Paolo Cacace

Quando Mussolini rischiò di morire

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Mussolini stava per morire. Per mano di un attentatore. O a causa di una grave malattia. Quest’ultimo era il timore di Margherita Sarfatti, amante del duce e “musa del fascismo”. Ma anche l’inconfessato desiderio di una parte dell’entourage mussoliniano nel triennio 1924-1926. anni violenti, che rappresentarono una fase cruciale nella storia dell’Italia del Novecento. Il delitto Matteotti e il successivo disorientamento del governo, la “secessione aventiniana”, il “colpo di Stato” del 3 gennaio ’25, la sequenza di attentati veri o presunti organizzati in quell’epoca permisero a Mussolini di stringere sempre di più le maglie della dittatura fino all’emanazione delle “leggi fascistissime” del novembre ’26, che cancellarono ogni residuo di libertà. A partire dal carteggio inedito di Luigi Federzoni (allora ministro degli Interni), nel libro vengono chiariti alcuni aspetti meno conosciuti di quel periodo convulso, come le acute crisi di ulcera duodenale che in più di un’occasione furono quasi fatali a Mussolini o i quattro attentati in cui scampò per un pelo alla morte. Dalla corrispondenza tra Federzoni e Margherita Sarfatti, inoltre, emergono i tentativi di chi (ad esempio, Roberto Farinacci) cercò di approfittare della malattia del duce per raccoglierne la successione e l’abile opera del ministro per evitare che si consumasse un tradimento interno al partito. Accanto ai percorsi politici e umani degli attori principali del fascismo, si tratteggiano anche le vicende delle due donne che in quel momento si contendevano il cuore di Mussolini: la moglie Rachele e la Sarfatti. Sullo sfondo, un inquietante interrogativo: quanto pesò il suo incerto stato di salute nell’accelerare il processo che portò alla svolta autoritaria del regime?

Documenti inediti, provenientei dall’archivio di Luigi Federzoni, svelano nuovi particolari sulla salute di Mussolini nel triennio 1924-26, sui rapporti con l’amante Margherita Sarfatti e con la moglie Rachele, sugli attentati alla vita del duce e sui tentativi di Farinacci per spodestarlo.

«Caro e illustre amico, le circostanze sono gravi, pur troppo gravi. Bisogna che le dica tutto. Sono così angosciata e preoccupata! […] Il fatto gravissimo sono i dolori, che denotano riacutizzazione dell’ulcera, cioè minaccia gravissima imminente».
Lettera riservata di Margherita Sarfatti a Luigi Federzoni (14 ottobre 1925)

QUANDO MUSSOLINI RISCHIÒ DI MORIRE – RECENSIONI

 

Vincenzo Vasile, L’UNITÀ
– 07/03/2008

 

Il Duce e l’ulcera: così nel 1925 Farinacci cercò di spodestarlo per “motivi clinici”

 

 

 

Marco Innocenti, IL SOLE 24 ORE
– 17/02/2008

 

Un’ulcera per il duce

 

 

 

Fulvio Cammarano, IL MESSAGGERO
– 22/12/2007

 

Mussolini, tra crisi fisica e politica

 

 

 

Giovanni Masciola, L’ARENA
– 22/12/2007

 

Paolo Cacace – carte inedite sulla malattia di Mussolini

 

 

 

M.F., ALMANACCO DELLA SCIENZA
– 07/12/2007

 

La dittatura dell’ulcera

 

 

