Jennifer Johnston

Quanto manca per Babilonia?

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Traduzione di Maurizio Bartocci

Alec, figlio unico ed erede di una ricca e nobile famiglia irlandese, trascorre la sua infanzia sotto l’ala protettiva dei genitori e del precettore, lontano dalle tribolazioni e dalle inquietudini della vita. Presto stringerà amicizia con Jerry, un ragazzo di umili origini con il quale oltre a condividere la passione per i cavalli e per la natura, comincerà a scoprire le piccole gioie legate alle cose semplici dell’esistenza. La madre di Alec, donna fredda, snob e calcolatrice, si oppone a questa amicizia e spinge il figlio ad arruolarsi nell’esercito britannico per combattere per il proprio re e la propria nazione. Siamo nel 1914 e la Prima Guerra Mondiale sta per scoppiare. Jerry si è già arruolato, ma per imparare l’arte della guerra e metterla al servizio della causa nazionalista irlandese. Il caso vuole che i due si ritrovino nello stesso reggimento, e insieme, questa volta, faranno esperienza degli orrori della guerra sui campi di battaglia nelle Fiandre. Ma ancora una volta sarà la loro classe sociale a dividerli: Alec è un ufficiale, Jerry un soldato semplice; e a loro è fatto divieto di frequentarsi. Si incontreranno faccia a faccia, per l’ultima volta, quando Jerry, condannato a morte dalla corte marziale, sarà giustiziato per mano del suo amico Alec.
Quanto manca per Babilonia? è un romanzo a tratti divertente, a tratti drammatico, sull’amicizia straordinaria e intensa di due adolescenti che non si curano delle regole sociali e infrangono le leggi degli uomini e della guerra per difendere il loro rapporto sopra ogni cosa. Da Quanto manca per Babilonia? è stata tratta nel 1982 una versione cinematografica, diretta da Moira Armstrong, interpretata da Daniel Day-Lewis (nel ruolo di Alec) e Christopher Fairbank (nel ruolo di Jerry).

QUANTO MANCA PER BABILONIA? – RECENSIONI

 

Luigi La Rosa, ORIZZONTI

 

Quanto manca per Babilonia?

 

La narrativa irlandese più recente sta regalando veri e propri gioielli letterari, capolavori capaci di lasciare un segno incisivo, profondo e radicale non solo nell’immaginario e nel fantastico dei suoi lettori, bensì nello stesso modo di concepire l’arte del romanzo e le sue strutture. E l’ultimo felice momento di scrittura, “Quanto manca per Babilonia?”, ci viene proprio da una scrittrice tra le migliori della sua generazione, finalista al “Booker Prize” e vincitrice del “Whitbread Award”: la giovane Jennifer Johnston. A raccoglierlo è la pregevole casa editrice Fazi, segnalata ormai da tempo sia per l’importanza dei testi in catalogo, che per la qualità e la bellezza dei libri proposti.
Il racconto è quello di un’amicizia preziosa, lunga quanto le vite dei protagonisti: il ricco Alexander Moore, primogenito di una famiglia terriera e pupillo di un’aristocrazia in decadenza, e il meno fortunato, ma più vivace e intrepido Jerry, presto assunto nella scuderia di casa Moore. Quello che lega i due ragazzi non appartiene alla loro diversità esistenziale, né alle diverse condizioni economiche che caratterizzano le loro esistenze, ma a un sentimento genuino, spontaneo e naturale che li legherà negli anni fino al crudele incontro sul fronte. Alexander, arruolatosi nell’esercito britannico per accondiscendere alle rigide imposizioni materne, riscoprirà nel soldato Jerry l’amico di sempre, il compagno di avventure, la persona per la quale sarà disposto a sfidare persino gli assurdi imperativi dettati dalla disciplina militare.
Quanto manca per Babilonia?, che McLiam Wilson ha già segnalato come uno dei migliori romanzi irlandesi degli ultimi trent’anni, è un libro visionario, commovente, ben scritto, dotato di un’asciuttezza di linguaggio che si distingue decisamente al confronto coi manierismi e le sovrabbondanze di tanta letteratura contemporanea. Il merito più grande di Jennifer Johnston è quello di aver dimostrato come sia ancora possibile, oltre che necessario, attingere alle verità dell’anima, trasformando un discorso sull’intimità in un esempio luminoso di civiltà e di coscienza.

