trasformassero in un’affascinante, scontenta donna fatale. Se avesse trovato l’uomo giusto e lo avesse sposato, sentiva che il processo di guarigione sarebbe iniziato immediatamente.

Per la maggior parte del 1957 Jane fu assorbita da Cambio di rotta, una storia incentrata su quattro persone. Ognuna di loro ha una propria voce, unica e distinta, e la vicenda emerge nel momento in cui la vivono, scena dopo scena: tra Londra, New York e l’isola greca di Idra.

Emmanuel Joyce nasce a Londra da una tormentata madre ebrea e un padre irlandese violento e ubriacone. Sfugge al suo misero retaggio e, grazie al duro lavoro e alla fortuna, diventa un brillante drammaturgo (non ci viene mai detto che tipo di commedie scriva, ma forse quelle del genere di S.N. Behrman negli anni Venti e Trenta, che comprendono BiographyEnd of Summer e No Time for Comedy). All’inizio della storia, ha sessant’anni e una serie di successi al botteghino alle spalle, ma è emotivamente a terra, e teme di non essere più capace di scrivere una commedia.

Una delle cause della sua stanchezza è la preoccupazione continua per la salute fisica e mentale di sua moglie. Em si sente emotivamente responsabile per Lillian, donna bellissima e inquieta che non ha mai superato la perdita della loro figlioletta Sara, morta di meningite all’età di due anni. Il suo aggrapparsi a questa tragedia le impedisce di fare o godersi alcunché, e ovunque vada porta con sé le foto della figlia morta; insieme alle sue innumerevoli valigie piene di abiti costosi, all’assortimento di pillole e medicinali di cui ha bisogno per placare il suo cuore debole, prendere sonno e smorzare la depressione.

I Joyce sono senza fissa dimora. Si spostano in continuazione tra gli appartamenti e gli hotel di lusso di tutto il mondo, ovunque l’ultima commedia di Em li porti – e l’organizzazione complessiva delle loro vite complicate è affidata a Jimmy Sullivan. È lui che deve prenotare i viaggi, le camere, noleggiare le automobili, far passare i bagagli di Lillian attraverso le dogane, e portarla a pranzo quando Em ha di meglio da fare. E come suo Venerdì personale, si occupa anche della negoziazione dei contratti e di sovrintendere alle audizioni.

In questo coacervo arriva la diciannovenne Alberta Young, figlia di un ecclesiastico, assunta dai Joyce come segretaria. Eppure, da perfetto esempio dell’ingenua creata da Elizabeth Jane Howard – amante dei libri, poco avvezza alle mondanità, innocente e dotata di una schiettezza infantile che giunge come una boccata d’aria fresca – sarà lei l’elemento catalizzatore che cambierà le loro vite per sempre.

La settimana precedente la pubblicazione, il «Sunday Times» fece uscire un pezzo a firma “Atticus” sulle donne di successo più in vista. Tra loro c’erano Mrs Thatcher, neodeputata per il collegio di Finchley; la copywriter Nona Johnston; Nancy Thomas, assistente di produzione del programma culturale Monitor, della BBC; Siriol Hugh-Jones, che Jane conosceva sin dagli esordi su «Vogue»; e Jane, che “Atticus” definì «ci scommetterei, la più bella donna romanziera residente a Londra». A lei sarebbe piaciuto poter essere soltanto un’autrice di romanzi; ma essere conosciuta come «donna romanziera» sembrava inevitabile – dato che erano l’amore e le relazioni ad assorbirla maggiormente.

La prima e più incoraggiante recensione, di John Davenport sull’«Observer», uscì il 15 novembre. «Cambio di rotta è un quartetto d’archi, meravigliosamente proporzionato e interrelato», scriveva. «Non è del genere di Mozart, piuttosto di [Gabriel] Fauré». Il successo del libro, sosteneva, era nella giovane e innocente Alberta: «C’è il tentativo di ritrarre una persona giovane, carina, intelligente e buona, senza sentimentalismo. Non c’è nulla di melenso o moralistico in Alberta, che ha l’energia di un’eroina di Turgenev. La recensione finiva con parole dal suono meravigliosamente emancipatore: «questo non è “un libro per donne”: appartiene a tutti noi. Beati noi».

Sul «Times Literary Supplement» venne nuovamente recensita da Marigold Johnson, la quale affermò: «Mrs Howard si è già fatta un’ottima fama con i due romanzi precedenti, e Cambio di rotta conferma il suo posto tra le più importanti autrici contemporanee».

Sul «Sunday Times», tuttavia, J.D. Scott non fu colpito più di tanto. Descrisse il romanzo come «molto ben costruito, scorrevole e piacevole, ma non ha nessuna pretesa né fa altri passi per essere qualcosa di più. […] È essenzialmente un romanzo per donne e per biblioteche, ma […] sopra la media in entrambe le categorie».

Ciononostante, Jane ebbe la soddisfazione di essere inserita nella lista dei migliori libri del mese di novembre, per il «Sunday Times». Nella sezione dedicata alla narrativa, Cambio di rotta compare al fianco del Letto di John Braine, L’amante della guerra di John Hersey e Lolita di Vladimir Nabokov, che era appena uscito a Londra.