Leif Enger

La pace come un fiume

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Traduzione di Laura Pugno

Salutato dalla critica americana come il primo grande classico del nuovo millennio, La pace come un fiume è stato scelto da Amazon come migliore libro in assoluto pubblicato in America nel 2001 ed è già stato tradotto in 12 paesi. Alla sua prima prova letteraria, Enger racconta con commovente maestria le avventure di una famiglia molto speciale nel Minnesota degli anni ’60. Reuben Land ha undici anni e vive con il padre Jeremy e i suoi due fratelli, Davy, più grande, e Swede, più piccola. Reuben è l’unico a credere che il padre, considerato dagli abitanti del posto soltanto un sognatore fallito abbandonato dalla moglie, sia in grado di sovvertire le leggi della natura e compiere dei miracoli. La pacifica vita della famiglia Land un giorno viene improvvisamente spezzata: Davy, il fratello maggiore, per difendere la sorellina Swede uccide due teppisti. Imprigionato in attesa della sentenza, Davy riesce a scappare e diventa così oggetto di una caccia all’uomo. Anche Jeremy, insieme a Reuben e Swede, parte alla ricerca di Davy nel tentativo di arrivare a lui prima della polizia. Nel corso del viaggio attraverso il cuore delle foreste del Minnesota e del Nord Dakota la famiglia Land incontrerà strani personaggi che la aiuteranno nella ricerca e Jeremy mostrerà tutta la forza del proprio amore verso i suoi figli compiendo quelli che agli occhi di Reuben non sono altro che miracoli.

Caratterizzato da un senso di umanità straordinario e da una incredibile capacità di rappresentare il rapporto tra uomo e natura e tra uomo e Dio, La pace come un fiume si colloca di diritto, per unanime riconoscimento di critica e pubblico, tra i grandi romanzi della letteratura americana come Huckleberry Finn e Il buio oltre la siepe. Hollywood ha acquisito i diritti cinematografici del romanzo.

«Un romanzo di straordinaria bellezza»
Frank McCourt

«Un romanzo meraviglioso sulla fede, i miracoli e la famiglia che è, davvero, semplicemente miracoloso»
Publishers Weekly

LA PACE COME UN FIUME – RECENSIONI

 

Giuseppe Culicchia, TTL – LA STAMPA
– 01/02/2003

 

Adolescenti d’America sospesi tra la vita e la morte

 

Raccontare il mondo, o almeno una parte di esso, attraverso gli occhi dei ragazzini. Nella letteratura americana, a cominciare dai personaggi di Mark Twain, i precedenti si sprecano. Subito vengono in mente certi racconti di Hemingway e naturalmente il giovane Caufield di Salinger e il Roth di Portnoy e perfino il Chinaski adolescente che Bukowski mette in scena in Panino al prosciutto, fino ai recenti Via da casa di Farrelly e Vernon God Little dell’australiano (ma americano di confine) D.B. Pierre. Proprio dall’America arrivano ora due altri romanzi, Amabili resti di Alice Sebold e La pace come un fiume di Leif Enger, entrambi affidati alla voce di protagonisti poco più che bambini. E sia Alice Sebold sia Leif Enger si propongono di esplorare, ciascuno a modo suo, il confine tra la vita e la morte.
In Amabili resti la voce narrante è quella di Susie Salmon, quattordicenne stuprata e fatta a pezzi dal vicino di casa signor Harvey, costruttore di case per bambole e serial killer. Susie prende per mano il lettore proprio a cominciare da quel 6 dicembre 1973, giorno in cui tornando a casa da scuola viene prima attirata nella trappola preparata appositamente per lei da quell’uomo apparentemente rispettabile e poi uccisa. La studentessa dai capelli color “castano topo” vede ogni cosa della porzione di Cielo dov’è finita e da cui ci parla, e di tanto in tanto torna sulla Terra sotto forma di fantasma. Lì per lì ci si domanda fino a che punto il gioco reggerà, ma per una volta la quarta di copertina non mente. Perché se l’effetto è davvero “straniante”, pagina dopo pagina il romanzo convince sempre più. Alice Sebold infatti governa la storia dandole i caratteri del giallo e dosando con cura i momenti di tensione, e però riesce anche a suscitare commozione autentica senza mai cadere nel patetico. Susie parla di sé, del padre che istintivamente sente di aver individuato nel vicino di casa il colpevole ma che non può provarlo (cosa che diventerà la sua ossessione), della madre che a un tratto non ce la fa più a interpretare il ruolo di madre, della sorella Lindsay che da minore diventa maggiore vivendo tutta una serie di emozioni e di esperienze a lei precluse per sempre, del fratello Buckley destinato a crescere in un famiglia fatalmente distrutta dal dolore, della nonna Lynn non di rado adorabilmente ubriaca, in apparenza fragile ma in realtà fortissima, e poi dei suoi compagni di scuola, dell’ipersensibile Ruth che “sente” lo spirito dell’amica scomparsa, e della sua prima cotta per Ray Singh, un coetaneo arrivato dritto dall’affascinante lontana e multirazziale Londra nella piccola comunità Wasp e subito sospettato dell’omicidio. Il tutto, con le parole di una ragazzina della sua età: e dunque con una tenerezza e uno stupore e un’allegria e una tristezza da un lato impossibili agli adulti (che, incapaci di accettare la morte dei cari, reagiscono a essa con la volontà di vendetta o con la fuga) e dall’altro assolutamente credibili, tanto che della voce dell’autrice pare non esserci traccia. Perché Alice Sebold non si limita a nascondersi alla perfezione dietro la sua Susie, ma ha l’umiltà di mettersi davvero al suo servizio evitando con cura di fare bella mostra di sé. Caso abbastanza raro, soprattutto considerato che si tratta di un romanzo d’esordio (baciato negli Usa da meritata fortuna).
Reuben Land, il protagonista undicenne di La pace come un fiume, racconta invece la sua storia a posteriori, in veste di sopravvissuto. Insieme con il padre Jeremiah, alquanto male in arnese, e la sorellina Swede, appena ottenne ma già scrittrice, si ritrova un giorno a cercare di raggiungere il fratello maggiore Davy, fuggito come Butch Cassidy nelle Badlands dopo aver commesso per legittima difesa un duplice omicidio, prima che questi venga catturato dall’Fbi. Reuben, allevato dal padre (che l’ha salvato quando, venuto al mondo senz’aria nei polmoni, l’ha costretto miracolosamente a respirare), sfoggia un impressionante bagaglio di storie di pirati e di eroi dell’epopea western. E tra le innumerevoli citazioni sparse nel libro si trova veramente di tutto, dall’agenzia Pinkerton a Voltaire all’Isola del Tesoro passando per Zorro, il Vecchio Testamento e Mickey Spillane. Forse un po’ troppo, per un ragazzino di quell’età e la sua sorellina. L’amore dell’autore per i grandi spazi americani e la nostalgia per la Frontiera sgorgano da ogni capitolo fino alla conclusione in puro stile John Ford della vicenda, e anche qui al cospetto della morte entra in scena il soprannaturale, perché papà Jeremiah ripeterà in ultimo il miracolo prodotto alla nascita del figlio. Come se a Ovest della Fede Assoluta e senza punti interrogativi si potesse fare i conti con quella che Hemingway chiamava “l’eterna Puta” soltanto attraverso l’ingenuità (molto spesso apparente) dei ragazzini, i soli ancora capaci di credere sul serio in un qualche Paradiso.
Detto questo, La pace come un fiume scorre con grande perizia. Proprio come Amabili resti, che però oltre a ciò emoziona davvero.

