Serge Joncour

Il gioco di Boris

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Traduzione di Luigi Bernardi

È estate sull’isola, una famiglia si gode le vacanze nella propria villa. Un giorno sbarca un uomo che si presenta come amico di uno dei figli, Philip. Quest’ultimo però non c’è, arriverà domani, forse dopodomani, forse chissà, di ritorno da un soggiorno durato un anno e mezzo negli Stati Uniti. In poco tempo l’uomo, che si chiama Boris, comincia a comportarsi come uno della famiglia destando stupore e fascinazione. Boris è biondo, bello e affascinante e ci sa fare: papà, mamma e le due sorelle subiscono immediatamente il magnetismo dell’uomo. Lui lo sa e se ne approfitta. Pian piano comincia a tirare le fila del gruppo, organizzando nuotate notturne e pericolose gite in barca. Intanto la sua influenza sulla famiglia cresce. Solo l’altro figlio, Andre-Pierre, diffida, non gli sono mai piaciuti i tipi da spiaggia, belli, abbronzati e intraprendenti come Boris. Inoltre lui conosce la vera natura del “viaggio americano” di Philip ed è dunque naturalmente sospettoso nei confronti di chiunque si presenti come un suo “amico”. Perché Boris è così restio a parlare della sua vita passata? E perché è così difficile identificarlo nelle foto di scuola? Mentre Andre-Pierre si convince sempre di più che vi è un uomo pericoloso in casa, Boris comincia a comportarsi in modo sempre più strano. Il problema però è un altro: Philip non arriva. E quella che era nata come una tranquilla vacanza di mare rischia di trasformarsi presto in incubo. Da una delle stelle nascenti del noir francese questo romanzo è stato accostato alla serie di Ripley di Patricia Highsmith e allo Stephen King di Stand by Me; Claude Chabrol sta girando l’adattamento cinematografico del libro.

IL GIOCO DI BORIS – RECENSIONI

 

Massimo Romano, IL NOSTRO TEMPO
– 02/03/2008

 

Uno sparo nel silenzio dell’isola

 

 

 

Maurizio Gregorini, ITALIA SERA
– 08/09/2006

 

Se il noir si colora di amore e di assoluto

 

 

 

Diego Zandel, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 16/06/2006

 

Le ombre del figlio in un amico

 

 

 

Errico Passaro, SECOLO D’ITALIA
– 07/05/2006

 

Dalla fantasy al noir una selezione d’idee

 

 

 

Stefano Izzo, RUMORE
– 01/04/2006

 

Il gioco di Boris

 

Sull’isola selvaggia e incantata di Bréhat, gli Chassagne si stanno godendo le vacanze nella lussuosa villa di famiglia. Un giorno sbarca un uomo vestito di bianco, disinvolto e ammaliatore, e si presenta come amico di Philip, il figlio assente e scellerato dei padroni di casa che, assicura, domani o dopodomani farà ritorno da un lungo soggiorno negli Stati Uniti. Accolto come l’uomo della provvidenza, in poche ore riesce a imporre il suo fascino impertinente e a stravolgere l’ordine delle cose. Se con papà e mamma è un affabile interlocutore, per le figlie annoiate si trasforma in seduttore irresistibile e senza scrupoli. Senza che se ne accorgano, ben presto inizia a fare di loro quello che vuole. Soltanto Andrè-Pierre sente puzza di bruciato, perché è l’unico a conoscere il vero motivo che ha trattenuto Philip lontano da casa e sa che si tratta di una brutta faccenda,. Del resto i tipi abbronzati capaci di conquistare tutte le ragazze che gli capitano davanti, non gli sono mai piaciuti. E poi perché questo tizio arrogante non parla mai del suo passato e non compare sulle vecchie foto di scuola? E come mai Philip non arriva? Prima opera tradotta in italiano di Serge Joncour, quarantacinque anni e sei titoli alle spalle, Il gioco di Boris è un romanzo per chi ama gli intrighi familiari alla Chabrol e le atmosfere inquietanti di Patricia Highsmith, ma anche per chi non ha dimenticato il Pisolini di Teorema. Un noir atipico, di quelli che sanno come essere violenti e mettere a disagio senza inchieste e spargimenti di sangue, semplicemente mandando in frantumi la superficie di felicità di una famiglia borghese. Si muove come una marea, avanza e si ritrae, lavando via le tracce di un’indecifrabile minaccia per restituirle un attimo dopo, più evidenti che mai.

