Manlio Dinucci

Il potere nucleare

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Storia di una follia da Hiroshima al 2015

«Questo è un libro prezioso: non solo dà lo stato dell’arte in materia di armi e strategie nucleari, ma ci racconta i postulati del pensiero geopolitica degli occupanti del “ponte di comando” dell’Impero, la cui offensiva planetaria è cominciata molto prima dell’11 settembre. I materiali raccolti in questo lavoro lo documentano in modo impressionante e, io credo, definitivo».
dalla prefazione di Giulietto Chiesa

Sette minuti a mezzanotte. La lancetta dell’orologio che sul “Bulletin of the Atomic Scientists” mostra quanto manca alla guerra nucleare, dopo aver indietreggiato alla fine della guerra fredda, ha ricominciato ad avanzare: adesso segna la stessa ora del 1980. Alcune iniziative statunitensi ne hanno notevolmente accelerato la corsa: dopo l’11 settembre, l’amministrazione Bush ha dichiarato di non escludere l’uso delle armi nucleari e ha intrapreso la militarizzazione dello spazio. Ma il “potere nucleare” non ha mai smesso di essere un fattore strategico di primaria importanza sullo scacchiere politico internazionale. Questa consapevolezza ha prolungato la corsa agli armamenti oltre la caduta del Muro: vi sono coinvolte le otto potenze nucleari (compreso Israele) ma anche nuovi candidati, la Corea del Nord e altri; intanto si prospettano anche scenari di terrorismo nucleare. In questo libro, colmando un grave vuoto d’informazione, Manlio Dinucci ricostruisce la storia delle armi nucleari dal 1945 ad oggi, ponendola sullo sfondo degli eventi che caratterizzano il periodo, e propone una mappa completa e aggiornata degli armamenti mondiali; inoltre, invoca un immediato rilancio del movimento per l’eliminazione delle armi nucleari: chi avrà letto questo libro ne condividerà l’urgenza.

IL POTERE NUCLEARE – RECENSIONI

 

Luigi Freschi, LIBERTÀ
– 03/12/2003

 

Torna l’incubo bomba. Rilancio del movimento anti-nucleare

 

Gentile direttore,
da un telegramma da Le Monde del 29 novembre 2003, leggiamo:
Mosca vuole adattare il suo arsenale di dissuasione per il fatto che gli Stati Uniti prendono in considerazione l’utilizzazione delle armi nucleari di debole potenza, secondo il generale Juri Baluevskj,primo capo di stato maggiore aggiunto delle armate russe, citato giovedì 27 novembre dall’agenzia di stampa Interfax.
“La nuova dottrina nucleare americana parla di una possibile utilizzazione delle munizioni nucleari di potenza ridotta, ha spiegato. E’ per questo che è necessario che la Russia corregga lo sviluppo della sua forza strategica. L’arma nucleare, che precedentemente era considerata come uno strumento di dissuasione puramente politico, diventa oggi un’arma da campo di battaglia e ciò può fare paura, molta paura”.
Cito l’ultimo libro di Manlio Dinucci, “Il potere nucleare” ed. Fazi e con prefazione di Giulietto Chiesa: L’ultimo capitolo del libro, arrivato in questi giorni nella maggioranza delle librerie d’Italia, s’intitola: “Il rilancio del movimento antinucleare”.
“Abbiamo vinto la guerra fredda. L’America è più sicura oggi poiché non abbiamo rinunciato ad esercitare la leadership,poiché siamo in una situazione in cui stiamo distruggendo i missili nucleari più rapidamente” Alcune organizzazioni non governative, andando controcorrente, dimostrano che essa è tutt’altro che cessata e avanzano proposte per procedere sulla via di un reale disarmo. E’ ormai di moda lo slogan “scoppiata la pace”. Tre anni dopo (rispetto al 1996 anno del discorso di Clinton) scoppia la guerra contro la Jugoslavia lanciata dallo stesso presidente democratico Clinton… Contro queste guerre riprendono i movimenti per la pace assumendo un’ampiezza internazionale sempre maggiore. Ma anche nei movimenti di più forte mobilitazione essi perdono quasi sempre di vista il fatto che le armi nucleari, grazie alle loro “proprietà uniche”, vi svolgono comunque un ruolo importante e che tali conflitti preparano il terreno a un loro futuro uso.
Occorre dunque rilanciare il movimento antinucleare cui in Italia “all’Abolitio 2000 aderiscono solo Pax Christi, Beati Costruttori di Pace, l’Associazione Internazionale delle Donne per la Comunicazione Mediterranean Media e la Congragazione italiama delle Missionary Sisters of Our Lady of Africa”.
L’Orologio dell’Apocalisse segna infatti solo le ore di un mondo senza futuro.

