Stoner

Perché Stoner è un vero eroe

11-12-2014  •   Stoner
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Pubblichiamo l’articolo pubblicato su La lettura di Bret Easton Ellis sul capolavoro di John Williams: Stoner.

 

Un romanzo è sempre un dischiudersi della coscienza, sia per i personaggi che popolano la finzione narrativa, sia per i lettori che la riproducono nella loro mente a mano a mano che esplorano il terreno creato dall’autore. Certi romanzi sono più diretti nel rivelarsi — talvolta brutalmente didascalici, nella loro ansia di assicurarsi che il lettore capisca tutto — mentre altri si muovono nella direzione opposta, in modi più tortuosi. Sono pochissimi gli scrittori capaci di dar vita a quel magico equilibrio, fatto di schietta semplicità che poi diventa raffinato lirismo. Lo scrittore americano John Williams (1922-1994) vi riesce mirabilmente in Stoner (1965). La vicenda della riscoperta di Stoner, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, è una di quelle storie rincuoranti che danno speranza a ogni scrittore. Accolto da buone critiche ma da scarse vendite, Stoner, come la maggior parte dei romanzi, sparì nel nulla in breve tempo. Aveva tuttavia uno sparuto gruppo di ammiratori e, grazie alla ristampa di qualche anno fa, ha venduto quasi un milione di copie in trentacinque Paesi, soprattutto per merito del passaparola dei lettori. Il successo di Stoner ha fatto da traino alla ripubblicazione di altri due romanzi: Butcher’s Crossing (1960) e Augustus (1972).

Quando ho sentito parlare per la prima volta di Stoner, ho pensato che la gente me lo consigliasse solo perché il titolo sembrava rimandare al mondo della droga, per cui l’ho ignorato senza dargli troppa importanza. Ma continuavano a parlarmene e così alla fine l’ho comprato. Ho scoperto che Stoner parla in realtà di William Stoner, un ragazzo di campagna che riesce a entrare all’università del Missouri nel 1910 per poi diventare lì docente fino alla sua morte nel 1956. Con semplicità e grande forza espressiva, vengono passate in rassegna le delusioni che ne scandiscono la vita, e che la rendono deprimente solo in apparenza, perché siamo portati a identificarci con Stoner: i suoi fallimenti sono i nostri. Il romanzo è lucido nella sua compassione e, sebbene verso la fine ci si possa commuovere per il protagonista, risulta rassicurante perché l’idea di fondo è che non si è mai soli nella sofferenza: tutti soffriamo. Ma è lo stoicismo di Stoner di fronte al dolore e alla perdita a rendere così singolare questo romanzo. La sua portata drammatica sta tutta nell’atteggiamento di serena accettazione del protagonista verso ciò che gli accade. Questa passiva resistenza è ciò che lo rende un libro eccezionale, proprio perché diverso dalla maggior parte dei romanzi, dove il protagonista è sempre parte attiva nella catena di eventi drammatici che si dipana intorno a lui.
Butcher’s Crossing, pubblicato cinque anni prima di Stoner, presenta un impianto narrativo più convenzionale, nonostante il protagonista abbia qualche caratteristica in comune con Stoner: lo stoicismo di fronte alla futilità del tutto, la perdita dell’innocenza, la morte incombente, il senso di sconfitta.
Siamo nel 1873, e Butcher’s Crossing è una cittadina del Kansas — in realtà, un insediamento, un’idea non ancora realizzata — dove un giorno arriva William Andrews, un giovane sui vent’anni appena uscito dall’università di Harvard e partito dalla natìa Boston verso ovest, animato da vaghi propositi avventurosi. William è un sognatore, uno che ha ancora in testa le lezioni di Emerson e che dice frasi come «Voglio solo saperne di più su questo Paese», quando gli chiedono come sia finito a Butcher’s Crossing.