Quanto il tema della fisicità del potere sia appassionante lo dimostrano saggi ormai divenuti dei classici come “Il corpo del Papa” di Agostino Paravicini Bagliani o “Les rois thaumaturges” di Marc Bloch. Ma anche talune vicende politiche, come il prolungamento dell’agonia di Francisco Franco in Spagna, o il recente outing del primo ministro israeliano, che ha dichiarato di avere un cancro senza per questo voler interrompere la propria leadership, sulla scia delle precedenti ‘confessioni’, specialmente americane (da Ronald Reagan a Rudy Giuliani). Per tornare alla materialità petrina, poi, si pensi all’autentica rivoluzione instaurata da Karol Wojtyla nell’affrontare i suoi numerosi, angoscianti problemi di salute come uno strumento di testimonianza cristiana.
Anche il corpo di Benito Mussolini, però, ha sempre attirato molto gli studiosi e l’opinione pubblica. Ad aver occupato le pagine di libri e giornali, finora, è stato soprattutto il cadavere esposto a piazzale Loreto (e successivamente oggetto di molte vicissitudini, si veda “Il corpo del duce” di Sergio Luzzatto). Ora Paolo Cacace assume un aspetto somatico meno cruento ma altrettanto significativo, l’ulcera duodenale che afflisse il Duce, come simbolo di un intenso biennio dell’esperienza mussoliniana e italiana, il 1924-26. Anni in cui ne capitarono molte, inclusi alcuni attentati veri o presunti contro il leader del fascismo e, soprattutto, la definitiva e non del tutto scontata svolta autoritaria del regime. Che questa sia stata anche frutto dell’ulcera è una battuta eccessivamente facile, ma in qualche misura il non buono stato di salute di Mussolini può avere influito sui suoi rapporti con alcuni influenti personaggi, da Luigi Federzoni a Margherita Sarfatti, e dunque avere indirettamente contribuito alle scelte politiche del periodo.
Il saggio è di assoluta serietà, peraltro l’autore è sì giornalista ma anche esperto studioso, ma il tema usato come filo conduttore rende la lettura ulteriormente gradevole.

 

 

Dario, BOOKSBLOG.IT
– 02/12/2007

 

“Quando Mussolini rischiò di morire”: intervista a Paolo Cacace

 

Booksblog.it

 

Nel momento più cruciale della sua carriera di aspirante dittatore, al culmine della rivolta dell’Aventino, il Duce ha rischiato di quagliarsela anzitempo. Non ancora per mano dei Partigiani liberatori, ma per colpa di una banale malattia.

 

Di questo appassionante retroscena della Storia, Paolo Cacace, quirinalista de “Il Messaggero”, discetta nel suo ultimo saggio, “Quando Mussolini rischiò di morire” (Fazi, 272 pagg.) BooksBlog lo ha intervistato.

 

Davvero Mussolini rischiò di morire d’ulcera?
Eccome. Ebbe un grave collasso nel febbraio del 1925 e fu costretto a una lunga assenza. Nel 1940-42 poi le crisi d’ulcera furono gravissime. Frugoni gli diagnosticò addirittura un sospetto tumore allo stomaco.

 

Il popolo sapeva?
No. La versione ufficiale fu che era stato colpito da un’influenza. In realtà fu costretto a una lunga degenza e sottoposto a una dieta lattea. Ci fu un consulto di eminenti clinici, tra cui i fratelli Bastianelli e il chirurgo Bellom Pescarolo, che spingevano per un intervento chirurgico.


E Mussolini si fece operare?
No, si oppose e prese tempo perché temeva i contraccolpi del processo per il delitto Matteotti. Altre crisi di ulcera avvennero sul finire del 1925 ed ebbero come testimone l’amante del Duce, Margherita Sarfatti, che ne scrisse riservatamente – come viene rivelato nel libro – al ministro degli Interni, Federzoni.

 

Uno dei temi del suo libro è il rapporto tra il peggioramento dell’ulcera di Mussolini e l’accelerazione nella svolta autoritaria del fascismo.

Esatto. Basti pensare che la nomina dell’intransigente Farinacci alla carica di Segretario del partito fascista avvenne proprio durante la fase più acuta della malattia del Duce, nel febbraio del 1925. Appena un mese dopo il famoso discorso alla Camera con cui Mussolini assunse la responsabilità morale del delitto Matteotti. Ma anche altre crisi di ulcera si accompagnarono a misure repressive.

 

Più gli faceva male l’ulcera, più s’incavolava, più toglieva libertà agli italiani.

Be’, così è un po’ semplicistico. Non si può dimenticare che alle leggi “fascistissime” del novembre 1926 si arrivò dopo ben quattro attentati – veri e presunti – ai danni di Mussolini.

 

Ma poi questa benedetta ulcera guarì?

Mai. Anche se – va detto – ebbe ragione lui a non volersi operare. È noto che Mussolini morì di altro.

 

Per usare un eufemismo…

Intendo dire che al momento dell’autopsia si trovò solo una lieve traccia dell’ulcera. Merito – si è detto – del medico tedesco che lo assistette nel periodo di Salò, e modificò la famigerata dieta lattea.