 

Giulia Mozzato, ALICE.IT
– 14/05/2001

 

Quanto manca per Babilonia?

 

Abbiamo già presentato nelle pagine di Café Letterario l’opera di Jennifer Johnston, che un passa-parola sommerso (come spesso accade) sta facendo conoscere sempre più ai lettori italiani. Inizialmente a puntare su questa scrittrice in Italia sono stati una rivista di critica letteraria prettamente femminile (Leggere Donna) e una casa editrice interamente dedicata alla donna, La Tartaruga. Ora altri editori hanno scelto di pubblicare i romanzi di questa originale autrice irlandese che sa raccontare bene storie sia con le parole delle donne, che, come in questo caso, con quelle maschili. E il valore della sua scrittura resiste nel confronto con i tanti autori irlandesi che in questi ultimi anni sono stati tradotti e letti nel nostro Paese.
Quanto manca per Babilonia è un romanzo di formazione, in cui due ragazzi si incontrano, diventano amici ma devono allontanarsi per la differenza di censo che inevitabilmente li divide. Il primo, Alexander Moore, è l’erede di una importante famiglia aristocratica irlandese, allevato secondo i canoni che il suo ruolo sociale impone; il secondo, Jerry, figlio di contadini, è destinato a lasciare presto la scuola e trovare un lavoro per aiutare la famiglia. Mentre Alexander, abituato alla solitudine e all’isolamento voluto soprattutto da una madre che intende educarlo a essere un vero nobile, è introverso e spesso infelice, Jerry è allegro, pieno di vita e quasi esente da tutte quelle regole comportamentali che ossessionano l’amico. Ma il loro legame è destinato a sciogliersi momentaneamente, quando Alexander parte con la madre per un soggiorno in Europa, per riallacciarsi al suo rientro e allo scoppio della seconda guerra mondiale che li vede entrambi arruolati, anche se per ragioni del tutto differenti. Quanto manca per Babilonia è la storia di un’amicizia intensa, che supera la diversità e che sopravvive malgrado i tanti tentativi esterni di far recedere entrambi da un rapporto che viene comunque considerato in qualche modo disdicevole. Ed è anche il ritratto di un mondo aristocratico decadente incapace di capire la società che lo circonda, arroccato su posizioni indifendibili. Non manca infine nelle sue parole la denuncia dell’inutilità della guerra, dell’ottusità e della crudeltà di certi comandanti.

 

IL SECOLO XIX

 

Quanto manca per Babilonia? di Jennifer Johnston

 

Alexander è un timido adolescente, figlio unico ed erede di una nobile famiglia irlandese , condannato a crescere nel guscio protettivo e soffocante della sua splendida magione con l’unica compagnia del precettore e di due genitori che a malapena si rivolgono parola, ma osservano scrupolosamente tutti i rituali cambi d’abito che la loro classe richiede. Jerry ha la sua stessa età, anche se sembra più grande e ha molta più esperienza della vita, è figlio di contadini e lavora nelle scuderie. Si incontrano e diventano amici, complice il comune amore per i cavalli, condividendo un universo segreto di progetti, bevute e tuffi nell’acqua gelida dello stagno. In barba a tutte le convenzioni. Fino a che la dispotica madre di Alexander non li scopre e convince suo figlio ad arruolarsi nell’esercito britannico – è appena scoppiata la prima guerra mondiale – a combattere per il re e la nazione. Anche Jerry si arruola , ma per imparare l’arte delle armi e metterla poi a servizio della causa nazionalista irlandese. Si ritroveranno nello stesso reggimento, impegnati in una sfiancante serie di azioni nei campi di battaglia delle Fiandre, e ancora una volta sarà la differenza di classe sociale a dividerli: Alec è un ufficiale e Jerry un semplice soldato, non sta bene che passino il loro tempo libero assieme! Per di più Jerry un giorno fugge per andare a cercare suo padre disperso e si macchia del gravissimo reato di diserzione. E toccherà al suo amico di sempre prendere, inutilmente, le sue parti e infine regalargli un ultimo estremo gesto d’affetto. Capolavoro della celebrata Jennifer Johnston, nata a Dublino nel 1930 e considerata una delle più importanti e raffinate scrittrici irlandesi contemporanee, questo romanzo intenso e vibrante che canta l’amicizia incondizionata fra due ragazzi che non si curano delle imposizioni sociali regalerà ai lettori più d’una pagina indimenticabile, soprattutto fra quelle diedicate agli orrori della trincea. E lascerà in bocca un senso d’amaro per il tradimento di tante vite spezzate – carne da cannone.