Un conoscente di suo padre, pastore della Chiesa Unitariana, lo indirizza a un uomo di nome Miller. Quando Miller gli racconta di quella volta in Colorado in cui, mentre piazzava trappole per castori, si è imbattuto in una gigantesca mandria di bufali in una valle dove secondo lui nessuno aveva ancora mai messo piede, una corda nascosta vibra nell’animo di William. Il giovane si offre di finanziare una spedizione: un carro, cavalli, provviste. Anche qui, le motivazioni sono vaghe, approssimative. «… Capì che la battuta di caccia che aveva concordato con Miller non era che uno stratagemma, un trucco per ingannare se stesso, per blandire le sue abitudini più radicate. Non erano certo gli affari a condurlo laggiù, dove ora stava guardando e dove stava per andare. Partiva in completa libertà». Miller gli promette di condurlo in una valle delle Montagne Rocciose dove i bufali pascolano a migliaia. Così William, attratto e sedotto dal richiamo della natura — tutto quell’Emerson assorbito all’università —, gli affida la metà di una somma ereditata in cambio della possibilità di partecipare alla sua «avventura».
Ed ecco formato il piccolo manipolo di eroi, ciascuno con il suo specifico ruolo: Miller è il cacciatore che spara al bufalo; il pragmatico Fred Schneider lo scuoia; l’assistente di Miller, Charley Hoge, un ubriacone mezzo matto che tiene con sé una Bibbia da due soldi macchiata di sangue di bufalo e che ha perso una mano in una precedente spedizione di caccia con Miller (due immagini che prefigurano l’orrore che seguirà), si occupa della cucina e del campo. William è il testimone.
C’è un’unica donna in questo mondo di uomini: una prostituta di nome Francine, fortemente attratta da William. William ricambia i suoi sentimenti, ma è combattuto perché si tratta di una puttana, anche se Francine si mostra perfettamente in pace con la vita che conduce a Butcher’s Crossing. «Dev’essere una vita terribile, la sua», le mormora William quando lei va a trovarlo, la sera prima che gli uomini partano per la caccia. Non ci sarà una storia d’amore. È il mondo di Miller quello in cui stanno entrando (lui è Achab), ed è qui che un western già insolito si trasforma in un romanzo spietato e refrattario a ogni romanticismo sull’illusione di poter controllare la natura.

Butcher’s Crossing in effetti è un western sotto tutti i punti di vista. E tuttavia, quando l’editore chiese a Williams di dichiararlo in copertina, vista la popolarità del genere a quei tempi, Williams disse di no. È forse tra i western più letterari che io abbia mai letto, ma non ci sono dubbi che sia un western, anticipando di molto l’operazione che Cormac McCarthy e Robert Altman hanno compiuto: il primo con il cruento e allucinato Meridiano di sangue, il secondo con quel capolavoro del cinema di frontiera che è I compari. Butcher’s Crossing distrugge il mito del West, dando vita a una storia dai toni cupi sulla lotta quotidiana per la sopravvivenza, che era poi al centro anche di Stoner. E tuttavia Butcher’s Crossing non è Stoner. Procede per eventi, per momenti d’azione sempre più concitati. La calma ma incontenibile follia di Miller prende quasi subito il sopravvento, mentre il lettore comincia a temere per la sorte degli uomini che nel suo delirio rimangono intrappolati. Se Stoner rappresenta lo stoicismo come scelta di vita, Butcher’s Crossing è lineare e tradizionale, pur contenendo lo stesso sobrio, potente lirismo. Ci sono scene meravigliose, che non ti aspetteresti mai: cavalli assetati che avvertono l’odore dell’acqua e si lanciano al galoppo trascinando con sé carri e uomini in una corsa mortale. Una bufera spaventosa, già annunciata all’inizio, che getta gli uomini nel panico a partire dal primo fiocco di neve, tutti ad eccezione di William, che non comprende subito il pericolo annunciato da quel fiocco e anzi se ne rallegra. Il titolo minaccioso del romanzo promette qualcosa di assai più cruento e spietato di quanto troviamo in Stoner, e ciò ci porta al cuore del romanzo: la carneficina dei bufali per mano di Miller.