 

Gianfranco Ravasi, AVVENIRE
– 18/11/2003

 

Il Miracolo

 

I miracoli veri danno fastidio alla gente, come quegli strani improvvisi malesseri sconosciuti alla letteratura medica. Essi confutano ogni legge da cui noi bravi cittadini traiamo conforto…Io credo di essere stato salvato per diventare un testimone e, in quanto testimone, fatemi dire che un miracolo non è una cosa carina, è piuttosto un colpo di spada.
Reuben Land era nato con una grave disfunzione polmonare. Suo padre, una sorta di “profeta” americano, lo aveva guarito pronunciando con fede, su di lui queste parole: ” Reuben Land, in nome del Dio vivente, ti sto dicendo di respirare”. Guarito, Reuben partirà con la famiglia per un viaggio-pellegrinaggio lungo le sterminate distese degli Stati Uniti. E’ questa la trama scheletrica del romanzo La pace come un fiume del giovane scrittore americano Leif Enger (ed. Fazi). Ho scelto una frase di Reuben, il “miracolato”, non tanto per avallare o esaltare una religiosità “miracolaristica”, ma per ricordare che il vero miracolo è quello che ti trasforma in testimone, proprio come dice il protagonista.
E’ “il colpo di spada” che taglia i legami con la superficialità, le abitudini, le comodità, oltre naturalmente al peccato. La via di Damasco di Paolo è emblematica ed è vero miracolo che egli riceve. Non per nulla i Vangeli non amano chiamare i miracoli “prodigi”, bensì “atti di potenza” (divina) o “segni” che ti spingono a guardare più in là, più in alto, e ad andare oltre. E’ per questo che nei santuari si presentano rarissimi miracoli-prodigi, ma immenso è il numero dei miracoli-segni che cambiano la vita. Abbiamo tutti bisogno di questi doni divini e forse molti devono confessare di averli ricevuti e anche trascurati.

 

Antonio Monda, LA REPUBBLICA
– 11/05/2003

 

I ricordi un po’ epici

 

