Lawrence Durrell

Le avventure di Antrobus

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Traduzione di Pier Francesco Paolini

In un elegante club di Londra Antrobus, acuto ex funzionario del Foreign Office britannico, rievoca con un collega i bei tempi della sua curiosa carriera diplomatica. In questi racconti brevi la vena comica di Durrell è irresistibile: Antrobus è sempre in bilico tra il serio contegno che i tanti anni di servizio gli hanno lasciato in eredità e un sottile ma pungente sarcasmo. Tra un drink e l’altro, fra i due prende vita una conversazione del tutto singolare, in cui si avvicendano una serie di personaggi strampalati e comiche disavventure personali. È così che Antrobus narra di veri e propri disastri diplomatici, causati e subiti dai suoi colleghi: Dovebasket, De Mandeville, Polk-Mowbray, ognuno con le sue piccole e imbarazzanti nevrosi. «Ci fu uno schianto, e un attimo dopo il ministro sedeva sulle ginocchia d’un violinista – stringendosi una caviglia – mentre la moglie annaspò nell’aria con le braccia per qualche secondo, finché non gli stramazzò addosso».

«Il senso dell’umorismo non è forse la prima qualità che di solito gli viene riconosciuta, ma Durrell la possedette largamente, e in nessun luogo lo dimostrò come in una serie dei racconti cosiddetti di “Antrobus”».
Masolino d’Amico, «la Stampa»

LE AVVENTURE DI ANTROBUS – RECENSIONI

 

Costanza Falanga, ROMA

 

Le avventure di Antrobus

 

Il protagonista di questo libro è un ex diplomatico in pensione, Antrobus, che ha lavorato tutta una vita all’Ambasciata britannica a Belgrado. Antrobus rievoca nostalgicamente i tempi in cui era in piena carriera e racconta ad episodi ad un collega. Ne emergono una serie di storie surreali e stravaganti come i personaggi che le costellano, esilaranti e scritte nel più puro e raffinato humor britannico. Prendiamo ad esempio l’episodio del treno fantasma che minacciò di sterminare un’intera generazione di diplomatici o l’avventura del “Central Balkan Herald” un quotidiano che, grazie ai tipografi serbi riusciva sempre ad escogitare e proporre ai suoi lettori una serie di refusi incredibili. Tra cene, feste, missioni diplomatiche e ogni genere di avventura Durrell narra di un mondo immaginario percorso sempre da una sottile vena di follia e di beffarda ironia.

 

DOVE
– 08/01/2000

 

Le avventure di Antrobus

 

Giunto alla fine della sua carriera diplomatica, Antrobus si ritrova in un elegante club inglese dove s’intrattiene con un collega, rievocando le avventure vissute durante la sua attività. Ricorda i bizzarri, nevrotici compagni di lavoro, le gaffe e i disastri diplomatici da loro provocati, e tutti i piccoli incidenti della vita quotidiana nell’ambasciata britannica di Belgrado. “A me Antrobus piace. Non saprei dire esattamente perché, ma penso che dipenda dal fatto che prende tutto così tremendamente sul serio”, dice il collega. E infatti, qualunque cosa racconti, lo stralunato Antrobus utilizza il tono flemmatico e compassato tipico dei sudditi di Sua Maestà, con un effetto decisamente esilarante. É la sofisticata vena comica dell’autore, uno dei più importanti scrittori inglesi del Novecento, nato in India, vissuto in Egitto, Inghilterra, Francia, Grecia e Argentina.

 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 08/05/2000

Un romanzo di L. Durrell. Del suo celebre “Quintetto”

Monsieur, avete davvero perso la testa

Dopo aver vissuto nelle isole mediterranee, lo scrittore inglese si trasferì in Provenza dove concepì un ciclo di storie avignonesi, a cominciare da uno strano “giallo” esoterico su un cadavere con il capo mozzato. Ora tradotto in italiano