La ripugnanza che in fondo William prova verso la caccia ha solo in parte a che fare con l’empatia nei confronti del bufalo ucciso; piuttosto si rivela legata al suo narcisismo giovanile e rispecchia la condiscendenza che riserva a Francine, nel modo in cui ad esempio fugge quando lei cerca di sedurlo: «Si era sentito male ed era fuggito perché l’aveva sconvolto vedere quella bestia, fino a un istante prima ancora orgogliosa, fiera e colma della dignità della vita, nuda e impotente, ridotta a un pezzo di carne inerte, spogliata di se stessa, o della nozione di se stessa, e costretta a penzolare in modo grottesco, beffardo. Quella bestia non era più se stessa; o almeno, non era più quella che aveva immaginato di essere. La sua identità era stata uccisa, e in quell’uccisione Andrews aveva avvertito anche la distruzione di qualcosa dentro di sé che non era riuscito ad affrontare. Ed era fuggito». È la massima concessione ai sentimenti che Williams fa in tutto Butcher’s Crossing, ma anche nei passaggi più lirici il romanzo non scade mai nel sentimentalismo, e il valore morale si ricava dalla precisione del linguaggio, da quella prosa ormai famosa per semplicità ed eleganza. Sono due romanzi che si collocano a pieno titolo nella letteratura americana di metà secolo: nessuna traccia di modernismo, poco o nulla a fare da ornamento.

E non si può leggere Williams attraverso il velo della correttezza politica, come fanno alcuni dei suoi detrattori che lo accusano di misoginia perché l’unico personaggio femminile di Butcher’s Crossing è una prostituta. È William ad avere un problema con Francine, non Francine stessa, né il libro a cui appartiene. È William che non riesce a elaborare il desiderio che prova per lei, e le sue paure sono dettate da una morale che non trova posto nelle lande selvagge di Butcher’s Crossing.

È fin troppo facile compatire Williams per la sorte che gli è toccata, considerarlo un fallito perché non ha venduto molti libri quand’era in vita. Eppure, se vogliamo paragonarlo ad altri scrittori, ha compiuto una parabola di tutto rispetto: ha pubblicato il primo romanzo a venticinque anni; ha vinto il dottorato all’università del Missouri; è stato direttore del programma di scrittura creativa a Denver; è stato il primo direttore ed editore della «Denver Quarterly Review »; si è sposato tre volte; ha avuto tre figli; ha vinto un National Book Award; ha vissuto 71 anni; beveva molto. E ha creato un capolavoro che oggi stanno riscoprendo legioni di lettori, oltre a un paio di ottimi romanzi attualmente in circolazione. Per essere un uomo venuto da una sgangherata fattoria battuta dalle famigerate tempeste di sabbia degli anni Trenta, Williams, nella sua maniera discreta, è una figura eroica quanto il suo personaggio più famoso.

(traduzione di Manuela Francescon)
Bret Easton Ellis
© 2014 BRET EASTON ELLIS

  • Giorgio

    “Leggevo e leggevo, ed ero affranto e solo e innamorato di un libro, di molti libri, poi mi venne naturale, e mi sedetti li, con una matita e un lungo blocco di carta, e cercai di scrivere, fino a che sentii di non poter più continuare perché le parole non mi sarebbero venute come ad Anderson, ma solamente come gocce di sangue dal mio cuore”.

  • Stefano

    Eroi e antieroi, tutti dentro a una scrittura mirabile, tutti voci di storie che attraversano il tempo in virtù della loro necessità. Per nostra fortuna.