La pace è come un fiume, annuncia il titolo del romanzo d’esordio di Leif Enger, ma le vicende raccontate nel libro sono ambientate principalmente all’interno di praterie sconfinate, nelle quali i protagonisti cercano di sfuggire all’assurdità della vita. Il più celebre debutto americano degli ultimi anni esce in Italia presso Fazi (pagg. 370, euro 16.50) preceduto dall’annuncio di un imminente adattamento cinematografico e da una lunga serie di recensioni osannanti: Publisher’s weekly lo ha definito “meraviglioso e miracoloso”, Time lo ha inserito tra i cinque migliori libri dell’anno, mentre il San Francisco Chronicle ha dichiarato che “ci ricorda il motivo fondamentale per cui si leggono romanzi: per entrare in un mondo descritto vividamente e con amore, per perdersi nella storia, nel linguaggio e nella bellezza, per assaporare quello che vorremmo non avesse fine pur sapendo che Leif Enger deve finire”.
I pregi di questo romanzo che ha conquistato uno status di culto sono evidenti sin dalle prime pagine segnate dall’epica del ricordo, ma i motivi del sorprendente successo sono da individuare soprattutto in una riproposizione in chiave mistica di archetipi classici della grande narrativa americana. Enger affronta una serie di problematiche morali di stampo melvilliano come la presenza ineluttabile del male e l’abnegazione di fronte alle missioni impossibili, optando per uno stile che privilegia lo sguardo della giovinezza; da un punto di vista strutturale il libro è simile ad Hunckleberry Finn, ma sono evidenti anche suggestioni cinematografiche, prima tra tutte Badlands di Terrence Malick.
La vicenda è raccontata in prima persona da Reuben Land, un uomo sofferente d’asma che narra la drammatica avventura dell’infanzia che ne ha segnato l’intera esistenza. La sua famiglia, composta da un padre dalla religiosità assoluta e implacabile, una sorella dalla fantasia visionaria ed un fratello impetuoso e carnale di nome Davy, viene sconvolta quando quest’ultimo uccide due ceffi che tentano di violentare la sua ragazza. Quando Davy riesce ad evadere dalla prigione nella quale è stato rinchiuso, l’intera famiglia si mette sulle sue tracce nelle praterie del Nord Dakota, cercando di raggiungerlo prima dell’Fbi.
Con un ritmo da ballata western, Enger narra il viaggio di crescita di un ragazzino che scopre quanto sia duro uscire dall’età dell’innocenza, e sente di provare sin da allora un’inspiegabile, ma insopprimibile nostalgia dell’infinito. Sotto l’apparente semplicità, e all’interno di una serie di riferimenti colti, che vanno da Stevenson all’Antico Testamento, La pace come un fiume nasconde una serie di interrogativi morali legati principalmente alla complessità dei protagonisti: il patriarca Jeremiah è in grado di compiere gesta miracolose, ma non fa nulla per guarire il figlio dall’asma congenita, mentre Davy appare in egual misura un ribelle auto-distruttivo ed un personaggio dotato di una purezza malinconica. La vicenda, ambientata principalmente in Minnesota, revoca un’epoca in cui era possibile ritrovare se stessi perdendosi all’interno di un paese senza confini. Enger sa bene che un itinerario del genere è spirituale prima che geografico, ma riesce a comunicare il rimpianto per un mondo sognato, e a trasformare in un anelito epico le avventure di una famiglia disonorata e di un ragazzino malato.

 

Andrea Monda, RAI LIBRO
– 28/04/2003

 

Famiglia, religione e terra nel romanzo di Leif Enger

 


Una saga familiare ambientata nella selvaggia ed essenziale natura delle praterie statunitensi.

“Fatemi dire qualcosa sulla parola miracolo.. la gente ha paura dei miracoli perché ha paura di essere cambiata, per quanto anche ignorare i miracoli ci cambi… Fatemi dire che un miracolo non è una cosa carina, è piuttosto un colpo di spada”.

La pace come un fiume è un romanzo che oggi si potrebbe definire politicamente scorretto: osa parlare di argomenti come Dio, i miracoli, la forza della fede, della preghiera e della famiglia e riesce a farlo con levità e arte.
Ma procediamo per gradi. Prima di tutto, la storia (è questo, peraltro, l’insegnamento del romanzo: la storia, il racconto è ciò che conta). Il luogo: il Minnesota. Il tempo: i primi anni ’60. Dalle note di copertina scopriamo che Enger è nato in Minnesota proprio nel 1960. Viene da pensare all’America di quei tempi, una paese ancora assorto in un’”età dell’innocenza”, che ancora non aveva conosciuto l’orrore di un giovane presidente ucciso in diretta TV e di una guerra assurda quanto violenta come quella del Vietnam. Viene da pensare a personaggi “mitici” come Bob Dylan, anche lui un ragazzo del Minnesota ricco di freddo e di miniere di ferro, un giovanotto che, chitarra in spalla, nemmeno diciottenne, se ne va di casa per raggiungere a New York il miraggio dell’American Dream. Anche Davy, il fratello sedicenne di Reuben, se ne va di casa ma non per inseguire un sogno ma perché inseguito da un incubo: per difendere l’onore della sua ragazza e della sua casa egli ha ucciso due ragazzi del paese. Il processo sembra procedere verso la condanna di Davy il quale però, prima della sentenza, evade di prigione e fugge. Il romanzo da qui diventa una storia on the road dove la natura, selvaggia e immacolata, è protagonista quanto e più dei personaggi: le dure Badlands del Nord Dakota, lungo il confine del Canada, offrono una cornice quanto mai suggestiva per una vera e propria caccia all’uomo in cui Reuben e i suoi cercano Davy mentre la polizia insegue Reuben e tutta la famiglia Land pur di arrestare il fuggitivo. Sarà Reuben ad incontrare Davy alla fine di questo viaggio che è ovviamente anche un percorso di iniziazione per il giovanissimo protagonista. Nel finale, ricco di colpi di scena, con tanto di amore e morte, emergerà il vero “cuore” del romanzo: il rapporto tra Reuben e il padre Jeremiah.
Da oltre oceano il libro di Leif Enger arriva dopo aver mietuto un grande successo di critica e di pubblico e bisogna dare atto alla casa editrice Fazi per aver colto nel segno: si tratta di uno dei romanzi più intelligenti e interessanti degli ultimi anni, non solo nella vasta produzione nordamericana. Questo romanzo è imperniato su alcuni temi “forti”: la famiglia e la dimensione religiosa raccontati all’interno di una storia attraversata da un profondo respiro epico. E’ una storia che ha al centro la terra, la terra americana, come rivela anche il nome dei protagonisti (Land).
La pace come un fiume è infatti una saga familiare, un cammino on the road di una famiglia americana nella selvaggia ed essenziale natura delle praterie statunitensi. Viene in mente Furore di Steinbeck, soprattutto nella famosa trasposizione cinematografica di John Ford; leggendo Enger sembra di assistere ad una visione dei grandi film western del grande regista irlandese di cui quest’anno ricorrono i trent’anni dalla morte.
La dimensione religiosa emerge prepotentemente nel tema portante della storia cioè il rapporto tra Reuben e suo padre Jeremiah. Già il nome di quest’ultimo evoca al lettore l’atmosfera del Vecchio Testamento e il suo ingresso nella scena è già prepotentemente “biblico”: appena nato, il piccolo Reuben non riesce a respirare ed è ormai considerato perduto dai medici, quand’ecco che irrompe Jeremiah, afferra il figlio e pronuncia queste parole: “Reuben Land, in nome del Dio vivente ti sto dicendo di respirare”. Il resto del romanzo è lo sviluppo di quest’incipit. Reuben, salvato da papà Jeremiah all’inizio della sua esistenza sarà il fedele e privilegiato testimone della vita “miracolosa” del padre, agli occhi del figlio un nuovo Mosè mediatore tra la volontà di Dio e gli uomini e, soprattutto, artefice di diversi “colpi di spada”. E un colpo di spada finisce per essere, in effetti, questo romanzo di avventura così “pesante”, negli argomenti scelti ma così leggero nello stile da far scomodare tranquillamente i nomi di Stevenson e Twain.
“Compresi cosa voleva dirmi ma, come fa spesso la verità, riuscì solo a trafiggermi”, così dice Reuben nel libro e così alla fine pensa il lettore di questo bel libro che “trafigge”, trafigge per la sua grande verità o, se vogliamo, per l’unica verità che conta in letteratura, la Bellezza.