 

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Storia di una follia

 

Sette minuti a mezzanotte. La lancetta dell’orologio che sul “Bulletin of the Atomic Scientists” mostra quanto manca alla guerra nucleare, dopo aver indietreggiato alla fine della guerra fredda, ha ricominciato ad avanzare: adesso segna la stessa ora del 1980. Alcune iniziative statunitensi ne hanno notevolmente accelerato la corsa: dopo l’11 settembre, l’amministrazione Bush ha dichiarato di non escludere l’uso delle armi nucleari e ha intrapreso la militarizzazione dello spazio. Ma il “potere nucleare” non ha mai smesso di essere un fattore strategico di primaria importanza sullo scacchiere politico internazionale. Questa consapevolezza ha prolungato la corsa agli armamenti oltre la caduta del Muro: vi sono coinvolte le otto potenze nucleari (compreso Israele) ma anche nuovi candidati, la Corea del Nord e altri; intanto si prospettano anche scenari di terrorismo nucleare. In questo libro, colmando un grave vuoto d’informazione, Manlio Dinucci ricostruisce la storia delle armi nucleari dal 1945 ad oggi, ponendola sullo sfondo degli eventi che caratterizzano il periodo, e propone una mappa completa e aggiornata degli armamenti mondiali; inoltre, invoca un immediato rilancio del movimento per l’eliminazione delle armi nucleari: chi avrà letto questo libro ne condividerà l’urgenza.

 

Tommaso di Francesco, IL MANIFESTO
– 13/10/2003

 

Il sovrano che batte il primo colpo

 

