Giuseppe Vacca

Il riformismo italiano

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Dalla fine della guerra fredda alle sfide future

Con la fine della guerra fredda si crearono le condizioni per sbloccare la democrazia italiana, creando finalmente anche da noi una democrazia dell’alternanza. Era necessario che le forze politiche si raggruppassero in due coalizioni alternative: per la prima volta nella nostra storia si poneva dunque il problema dell’unità dei riformisti. Tuttavia, in oltre quindici anni, esso non ha ancora trovato soluzione. Il riformismo italiano indaga in primo luogo la storia di questo problema, ricostruendone le vicende dalla caduta del Muro ad oggi. Secondo Vacca, le ragioni per cui l’obiettivo non è stato raggiunto risiedono innanzitutto nelle modalità del passaggio alla Seconda Repubblica, che non venne guidato dalla classe politica del tempo, travolta dal movimento referendario e dal ciclone di Mani Pulite. Ma l’autore estende il suo esame alla nascita di Forza Italia e del Polo, alla formazione dell’Ulivo, ai governi Prodi, D’Alema e Amato, alla nuova era Berlusconi, e in generale ai punti di forza e di debolezza del centrosinistra, messi a fuoco analizzando sia l’originario “deficit di riformismo” del PDS sia i prodromi della sconfitta del 2001. Ampio spazio è poi dedicato al futuro dei riformisti. L’autore analizza la loro capacità di dar vita a un’unione politica federativa che riprenda in mano le sorti del Paese e lo ricollochi nel gruppo di testa degli Stati che guidano l’integrazione europea, come già aveva fatto il governo dell’Ulivo fra il 1996 e il 1998 portando l’Italia nell’Unione economica e monetaria; e rilancia l’ipotesi di una nuova Assemblea Costituente. Per ampiezza d’esame e chiarezza degli argomenti, Il riformismo italiano è un vero gioiello di analisi storico-politica, che costituirà un riferimento essenziale per il dibattito pre e postelettorale.

IL RIFORMISMO ITALIANO – RECENSIONI

 

LA REPUBBLICA
– 15/02/2008

 

Giuseppe Vacca

 

 

 

Giuseppe Cacciatore, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 14/01/2007

 

Vacca. il riformismo italiano in odore di controriformismo

 

 

 

IL GIORNALE DI VICENZA
– 11/11/2006

 

Il saggio di Vacca sul riformismo

 

 

 

Patrizio Gravano, LEGGERE: TUTTI
– 01/09/2006

 

Verso una nuova costituente

 

 

 

Antonio Troisi, LA GAZZETTA DELL’ECONOMIA
– 28/07/2006

 

Il riformismo del terzo millennio

 

 

 

Marco Brando, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 30/06/2006

 

Le sfide future del riformismo italiano

 

 

 

Angelo d’Orsi, TTL LA STAMPA
– 20/05/2006

 

Non ci sarà riformismo sena etica

 

 

 

Giuliano Di Tanna, IL CENTRO
– 17/05/2006

 

Il viaggio del riformismo

 

 

 

Rosanna Lampugnani, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
– 16/05/2006

 

“il partito democratico deve partire dal basso”

 

 

 

Giulia Salvatori, IL MATTINO
– 16/05/2006

 

Riformismo tutte le sfide del futuro

 

 

 

Francesco Bei, LA REPUBBLICA
– 16/05/2006

 

D’Alema e il Dottor Sottile, disgelo tra “vicepresidenti”

 

 

 

Sergio Buonadonna, LIBERTÀ DI PIACENZA
– 04/04/2006

 

Giuseppe Vacca: “Per far ripartire l’Italia servono riforme e una nuova Costituzione”

 

 

 

IL CORRIERE DEL SUD
– 15/03/2006

 

Il riformismo italiano

 

Con la fine della guerra fredda si crearono le condizioni per sbloccare la politica italiana, instaurando finalmente anche da noi una democrazia dell’alternanza. Era necessario che si creassero due coalizioni alternative: per la prima volta nella nostra storia si poneva dunque il problema dell’unità dei riformisti. Tuttavia, esso sta forse solo oggi avvicinandosi a una soluzione.