 

Sergio Pent, L’UNITÀ

 

L’amicizia ai tempi di Babilonia

 

Alcuni romanzi sembrano nascere, più o meno consapevolmente, da un fragoroso raduno di luoghi comuni, tutti già letti, visti, ammirati. Temi come l’amicizia, la guerra, il distacco, hanno percorso le strade letterarie fin da lontano, mentre la nostra memoria ci riconduce alle storie nobili e commosse dei fronti occidentali di Remarque, degli addii alle armi di Hemingway, dei nudi e dei morti di Mailer. Quando il luogo comune riesce a trovare il sentiero isolato di una personale rivendicazione soggettiva, allora si distacca dal gruppo, respira di vita propria, trova una sua precisa – unica – identità. È un po’ questo a esserci capitato, leggendo il bel romanzo di Jennifer Johnston, solida narratrice irlandese – per metà madre o zia ideale di tutti i fortunati rampolli prodotti in questi anni – da noi finora tradotta a spizzichi da editori diversi. Auguriamo a questo romanzo non più giovane – risale al ‘74 – una sorte che gli consenta di trovare lettori giusti e disponibili, in grado di coglierne la disperata poesia esistenziale nella secchezza di un linguaggio teso a evidenziare la banale quotidinanità del dolore. Torniamo indietro nel tempo, prima e dentro la Grande Guerra, in un’Irlanda non proprio idilliaca in cui procedono, affinacate ma diverse, le esistenze di due ragazzi, il nobile Alexander Moore e il piccolo, svelto scudiero Jerry. Amicizia ostacolata dalle origini, ma lesta a sgattaiolare tra le maglie dell’improvvisazione, tra nuotate, cavalcate, passeggiate al lago a seguire le mosse aggraziate dei cigni. L’idea di un futuro in cui i due amici potranno dedicarsi alla loro condivisa passione – i cavalli da corsa – prende coro negli anni, fino, a quando la guerra che si combatte lontano dall’isola non lancia un appello. Costretto ad arruolarsi dalla madre impietosa e legata ai vincoli di ottuse tradizioni, Alexander partirà per le Fiandre, ma Jerry lo segue, cercando in un destino da volontario una strada di sopravvivenza. Le origini di entrambi non mutano neppure a contatto del fango e delle bombe: ufficiale l’uno, soldato da macello l’altro. Eppure la leggerezza delle loro illusioni – tenuta abilmente in equilibrio dalla totalità costante delle emozioni suggerite dall’autrice – procede e si arrocca in una convinzione ormai radicata. L’amicizia supera il dolore di una guerra che sembra sempre restare idealmente su uno sfondo di rumori, grida, esplosioni: la guerra vera rimane ancora quella del conflitto esistenziale, che non si risolve neppure in un panorama diverso. La tragedia esploderà in sordina, lasciando in bocca un amaro che sorprende, commuove, infastidisce. Il messaggio emozionale trasmesso dal romanzo riesce quindi a superare, tra ricordo e rancore, alla lunga lista dei luoghi comuni a cui si accennava in apertura.

 

Viola Papetti, ALIAS

 

La big house anglo-irlandese va alla Guerra

 