La fortuna letteraria di Lawrence Durrell è sempre rimasta circoscritta a un numero non vasto ma fedelissimo di lettori, incantati essenzialmente dal suo Quartetto di Alessandria, la tetralogia di romanzi grazie alla quale nel 1961 fu candidato al Premio Nobel, che poi andò invece a Ivo Andric’, l’autore de Il ponte sulla Drina. Negli ultimi anni c’è una riscoperta di Durrell. Giunti ha ripubblicato i suoi incantevoli e incantati libri di viaggio nelle isole del Mediterraneo, Guanda la sua prima opera il libro nero, che gli valse l’amicizia di Henry Miller, l’editore Fazi sta riproponendo alcuni titoli minori, ultimo dei quali, in questi giorni in libreria “Le avventure di Antrobus” (pag. 228, L. 28.000), una raccolta di racconti basta sull’esperienza diplomatica di Durrell, che lavorò nelle legazioni britanniche per tutti gli anni Quaranta e Cinquanta in varie capitali d’Europa: smise nel 1955 per andare a fare il professore d’inglese a Cipro, dove s’era appena comprato una casa quando scoppiò la guerra d’indipendenza contro i colonialisti inglesi la sua casa venne data alle fiamme, costringendolo alla fuga. Andò a rifugiarsi in Provenza (non si distaccava mai dal suo Mediterraneo), dove finì il Quartetto e diede avvio a un nuovo disegno narrativo, quello del Quintetto di Avignone, ambientato appunto in Provenza, ancora inedito in Italia, tranne che per il primo volume Monsieur, che solo ora arriva da noi in libreria per i tipi de Il Saggiatore. É inspiegabile questa distrazione così lunga da parte dei nostri editori, anche alla luce della lettura di Monsieur. Non siamo certo ai livelli del Quartetto, forse l’autore fa troppo il verso a quel capolavoro (o ne risulta ancora influenzato), una sorta di uso dello stesso registro e in qualche modo, per questo, sbiadito rispetto all’originale. Ma non mancano qui, è bene sottolinearlo, pagine di forza, come quelle iniziali, le parti facenti capo ai capitoli “Outremer” e, in qualche modo, anche “Macabru”, che da sole giustificherebbero la pubblicazione. Per il resto il libro è discutibile. Sarà interessante scoprire se, nei libri successivi, in Quintetto assumerà una sua propria, autonoma fisionomia. La storia di Monsieur, se tale può essere chiamata, mancando qualsiasi riferimento a una trama, tradizionalmente intesa, è quella di Bruce che torna in Provenza, ad Avignone, appunto, in occasione della morte per suicidio, dell’amico Piers, di cui aveva sposato la sorella Sylvie. Un menage a trois ambiguo, il loro, per quello che si apprende, basato più su un amore morboso tra fratello e sorella e dove il matrimonio, in realtà costituisce l’alibi al desiderio di Pîers di avere in quel modo sempre vicino l’amico. Sono queste, con Bruce che vede scorrere il paesaggio albeggiante della Provenza attraverso il finestrino del treno e i ricordi cominciano ad affiorare nella memoria, le pagine più belle del libro. Che poi, più avanti, si complica di significati esoterici non troppo sedimentati sulla pagina, vivi solo per i luoghi, quelli di Avignone stessa e del Nilo, che rievocano. Sullo sfondo appare infatti l’ombra del culto, da Bruce, Pier e Sylvie fanaticamente condiviso, per il Principe delle Tenebre, il dio usurpatore degli gnostici, al quale li ha iniziati durante un viaggio in Egitto la suggestiva figura di Akkad, orse solo un impostore, capo carismatico di una setta esoterica, che inneggia all’abbandono della carne attraverso l’esasperazione dei sensi. La morte di Piers riporta inevitabilmente con la memoria, a quel viaggio, alle idee e sentimenti che ha suscitato e dopo il quale nulla più è stato come prima, nella consapevolezza che sta lì la chiave del suicidio dell’amico. Tanto più che accanto al suo cadavere, rinvenuto misteriosamente senza testa, in una camera d’albergo di Avignone, è riposto il manoscritto della storia dei Templari, ossessivamente ricostruita da Piers quasi come forma di riscatto al tradimento degli stessi attuato da un suo antenato, Nogaret, che dei Templari non aveva approvato la caduta in quello gnosticismo esoterico da lui, il suicida, invece perseguito. La testa tagliata, poi, fa pensare a un rito. É stata Sylvie; ormai fuori di senso, a celebrarlo? Più che un’indagine poliziesca, quella ricerca, per Bruce, diventa un’indagine metafisica… Naturalmente, più che le idee del romanzo, che confermano, se non altro, l’interesse di Durrell, per quelle forme di religiosità esoterica già emerse; con spirito ben più profondo e significativo, nel Quartetto o, anche ne “Il labirinto oscuro”, contano qui le capacità evocative dell’autore che sa dare alla ricostruzione dei ricordi, dei personaggi e dei paesaggi, un tocco letterario che è unico e che costituisce poi la sua cifra più autentica di scrittore.