 

Annabella d’Avino, IL MESSAGGERO
– 18/02/2003

 

Leif Enger, respirare la vita a pieni polmoni

 

 

Un ragazzino di undici anni è l’io narrante di La pace come un fiume, romanzo d’esordio di Leif Enger (nella foto), che nel 2001 è stato uno dei libri di maggior successo in America. «Seducente e incantevole», lo ha definito Frank McCourt e seduce davvero la voce di Reuben, affetto dalla nascita da una grave forma di asma, che ha un unico grande desiderio: un paio di buoni polmoni e l’aria per riempirli. Se la madre lo ha messo al mondo, il padre Jeremiah lo “costringe” a restarci e lo salva dalla morte imponendogli di respirare in nome di Dio. Quest’uomo forte nelle avversità, dignitoso davanti alle ingiustizie, fascinoso narratore di storie, diventa così per il figlio un eroe capace di fare miracoli con la sua fede dolce e assoluta.
La tranquillità viene spezzata da una tragedia quando il fratello maggiore Davy uccide due teppisti che lo minacciano e scappa durante il processo. La famiglia decide di mettersi alla sua ricerca in una partita di astuzia contro i federali che lo inseguono. Comincia così un lungo viaggio dal Minnesota alle terre gelide, selvagge, del Nord Dakota, che si trasforma per Reuben in un percorso di crescita psicologica ed emotiva fra pericoli e avventure. Probabilmente ci sono molti motivi autobiografici (l’autore è nato nel Minnesota dove vive in una fattoria) in questo racconto poetico che riflette con ironia, e insieme con una grazia struggente, sulla forza della famiglia, la magia dell’amore, l’incanto della fede nel “miracolo” dell’esistenza.

 

Titti Marrone, IL MATTINO
– 06/02/2003

 

Maratona di lettura per la pace

 

 

In un modo o nell’altro, quando si è vicini alla pazzia della guerra si è molto attenti ai libri. Lo notava Leo Löwenthal ne I roghi dei libri, e con dolore spiegava come i nemici di pensieri e giudizi critici possano accendere falò di odio alti come quelli arsi in Germania nella «notte dei cristalli». Ma oggi, nel nostro tempo di nuovo vicino alla pazzia della guerra, siamo in grado di dare qui un’ottima notizia raccontando di un’attenzione per i libri del tutto diversa. O, per meglio dire, di una cerimonia collettiva insolita, pensata per domani alle porte di Napoli, a Pomigliano D’Arco.
Non è un festival fastoso o un premio letterario alla moda, ma una lettura pubblica fatta da anziani e ragazzi, studenti e casalinghe, vescovi e amministratori comunali: 170 persone in tutto, tra Pomigliano e il limitrofo comune di Castello di Cisterna, si riuniranno per ventiquattr’ore a leggere un libro e parlare di pace. Leggeranno alternandosi, due pagine a testa, e leggeranno per se stessi e per chi andrà a sentirli nel padiglione di vetro e cristallo della villa Comunale dove, volendo, come spiega il sindaco Michele Caiazzo, «ci stanno anche centinaia di persone». Cominceranno domani mattina alle 10,30 e andranno avanti per ventiquattr’ore, fino alle 10,30 di sabato. Sarà una vera maratona, con al centro La pace come un fiume di Leif Enger pubblicato in Italia nel 2001 dall’editore Fazi. Il romanzone ha 370 pagine ed ha avuto un gran successo negli States: è l’epopea da nuova frontiera di una famiglia di farmer dominata dal carisma di un padre capace, agli occhi del figlioletto asmatico, di miracoli come guarirlo dalla malattia che gli consuma i polmoni. Nella storia spunta il solito eroe made in Usa, ed è quando il fratello maggiore, per difendersi, si fa giustizia da solo ammazzando due teppisti. «E a questo punto, noi accosteremo alla lettura del libro un brano del Vangelo secondo Matteo, tratto dal Discorso del Monte», spiega Antonio Sposìto, membro del Llyon’s di Castello di Cisterna, il Club cui è venuta l’idea. Piaciuta anche al vescovo di Nola Beniamino Depalma, tant’è che sarà anche lui tra i lettori della maratona, come il magistrato Giovanni Carleo e il sacerdote Ginetto De Simone. Così, insieme, i 170 lettori faranno riflettere almeno i loro concittadini. Può sembrare poco, visto che avviene nel nostro ininfluente angolo di mondo. Invece a noi sembra tanto se qualcuno sa ancora usare i libri per dire la follia di un mondo soverchiato dalla logica dell’«occhio per occhio».