  • Io non ho ancora letto Stoner, ma e’ presente sulla mia whish list da tanto tempo. Adoro le ambientazioni di inizio secolo e spero di ritrovare il libro sotto l’albero questo Natale…

  • Luce Di Stella

    Stupendo Stoner, desidero leggerlo da molto tempo.Bellissimo post, complimenti 🙂

  • Chiara

    Prima di iniziare la lettura di “Stoner”,mi sono imbattuta in commenti del tipo:”La fiera della normalità” e affermazioni simili….ero incerta sul da farsi perchè temevo una trama banale e invece tutt’altro….Io trovo che William Stoner sia tutto meno che normale.E’ vero,la sua vita non è fatta di eventi eccezionali,non è bellissimo,non è bravissimo,ha pure uno strano carattere ma lo trovo davvero molto poco normale.E’ normale essere così buoni ed accondiscendenti?
    Così stoici nel sopportare una vita familiare tremenda,le origini povere, i colleghi assetati di vendetta che si ritrova,un lavoro pesantissimo,una separazione dalla donna amata così devastante? Per me Stoner è eccezionale nella sua mitezza,nel suo farsi carico di tante fatiche e delusioni,nel continuare ad amare un lavoro difficile e ingrato.Poche persone oggi sono buone mentre è davvero eccezionale trovare uomini onesti ed integri come Stoner.Per me lui è un eroe.Chiamiamolo un eroe della normalità,anche se mi pare un ossimoro,quasi.

  • La sofferenza di Stoner è tanto lucida quanto pacata, discreta. È questo che colpisce il lettore. La dignità di un uomo che non fa nulla per mostrarsi più di quello che è. Tutti dovremmo prenderlo a esempio.

    • lidia

      Mi incuriosisce ☺

  • La sensazione è che tutti apparteniamo alla terra.
    Ce lo ricorda Doris Lessing in “Mia madre” dove il bush africano diventa la trappola di una famiglia. Ne scrive in modo inesorabile José Saramago, figlio di contadini, nel suo “Una terra chiamata Alentejo”; così pure Erskine Caldwell che con le sue storie di mezzadri e disgraziati – inghiottiti dall’orizzonte piatto degli Stati del Sud – ci mostra una nazione a “stalle e strisce”, con file di buoi che tirano gli aratri.

    Qui in Italia purtroppo non abbiamo uno “Stoner”: sì, ci sono stati Luciano Bianciardi, Pier Vittorio Tondeli, Sandro Onofri ma quanta fretta nel celebrarli per poi così velocemente dimenticarli. Forse l’unico sopravvissuto, e sopravvissuto al Novecento, è Gianni Celati che con umiltà ricorda sempre l’intuizione di Zavattini: “Prendi una carta geografica, chiudi gli occhi, punta il dito, e ti accorgerai che il luogo prescelto, qualunque esso sia, contiene tutto. Ma proprio tutto. È la qualsiasità”.
    E la grandezza di Williams è proprio in questa qualità.

  • Domingo Quincampoix Montedoro

    Prima di tutto volevo complimentarmi con l’autore dell’articolo per la sua scrittura limpida e chiara, scevra di espressioni forzatamente ricercate. Ho letto Stoner e l’ho amato, ma, diversamente da quanto dice l’articolo, e non per questo ciò che è stato scritto sia meno valido, ciò che mi ha legato al romanzo è la prosa di Williams. Avrebbe coinvolto anche se nella la vita del protagonista fossero stati assenti momenti di interesse rilevante. Scherzando ho detto di Williams che avrebbe potuto anche scrivere l’elenco telefonico riuscendo in ogni caso a farlo risultare interessante. Butcher’s Crossing non l’ho ancora letto, ma è lì che mi aspetta.

  • Vorrei leggere anche io Stoner,mi incuriosisce molto

  • barbara

    da leggere sicuramente

  • loretta tedeschi

    La storia si fissa nella mente con garbo e gentilezza, non in maniera travolgente. La limitata reattività del protagonista fa presa perché chiunque può immedesimarsi in un’esistenza modesta, con tracce di felicità rubata. Sopravvivere all’amarezza di certe situazioni con un semplice “Non importa”.