Il tenente Moore non assomiglia al tenente Sturm, e ancor meno si somigliano i loro autori. Jennifer Johnston, raffinata e intensa scrittrice angloirlandese, é del 1930 e a differenza di Junger la Grande Guerra la conosce solo dai libri. I due tenenti immaginari hanni invece una inquietante somiglianza con quei tenenti che realmente sparavano e marcivano sul fronte francese. In questo romanzo del ‘74, Quanto manca per Babilonia? (traduzione di Maurizio Bartocci, Fazi Editore, pp. 186, L.24.000) la Johnston ha scelto di narrare per bocca del giovanissimo tenente, anglo-irlandese anche lui, che nella sua elegante e esile maniera lega due temi cruciali: la big house e la vita e la morte in una tricea presso Ypres. Se si volesse metter su un presepe irlandese, la big house fornisce tutto l’occorente: una scenografia di colline e laghi, la caccia alla volpe, l’amicizia pericolosa tra coetanei, uno biondo, algido, ricco e protestante, l’altro cattolico, povero, basso magro e nervoso, la perfida mammina aristocratica, addobbata di manie e eleganze sartoriali e la mammona cattolica, piena di rosari e calde premure, mentre i relativi padri sono assenti – forse un tratto significativo degli irlandesi di oggi. Ci si metta inoltre la comune passione per i cavalli e le corse e quel linguaggio sportivo che secondo Molly Keane é un ponte fra le due razze, e tante cordiali bevute. La Johnston vi aggiunge i versi di Yeats che con la loro terribile bellezza intrigano ancor più i due ragazzi, e qualche metafora e qualche cigno di troppo. Quando si comincia a temere che a partire per la guerra sia una “Miss” Moore, sotto la tutela della sua autrice en travesti, improvvisamente la parabola umana e politica si definisce. La vita in trincea, gli ufficiali inglesi, la campagna francese, la sua volpe e la sua luna, quegli incantati e rischiosi momenti di pace, prendono contorni netti e leggeri. Il dialogo si sostituisce alla descrizione: e i personaggi calano le battute come tanti biglietti da visita facilmente leggibili; i gesti e i suoni si mascolinizzano. Paul Fussell che ha scritto un libro sull’immaginario della Grande Guerra (The Great War and Modern Memory, Oxford University Press, 1975) riconosce che la Johnston “immagina la scena della trincea in maniera così autentica che persino l’omoerotismo é indovinato”. L’abbraccio finale del tenente Moore e del soldato Jerry Crowe é casto e struggente, l’ultimo gesto della loro idilliaca infanzia. Ma non manca di alludere al comune destino politico degli anglo-irlandesi e degli irlandesi che il giudizio degli inglesi accomuna e non comprende. Quanto al tenente Sturm, finisce anche lui come il tenente Moore: un colpo alla tempia sparato dall’autore risparmia loro un difficilissimo dopoguerra.

 

Giorgio Monte, IO DONNA

 

Quanto manca per Babilonia

 

Il romanzo intenso dell’amicizia fra due ragazzi, Alexander Moore rampollo di un’aristocratica famiglia irlandese e Jerry, figlio di contadini. Sarà per la vita e per la morte. Un legame osteggiato dal maggiore che dirige il battaglione di volontari in cui sono arruolati: li divide la diversa classe sociale. “Mi hanno lasciato i miei taccuini, carta penna e inchiostro, perché sono un ufficiale e un gentiluomo. Così, scrivo e aspetto”: in attesa dell’esecuzione Alexander scrive le loro storie, così brevi e diverse eppure inestricabili

 

Monica Capuani, D – LA REPUBBLICA DELLE DONNE
– 04/10/2001

 

AMICI di trincea

 

C’é una via quieta e inquietante di scagliarsi contro la guerra. E’ quella di Elizabeth Bowen nei meravigliosi racconti di “Spettri del tempo di guerra”. La scrittrice Jennifer Johnston, anche lei irlandese e notissima nel mondo anglosassone, la riprende con efficacia in “Quante miglia per Babilonia?” (Fazi, 24 mila lire). E’ la storia dell’amicizia tra Alec e Jerry, che nasce nel parco di una suntuosa proprietà di campagna e muore su un campo di battaglia delle Fiandre, durante la Prima Guerra mondiale. I due legano fin da ragazzi, anche se Alec é il figlio del “padrone”e Jerry uno dei suoi lavoranti. I ragazzi condividono sbronze, sogni sul futuro e bagni nello stagno. Ma il presente tranquillo sembra già nascondere lo spettro della tragedia imminente. Spinto dalla madre, Alec finisce per arruolarsi, proprio come Jerry, che é invece costretto dalla necessità di sopravvivere. La loro amicizia é inaccettabile nella macchina arruginita della gerarchia militare, ma i due non rinunciano a se stessi. E sarà proprio la mano di Alec – quando l’amico verrà condannato dalla corte marziale per diserzione – a dargli la morte per scampare al sadico ordine impostogli dai superiori, di comandare il plotone di esecuzione che avrebbe dovuto giustiziare il giovane. Un ultimo, estremo gesto d’affetto. E nello stesso tempo, una rinuncia a quella vita che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse.