 

Giampiero Cinque, IL GIORNALE DI SICILIA
– 13/12/2002

 

La pace come un fiume

 

Prendere una boccata d’aria qualche volta è complicato. Reuben è nato con una congestione polmonare, ma è bastato un comando dal padre – “In nome del Dio vivente ti sto dicendo di respirare” – a risanare il piccolo. Reuben cresce tra l’immagine di un padre taumaturgo e racconti favolosi finché l’inseguimento del fratello Davy, fuggito dopo un duplice omicidio, non cambia la sua vita. Al suo primo romanzo, il quarantunenne Leif Enger riprende alcuni miti americani – l’infanzia magica, gli spazi sconfinati – e ne fa materia per un romanzo di grande maturità.

 

IL GAZZETTINO
– 15/12/2002

 

Un romanzo straordinario

 

“La pace come un fiume”, romanzo di esordio di Leif Enger, è uno di quei rari libri che ci fanno capire e ricordare davvero perché si scrivono e si leggono i romanzi. Acclamato al suo apparire in America come una vera e propria rivelazione, un’opera quasi miracolosa, “La pace come un fiume” è insieme una straordinaria storia familiare, il racconto di un viaggio avventuroso e una profonda e toccante meditazioe sulla forza dell’amoire e della fede nella vita di ogni giorno. Cresciuto senza madre tra storie di cowboy e pirati, lunghissimi inverni e piccole gioie in un paese del Minnesota nei primi anni Sessanta, l’undicenne Reuben Land, voce narrante del romanzo, non ha alcun dubbio che i miracoli avvengono per aiutarci o darci dei segni su quello che è giusto fare.

 

Sergio Pent, L’UNITÀ
– 06/12/2002

 

I miracoli accadono anche nel North Dakota

 

Ogni storia nasce dall’incontro della memoria con l’esperienza, dalle suggestioni più remote del mito umano aggiornate alle esigenze del cuore di chi le sta vivendo, anche solo per proporle come testimonianza, illusione, registrazione d’eventi che ciascuno trasfigura sulle proprie necessità, creando lo spazio aperto di tutti i romanzi possibili.
Molte prove interessanti hanno varcato l’Atlantico in questo autunno: non c’è ancora traccia dei probabili narratori post-Twin Towers, ma assistiamo invece a un ritorno – una ricerca – del grande romanzo americano. Foer, Whitehead, Carter, nomi nuovi che attraversano l’impegno letterario con l’intento assoluto di chi scrive anche per testimoniare una presenza, non solo per restare a galla nei salotti. Certo, non scrittori senza sangue. Il filo conduttore che partì dalla frontiera di Fenimore Cooper per arrivare ai deliri commossi di LeRoy e Foer, si trova involtolato all’indietro in un romanzo classico e moderno al tempo stesso, dove l’epica dei grandi spazi aperti si congiunge a una tensione psicologica dai toni involontariamente new age, ma senza scadere nel populismo a buon mercato del vendutissimo Coelho , la Vanna Marchi della narrativa di consumo.
La pace come un fiume è l’esordio di un autore quarantenne che vive in una fattoria del Minnesota, e ci auguriamo che continui a farlo – Jim Harrison insegna – per mantenere intatta la sua istintiva genuinità “rurale”, quella dell’uomo che sa ancora trarre dalla natura e dalla voce dei sentimenti i suggerimenti per vivere. “Fatene quello che volete”, come sentenzia sovente il piccolo narratore, l’undicenne Reuben Land, che scrive la sua storia da un presente morbido e nostalgico, in cui tutto è già avvenuto, compiuto e concluso tra l’autunno e l’inverno gelido di anni remoti, il 1962 e quello successivo. Ora Reuben è un uomo sereno che respira e si gode anche i ricordi: respira, ed è il bene più grande per uno nato senza aria nei polmoni, “miracolato” dalla voce di un padre – Jeremiah – che diverrà il punto di riferimento della sua vita con quelle sue manifestazioni quasi magicamente sovrannaturali in grado di decidere il suo destino e quello della famiglia Land. Una famiglia di provincia in un’America ancora indenne dalle rivoluzioni emancipatrici, una famigli assenza madre – fuggita in preda alla delusione per un marito rinunciatario – in cui il fratello maggiore Davy – sedicenne – e la favolosa, matura sorellina Swede conducono in porto comunque una bella vita di serenità affettiva. Tutto crolla allorché Davy uccide – con fredda determinazione – due teppisti che stanno minacciando la sua piccola tribù. Qui comincia – e finisce, volendo – la spinta ispiratrice del romanzo, che è una ricerca avvolgente, magica, del fratello “grande” fuggito negli spazi aperti del North Dakota. Jeremiah e gli altri due figli partono per quella terra sconfinata, cercando di trovare Davy prima della polizia. Ma davy diventa man mano l’eroe sfuggente e irraggiungibile, sia per reuben che per la sorella Swede – donna in miniatura che scrive in diretta il suo poema di frontiera sul cavaliere Sundown diventato bandito per onore – mentre scivolano pagine bellissime sul paesaggio inerte di un inverno d’aria gelida e pura, di neve e di silenzio. Nel loro viaggio accadono quegli strani “miracoli” che Reuben vede – forse – con l’occhio ingenuo dell’amore totale: il padre che cammina sull’aria o moltiplica il volume di una misera zuppa, atti che scorrono senza stonature nella completa magia affettiva della storia, che è quella di un’educazione alla vita attraverso l’amore e il dolore, in quel territorio neutro in cui tutto assume una luce di fede e di speranza, come accade subito prima di crescere. La cronaca commossa di questa ricerca diventa l’esilio in cui tutti dovranno vivere, ma il romanzo è al tempo stesso un apologo familiare e un racconto onirico, un testo basato sulla potenza dell’amore e un omaggio all’America dei grandi spazi, dove forse anche i miracoli possono accadere. Comunque sia, nella sua generosa diversità, è un libro vero e intenso che suggerisce le giuste emozioni senza forzature, ma con la semplice pulsione dei sentimenti filtrati dagli occhi di un ragazzo che impara prima a sognare e poi a vivere.