  • Stupendo Stoner, desidero leggerlo da molto tempo

  • Federico

    Vorrei leggerlo molto presto!

  • Mara Sordini

    La grandezza di Williams credo consista nell’aver trasformato in un piacevole e intenso Romanzo la vita senza sussulti di un uomo comune.

  • Morgana DeLarge

    Devo assolutamente leggerlo, è un peccato essermelo perso…

  • Yasmine

    Mi piacerebbe molto leggerlo 🙂

  • Mi piacerebbe molto leggerlo!

  • Gloria Gloglo

    Bello questo articolo che mi da informazioni nuove su Stoner di cui sento parlare moltissimo ma non mi sono mai soffermata oltre la stupenda copertina.
    Ora vorrei proprio conoscerlo meglio questo eroe alternativo

  • davvero bellissimo… Stoner.
    incrocio le dita

  • FRANCESCA STALLONE

    non ci sono parole! stupendo!

  • Stoner un uomo che scrive non solo con la penna ma con il sangue

  • Giusy Iodice

    Troppo bello 🙂

  • Lo voglio leggere da quando è uscito. Perché non l’ho ancora fatto? Bella domanda, e fondamentalmente senza risposta, ma rimedierò!

  • Giovanna

    Ho sentito parlare molto bene di questo libro è mi piacerebbe leggerlo 🙂

  • Valentina S.

    Uno di quei libri che va sicuramente letto.

  • Nino

    Bellissima recensione, fa proprio venir voglia di leggerlo, lo aggiungo alla mia già lunga lista

  • Mario Crincoli

    Partecipo

  • Da leggere almeno 2 volte l’anno 😀

  • Un libro che va letto

  • Francesca Ivaine

    Lo avevo comprato l’anno scorso, poi una simpatica infiltrazione ha ucciso tutti i libri che si trovavano nell’ultima mensola in alto. C’era anche Stoner. Spero di poterlo comprare nuovamente presto ^^ Magari a Natale 🙂

  • Merita la rilettura!

  • Nadia

    Articolo ben scritto. Spero di leggere presto questo capolavoro!

  • Maurizio

    Scrivere della normalità più acuta è forse una delle sfide più grandi della narrativa novecentesca. Carver ci è riuscito. Voglio proprio vedere Williams come se la cava ^_^

  • Spero di poterlo leggere presto 🙂

  • Chiara Binando

    E’ nella mia wishlist da tempo, amo i romanzi che raccontano la formazione e l’arco di vita dei personaggi! 🙂

  • Giorgia Bina

    Uno di quei libri che mi riprometto sempre di leggere, sarebbe una buona occasione per aggiungerlo finalmente alla mia libreria!

  • Non avevo sentito parlare di questo libro. Sembra meritate di esser letto e credo proprio lo farò!

  • Valeria

    Ammetto che pur avendone sentito parlare non mi aveva mai ispirato molto. Forse dovrei dargli una possibilità. 😉

  • Luigi Dinardo

    La bellezza di questo romanzo è proprio nel vedere un personaggio comune e anonimo come puù essere Stoner in tutta la bellezza della sua quotidianità. Romanzo straordinario, dovrebbe essere presente in tutte le librerie!

  • Gianluca

    L’articolo vale da prefazione. Molto molto bello. Ora mi ha messo curiosità sul libro

  • simone t.

    John Williams ha dipinto una figura che ancora oggi regge il peso degli anni. Potente ed evocativa.
    Questo in un romanzo capolavoro riscoperto oggi per il sapore meraviglioso e ambizioso che ha.
    Epico.

  • Anna Grazia

    Non mi dispiacerebbe di certo leggerlo …

  • Veronica Romani

    Mi piacerebbe leggerlo!