 

PANORAMA TRAVEL
– 01/03/2006

 

Serge Joncour, Il gioco di Boris

 

Una grande dimora, una piccola isola, una famiglia agiata e felice che attende il ritorno del figlio scavezzacollo. Arriva invece un suo amico che porta allegria e inquietudine. Un’escalation incalzante, che il lettore segue con ansia, pervaso da foschi presagi.

 

Gianluca Veltri, IL MUCCHIO SELVAGGIO
– 01/03/2006

 

Il gioco di Boris

 

C’è una patina di perversione sottile che rende il secondo romanzo di Joncour avvincente e malato. Un giovane ambiguo e prestante di nome Boris si presenta in una sontuosa dimora vacanziera, in un isolotto francese. Dopo qualche diffidenza , Boris s’insinua nella casa diffondendo un equivoco languore negli abitanti, genitori e due figlie. Dice di’essere amico di Philip, il figlio maschio suo coetaneo, in procinto di tornare dall’America per i festeggiamenti del 14 luglio. In attesa di Philip, ciascuno, nella casa, scopre complicità inattese con l’intruso, che possiede una disinvoltura eversiva, un’innata propensione a fascinare: il padre si gode vicinanze che suo figlio non gli ha regalato mai, una sorella ne è folgorata e l’altra – sposata – forse pure. Dall’osservazione del marito di quest’ultima, André-Pierre, seguiamo una buona parte del racconto: un uomo mediocre, incapace di rendersi piacevole, al cospetto di un estraneo che sgomina in poche ore resistenze e difese. Eppure proprio André-Pierre, messo in allarme dalla gelosia e dall’invidia, avverte segnali che il resto della famiglia non coglie, fiuta un’ambivalenza sospetta nell’intruso. Il libro è quasi tutto nell’attesa di Philip. In questo non-tempo Joncour imbastisce la tela conturbante di un gioco psicologico sottile, fatto di intercapedini e scriminature, mezze verità e presentimenti. Si potrebbe dedurne che la famiglia è un impero stremato, pieno di falle: il primo straniero che passa la conquista con due soldi, come fa l’ospite pasoliniano di Teorema. Ma si fa torto al romanzo, a estrarne una morale tout court, perché Il gioco di Boris dà il meglio di sé nella scrittura insinuante, preziosa e allusiva, nell’indagine introspettiva, nel controllo dei tempi. Boris, specialista in effrazioni familiari, erede dal Ripley di Patricia Highsmith, sarà portato sul grande schermi da Claude Chabrol.

 

BELLA
– 09/02/2006

 

Il gioco di Boris

 

È estate sull’isola, una famiglia si gode le vacanze nella propria villa. Un giorno sbarca un uomo che si presenta come amico di uno dei figli, Philp. Quest’ultimo però non c’è, arriverà domani, forse dopodomani, forse chissà, di ritorno da un soggiorno durato un anno e mezzo negli Stati Uniti. In poco tempo l’uomo, che si chiama Boris, comincia a comportarsi come uno della famiglia destando stupore e fascinazione. La sua influenza sulla famiglia cresce. Solo l’altro figlio, Andre-Pierre, diffida, non gli sono mai piaciuti i tipi da spiaggia. Perhcè Boris è così restio a parlare della sua vita passata? E perché è così difficile identificarlo nelle foto di scuola? Il problema però è un altro: Philip non arriva. E quella che era nata come una tranquilla vacanza di mare rischia di trasformarsi presto in un incubo.

