Tradurre «Eugenia» di Lionel Duroy

30-01-2020  •   Il blog di Stoner
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Duroy

In occasione dell’uscita di Eugenia, abbiamo chiesto a Silvia Turato di raccontarci la sua esperienza con la traduzione del romanzo di Lionel Duroy.

 

Si dice spesso che il traduttore lavori di fino come un cesellatore. Che sia tutto concentrato su ogni singolo passo. Che trascorra ore sulla parola e giorni su una citazione da recuperare. Che viva notti insonni per capire come rendere un gioco di parole e si scontri con i riferimenti culturali più difficili.

Si dice che un buon traduttore scompaia nel testo. A seconda del metodo che adotta, lo legge prima di tradurlo, dopo, durante, ma mai con l’occhio vergine. Sempre con quello sguardo disincantato di chi deve scovare le insidie, riconoscere i trabocchetti, avvistare le incongruenze.

Quel che in verità non si dice è che il traduttore vive un lusso: il lusso del lettore che ha tutto il tempo a disposizione per seguire la strada tracciata dal libro. Di perdersi non solo nelle porte spalancate, ma anche in quelle socchiuse.

Perché non c’è una strada che può essere ignorata, non c’è un riferimento che non debba essere sviscerato e inseguito, fino alla fonte, fino al momento in cui tutto quadra e tutto è chiaro.

Mi è capitato, nel tempo, di scoprire marche di accessori di pelle con cui ho fatto regali di Natale inattesi; di trovare argomentazioni inaspettate in conversazioni che altrimenti sarebbero state per me porte blindate; di sviluppare un repentino e fugace interesse per la vegetazione del Nord Africa. Potrei addirittura dissertare su metodi casalinghi di costruzione di esplosivi.

Perché nel momento in cui un testo finisce nelle mani di un traduttore, con la necessità di essere traghettato in italiano, quello stesso traduttore ha la più grande e bella delle giustificazioni per inseguire ogni parentesi che gli si apre davanti. Prendendosi tutto il tempo di “analizzare ogni dettaglio”, cioè di inseguire strade mai percorse e argomenti spesso lontani dagli interessi sviluppati fino a quel momento. Il traduttore, insomma, è pagato per uscire dal seminato, perché è proprio fuori dal solco conosciuto che si annidano tutte le insidie di un testo da tradurre. E le sue parti più belle.

Quando ho avvicinato Eugenia di Lionel Duroy l’ho fatto fregandomi le mani, elettrizzata all’idea di tradurre un autore che conosco perché capace di prendere il lettore e trascinarlo in un mondo fatto di una narrazione intensa, scorrevole e appassionante. Avevo già letto qualcosa di suo, rimpiangendo che non fosse mai stato offerto anche ai lettori italiani.

Mi sono dunque accostata al libro sapendo che mi aspettava un viaggio in luoghi e tempi sconosciuti, all’interno di una dimensione che mi sarebbe stata restituita in modo vivido e toccante. L’ho fatto come la più felice delle lettrici, che sapeva di avere davanti il tempo di 500 pagine da sviscerare e vivere nel profondo.

Durante la traduzione di Eugenia, grazie alla traduzione di Eugenia, ho letto Malaparte (che rimandavo da anni), mi sono imbattuta in case editrici nascoste che pubblicano solo nazismi di tutte le epoche e di tutti i luoghi, sono scivolata piano nella poesia romena e mi sono indignata davanti a una parte di storia a me sconosciuta, eppure così vicina, come quella della Romania tra le due guerre. Ho letto Mihail Sebastian. Oh, sì: ho letto Mihail Sebastian, godendo moltissimo di Da duemila anni e commuovendomi nei passi struggenti del suo diario.

Ho letto di storia, di politica, di poesia e di geografia. Ho richiesto libri che giacciono impolverati tra gli scaffali e fuori da qualsiasi catalogo di attualità, facendo felici alcuni bibliotecari con le mie richieste e trascinando la mia famiglia in giro per la città alla ricerca di alcuni volumi, promettendo in cambio colazioni e brioche domenicali.

Ho trascorso mesi irripetibili, sulle tracce del nostro passato, di articoli perduti del Corriere della sera e di poesie romene ancora non tradotte che ho sentito risuonare tra i tasti del computer. Ho letto un libro bellissimo, che mi ha portato lontano lasciandomi seduta alla scrivania.

E sono tornata qui. Lettrice appassionata. E traduttrice.

 

Silvia Turato