La poesia del mercoledì: Trenodia per Amelia e Velia di Stelvio Di Spigno

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stelvio di spigno

Questa è la nostra rubrica dedicata alla poesia. Ogni settimana, il mercoledì, pubblichiamo una poesia italiana del ‘900 o contemporanea scelta dall’editore.

Trenodia per Amelia e Velia di Stelvio Di Spigno.

Il mio rifugio sono le vostre mani. Sono cresciuto
dentro il vostro cuore, come tra muscoli immortali
di voi, che immortali non eravate. E ora che siete
sotto la torre della terra e dei ricordi, io non vi chiedo
di tornare, come pure sarebbe normale. Ma che luce
guardate, com’è il vostro pane lassù, a che ora
vi svegliate la mattina e se pensate a noi, ogni tanto,
perché non siete più del mondo e chissà se vi è
permesso ricordarci, come noi facciamo sempre,
con la veste scura anni ’50, le collane e le perle
delle feste e i vestiti del lavoro, conservati
nell’armadio a casa vostra. Vi cerchiamo, preghiamo
per farci degni di voi nelle baite celesti,
come quando monta il mare la mattina e avvicina
le ondate al frangiflutti e la strada sembra asfittica e
noi in auto impariamo che il mondo è uno e basta.
Per i vivi e per i morti, voi ci rassicurate
che il senso di tutto non può essere la fine,
che un giorno ci vedremo sotto un albero che canta,
quando toccherà a noi varcare la porta più agognata,
dove ora voi stendete, come tende o ricami,
il colore più puro del cielo, il volere santo di Dio.

 

 

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