La genesi di «Perdersi» di Elizabeth Jane Howard – Seconda parte

24-11-2020  •   Il blog di Fazi Editore
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Perdersi

In occasione dell’uscita di Perdersi, pubblichiamo un estratto della biografia Elizabeth Jane Howard, un’innocenza pericolosa di Artemis Cooper, in cui si racconta la nascita del romanzo. Qui la prima parte: La genesi di «Perdersi» di Elizabeth Jane Howard – Prima parte.

 

Tornata in Inghilterra, si mise sotto per scrivere Perdersi, basato sulla sua esperienza con Malcolm. Di solito Jane faceva molta fatica a scrivere; ma la sua editor Jane Wood notò che «Perdersi non sembrò darle grossa pena. Penso che scrivere il libro fu in un certo senso catartico. […] Non ricordo un rivivere con angoscia gli eventi che ispirarono il romanzo; piuttosto fu la sensazione di liberarsene». La sua salute, però, non migliorava. Jane cercò spesso di smettere di fumare, ma non sapeva farne a meno quando lavorava, convinta che le sigarette l’aiutassero a concentrarsi. Questo le provocava attacchi di asma e bronchite (particolarmente acuti d’inverno), e sempre più spesso doveva fare i conti anche con l’artrite, con la conseguenza di dover rinunciare al giardinaggio. Un altro problema era che, pur bevendo con moderazione, era sempre stata una buona forchetta, e da quando si era trasferita a Bungay aveva praticamente smesso di cercare di dimagrire. Alla fine degli anni Novanta non poteva più stare a lungo inginocchiata in giardino, nemmeno con l’aiuto di un inginocchiatoio. Ma avere ospiti nel fine settimana significava preparare gli stessi pasti sontuosi che aveva fatto a Lemmons, e gli standard non si abbassarono mai. Una volta Nicola osservò che qualunque fosse il piatto, dal riso con pesce affumicato alle terrine di selvaggina, la versione di Jane doveva essere sempre la più complicata e impegnativa.

Perdersi fu pubblicato quel settembre, salutato come uno dei suoi libri più acuti sotto l’aspetto psicologico. Il compagno di Anne Norwich era il dottor Peter Dally, uno degli psichiatri più rispettati dell’epoca. Lesse Perdersi e ne parlò ad Anne come uno dei migliori ritratti di uno psicopatico che avesse mai incontrato.

Henry Kent è un uomo di mezza età che approfitta delle donne; e all’inizio della storia vive in una misera barca su un canale e sta finendo i soldi. Nota che una donna sulla cinquantina – Daisy Langrish, drammaturga di successo – ha comprato un cottage nei paraggi. Henry Kent si presenta da lei spacciandosi per giardiniere, che potrebbe dare una ripulita al suo giardino abbandonato e invaso dalle erbacce. Daisy accetta l’offerta, e presto vediamo l’uomo aiutarla a traslocare, accendere il caminetto e rendersi utile in mille altri modi. Jane voleva esplorare la mente di un individuo che «mente sull’amore»; di conseguenza Henry parla per sé, in prima persona – il lettore è dentro la sua testa. La maggior parte delle donne, dice, è stata pesantemente maltrattata dagli uomini, ed è per questo che loro hanno bisogno di lui. Quello che lui dà loro è «un affetto, un’attenzione e un amore che non possono essere simulati, ma che una volta presenti necessitano di una costante espressione. Le donne non hanno bisogno soltanto di essere amate: devono sentirselo dire». Henry si sintonizza di proposito con Daisy, al punto da riuscire a intuire quello che pensa prima ancora che lei stessa se ne avveda. Il modo in cui Henry fa crescere la dipendenza di Daisy da lui, e la strategia con cui intende gestire i sospetti degli amici di lei, devono essere espressi in maniera tale che il lettore possa vedere come lui abbia sempre il controllo della situazione. Questo fa di Henry una versione di Malcolm più complessa e altrettanto pericolosa.

Il libro si alterna tra Henry e Daisy, ma mentre la narrazione di Henry è in prima persona, quella di Daisy è perlopiù in terza, rafforzando così l’idea di Henry come un predatore e di Daisy come la sua preda. Daisy è abbastanza adulta e intelligente da tenere all’inizio Henry a una certa distanza. Ma non riesce a capire che sta venendo irretita come con un pesce all’amo: a volte lui allenta la presa, altre riavvolge il filo, ma lei non è mai libera. Mentre Henry diventa una presenza familiare in casa e nel giardino, Daisy è intenerita dalle sue premure e sollecitudini. Comincia a sciogliersi; e quando con la pioggia lei scivola sul sentiero del giardino e deve passare diversi giorni con la gamba sollevata, lui diventa indispensabile – ed è questo il momento in cui sferra l’attacco.

Jane fa salire la tensione sessuale lentamente. Henry è sdraiato accanto a lei di notte, vince la timidezza del suo corpo e le dice di amarla molto prima di fare sesso. A questo punto Daisy parla in prima persona, e si sente in lei la voce di Jane: «Fu qualche ora dopo, in quella notte fuori dal tempo, che riconobbi e fui in grado di accettare il suo amore incondizionato, e poi, per la prima volta nella mia vita, mi sentii libera di essere nient’altro che me stessa. Gli anni mi scivolarono di dosso finché fui senza età, senza pudore». A letto Henry ha la capacità di trattenersi quasi all’infinito; così, quando fanno finalmente l’amore – a tre quarti del libro – Daisy è in estasi. Eppure lei sa che i suoi amici non sono affatto colpiti da lui, che al loro cospetto appare ottuso.