Il sovrano che batte il primo colpo
«Il potere nucleare» di Manlio Dinucci. Da Hiroshima all’uranio impoverito, la storia delle armi atomiche e del ruolo strategico degli ordigni nucleari «tattici» nella politica estera degli Stati uniti dopo il crollo dell’Urss
TOMMASO DI FRANCESCO
C’è un potere, probabilmente il più pericoloso di tutti, quello nucleare che però, a raccontarlo, evoca silenzio e distrazione, in una realtà dominata dalla verità televisiva (quel che si vede, in tv, è vero). Il potere nucleare non si vede, sta bunkerizzato nel sottosuolo, o in orbita o sotto i mari. Ma quando si è «visto» ha lasciato una traccia indelebile nella memoria dell’umanità. Perché è un potere che può cancellare l’umanità dalla faccia della terra. A riaccendere i riflettori sull’attualità di questa «opzione» adesso, nel mondo ormai globalizzato, è un libro davvero prezioso, Il potere nucleare – Storia di una follia, da Hiroshima al 2015, di Manlio Dinucci (con prefazione di Giulietto Chiesa) pubblicato in questi giorni da Fazi Editore (pp. 243, ? 12,50). A distrarre dalla concretezza del pericolo atomico, ha contribuito l’ideologia della campagna mediatica che dagli Stati uniti è arrivata in Europa secondo la quale, con il crollo del Muro di Berlino nell’89 e la fine dell’Unione sovietica nel 1991, era finalmente «scoppiata la pace» per il genere umano. Genere umano o America? Viene da pensare alle parole del 1996 di Bill Clinton nella vittoriosa campagna elettorale per la rielezione: «Abbiamo vinto la guerra fredda, non c’è più un missile nucleare puntato su una città americana, su una famiglia americana, su un bambino americano». Ma, ricorda Manlio Dinucci, a contribuire alla sottovalutazione del pericolo della «bomba» tra i nuovi movimenti e nella sinistra, è stata anche qualche elaborazione, come la teoria rappresentata in «Impero» di Michael Hardt e Antonio Negri, secondo la quale – scrivono questi autori – ormai «né gli Stati uniti, né alcuno Stato-nazione costituiscono attualmente il centro di un progetto imperialista», così che «la storia delle guerre imperialiste, interimperialiste e antimperialiste è finita. La storia si è conclusa con il trionfo della pace. In realtà siamo entrati nell’era dei conflitti interni e minori», di conseguenza, «la guerra nucleare tra Stati sovrani è un’eventualità inconcepibile» dato che «la minaccia suprema della bomba ha ridotto qualsiasi guerra ad un conflitto limitato, a una infinita guerra civile, a una guerra sporca ecc.».
Anche così si è continuato a diffondere l’illusione che ormai la minaccia di guerra nucleare sia scomparsa e che, quindi, non è necessario mobilitarsi per scongiurarla.
Completamente diversa e più verosimile la tesi del libro di Dinucci che, rappresenta – quanto a ricchezza di materiali e fonti – anche il primo documento ragionato della storia dell’atomica e insieme l’aggiornamento dei dati che riguardano questo pericolo nelle crisi del presente. Perché quel che è accaduto, nel passaggio dall’epoca della Guerra fredda al dopo-Guerra fredda, e dall’11 settembre a oggi, dice esattamente il contrario della fine della minaccia suprema della bomba. Dice che l’arma nucleare intanto aveva modificato gli scenari internazionali, con la corsa agli armamenti dei due blocchi contrapposti, periodo nel quale proprio l’equilibrio del terrore atomico impediva o allontanava di fatto la possibilità di una deflagrazione reale; per passare alla fase del dopo Guerra fredda, nella quale l’unica potenza rimasta sul pianeta, gli Stati uniti d’America, non ha eliminato come avrebbe dovuto, vista la fine del «impero del male», il suo arsenale nucleare, ma lo ha riattrezzato, azzerando e rimodellando trattati e sistemi; anche con l’intervento in alcune guerre locali – quella jugoslava, e la prima guerra del Golfo, conflitti dove l’uranio, anche se impoverito, è tornato di scena, e l’aiuto dato dal `94 al ’96 a Pakistan e Arabia saudita per l’avvento dei talebani al potere in Afghanistan. Per arrivare alla «guerra preventiva» e infinita, prima afghana e poi, per la seconda volta, irachena nelle quali la supremazia del potenziale militare e la «necessità» di un suo uso sempre più distruttivo e penetrante, ha riportato d’attualità la nuova tecnologia delle «piccole» bombe atomiche. Soprattutto dopo che nel Senato Usa la lobby del Pentagono ha cancellato il 20 maggio del 2003 la legge Spratt-Furse che proibiva la ricerca e lo sviluppo di armi nucleari di bassa potenza.
