Mondanità britannica

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Pubblichiamo la recensione di Natalia Aspesi di un classico dell’umorismo british: Lucia a Londra di Edward Frederic Benson, apparsa su Elle il primo luglio 2014.

 

Tutti abbiamo presente belle e innocue signore molto snob, la cui unica gioia è poter chiamare le celebrità col nome di battesimo e accumulare inviti prestigiosi. Nessuno è riuscito a raccontare queste vite vuote e innocenti con più leggiadro umorismo di Edward Frederic Benson, scrittore inglese degli anni Venti del secolo scorso, che ci regala in più romanzi l’epica figura di Lucia, una divertente, imperiosa, seducente signora del suo tempo, eppure modernissima. Perché evidentemente ci sono modi di essere donna che, malgrado i cambiamenti sociali, restano immutati.
Molto inglese è il luogo dove vive Lucia, cioè un piccolo villaggio fuori Londra abitato da persone tutte benestanti, tutte nullafacenti, tutte assetate di cultura. Molto anni Venti è l’abbondanza di servitù e la smania costante di ricevimenti. I bambini sono assenti e il sesso, sia coniugale sia adulterino, è inesistente. Lucia a Londra, da poco ripubblicato, è un bel libro da vacanze. Lucia è la regina di Risholme, elegante villaggio di origini elisabettiane, in una bella villa col marito Pipino che l’adora, ha la passione per l’astronomia e non interferisce nella sua irrefrenabile capacità di organizzare eventi. A Risholme le notizie corrono da giardino a giardino. I piaceri sono gentili: concertini in caso, gare di giardinaggio, chiacchiere all’ora del tè con l’elegante e unico scapolo della zona, piuttosto refrattario alle signore. E un giorno giunge una clamorosa novità: è morta la cara zia di Pipino, da lui per altro sempre ignorata, che lo lascia erede di una ricca casa a Londra. Risholme trema: perderanno la loro imperdibile regina che, pur avendo sempre detto di odiare la metropoli, adesso è proprietaria di una casa nel quartiere più chic, oltre che di giri di perle leggendarie e di un ritratto di Sargent?
Lucia promette che ci andrà solo per organizzarne la vendita, ma una volta in Brompton Square viene travolta dalla vita che ha sempre sognato e mai avuto davvero: un susseguirsi frenetico di inviti o ricevimenti, spettacoli d’opera o d’avanguardia, settimane in castelli aviti, in un turbine di teste coronate, dive del cinema, reporter della mondanità, artisti postmoderni. Ma non tutto è perfetto come sembra: c’è l’angosciosa attesa dell’invito che non arriva, c’è la crudeltà dei gran mondani che sulla smania di Lucia si divertono. E poi, se Risholme è dimenticata, inaspettatamente fa di tutto per dimenticare la sua regina, e si organizza senza il suo creativo imperio.
Vincerà Londra o vincerà Risholme? In ogni caso vincerà Lucia. Il racconto di questa società ormai scomparsa, molto british, molto educata ed elegante – in cui al primo ministro non si chiedono notizie politiche ma ricette – con abbondanza di servitù negli ultimi bagliori alla Downton Abbey, priva della famosa crudeltà dell’aristocrazia inglese, è tanto esilarante da aspettare con impazienza di ritrovare le altre avventure di Lucia.

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