«Le mezze verità» di Elizabeth Jane Howard

16-10-2019  •   Il blog di Stoner
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Elizabeth

In occasione dell’uscita di Le mezze verità, pubblichiamo un estratto della biografia Elizabeth Jane Howard, un’innocenza pericolosa di Artemis Cooper, in cui si racconta la nascita del romanzo.

 

Le mezze verità è uno romanzi più divertenti di Elizabeth Jane Howard, e la maggior parte della trama ruota attorno a due uomini con l’ossessione del controllo.

Uno è il colonnello Herbert Browne-Lacey: un pallone gonfiato, pomposo ed egoista, con una facciata di galanterie vecchio stampo. May è la sua terza moglie: un’anima gentile e, grazie a un colpo di fortuna, ricca. Il colonnello l’ha convinta ad acquistare Monk’s Close, una mastodontica dimora in stile Tudor-elisabettiano nel Surrey. Lei la trova odiosa, fredda, opprimente e costosa, e su insistenza del colonnello va avanti con il riscaldamento e la servitù ridotti al minimo. May prova a ricordare a se stessa che è un buon uomo, nonostante i difetti; ma la sua capacità di giudizio e la sua sicurezza vengono compromesse da un insegnante carismatico, il dottor Sedum, un personaggio di notevole comicità, basato su Francis Roles della Ouspensky Society.

Il romanzo inizia con il matrimonio dell’unica figlia del colonnello, Alice. Sua madre morì quando lei era piccola, e suo padre la tratta – come May – alla stregua di una serva non pagata. Alice è troppo vessata e bruttina per pensare che riceverà altre proposte di matrimonio nella sua vita, perciò accetta la prima, quella di un operatore immobiliare di nome Leslie. Lui la sistema in un brutto bungalow ai limiti della proprietà che sta costruendo. Jane fa in modo che il cuore del lettore soffra per Alice: se mai ha avuto dei desideri o delle reazioni, sono seppelliti talmente in profondità da aver perso il contatto con essi, e non riesce a provare nulla per il bambino che porta in grembo. Le manca May, che era gentile con lei; e Claude, l’enorme gatto vorace che è l’unico altro abitante di Monk’s Close.

L’altro filo della trama riguarda Elizabeth e Oliver, i figli adulti del primo matrimonio di May, che vivono a Chelsea. Elizabeth organizza dei pranzi con invitati. Con i suoi guadagni mantiene se stessa e il fratello, che a parte andare a Oxford ed essere intelligente non ha mai fatto altro. Oliver aborre il lavoro e spera di sposare una donna ricca. Ma è Elizabeth a trovare per prima un buon partito, quando prepara un pranzo per John Cole e l’ex moglie alcolista. Troppa vodka unita al caviale fanno perdere i sensi alla ex, che cade con la faccia nel piatto; e dopo aver accompagnato Elizabeth a casa, John non ha problemi a portarsela a letto. Per entrambi è amore alla prima scopata, e presto lei si ritrova sistemata nella villa di lui nel Sud della Francia. Ma a preoccupare Elizabeth sono gli sforzi di John per tenere separate l’ex moglie e la loro figlia Jennifer, che ha vent’anni (la stessa età di Elizabeth). Una madre alcolista non rappresenta una buona influenza, dice lui; ma sicuro che Jennifer debba essere trattata da adulta?

Il libro non smette mai di essere una piacevole commedia di costume; ma verso la fine la trama diventa notevolmente più cupa.

I critici, che il libro fosse di loro gradimento o meno, tendevano a classificare l’opera di Jane in base al genere. Le mezze verità non fece eccezione. Julian Symons, che scriveva per il «Sunday Times», ne fu deluso. I personaggi che non piacciono all’autrice, come il colonnello e Leslie, marito di Alice, sono caricature. Quelli per i quali nutre delle simpatie sono leggermente migliori, e il libro opera «dal principio alla fine sul piano della narrativa da rivista femminile». William Trevor, che lo recensì per il «Guardian», ebbe un’impressione migliore. «Le mezze verità ha tutta la percezione tipicamente femminile di Elizabeth Jane Howard e si distingue per la sua prosa limpida, ma ciò che resta impresso è la sua deliziosa comicità: è un romanzo comico che più di una volta mi ha ricordato i miei primi incontri con Waugh e Nancy Mitford». Ricevette anche una lettera molto bella da Olivia Manning, che aveva conosciuto insieme a Ivy Compton-Burnett.

«Ho sentito che dovevo scriverle per farle le mie congratulazioni a proposito di Le mezze verità. I personaggi sono meravigliosamente delineati – in rilievo – balzano fuori dalla pagina. Me lo sono portato qui in clinica, dove sto per essere sottoposta a un’antipatica operazione agli occhi […] e mi è stato di grande conforto. Claude è uno dei grandi gatti della narrativa».

Nessuno dei critici, però, sembra aver notato l’abilità di Jane nel ritrarre le caratteristiche dello psicopatico nel colonnello Browne-Lacey. Con straordinaria accuratezza, Jane lo aveva dotato dei tratti comuni a quasi tutti gli psicopatici: non aveva amici e nessuna empatia verso gli altri. Eppure, quando ventisei anni dopo un vero psicopatico comparve nella sua vita, non fu capace di riconoscere i segnali premonitori.

 

Artemis Cooper