 

BELLA
– 09/02/2006

 

Il gioco di Boris

 

È estate sull’isola, una famiglia si gode le vacanze nella propria villa. Un giorno sbarca un uomo che si presenta come amico di uno dei figli, Philp. Quest’ultimo però non c’è, arriverà domani, forse dopodomani, forse chissà, di ritorno da un soggiorno durato un anno e mezzo negli Stati Uniti. In poco tempo l’uomo, che si chiama Boris, comincia a comportarsi come uno della famiglia destando stupore e fascinazione. La sua influenza sulla famiglia cresce. Solo l’altro figlio, Andre-Pierre, diffida, non gli sono mai piaciuti i tipi da spiaggia. Perhcè Boris è così restio a parlare della sua vita passata? E perché è così difficile identificarlo nelle foto di scuola? Il problema però è un altro: Philip non arriva. E quella che era nata come una tranquilla vacanza di mare rischia di trasformarsi presto in un incubo.

 

Tatiana Battini, IL FALCONE MALTESE
– 01/01/2006

 

Il talento di Mr. Boris

 

La trama
È estate. Una famiglia come tante sta trascorrendo le vacanze nella propria villa al mare. Improvvisamente un fatto curioso interrompe la serena routine della villeggiatura: un uomo di nome Boris bussa alla porta della loro casa e si presenta come amico di uno dei figli, Philip. Quest’ultimo però non è lì, ha vissuto l’ultimo anno e mezzo negli Stati Uniti e forse raggiungerà i suoi famigliari solo nei giorni o nelle settimane a venire. Boris, ospitato nella villa, si conquista gradualmente il favore di tutti affascinando il padre, la madre e le sorelle di Philip. Il ragazzo ha un atteggiamento amichevole e confidenziale, ride e scherza, e non soltanto è spiritoso, ama conversare ed è spigliato, ma è anche molto bello: biondo e abbronzato ammalia ed incanta con la sua personalità e il suo sex appeal. L’unico che non si lascia sedurre è il cognato di Philip, Andre-Pierre. Dal giorno in cui quella sorta di Adone ha messo piede in casa, lui ha sentito puzza di bruciato, soprattutto perché conosce il vero motivo che ha trattenuto Philip negli Stati Uniti e sa che si tratta di una brutta faccenda. L’arrivo di questo strano “amico” lo ha insospettito e lo ha reso diffidente. Per questo motivo, Andre-Pierre inizia ad indagare su Boris, cercando tracce nel suo passato e un prova che attesti veramente l’amicizia che, a sentir lui, lo legherebbe così profondamente a Philip. Intanto, Boris è divenuto il leader del gruppo famigliare: i genitori sembrano ipnotizzati dalla simpatia del giovanotto, le figlie se ne sono invaghite e lui ne approfitta per flirtare un po’ con le donne di famiglia, senza farsi troppi scrupoli. Tra sensuali nuotate notturne e romantiche gite in barca le giornate trascorrono liete per tutti, tranne che per uno. Qualcosa davvero non quadra nella mente di Andre-Pierre, che è sicuro che il giovane venuto dal nulla e piombato nella loro vita sia pericoloso e stia minacciando la famiglia. Perché Philip non telefona e non torna? E perché è così difficile identificare il volto di Boris negli album scolastici? Mentre Andre-Pierre si convince che sta dividendo la casa con un pericoloso psicopatico, Boris inizia a scoprire le sue carte…Quella che era nata come una tranquilla vacanza rischia di trasformarsi presto in un vero incubo.
La critica
Il gioco di Boris è un noir che si insinua sottile nella mente del lettore, un romanzo da non perdere per tutti coloro che hanno amato la serie di Ripley di Patricia Highsmith o Stand by Me di Stephen King. Il regista Claude Chabrol ne sta girando l’adattamento cinematografico.