 

Giulia Borgese, CORRIERE DELLA SERA

Avventura. Storia Irlandese

Finché la guerra non vi divida

 

E’ toccato a una donna, Jennifer Johnston, scrivere il romanzo dell’amicizia maschile per eccellenza. Un romanzo travolgente e commovente. Amici per la pelle sono due ragazzi della campagna intorno a Dublino: per la pelle nel senso letterale del termine, cioé per la vita e per la morte. Alexander Moore è il rampollo di una famiglia aristocratica di proprietari terrieri, Jerry è il suo coetaneo, figlio di contadini: si conoscono e scoprono di avere lo stesso amore per i cavalli e la natura. La madre di Alexander ostacola il legame con il ragazzo di classe sociale infeiore: non vuole dividere con nessuno la compagnia del figlio adolescente. Pur di separarli, nella sua follia possessiva, arriverà a spingere Alexander ad arruolarsi tra i volontari irlandesi che si uniscono agli inglesi nella prima guerra mondiale. I due si accordano per partire insieme e raggiungono i campi di battaglia delle Fiandre, dove si ritrovano nello stesso reggimento, uno ufficiale e l’altro soldato semplice. Non è la madre dispotica, ma la guerra che li vuole, ancora, divisi per via della diversa origine sociale. Struggenti sono le descrizioni delle colline irlandesi, dell’odore di torba, delle nuotate nel laghetto dei cigni, delle lezioni di latino e di piano, a casa, sotto lo sguardo della madre…Infiniti i discorsi e i sogni dei due ragazzi, tra i quali ritorna sempre quello di stare una volta con una ragazza. Fino alla svolta finale, alla tragedia obbligatoria, una di quelle che i libri di storia non riportano, ma che di sicuro non sono state rare in quella come in tutte le guerre.

 

Masolino d’Amico, TUTTOLIBRI – LA STAMPA

 

Marachelle all’irlandese, tra i verdi prati e la guerra

«Quanto manca per Babilonia?» di Jennifer Johnston: le vite parallele di due ragazzi, l’uno aristocratico, l’altro contadino, in avvio di Novecento

JENNIFER Johnston, figlia del commediografo irlandese Dennis Johnston e di una brillante attrice e regista, subì da piccola il trauma della separazione tra i suoi genitori, ed è forse per questo che nei suoi brevi, compatti e assai ammirati romanzi ricorre spesso la situazione di una persona giovane che cerca l’amicizia e la protezione di un’altra più anziana. Questo non è il caso di Quanto manca per Babilonia? , da molti considerato il capolavoro, dove tuttavia i genitori del protagonista sono assenti o peggio, costringendolo a cercare rifugio nel rapporto con un coetaneo. Ci troviamo nell’Irlanda degli inizi del secolo (la Johnston ha affermato spesso di avere bisogno, per parlare del suo Paese, di osservarlo attraverso il filtro della storia), in una di quelle grandi magioni di campagna dove l’aristocrazia Anglo-Irish stava vivendo, senza troppo rendersene conto, il suo tramonto. Figlio unico di un padre rassegnato alla totale inattività e di una madre bella, inquieta e dispotica, Alexander cresce in solitudine, in quanto è considerato disdicevole mandarlo a scuola con gli altri ragazzi. In qualche modo però riesce a legare con Jerry, figlio di contadini, allegro e audace, le poche scappatelle col quale illuminano la sua fanciullezza. Diventato adolescente e trascorso un soggiorno in Europa con la madre, Alexander riceve però il preciso divieto di continuare a frequentare l’amico. Poco dopo scoppia la Grande Guerra, e mentre Jerry corre a arruolarsi perché il salario gli sembra una piccola fortuna, Alexander non vede il motivo di combattere contro un nemico che non conosce e per la gloria dell’Impero Britannico: qui però si intromette sua madre, che adducendo motivi di orgoglio di classe lo costringe ad offrirsi volontario, e che in un parossismo di disgusto gli comunica addirittura di non averlo avuto dal marito, uomo col quale lei non ha mai avuto dei rapporti. Alexander parte, contento malgrado tutto di ritrovarsi con Jerry, anche se naturalmente la rigida gerarchia vigente nell’esercito inglese non gli consente di fraternizzare troppo con un subalterno. Malgrado ciò sul fronte francese i due riescono a combinare qualche marachella come ai vecchi tempi, finché Jerry non la fa troppo grossa, addirittura disertando per andare a cercare il proprio genitore, arruolato come lui e disperso durante un’azione. Quando rientra nei ranghi è troppo tardi. La giustizia militare è inflessibile, e tentando di aiutarlo, Alexander fa addirittura peggio. Finché… Il tema principale delle non molte pagine di questa storia riguarda dunque l’incapacità della morente classe dirigente angloirlandese sia di contare presso gli inglesi a cui si rapporta, sia di confrontarsi col popolino della verde isola, ormai pronto a prendersi quello che è suo: tutti frustrano la bella intesa tra i due giovani, tanto gli esponenti della generazione condannata dalla quale essi hanno ingenuamente creduto di emanciparsi andando a combattere, quanto quelli dell’Impero, incarnati nella figura di un ufficiale duro e crudele, cui gli irlandesi interessano solo come carne da cannone. E’ un apologo, ma la Johnston sa renderlo vivace e commovente, e la sua pagina sobria, precisa, sincera, giustifica i larghi consensi che lo accolsero quando uscì nel 1974, anche se oggi il romanzo può fare meno effetto su chi è stato travolto dall’impressionante ondata dei prodotti di tutti quei nuovi scrittori nati e operanti in Irlanda cui la Johnston (n.1930) con qualche suo coetaneo fece da apripista.