 

Ma, parlando di malattie, non posso non chiederle della presunta sifilide di Mussolini. Una sifilide chiacchieratissima.
È vero, della presunta sifilide del Duce si è parlato a lungo, sia durante che dopo il periodo fascista. A un certo punto, persino lo stesso Mussolini volle vederci chiaro.

 

Fecero venire il dubbio pure a lui?
Certo, tant’è che chiese un esame “ad hoc” al professor Castellani. Questi eseguì gli accertamenti, ma non trovò nulla che potesse far pansare alla lue.

 

Si sarà sbagliato come chi gli diagnosticava il cancro? Misteri della storia…

 

IL GAZZETTINO
– 17/11/2007

 

L’ulcera del duce: effetti politici delle malattie di Mussolini

 

 

 

Francesco Angelini, LA PROVINCIA DI COMO
– 16/11/2007

 

L’ulcera del duce e il leone nell’alcova

 

 

 

Marzio Breda, CORRIERE DELLA SERA
– 08/11/2007

 

Il male segreto di Mussolini

 

 

 

Gerardo Picardo, IL DOMENICALE
– 03/11/2007

 

L’ulcera del regime, ovvero la malattia segreta di Mussolini

 

 

 

ADNKRONOS
– 07/11/2007

 

LIBRI:”QUANDO MUSSOLINI RISCHIO’ DI MORIRE”

RITRATTO DEL DUCE DI PAOLO CACACE

 

Roma, 7 nov. – (Adnkronos/Adnkronos Cultura) – Il regime fascista arrivo’ al potere il 28 ottobre del 1922. Mano a mano le liberta’ furono ridotte e limitate. La lunga mano della dittatura si estese su tutto il Paese. Quali furono, in questo contesto, gli aspetti piu’ singolari della vita privata del Duce? Quali furono i suoi amori? Quali furono, meglio ancora, i malanni che ha dovuto superare durante la sua vita? Quante persone cercarono di attentare alla sua esistenza? Sono queste le domande che Paolo Cacace, quirinalista ed editorialista del quotidiano ”Il Messaggero”, si pone nel saggio ”Quando Mussolini rischio’ di morire. La malattia del duce fra biografia e politica (1924-1926)”, pubblicato dalla casa editrice Fazi.

 

 

 

Le fonti riportate e studiate nel volume sono il frutto di un esame attento dei documenti inediti del ministro degli Interni dell’epoca Luigi Federzoni. Si tratta della corrispondenza che Federzoni intreccio’ con Margherita Sarfatti, una delle donne che il Duce apprezzo’ di piu’ nel primo periodo della sua attivita’ come guida politica del Belpaese. Un dato e’ certo. La carriera e il suo ruolo politico furono messi a rischio da eventi ed inconvenienti diversi: attentati e gravi malattie che misero in pericolo la sua sopravvivenza.

 

 

 

Nel triennio 1924-26, d’altra parte, le sorti politiche del Fascismo furono segnate da episodi complessi e insanguinati. Episodi come la morte del deputato socialista Giacomo Matteotti, la risposta aventiniana e la conseguente reazione del regime.

 

 

 

Francesco Perfetti, LIBERO
– 28/10/2007

 

I gerarchi e l’ulcera alleati contro Mussolini

 

 

 

Ign, ADNKRONOS
– 24/10/2007

 

Quell’ulcera che fece un regime, la malattia segreta di Mussolini

Nuova luce sugli anni ’24-’26 nel carteggio inedito Sarfatti-Federzoni

 

Paolo Cacace a Ign: ”Se la portò avanti pensando di curarsi bevendo latte e mangiando frutta”. E rifiutando di sottoporsi ai ferri scampò al ‘golpe’ di Farinacci

 

 

 

Roma, 23 ott. (Ign) – Dietro la svolta autoritaria impressa da Benito Mussolini al fascismo si nasconderebbe una fastidiosa ulcera. I cui morsi hanno accelerato il processo che ha portato alla ‘secessione aventiniana’ e al ‘colpo di Stato’ del 3 gennaio ’25. Ne è convinto Paolo Cacace, editorialista e quirinalista de ‘Il Messaggero’, autore di una singolare inchiesta sugli anni del regime visti dal ‘lettino’ del Duce. I documenti inediti (ora pubblicati in ‘Quando Mussolini rischiò di morire. La malattia del duce fra biografia e politica 1924-1926’, Fazi), provenienti dall’archivio di Luigi Federzoni – nominato ministro degli Interni dopo il delitto Matteotti – presentano in modo particolare il carteggio tra lo stesso Federzoni e Margherita Sarfatti, svelando nuovi particolari sulla malandata salute di Mussolini nel triennio 1924-26 e sui tentativi per spodestarlo.