 

Santa Di Salvo, IL MATTINO
– 10/02/2006

 

Joncour come la Highsmith, il talento di mister Boris

 

 

 

Leopoldo Carra, DIARIO
– 17/02/2006

 

Ecrivains dans le métro

 

 

 

Fabio Gambaro, D LA REPUBBLICA DELLE DONNE
– 17/12/2005

 

Il talento di Monsieur Boris

 

Un’atmosfera a metà strada tra Alfred Hitchcock e Patricia Highsmith avvolge il romanzo di Serge Joncour Il gioco di Boris. Lo scrittore francese, che ha 45 anni e una mezza dozzina di romanzi all’attivo, racconta misteri e attese inquietanti sullo sfondo della natura bellissima e selvaggi di Bréhat, una piccolissima isola della Bretagna. Qui una famiglia benestante si gode le vacanze nella propria villa, tra bagni e passeggiate, in attesa che Philip, uno dei figli, rientri da un lungo soggiorno negli Stati Uniti. Solo che al suo posto arriva Boris, che nessuno conosce, ma che dice di essere un suo vecchio compagno di classe.
In poco tempo, lo sconosciuto s’insinua spudoratamente nella vita familiare, destando stupore, fascino o inquietudine, A poco a poco, Boris comincia a tirare le fila del gruppo, organizzando nuotate notturne e pericolose gite in barca, corteggiando le donne di famiglia e incuriosendo i bambini. Solo André-Pierre diffida del giovane troppo intraprendente, dietro al quale sente profilarsi un’indefinita minaccia. Perché è così restio a parlare della sua vita passata? E perché non appare sulle vecchie foto di scuola? E come mai Philip non arriva?
Il gioco di Boris, che in Francia è stato molto apprezzato, è ora in corso di traduzione in una quindicina di lingue. “Scrivendo questo romanzo”, spiega Joncour, che ha anche collaborato alla sceneggiatura del film che verrà tratto dal romanzo, “pensavo all’aria che si respira in certi romanzi di Patricia Highsmith o in certi film di Claude Chabrol, un’aria carica di minacce imprecise e per questo ancora più inquietanti. Nella preistoria del romanzo c’è però anche Teorema di Pasolini, un film che mi è piaciuto molto, lasciando in me una traccia profonda. Anch’io, infatti, racconto lo scompiglio prodotto dall’arrivo di uno sconosciuto all’interno di una famiglia borghese”.
Boris, il protagonista misterioso, è un personaggio su cui gli altri proiettano ciascuno le proprie attese e inquietudini…
Il microcosmo tradizionale borghese è spesso vuoto e senza vita. Vive di riti e si fonda sul disprezzo degli altri. Su questo sfondo, quando Boris appare, è al contempo minaccioso e affascinante. È un seduttore nato che sa esercitare un forte potere sugli altri, adattandosi perfettamente a ciò che gli altri si aspettano da lui. Ognuno proietta su di lui i propri desideri e le proprie paure. Le figlie si aspettano di essere corteggiate. Il padre vorrebbe un amico docile. Per la madre, è una sorta di figlio ideale che anticipa il ritorno del figlio vero.
Perché, a parte André-Pierre, nessuno sospetta di lui?
È la noia che spinge le persone a lasciarsi andare all’imprevisto o all’avventura che bussa alla loro porta. Basta poco per conquistare la noia degli altri. E gli uomini di solito vogliono credere ai loro desideri anche contro l’evidenza dei fatti. A costo di farsi male.
Una commedia borghese che scivola nel noir?
Il mio è un romanzo noir un po’ particolare, dato che in tutto il libro c’è un solo sparo. E per di più solo nell’ultima pagina, mentre nei romanzi polizieschi gli spari sono all’inizio, in modo da lanciare il lettore sulle tracce dell’assassino. A me invece, più che il meccanismo dell’inchiesta, interessano gli stati d’animo, le paure, i fantasmi. La violenza non armata, psicologica che manda in frantumi la superficie di felicità.

 

CIOCIARIA OGGI
– 31/01/2006

 

Un “gioco incubo” raffinato e divertente

 

Letteratura e cinema sono due mondi diversi che spesso con il loro incontro hanno regalato al pubblico tanti capolavori; trasferendo sul grande schermo grandi e piccole storie di autori famosi o meno noti.

Un dato certo è che se una storia è ritenuta interessante per fare un film è un valore aggiunto che conferma il successo del libro e comunque lo fa conoscere ancora di più alla grande platea; tanto è che, solo una piccola percentuale di manoscritti; nel prolifico mare di quelli pubblicati, viene presa in considerazione da registi e produttori.