 

Tina Guiducci, GAZZETTA DI MANTOVA
– 03/08/2001

 

Paesaggi irlandesi, cavalli e poi la Grande guerra

Con un romanzo non troppo recente, la Johnston lo scrisse nel 1974, continua la felice avventura delle traduzioni italiane di storie irlandesi. Dopo l’ultimo strepitoso successo di Eureka Street, a firma di Wilson, sempre per Fazi Editore, arriva Quanto m

Come se all’ultima pagina il lettore si chiedesse dov’è tutta la storia che l’autrice non ha scritto e tuttavia il finale innesca la cifra della tragedia e davvero non vorremmo andare oltre. La vicenda si presta potenzialmente a un lungo grande romanzo imperniato sulle figure di due amici Alexander e Jerry i cui nomi da soli svelano la distanza di classe e di cultura. Alexander è figlio unico di una famiglia di possidenti irlandesi in cui la madre allunga briciole di pane imburrato ai cigni e il padre si concentra sull’apertura della stagione della caccia. Jerry è figlio di contadini e – appassionato quanto Alec di cavalli – vorrebbe aprire una scuderia. Progetto alquanto improbabile nell’Irlanda d’inizio ‘900. I due ragazzi tentano di vivere la loro amicizia avversati dalla madre di Alec, possessiva e incattivita dalla sua stessa bellezza. I loro giorni insieme passano attorno alle acque calme del laghetto di famiglia. Si libereranno entrambi del quotidiano partendo per la Grande Guerra e le loro vite continueranno a tendere l’una verso l’altra sino alla deflagrazione finale. La storia, si diceva, poteva respirare ben oltre le 180 pagine, ma nella compressione di scene e dialoghi sta anche la forza della scrittura che di femminile ha l’occhio per quanto di straziante c’è in tutti gli amori intravisti e mancati.

 

Giampaolo Martelli, IL GIORNALE

 

Alexander e Jerry, amici per la vita e per la guerra

“Quanto manca per Babilonia?” di Jennifer Johnston narra la parabola di due esistenze