 

Sergio Buonadonna, IL PICCOLO
– 24/03/2006

 

Ecco la ricetta per l’Italia: Commissione costituente e vera stagione di riforme

 

 

 

Alessandro De Angelis, LE NUOVE RAGIONI DEL SOCIALISMO
– 01/03/2006

 

Il riformismo che c’è e non c’è stato, che c’è e non c’è

 

 

 

IL SALVAGENTE
– 16/02/2006

 

Il riformismo che non ti aspetti

 

A che punto è Il riformismo italiano? E perché, a 15 anni dalla fine della Prima e dalla nascita della Seconda Repubblica, la democrazia dell’alternanza non riesce a dare frutti significativi? Giuseppe Vacca, raffinato intellettuali e presidente dell’Istituto Gramsci, nonostante tutto è ottimista sull’esito del percorso avviato dalla caduta del muro di Berlino. E ce ne spiega le ragioni ripercorrendo criticamente un ampio trattato della nostra storia recente: dalla nascita di Forza Italia alla formazione dell’Ulivo, non senza un occhio di riguardo per le “sfide future”. Una lettura interessante per gli appassionati di politica e per quanti, sollecitati dalle polemiche elettorali, vogliono farsi un’idea più meditata sul che fare.

 

Giovanni Grassi, AVVENIRE
– 09/02/2006

 

Mediazione, ecco la via al Riformismo

 

 

 

Paolo Franchi, CORRIERE DELLA SERA
– 07/02/2006

 

I riformismi di Dc e Pci, sì ma non sono i soli ingredienti del partito democratico

 

 

 

Riccardo Papini, WWW.FESTAUNITA.IT
– 08/02/2006

 

Giuseppe Vacca, “Il riformismo italiano. Dalla fine della guerra fredda alle side future”

 

Con la fine della guerra fredda si crearono le condizioni per sbloccare la democrazia italiana, creando finalmente anche da noi una democrazia dell’alternanza. Era necessario che le forze politiche si raggruppassero in due coalizioni alternative: per la prima volta nella nostra storia si poneva dunque il problema dell’unità dei riformisti. Tuttavia, in oltre quindici anni, esso non ha ancora trovato soluzione. “Il riformismo italiano” indaga in primo luogo la storia di questo problema, ricostruendone le vicende dalla caduta del Muro ad oggi. Secondo Vacca, le ragioni per cui l’obiettivo non è stato raggiunto risiedono innanzitutto nelle modalità del passaggio alla Seconda Repubblica, che non venne guidato dalla classe politica del tempo, travolta dal movimento referendario e dal ciclone di Mani Pulite. Ma l’autore estende il suo esame alla nascita di Forza Italia e del Polo, alla formazione dell’Ulivo, ai governi Prodi, D’Alema e Amato, alla nuova era Berlusconi, e in generale ai punti di forza e di debolezza del centrosinistra, messi a fuoco analizzando sia l’originario “deficit di riformismo” del PDS sia i prodromi della sconfitta del 2001.
Ampio spazio è poi dedicato al futuro dei riformisti. L’autore analizza la loro capacità di dar vita a un’unione politica federativa che riprenda in mano le sorti del Paese e lo ricollochi nel gruppo di testa degli Stati che guidano l’integrazione europea, come già aveva fatto il governo dell’Ulivo fra il 1996 e il 1998 portando l’Italia nell’Unione economica e monetaria; e rilancia l’ipotesi di una nuova Assemblea Costituente.
Per ampiezza d’esame e chiarezza degli argomenti, Il riformismo italiano è un vero gioiello di analisi storico-politica, che costituirà un riferimento essenziale per il dibattito pre- e postelettorale.
Giuseppe Vacca, “Il riformismo italiano. Dalla fine della guerra fredda alle sfide future”, Fazi Editore, pagg. 282, euro 18,00 ISBN 88-8112-704-0

Giuseppe Vacca è Presidente dell’Istituto Gramsci e consigliere d’amministrazione dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, dirigente politico del PCI e poi del PDS e dei DS, è autore di molti libri di argomento storico, filosofico, economico e politico. Fra questi, “Pensare il mondo nuovo. Verso la democrazia del XXI secolo” (1994), “Per una nuova costituente” (1996), “Da un secolo all’altro. Mutamenti della politica nel Novecento” (1997), “Venti anni dopo. La sinistra fra mutamenti e revisioni” (1997), “Riformismo vecchio e nuovo” (2001), “In tempo reale. Cronache del decennio 1989-1999” (2002).

 

Alfredo Reichlin, L’UNITÀ
– 01/02/2006

 

Il prezzo del riformismo

 

 

 

Chiara Valentini, L’ESPRESSO
– 26/01/2006

 

Sogno un partito virtuoso

 

 

 

Miriam Mafai, LA REPUBBLICA
– 25/01/2006

 

Se tutti si dicono riformisti

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Il riformismo italiano
Collana:
Numero Collana:
125
Pagine:
280
Codice isbn:
978881127040
Prezzo in libreria:
€ 18,00
Data Pubblicazione:
27-01-2006

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