 

Luigi La Rosa, ORIZZONTI
– 14/12/2002

 

La pace come un fiume

 

 

La pace come un fiume è una delle più belle novità in uscita per casa Fazi. Un romanzo struggente, che segna un esordio fresco e visionario, e che consacra il nome del suo autore, il trentanovenne Leif Enger, come uno dei migliori narratori della sua generazione. Arriva in Italia proprio in queste settimane, nella bella traduzione di Laura Pugno.

In un’atmosfera fiabesca, a metà tra cronaca di formazione e diario intimo, la storia che lo scrittore americano regala al lettore armonizza al suo interno sentimenti come passione, sacrificio, scoperta, libertà, rabbia, senso di colpa e sete di giustizia. Protagonista centrale del libro, il giovane Reuben Land, eroe undicenne alle prese con la circumnavigazione del reale e delle numerose difficoltà del crescere.

A far da sfondo alle sue vicende, i freddissimi inverni del Minnesota, dentro i quali una famiglia composta dal babbo Jeremiah, dalla sorella Swede e dal fratello Davy attraversa una drammatica epopea prima di ricongiungersi faticosamente alla legge a alla società. Il tutto incomincia quando il fratello Davy, per difendere la piccola Swede dalle violenze di due delinquenti del luogo, spara quei colpi di fucile uccidendoli sul colpo. Il lettore avverte qui un momento di silenziosa impotenza, in cui gli eventi si arrestano sulla filigrana della pagina, dopo del quale si intuisce la clamorosa svolta della vicenda.

Ha inizio il calvario di un processo assolutamente poco credibile, che costringe l’imputato a una fuga improvvisata attraverso le montagne. Niente può fermare la corsa di Davy, così come niente metterà un freno all’inseguimento da parte del fratello e della sua famiglia, nel disperante tentativo di salvargli la vita, in attesa che le cose tornino come un tempo. E’ una storia assai dolorosa, assai inquietante, che non abbandona tuttavia la sua tensione al sogno e alla divagazione.

Il romanzo ha dei ritmi e dei tagli narrativi efficaci, potenti, e instaura un ritmo di lettura che non consente alcun distacco dalla scrittura pressoché fluviale di Enger. Fin dall’incipit, la narrazione impone risonanze di chiara matrice fiabesca. E’ infatti l’io narrante fin troppo epico, fin troppo poetico, per convincerci della sua ordinarietà: “Sin dal mio primo respiro in questo mondo, tutto ciò che ho sempre voluto sono un buon paio di polmoni e l’aria per riempirli – qualcosa di scontato, potreste ritenere, per un neonato del ventesimo secolo. Pensate al vostro primo respiro: un vento sconvolgente che con estrema facilità vi si infila giù per i polmoni, mentre voi siete ancora lì che vi rigirate nelle mani del medico. Che urlo avete fatto! Non avevate in mente altro che la colazione, e stava per arrivare. Quando nacqui io, da Helen e Jeremiah Land, nel 1951, i miei polmoni rifiutarono di dare il calcio d’avvio.”

Il tono della prosa è leggermente ironico, ma questo non sottrae affatto potere, fascino, immaginazione alle cifre del dettato e dell’affabulazione. Bello, ad esempio il personaggio della sorella, poeta in erba alle prese con la scrittura di accattivanti avventure western. O il fratello perseguitato dalla legge: in questo giovane sopraffatto dal senso della vendetta c’è un tratto di virilità imperiosa, che s’impone prestissimo tra le fila di tutta la vicenda.