Un quadro d’epoca dell’Irlanda dei primi anni del Novecento ricreato con rara maestria. Si può perciò condividere l’opinione di Robert McLiam Wilson, autore di “Eureka Street”, quando afferma che “Quanto manca per Babilonia?” è “uno dei romanzi irlandesi più belli degli ultimi trent’anni”. Jennifer Johnston ha scritto un’autentico romanzo, un genere cui non siamo più abituati, raccontando una vicenda toccante e crudele. Nonostante i divieti della sua agiata e nobile famiglia, Alexander Moore, un ragazzo solitario educato da rigidi precettori, diventa amico di Jerry, coetaneo di bassa estrazione sociale che lavora in una fattoria. “D’estate andava scalzo, e i piedi erano grigi di polvere con la pianta visibilmente dura e insensibile alle pietre, alle spine, all’umidità…”. I due adolescenti diventano amici, nuotano, fanno la lotta, si rincorrono, e soprattutto condividono la passione per i cavalli. Fantasticano, anche. Pensano di avere una scuderia e vincere corse prestigiose, come ad Ascot. Anno dopo anno Alexander e Jerry crescono. Il primo ha viaggiato con la madre attraverso l’Europa, il secondo ha imparato a fumare e a bere. A casa, Alexander si intrattiene con il padre, che sta invecchiando. Quelle conversazioni ingelosiscono la madre. La famiglia Moore è solo apparentemente unita, vi regna l’indifferenza e l’ostilità. “Sarebbero invecchiati impeccabilmente, con il loro implacabile odio reciproco nascosto al mondo”. Quando scoppia la guerra, la nobildonna spinge Alexander ad arruolarsi nell’esercito inglese. Lui dice di no, non gli va di morire o di essere ferito per una causa che non sente sua. Ma improvvisamente cambia idea. Non riesce più a sopportare l’autoritarismo e l’ipocrisia della madre. E così parte. Prima un corso d’addestramento, poi la traversata della Manica su una nave, poi in Francia uno spostamento su un treno. Ed ecco il fronte. Anche Jerry, allettato dalla paga, è in divisa. I due si ritrovano nello stesso reggimento, ma Alexander è un giovane ufficiale, mentre Jerry un soldato semplice obbligato a mettersi sull’attenti e a dire “Signore”. Jennifer Johnston, considerata una della più significative scrittrici irlandesi (in Italia sono stati tradotti L’albero di Natale e Il tarlo invisibile), è abile nel creare con uno stile nitido ed elegante, situazioni, paesaggi (che inclinano al grigio) ma anche contrastanti stati d’animo. Se nella prima parte del romanzo a primeggiare sono gli aspetti intimi, nella seconda emergono il primo piano le atrocità della guerra. Le trincee con il filo spinato, i camminamenti melmosi, il crepitio dei fucili e i sibili dei proiettili dell’artiglieria, le urla dei feriti destinati a morire. A contatto con gli inglesi si risveglia in Jerry lo spirito irlandese. Pensa che alla fine della guerra ce ne sarà un’altra per liberarsi dagli oppressori. “Le prime linee saranno ogni città, ogni villaggio. Collina, pietra, albero. Non sapranno più da che parte guardare. E, per Dio, perfino i ragazzini si batteranno contro di loro”. Comprare Bennet, giovane ufficiale inglese impavido e un pò snob che si diverte a sentire i discorsi sovversivi di Jerry. E c’è il maggiore Glendinning, severo e ligio ai regolamenti, che giudica i soldati degli inetti ed è ostile verso gli irlandesi. Ancora pioggia e fango, le truppe britanniche si preparano ad attaccare i tedeschi. Ma non ci saranno né Jerry né Alexander. UN episodio imprevedibile, quasi come un coup de théatre, spinge la vicenda verso il dramma. Il legame tra i due amici, vittime di un implacabile destino, avrà un suggello sinistro.

 

Cristina De Stefano, ELLE
– 03/01/2001

 

Quanto manca per Babilonia?

 

Jennifer Johnston è una delle più grandi scrittrici irlandesi, figlia d’arte, carica d’anni e di libri, alcuni dei quali già tradotti in italiano dalle Vespe e da La Tartaruga, ma non tutti l’hanno notata. Lo faranno forse ora che la casa editrice Fazi traduce una specie di suo piccolo capolavoro: breve, sospeso, meravigliosamente scritto. Tutto giocato sull’amicizia socialmente non corretta tra un rampollo dell’alta società irlandese e un contadino, che fiorisce delicata nell’infanzia per poi andare a morire nel fango e nella brutalità delle trincee inglesi.

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Quanto manca per Babilonia?
Collana:
Numero Collana:
40
Pagine:
192
Codice isbn:
9788881121618
Prezzo in libreria:
€ 12,00
Data Pubblicazione:
23-02-2001

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