  • Stella

    La passiva resistenza al dolore è la cosa che più mi sconvolge. Accettare stoicamente ciò che ti accade. Prenderne atto e continuare . Così.
    Non avrei mai creduto che un uomo simile potesse alla fine emozionarmi e farmi male. Si, perchè alla fine ti accorgi che un pò di Stoner c’è in molti di noi. Solo che l’istinto di sopravvivenza ci porta a camuffare i nostri fallimenti e le nostre delusioni ,le nobilitiamo per non farci schiacciare dal loro peso.
    Stoner no. Le guarda in faccia le sconfitte e ci cammina accanto. Noi invece cerchiamo di camminarci sopra. Per non vederle.
    Ma sono li.

  • Teresa

    Stoner è unico e inimitabile
    Punto

  • E’ nella mia wishlist da tanto tempo.
    Spero di leggere entro molto breve..

  • Sarei curioso di leggerlo.

  • Alessia

    Mi è sfuggito alla Fiera del Libro, spero di poterlo ritrovare e leggere molto presto.

  • guendalina

    manca nella mia libreria…….devo rimediare

  • Ness

    Da leggere assolutamente!

  • gabriella

    inciampata in stoner quasi per caso. letto e riletto. comprato e regalato. una due tre volte. prestato. e ricomprato in ebook.

  • «William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido»
    Un incipit che racconta tutto il libro.

    Per la mia recensione: http://unonessunocentomilalibri.wordpress.com/2014/12/01/la-recensione-stoner-di-john-williams/

  • raffaella landolfo

    ho sentito parlare di questo libro diverso tempo fa, mi ero ripromessa di leggerlo ma poi ne avevo dimenticato l’autore; spero che ora sia la volta buona

  • Spero di leggerlo presto!!! Bellissimo articolo!

  • Giovanni Sedda

    Amo la semplicità quasi misteriosa di alcun vite apparentemente banali, amo le persone con poche certezze che avanzano silenziosamente e dignitosamente sotto un diluvio di gocce. Tra le pieghe della storia, il clamore degli eroi e i fasti delle star si nascondono a volte delle storie di grande valore simbolico, segnaposti per anime in viaggio impaurite dal futuro. Felice di aver scoperto Stoner e il suo autore.

  • Tatiana

    Pur non essendo magari generi che possono piacere con il tuo modo d scrivere invogli chiunque a comprare un libro, anche fosse stato topolino.

  • sabrina bellucci

    non ho ancora comprato il libro “Stoner” perché ho pensato fosse il classico “caso” editoriale costruito a tavolino che ha registrato un picco nelle vendita solo grazie alla pubblicità. Ma poi ho letto la recensione di Ellis, del quale ho letto tutto e che trovo geniale, e ho messo il titolo nella mia Booking List. …. spero di essere sorteggiata altrimenti non potrò fare a meno di acquistarlo!

  • Splendida la versione natalizia!

  • Anna Lai

    Fantastico scrittore:indimenticabile Stoner,ma Butcher’s
    Crossing è il primo romanzo così “al maschile”che mi ha coinvolto dalla prima a l’ultima pagina

  • Marco Giuliari

    Grande romanzo

  • Cristina

    Ho letto “Stoner” e l’ho amato con tutta me stessa. Presa dalla voglia di leggere qualunque cosa l’autore avesse scritto, lista della spesa inclusa, ho subito divorato “Butcher’s Crossing” e “Nulla, solo la notte”, ma devo ammettere che la magia provata leggendo il primo titolo non si è manifestata con gli altri due. Rimane il fatto che “Stoner” è senza ombra di dubbio un romanzo da dover leggere.

  • Bell’articolo, davvero! Ora è divenuto un must da leggere!!!!

  • Rita

    Non l’ho ancora letto,spero di farlo presto!