Leif Enger, che vive nel Minnesota insieme alla famiglia, è senza dubbio uno dei migliori nuovi scrittori americani dei nostri giorni. Il suo libro si fa leggere tutto d’un fiato, ma con la richiesta di continui ritorni, di rimandi premurosi al già detto, nel dubbio che le emozioni della scrittura possano offrire ancora ulteriori segreti o fulminanti rivelazioni. Frank McCourt ha definito questo romanzo: “Seducente e incantevole, un romanzo che fa rabbrividire di piacere”. Come fare, onestamente, a contraddire un simile giudizio?

 

 

Marco Dellantonio , LETTERA.COM
– 13/12/2002

 

La pace come un fiume: corri, ragazzo, corri.

 

La pace come un fiume: corri, ragazzo, corri.
E troveremo il nostro Davy sano e vivo
Alla fine di questo percorso furtivo?
E potranno le nostre preghiere rubare
Nostro fratello, e farlo tornare?

Per inquadrare La pace come un fiume sono stati scomodati i pesi massimi della letteratura statunitense: Twain, Faulkner e giù fino a Cormac McCarthy. Paragone prematuro, probabilmente, ma è comunque indubbio che questo sia l’universo di riferimento. L’epica americana dei fuorilegge alla Butch Cassidy, delle posse che si gettano al loro inseguimento, il soprannaturale di provincia da funzione battista. Buoni per i bambini, direte voi, e forse Enger non la pensa tanto diversamente. La pace è una storia di bambini di età variabile tra i sei ed i settant’anni in grado di respirare, malgrado gli anni ’60 in cui la vicenda è collocata, un’aria antica, anti moderna. Un libro singolare quindi, che si muove in una direzione piuttosto atipica nel contesto della letteratura USA degli ultimi anni, e lo fa in modo molto promettente.

 

 

Stefano Manferlotti, IL VENERDÌ DI REPUBBLICA
– 13/12/2002

 

Una famiglia in fuga nell’Eden d’America

 

“Sin dal primo respiro in questo mondo, tutto ciò che ho sempre voluto sono un buon paio di polmoni e l’aria per riempirli”. Inizio della vita e incipit del racconto vanno così a coincidere nel romanzo d’esordio di Leif Enger, nativo del Minnesota. Una fame d’aria che già dalla prima pagina diviene voglia di esistere, di riempirsi di tutto ciò che spira dal mondo. Il narratore è un bambino di undici anni, Reuben Land, che vive col padre Jeremiah, sognatore a tempo pieno, il fratello maggiore Davy e la sorellina Swede: una vita serena, finché Davy, per difendere la piccola, uccide due teppisti. Incarcerato, riesce a evadere, fuggendo verso le zone più impervie del North Dakota. Il resto della famiglia si muove subito alla sua ricerca, dando inizio a un viaggio parallelo che, come avviene spesso nella letteratura americana, è desiderio di rinvenire senso nelle cose e in se stessi. Panorami incontaminati, acque intatte, le mille voci di una terra quasi edenica, danno forza a questo viaggio che pare compiersi sotto l’occhio di un Dio benevolo, vicino. Jeremiah addirittura compie miracoli, che però appaiono non solo naturali ma necessari perché Enger li fa scaturire dalla bellezza stessa del creato e da un amore per gli uomini che non si flette di fronte a nulla.

 

Monica Capuani, IO DONNA – IL CORRIERE DELLA SERA
– 02/11/2002

 

Un romanzo vecchia maniera dagli USA

 

In tempi di iincertezza prebellica, quando la palma dell’eroe americano oscilla tra il sempre esterrefatto presidente Bush e il marziale segretario di Stato Rice, La pace come un fiume è una manna. Romanzo all’antica, rievoca gli spazi sconfinati, la poesia della frontiera, la fragranza casalinga delle ciambelle glassate secondo la ricetta di famiglia. Poco importa che l’eroe americano qui, sia nato nel ’51. Il tempo, a volte, è concetto relativo. Reuben, undicenne asmatico del Minnesota, vive con un padre perfetto in odore di santità, la sorellina che scrive poemi western e s’è sostituita alla mamma fedifraga e il primogenito senza macchia né paura che, per amor di giustizia, fa fuori a fucilate due furfanti. All’inseguimento del fratello “perduto”, la bizzarra famigliola parte per il North Dakota, che oltre ai paesaggi di ghiaccio riserva incontri emozionanti, visioni folgoranti, miracoli che hanno la qualità del quotidiano in un inedito realismo magico made in Usa. Il libro in patria ha avuto enorme successo, ma Enger continua a vivere con moglie e figli in una fattoria del Minnesota dove scorrono latte e miele. E dove certo non c’è tv: il cipiglio dei nuovi eroi avrebbe informato il farmer naif che il paese è cambiato.