 

Martita Fardin, L’ADIGE
– 07/10/2000

 

Il tragico umorismo di Durrell

 

L’inglese Lawrence Durrell (1912-1990) è uno scrittore misconosciuto del secolo scorso, oggi riscoperto. Dopo anni di silenzio adesso sia il Saggiatore sia Fazi Editore stampano i libri di Durrell. L’ultimo mandato in libreria da Fazi s’intitola “Le avventure di Antrobus” (pp. 236, 28.000 lire). Si tratta di un insieme di racconti, che sono uno spaccato sulla vita diplomatica negli anni Cinquanta. Il narratore-protagonista, Antrobus, è un anziano funzionario del Foreign office. Ma Antrobus è anche la voce narrante che racconta con impietoso realismo quello che avviene dietro le quinte della diplomazia britannica: il ritualismo ingessato della Gran Bretagna e giochi ipocriti dei diplomatici nel contesto di quel modo bizzarro, pieno di tumulti e conflitti mai risolti che erano – e sono – i Balcani. Ecco alcuni degli episodi più azzeccati che danno corpo ai racconti. C’è il maggiordomo dell’ambasciata inglese che vede apparire il profeta Elia sempre durante i pranzi ufficiali. C’è il party galleggiante sulla Sava, con il corpo diplomatico in pompa magna che scivola lentamente verso Belgrado. Però il corteo galleggiante è scambiato, dal compagno Popovic, per una flotta nemica e respinto a suon di cannonate. Non manca neppure l’allucinante viaggio del “treno fantasma”, in cui è sburgiadato il buon funzionamento delle ferrovie jugoslave, di cui il suddetto treno avrebbe dovuto rappresentare l’orgoglio. Un libro pieno di umorismo, come si arguisce dalle storia raccontate, ma di un umorismo tragico, che ben si adatta ad un contesto travagliato come l’area balcanica.

 

Miro Silvera, IL DIARIO

 

L’ambasciatore racconta Le serate di un diplomatico a riposo

 

Chi sinora credeva che, nella famiglia Durrell, tutto il divino senso dell’ironia inglese e il successivo risultato comico fossero andati in dote per intero a Gerald, che ha poi saputo così bene farci ridere con le sue cronache di famiglia e di altri animali, dovrà per forza riconoscere che anche il giramondo Lawrence, a volte così cupo e labirintico, ha esercitato sulla pagina una sua visione umoristica della vita in grado di destare le più sonore risate nel lettore. È accaduto a me, leggendo le ventinove brevi avventure narrate dal vecchio Sir Antrobus, sera dopo sera, in un club di Londra. Sono ricordi del mondo diplomatico, l’ambasciata britannica a Vulgaria, un ameno Paese balcanico che, negli anni Cinquanta, conosce gli exploit goliardici di Dovebasket, di Butch Benbow, del loro capo Polk-Mowbray, dell’affettato De Mandeville con autista al seguito, e di tante altre figure del Foreign Office di una volta, capaci dei tiri mancini più atroci, nonché di trovarsi sovente in situazioni incresciose sia per le feste proprie che per quelle altrui. In queste storie, Lawrence Durrell si è rivelato dunque scrittore brillantissimo, in grado con poche pagine di far rivivere un intero mondo di diplomatici di carriera esiliati in orrendi Paesi stranieri, e di trarne - qui con l’ausilio indispensabile dell’ottima traduzione di Pier Francesco Paolini – tutte le possibili comicità. Basterebbe leggere, come campione, il capitolo intitolato Spentola la bandiera dove le due sorelle Bessie ed Enid Grope, redattrici uniche del «Central Balkan Herald», sono alle prese con i continui e imbarazzanti refusi del loro giornale tipo «Multato ambasciatore per baci in luogo pubico». In un altro capitolo, un’ape regina guida «una spedizione pungitiva», e si ride quando «gli italiani, per non essere da meno, diedero un ricevimento fra i ruderi di un monastero circondato da un giardino di ciliegi… Ma la stagione non era propizia, e non si era tenuto conto della sitibonda Zanzara Panslava…». Insomma, scopriamo che gli animali abbondano anche nel mondo di Lawrence Durrell, ma qui essi, forse per contrasto con Gerald, sono cattivi e dispettosi, oltre che probabili emissari di forze maligne come nel racconto dedicato al perfido gatto Fumo. Libro godibilissimo e perfettamente riuscito, questo Antrobus Complete è una vera cura contro il malumore, e le efficaci caricature di Mark Boxer riportano alla luce, come dopo uno scavo archeologico, le immagini di creature che si credeva da lungo tempo perdute, ed è sicuramente perduto quel mondo della diplomazia che, in pompa e circostanza, rappresentava così bene e in un certo senso tanto fatuamente gli innumeri staterelli della vecchia Europa antemelting e antelifting. Miro Silvera

 

Francesca Chemollo, IL GAZZETTINO

 

LE AVVENTURE DI ANTROBUS

 