”Il filo rosso che aiuta a ricostruire un periodo storico particolare – spiega Cacace a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos – è proprio la presenza, di cui si finora si sapeva solo a grandi linee, di una brutta ulcera duodenale che causò non pochi problemi a Mussolini”. L’uomo che in quegli anni si mostrava forte e ‘macho’ dal balcone di Palazzo Venezia, in realta’, rivela il gionalista, ”vomitava sangue, aveva collassi e svenimenti. La prima di queste terribili crisi avviene nel febbraio del 1925, all’indomani quindi del discorso del 3 gennaio quando decise per un giro di vite al fascismo”. A questo punto, aggiunge il giornalista con il pallino della storia, il capo delle camicie nere ”sparisce per un mese. La versione ufficiale lo dava influenzato, ma lui se ne sta rintanato in via Rasella, in un piccolo appartamento a Palazzo Tittoni che di fatto era la ‘garconniere’ dove riceveva le sue amanti, tra cui la Sarfatti, l’unica delle donne del Duce veramente temuta da donna Rachele Mussolini per via del suo fascino intellettuale”.

Cosa succede durante questa malattia? ”Al capezzale di Mussolini – spiega ancora Cacace a Ign – arrivano medici e luminari dell’epoca, tra cui i fratelli Bastianelli. I camici bianchi tengono un consulto e si dividono: c’è chi si pronuncia a favore di un intervento chirurgico e chi si dice contrario a mettere il Duce sotto i ferri”. Da parte sua, il malato prende tempo. C’è da prepararsi al processo per il delitto Matteotti e ”lui non vuole allontanarsi dalla scena”.

Qui si innesta una delle rivelazioni di Cacace: ”Nella corrispondenza tra la Sarfatti e Federzoni, la donna racconta le crisi di cui è vittima il capo del fascismo, una sofferenza di cui è testimone perché Mussolini, di nascosto dalla moglie, va a trovarla nella sua villa di Como”. Viene coinvolto un altro medico, ”ebreo come la Sarfatti, Bellom Pescarolo. Anche lui insiste per l’intervento. La Sarfatti mette a parte di questa diagnosi Federzoni e questi, nell’ottobre del ’25, le risponde che Mussolini non ne vuole sapere”.

Forse sente sul collo il fiato dal ras di Cremona Roberto Farinacci, che spinge per convocare il Gran Consiglio probabilmente per affrettare la successione a Mussolini alla guida del regime. Nel frattempo, il Duce esce illeso, o quasi, da ben quattro attentati.

Se ”Federzoni in qualche modo smonta il ‘complotto’, nel ’26 viene retrocesso a ministro delle Colonie. Successivamente viene nominato presidente del Senato ma la sua stella tramonta e viene progressivamente emarginato. E con tutta l’ulcera, Mussolini si libera sia di Farinacci sia di Federzoni”.

Il Duce restò sempre ”roso da questa malattia, timoroso dell’intervento perche’ nel ’25 di ulcera si poteva anche morire. Di fatto se la portò avanti pensando di curarsi bevendo latte e mangiando frutta. L’ulcera però è tornata periodicamente alla luce soprattutto nei periodi di maggiore stress”. Così nel ’41, quando le sorti della guerra sono in picchiata, va in scena un nuovo consulto medico, nel quale si sospetta addirittura un cancro allo stomaco. Il medico di Hitler lo rimette in sesto. Ma la malattia picchierà ancora allo stomaco di Mussolini, anche se al momento dell’autopsia se ne trovò solo una lieve traccia. ”Alla fine – taglia corto Cacace – ha avuto ragione lui, perché è morto di altro”.

 

Paolo Cacace, IL MESSAGGERO
– 30/09/2007

 

Il male oscuro del Duce

 

 

 

IL TIRRENO
– 17/09/2007

 

In libreria la carica di giornalisti e politici

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Quando Mussolini rischiò di morire
Collana:
Numero Collana:
166
Pagine:
276
Codice isbn:
9788881128709
Prezzo in libreria:
€ 18,00
Data Pubblicazione:
05-10-2007

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