  • Pensavo di giungere qui e ritrovarmi un articolo tutto su Stoner e invece mi ritrovo Butcher’s Crossing
    Ma Butcher’s Crossing ce l’ho da tempo e un po’ mi incute timore, ho paura che non riuscirà a coinvolgermi come è accaduto con Stoner… ma prima o poi farò in modo che venga il suo momento. e poi, cavolo, Bret Easton Ellis mi ha convinta!

  • Valentina

    Lo rileggo

  • Gio

    Sono molto curiosa di immergermi in questa lettura….sono sicura che non potrà deludere le mie aspettative!!!!
    Buona lettura a tutti voi!!!!

  • me ne avevano parlato, ma finora non avevo ancora trovato il momento o il motivo per comprarlo. Adesso ce l’ho.

  • Fabio Franchi

    Un classico, un capolavoro assoluto. Ogni parola di commento sarebbe di troppo: “Stoner” è già completo di suo. Nel solco della grande letteratura dell’Ottocento, la eguaglia e la supera.

  • Nicola

    Spero di poterlo leggere quanto prima!!! 🙂

  • Giuseppe Barecchia

    Ho letto Stoner e l’ho consigliato ai miei amici più cari. Un romanzo dalla scrittura potente, realizzato per se stesso, come per liberarsi da un peso. Deve qualcosa a Ivan Ilic e ciò non fa che accrescerne il valore.

  • Maria

    Ero già parecchio curiosa, dopo aver leggo questo post lo sono ancora di più! Complimenti!!

  • E. De Matteis

    Un commento di Bret Ellis al libro è solo un incentivo in più. Partecipo e condivido.

  • È difficile valutare un autore estrapolandolo dal suo contesto. Uomo di successo o non di successo il libro è bello.

  • La recensione mi ha molto incuriosito soprattutto per il metodo di scrittura utilizzato. Di sicuro lo leggerò!

  • Chiara Tedeschi

    Voglio leggerlo!

  • A

    Ho letto Augustus ed era davvero appassionante. Non vedo l’ora di scoprire le altre opere di questo autore!

  • Marta

    Mi intriga…

  • “È l’impersonalità il tono di Stoner, terzo romanzo dello scrittore texano John Edward Williams, pubblicato per la prima volta nel 1965 e, soltanto adesso (forse in seguito al discreto successo della riedizione americana del 2006 per la New York Review Books), tradotto anche in Italia. Impersonalità che ‒ come si vedrà in questo saggio ‒ si sviluppa, secondo una ripartizione pienamente psicanalitica (ben presente anche nelle altre opere di Williams), dalla determinazione dell’identità esterna del protagonista, William Stoner appunto, e che riguarda il suo nome (il cui suono «non evoca alcun passato o identità particolare», p. 9), la sua disposizione nei confronti della realtà, la sua professione di insegnante presso l’Università del Missouri e persino gli individui con cui entra in contatto sul luogo di lavoro o tra le mura domestiche. In particolare, tra questi e Stoner si arriva a delineare una comune dimensione senza senso, una regione superficiale di disagio, di profonda incomprensione e di silenzi risentiti ed espliciti, al di là dei quali si sa già che non si troverà alcunché” (E’ l’incipit di A. Gaudio, “Abbandonarsi al caos delle possibilità”, in Id., “Il limite di Schoenberg”, Catania, Prova d’autore, 2013)

  • Non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma mi incuriosisce molto viste le recensioni positive.

  • FabioG

    Sarebbe un bellissimo regalo di Natale… ^^ Mi unisco ai complimenti!

  • incrocio le dita nella speranza di poterlo rileggere presto!

  • Curiosissima, in modo particolare dopo la lettura dell’articolo…

  • Paolo Cabutto

    Spero proprio di leggerlo presto! 🙂

  • Arianna

    Complimenti per l’articolo! Adesso la mia curiosità è aumentata 😉

  • Ilaria

    Spero di leggerlo presto!

  • rita

    Mi piacerebbe leggerlo 🙂