Laurence Durrell è considerato uno dei migliori autori inglesi del’900, ironico e divertente e con una grande capacità di scrittura. Indiano di nascita, ma vissuto poi in altri paesi del mondo, riesce a sorprendere sempre il suo vasto pubblico di affezionati lettori e con questi racconti brevi il divertimento è assicurato. Ritroviamo in un elegante club di Londra dove il nostro protagonista, Mr. Autobus, tra un drink e l’altro rievoca, con un suo amico e collega, i bei tempi della sua carriera diplomatica, quando era un funzionario del Foreign Office britannico, Inizia così una lunga conversazione dove si avvicenderanno vari protagonisti assai bizzarri e comiche disavventure con veri e propri disastri diplomatici causati e subiti da suoi ex colleghi. Con il tipico humor inglese, passeremo delle ore divertenti e potremo vedere delle illustrazioni di Mark Boxer.

 

BABILONIA
– 05/01/2000

 

Le avventure di Antrobus

 

Personaggi bizzarri e divertenti disavventure popolano questi racconti brevi che rievocano momenti della vita diplomatica dell’autore a Belgrado. Un Durrell “minore” rispetto ai grandi romanzi del “Quartetto di Alessandria”, ma caratterizzato da una leggerezza e da una comicità sorprendenti.

 

Masolino d’Amico, LA STAMPA

 

Tra gaffes e parapiglia l’umorismo di Durrell

 

Il senso dell’umorismo non è forse la prima qualità che di solito viene riconosciuta al turgido prosatore del “Quartetto di Alessandria”, ma Lawrence Durrell (1912-1990) la possedette largamente, e in nessun luogo lo dimostrò come una serie dei racconti cosiddetti di “Antrobus”, scritti durante parecchi anni e pubblicati su giornali e riviste prima di essere raccolti in tre occasioni, delle quali quella del volume oggi brillantemente tradotto da Pier Francesco Paolini è la definitiva. Il titolo italiano però non è preciso, poiché Antrobus non è quasi mai il protagonista degli episodi, bensì il loro testimone e narratore. E’ costui un vecchio, arguto diplomatico britannico a riposo dopo una lunga carriera svoltasi soprattutto nei Balcani, carriera durante la quale ebbe modo di assistere a vari episodi piacevolmente assurdi, accaduti in prevalenza ma non esclusivamente a funzionari del suo Paese durante l’esercizio delle loro mansioni. questi episodi oggi egli rievoca a beneficio di un collega più giovane, confortevolmente seduto nelle poltrone di un club londinese davanti a un cicchetto. Per avere un’idea del tipo di comicità alla quale Durrell mira, di solito raggiungendola senza sforzo apparente, si può pensare a un P.G. Wodehouse che per una volta affronti, col suo piglio pacato e col suo stile impeccabile, materiale per i fratelli Marx: gaffes sesquipedali, pranzi ufficiali trasformati in parapiglia, treni cerimoniali che proseguono la corsa sfondando le stazioni… In un aneddoto tipico, per esempio, l’ambasciata inglese organizza un ballo su di una zattera saldamente ormeggiata in un affluente del Danubio, ma in seguito al sabotaggio dell’addetto navale (che sta uscendo pazzo per mancanza di mare e di imbarcazioni) questa zattera finisce alla deriva finché alle porte di Belgrado viene scambiata per un natante nemico e cannoneggiata, per fortuna con scarsa perizia; e quando i militari si accorgono dell’errore e tentano di soccorrere i gitanti involontari, sono assaliti da questi che si difendono con le unghie e con i denti, decisi a resistere fino all’ultimo. I racconti sono numerosi, più di trenta, anche se brevi, e il consiglio è di centellinarli, ossia di leggerne uno ogni tanto.: perché la formula è sempre la stessa, e malgrado i virtuosismo di Durrell, il cui repertorio di variazioni sul tema sembra inesauribile, l’accumulo può dare una certa sensazione di ripetitività. Il volumetto Fazi è ulteriormente arricchito dalle illustrazioni di Marx Boxer. Di solito le illustrazioni della narrativa hanno valore quando sono antiche e ci mostrano come gli occhi dei lettori di qualche generazione fa fossero diversi dai nostri, e per i contemporanei ne sentiamo meno il bisogno: ma la piccola galleria di Old Boys – gentiluomini un po’ svampiti, o pomposi e accigliati, funzionari del Foreign Office con lobbia e ombrello, signore – del disegnatore inglese, realizzata con pochissimi tratti di penna a inchiostro di china, è all’altezza del testo, ossia, in una parola, gustosissima.

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Le avventure di Antrobus
Collana:
Numero Collana:
54
Pagine:
240
Codice isbn:
9788881121328
Prezzo in libreria:
€ 14,00
Data Pubblicazione:
01-03-2000

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