Leonard Cohen


Poeta, cantante, scrittore, disegnatore, Leonard Cohen è quella che si definisce una figura poliedrica. Nato nei sobborghi di Montreal nel 1934 da una famiglia di origine ebraica, a nove anni Leonard perde il padre: questa morte segna in maniera indelebile la sua personalità. A tredici anni inizia a suonare la chitarra (per lo più nel tentativo di adescare le ragazzine!) e fa il giro dei locali della città per esibirsi. Scrivere canzoni lo proietta verso la poesia, passione verso cui viene ulteriormente indirizzato anche da un suo professore di letteratura inglese alla McGill University di Montreal. Siamo alla fine degli anni ‘50: appena uscito dall'università, Cohen pubblica Let us compare mithologies, la raccolta di poesie che gli procura subito una certa notorietà e che lo spinge a cercare conferme a New York, dove entra a far parte dell'ambiente beatnik al Greenwich Village, di cui conosce gli esponenti, primo fra tutti Allen Ginsberg. Però “per scrivere libri hai bisogno di un posto dove stare. Quando uno scrittore lavora a un romanzo, tende a circondarsi di determinate cose. Ha bisogno di una donna. Ed è bello anche avere dei bambini fra i piedi”. E così Leonard Cohen, stufo dell'ambiente universitario, parte alla volta dell'Europa. Dopo la permanenza a Londra e Parigi, approda a Idra, isolata isoletta greca dove si ritira, tra partenze e ritorni, per sette anni. Solo in un luogo come questo riesce a trovare la pace e la concentrazione per dedicarsi completamente alla scrittura: il risultato sono due capolavori, The favorite game, del 1963, ritratto di un giovane ebreo di Montreal con ambizioni artistiche, e Beautiful losers del 1966, un’opera epica dalle venature noir e a tratti incomprensibile. Nonostante poi, in più circostanze, egli stesso abbia ripetuto che l’acquisto della casa a Idra sia stata una delle migliori decisioni della sua vita, Leonard Cohen lascia la tranquillità dell’isoletta greca e incomincia di nuovo a girare il mondo: si ferma per un po' in un monastero zen in California, si trova a Cuba durante la rivoluzione, torna a New York. A questo punto comincia ad avvicinarsi decisamente alla musica. Siamo nel 1968, Leonard Cohen ha 35 anni, non proprio l’età canonica in cui si esordisce nel mondo del rock. Intitolato semplicemente Songs of Leonard Cohen (questa dei titoli semplici rimarrà una costante ricorrente), l'album riscuote immediatamente un grande successo, spingendo la casa discografica, il suo manager e il cantautore stesso a dargli un seguito, che inizialmente non era previsto. Il seguito è noto: Leonard Cohen diventa il cantastorie solitario ed eclettico di tutta una generazione. Brani come Suzanne, So Long Marianne, Sisters of Mercy, Hallelujah (resa ancor più famosa da molteplici cover, come quella di Jeff Buckley), Waiting for a miracle sono ormai dei classici della musica contemporanea. Dal 1993 al 1999, Cohen va a vivere in un monastero zen a Mount Baldy, a 200 chilometri da Los Angeles, prendendo il nome di Jikan (Silenzioso). Poi di nuovo il trasferimento a Los Angeles. Il suo Greatest Hits è stato eletto da una rivista inglese "L'album più deprimente di sempre".

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