«Siamo di fronte ad una seconda era nucleare» titolava il New York Times alla vigilia della conferenza tenuta nel Comando strategico Usa il 6 agosto 2003, guidata dal consigliere alla sicurezza Condoleezza Rice, e convocata per la messa a punto di una di decisioni finali su una «nuova generazione di armi nucleari di bassa potenza». Ricorda Dinucci: «Il Doomsday Clock – l’orologio dell’autorevole rivista americana «Bullettin of the Atomic Scientists» – che dal 1947 mostra, in base alla situazione internazionale a quanti minuti siamo dall’apocalittica mezzanotte della guerra nucleare – nel 1980 indicava 7 minuti a mezzanotte, con la fine della Guerra fredda, nel 1991, la lancetta è tornata indietro a mezzanotte meno 17. Dopo, contrariamente a quanto ci si aspettava, ha ripreso ad andare avanti: 14 minuti a mezzanotte nel 1995, 9 nel 1998, 7 nel 2002: la stessa del 1980».
E’ così, Hiroshima e Nagasaki – «piccole» distruzioni, nelle quali sono state uccise 400.000 persone, se si pensa al potenziale distruttivo dell’attuali atomiche – non sono il nostro passato, ma il nostro futuro e quella che fu l’iconografia del dottor Stranamore di Kubrick sembra moltiplicarsi di fronte al disordine mondiale che è sotto i nostri occhi. Visto anche il fatto che l’attuale presidente statunitense Bush, ben prima dell’11 settembre, ha cancellato tutti i trattati internazionali che impedivano la proliferazione di armi nucleari «tattiche»; che i centri di potere nucleari dal 1945 in poi e per effetto di quell’orrore si sono decuplicati, fino all’emergere di nuove potenze nucleari più o meno nascoste – vedi Israele che tiene in scacco le capitali del Medio Oriente con i propri missili nucleari puntati, ma tutti fanno finta di nulla. E visto soprattutto il fatto che dopo l’ancora sconosciuta dinamica terroristica dell’11 settembre – che sembra arrivata proprio a giustificare l’aggressività e la legittimità di un nuovo dominio imperiale del mondo – la teoria e la pratica della guerra infinita prevede il first strike sferrato anche con armi nucleari e solo di fronte ad una minaccia alla sicurezza americana. Questo sta scritto nel documento del Pentagono Nuclear Posture Review Report del gennaio 2002, e questo viene praticato dai comandi strategici Usa, con l’obiettivo dichiarato di proteggere gli interessi strategici degli Stati uniti, a partire dalle fonti petrolifere decisive, e gli alleati, anche per «ridurre il loro stimolo a dotarsi di armi nucleari» (sic).
Tutto nel libro Il potere nucleare è raccontato nello stile del saggio popolare, tutto è documentato. Con un’attenzione anche all’immateriale presente nella «bomba», che nel lessico dei documenti attuali del Pentagono diventa «proprietà unica» e nelle prime parole del presidente Truman il 7 agosto 1945, il giorno dopo Hiroshima e il giorno prima del massacro di Nagasaki: «…E’ la forza da cui il sole trae la sua energia». Una mitologia della supremazia della forza che ha bisogno della menzogna (siamo agli «effetti collaterali» o alle «armi di distruzione» ante-litteram): Truman dirà alla radio agli americani, sapendo di mentire, che «Hiroshima e Nagasaki erano due basi militari».
Ora il nucleare militare disegna la nuovissima strategia americana, ossessionata dall’emergente dinamismo economico, politico e militare dell’Asia, in particolare della Cina, unica vera pericolosa bipolarità potenziale, economica e militare, come da indicazioni del documento «Global Trend 2015» (Tendenze globali al 2015), scritto dal National Intelligence Council americano e diffuso nel dicembre del 2000. Dopo l’11 settembre 2001, la risposta di guerra vendicativa in Afghanistan e l’insediamento di Hamid Karzai a Kabul, porterà le truppe americane a controllare non solo le linee strategiche degli oleodotti dell’area, ma ad insediare basi militari in tutte le ex repubbliche asiatiche dell’Urss, in Tagikistan, Uzbekistan, Kazakistan e Turkmenistan. Provocando perfino un riposizionamento della nuova tecnologia nucleare della Russia. Così come la guerra disastrosa e a tutti i costi all’Iraq ha realizzato l’effetto, tutt’altro che collaterale, che oggi ogni paese in crisi aperta con gli Stati uniti – Corea del Nord e Iran in primis – preferisce averle «davvero» le armi nucleari e di distruzione di massa.

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Il potere nucleare
Collana:
Numero Collana:
58
Pagine:
245
Codice isbn:
9788881124121
Prezzo in libreria:
€ 13,00
Data Pubblicazione:
10-10-2003