David Evans, che si occupava del giardino e del prato di Jane, dopo la pubblicazione di Perdersi fu oggetto di alcune serie punzecchiature nel pub The Chequers: tutti ammiccavano e gli davano di gomito, accusandolo di essere il modello per Henry Kent. Jane probabilmente non ne seppe mai niente, ma fu molto compiaciuta per la lettera che ricevette da Sybille Bedford, a cui aveva letto il primo capitolo al telefono.

Tanto per ripetermi: l’inizio di Perdersi è brillante. Forte, ti cattura immediatamente. Che complessa voce maschile viene presentata, corrosiva, consapevolmente subdola (perfida, addirittura cattiva) oltre che autoingannatrice. Quello che mi hai letto ha la chiarezza e la lama acuminata di Choderlos de Laclos (l’autore di Le relazioni pericolose, che oso pensare tu non abbia nemmeno letto, intendo il romanzo, non l’adattamento teatrale; quindi nessuna influenza, tuttavia nella tua voce [ci sono] segni di quell’acume crudele). […] Che forza. Il lettore, questo lettore, non vede l’ora di saperne di più.

Jane ricevette anche una visita della donna che era l’ultima moglie di Malcolm, Linda, che aveva letto un’intervista a proposito di Perdersi e immaginato che l’uomo in questione fosse lui. La storia che le raccontò fu agghiacciante. Lei e Malcolm avevano vissuto per un breve periodo a Chew Magna prima di trasferirsi alle Orcadi, dove lei aveva una casa. Subito dopo l’arrivo in Scozia, Malcolm disse che dovevano andare a trovare sua madre a Edimburgo. Le fu offerta una tazza di tè, che Malcolm provvide a preparare; e mentre lui era in cucina, la madre si chinò su di lei e le sussurrò: «Cerca di stare alla larga da mio figlio: è pericoloso».

Linda lavorava nel servizio sanitario pubblico e aveva un’automobile e una piccola barca con cui faceva avanti e indietro dal continente. Malcolm non combinava molto, ma ovunque andasse si portava dietro una grande borsa piena di lettere. Lasciava di rado la casa senza questa borsa, e a lei non era consentito guardarne il contenuto: era la sua corrispondenza privata. Ma a chi mai poteva scrivere?

Un giorno Malcolm uscì di casa senza la borsa e Linda ne approfittò. Sapendo che si sarebbe infuriato trovandola a leggere le sue lettere, prese l’automobile e fece un breve tratto di strada fino a un punto con una buona visuale di tutte le direzioni. Le lettere erano tutte di donne famose, attrici e scrittrici con le quali Malcolm era in corrispondenza; e ai margini c’erano annotazioni come «troppo grassa» o «sposata» o «non sufficientemente ricca». Inorridita e affascinata, continuò a leggere. Sentendo dei passi, alzò lo sguardo e vide Malcolm che correva verso il suo lato della macchina con in mano una grossa pietra. Linda si allungò spaventata verso il lato del passeggero, dimenandosi per uscire dall’auto, ma mentre apriva lo sportello tutte le lettere furono portate via dal vento. Malcolm fece cadere la pietra e cominciò a smanacciare per afferrarle, e questo diede modo a Linda di correre via a più non posso. Linda raccontò di non aver mai corso così veloce in vita sua. Più avanti, lungo la strada, fermò un camion della spazzatura, il cui autista le diede un passaggio fino al posto di polizia. Andò a stare da sua sorella; e quando finalmente trovò il coraggio di tornare a casa, scoprì che Malcolm aveva preso la barca ed era scappato. Non tornò mai più. Linda era andata a trovare Jane per rassicurarla del fatto che non era stata l’unica, che Malcolm aveva raggirato anche altre donne. «Penso che fu molto gentile a venirmi a trovare e coraggiosa nel raccontarmi tutto quanto», disse Jane.

Qualche mese dopo Jane ricevette una cartolina da New York, dallo stesso Malcolm. Aveva evidentemente letto Perdersi. «Cara Daisy», diceva. «Qui per l’avventura con la signora del treno. Cordiali saluti, Hal». Jane non ebbe più notizie da lui; ma nel 2002 ricevette una lettera da una donna delle Orcadi di nome Wendy Barr, che le diceva che Malcolm era morto. Miss Barr era stata la sua vicina di casa e in una lettera successiva spiegò a Jane che ogni notte tornava a casa talmente ubriaco che poteva sentirlo barcollare.

«Lei è una persona troppo ammodo per permettere a uno come Malcolm di farle del male», le scrisse. «Era un tipo molto subdolo e lei lo ha ritratto alla perfezione in Perdersi: la sua tattica della “gentilezza con le donne”. Ha fatto lo stesso con me: sembrava così premuroso/comprensivo ecc».

 

Artemis Cooper