“Il gioco di Boris”, di Serge Joncour; è uno di questi; un romanzo giallo che promette il meglio in versione cinematografica e al quale si sta già lavorando per la sua realizzazione in celluloide.

Hitchokiano, raffinato, sottile e di grande tensione erotica il romanzo è scritto con maestria e ironia e fa immergere il lettore in uno spaccato di vita, apparentemente scontata e di routine, dove invece escono fuori aspetti dolorosi, gelosie e complesse relazioni interpersonali.

Boris è l’uomo che improvvisamente, in un giorno d’estate, arriva sull’isola della Bretagna dove l’agiata famiglia Chassagne si gode stancamente le vacanze in una bella villa con piscina affacciata sul mare.
Da quel giorno cambia tutto, in quarantotto ore Boris, sedicente amico di Philip, il figlio assente, atteso di ritorno dagli Stati Uniti dove era andato oltre un anno prima, desta stupore e affascinazione.

Ma chi è costui, così misterioso, così coinvolgente da esercitare il suo magnetismo su tutti, fino al punto da influenzare una intera famiglia? Se lo domanda in particolare il marito di una delle due sorelle Chassagne, Andre Pierre, che diffida dei personaggi belli, intraprendenti e abbronzati come Boris, tanto più che è amico del fratello del quale conosce la vera natura del viaggio “americano”. Andre Pierre con il passare dei giorni avverte sempre più il pericolo incombente sulla sua famiglia e su una tranquilla vacanza che rischia di trasformarsi in un incubo. Il figlio Philip non torna e la sua assenza che si protrae oltre le previsioni, desta ormai sospetto. Boris sembra non avere un passato, e dubbi e misteri sul suo conto aumentano con il passare delle ore e il suo comportamento è sempre più strano.
La sua dominanza sul gruppo famigliare cresce e lui ne approfitta organizzando, imponendo iniziative e comportamenti, trascinando tutti i componenti nel suo gioco; un gioco pericoloso che porta a un punto di non ritorno; un gioco che trascina dentro anche il lettore invitandolo a leggere il libro più rapidamente possibile.

Serge Joncourt ha scritto un noir che è stato felicemente accostato alla serie di Ripley di Patricia Highsmith e che ha già ottenuto un successo internazionale di critica e di pubblico e c’è da sommettere che anche in Italia, dove il libro esce in questi giorni, troverà molti estimatori del genere intrighi palpitanti con finale a sorpresa.

Serge Joncourt è nato a Parigi nel 1961 e ha studiato filosofia prima di dedicarsi alla scrittura. Nel ’98 ha pubblicato il suo primo romanzo VU. Il gioco di Boris tradotto in dieci lingue; è il suo secondo romanzo del quale, come già accennato, è in preparazione un film.

 

 

NEWS
– 01/02/2006

 

Serge Joncour Il gioco di Boris

 

Insidioso come un incubo ricorrente, Boris si insinua nella vita della famiglia Chassagne; dicendo di essere un amico del figlio, Philip, che dovrebbe tornare a momenti da un lungo soggiorno negli Stati Uniti. Tutti gli credono, tranne l’altro figlio, André-Pierre. Un thriller riuscito e inesorabile.

 

LIBERTÀ DI PIACENZA
– 30/01/2006

 

“Il gioco di Boris” un noir di Joncour

 

 

 

CORRIERE DELLE ALPI
– 30/01/2006

 

Incubo in famiglia

 

 

 

ALTO ADIGE
– 13/01/2006

 

Le novità in arrivo nelle librerie

 

 

 

LA NUOVA SARDEGNA
– 04/01/2006

 

Il 2006 sarà pieno di storie

 

 

 

GIORNALE DI SICILIA
– 03/01/2006

 

Libri novità. Riparte l’offensiva d’autore

 

 

 

BRESCIAOGGI
– 03/01/2006

 

Gli scrittori e i libri che verranno

 

 

 

L’AVANTI!
– 31/12/2005

 

Un 2006 tutto da leggere

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Il gioco di Boris
Collana:
Numero Collana:
102
Pagine:
142
Codice isbn:
9788881127009
Prezzo in libreria:
€ 13,00
Data Pubblicazione:
19-01-2006