 

Patrizia Tagliamonte, TV RADIOCORRIERE
– 12/11/2002

 

I più consigliati

 

Splendido romanzo per il quarantenne scrittore che per tratto ed inventiva sembra già un “habitué” della scrittura. Voce narrante e protagonista del libro è Reuben Land (alter ego dello scrittore, come lui nato in un piccolo paese del Minnesota nei primi anni Sessanta) un undicenne convinto che il padre abbia dei poteri divini. Da cosa gli viene questa idea? Dall’essere stato egli stesso, sofferente di una grave forma di asma, come miracolato dal padre, che lo ha “obbligato” a respirare quando era ormai clinicamente morto; nulla potrà fare però, quello stesso padre, nella tragedia del fratello di Reuben…

 

Marina Mattioni, DONNA
– 02/11/2002

 

OPERA PRIMA

 

Epico, picaresco, commovente: un romanzo raccontato in prima persona da un undicenne, nella tradizione americana di Huck Finn e “Il buio oltre la siepe”. L’avventura di un bidello dalla fede assoluta e miracolosa e i suoi tre figli: la piccola, che scrive poesie western, il ragazzino, voce narrante che unisce ingenuità e profondità, e il maggiore, assassino per autodifesa, evaso dalla prigione. Libro-debutto di uno sconosciuto, negli Usa ha avuto un successo strepitoso.

 

Marilia Piccone, STRADANOVE
– 20/11/2002

 

I miracoli esistono

 

REUBEN,11 ANNI. E’ LUI CHE HA VISTO, LA NOTTE CHE SUO FRATELLO DAVY, 16 ANNI, HA UCCISO DUE TEPPISTELLI CHE ERANO ENTRATI IN CASA LORO.
E’ lui che, in tribunale – ah, voler sembrare un adulto! – si lascia scappare la frase che segnerˆ la condanna di Davy. Davy finisce in prigione, e poi evade. E qui inizia la storia “on the road” di questo bellissimo primo romanzo dello scrittore americano Leif Enger. PerchZ tutta la famiglia, il padre Jeremiah, Reuben e la piccola Swede di 8 anni, monta in macchina e parte, alla ricerca di Davy.
Diciamolo subito, una famiglia straordinaria. Per Reuben, che racconta la storia, il papˆ ? quasi onnipotente, fa i miracoli, come Dio. E se, dopo tutto, i miracoli sono negli occhi e nel cuore di chi li vede, pu˜ anche essere vero. Se ? l’ amore che fa i miracoli, pu˜ essere vero che ? stato Jeremiah che ha “fatto” respirare Reuben appena nato, e che ha continuato a fare una serie di piccoli miracoli per questi figli che ha cresciuto da solo. Bambini dei primi anni ’60, in un’epoca prima del consumismo, quando il massimo della felicitˆ, per Swede che compie gli anni, ? ricevere in regalo una macchina da scrivere, di quelle grosse e nere, una sella da cavallo, anche se non c’ ? nessun cavallo, e un libro sul Far West.
Giˆ, perchZ il Far West e il romanzi di Zane Grey sono la passione di Swede e lei scrive ballate che hanno per protagonista l’ eroe Sunny Sundown che lotta contro il malvagio Valdez. E, mentre viaggiano in cerca di Davy, Swede legge ad alta voce a Reuben i versi che lei continua a scrivere, in modo che si crea una storia dentro la storia. L’eroe Sunny ha qualcosa di Davy e il cattivo assume le caratteristiche dell’agente del FBI che ? pure lui sulle tracce di suo fratello. Quando poi nella vita di Jeremiah e dei ragazzi appare Roxanna, anche Sunny Sundown incontra una donna che “aveva giurato di passare con lui/ tutta la vita fino agli anni bui.”
La lealtˆ di Swede e di Reuben verso il fratello non vacilla mai e non si rendono conto che il padre ha un’altra motivazione nella ricerca di Davy. Loro due hanno giustificato l’ assassinio e assolto il fratello. Jeremiah no, lui deve far capire al figlio che nessuno pu˜ farsi giustizia da solo. In uno scenario di nevi invernali, mentre la famiglia ha trovato rifugio nella casa accogliente di Roxanna – la figura materna che i bambini non hanno mai conosciuto e per cui sarebbero disposti anche a dimenticarsi di Davy – la vicenda della fuga di Davy diventa sempre pi? simile ad una delle storie del Far West che piacciono tanto a Swede, fino alla conclusione, quando la vita di altri ? a rischio e Jeremiah compie il suo ultimo miracolo.
Attraverso gli occhi e la voce di Reuben, con rara immediatezza e freschezza, una storia sulla famiglia, sulla forza e sulla capacitˆ salvifica dell’ amore. Un libro che ha qualcosa di “miracoloso”.

Marilia Piccone  18-11-2002

 

di DARIO OLIVERO, REPUBBLICA.IT
– 16/10/2002

 

Debuttanti di talento

 

Ecco i romanzi d’esordio di Enger e Foer acclamati dalla critica
le affascinanti storie di due viaggi diversissimi ma in fondo uguali

Debuttanti di talento
di DARIO OLIVERO

DUE scrittori americani esordienti. Uno di trenta e l’altro di vent’anni. Entrambi accolti da una critica entusiasta. Entrambi nei loro libri parlano di una ricerca nella propria famiglia. Entrambi, alla fine, qualcosa trovano. Le analogie raccontabili finiscono qui. Poi ci sono le altre, quelle a bassa intensità. I due autori sono Leif Enger, 31 anni. Ha scritto La pace come un fiume (Fazi, 16,50 euro). E Jonathan Safran Foer, 25 anni, che ha scritto Ogni cosa è illuminata (Guanda, 14,50 euro).
Il protagonista del libro di Enger è un ragazzino che si chiama Reuben, nato con una malformazione ai polmoni. Il medico ne attesta la morte appena nato, il padre prega dio con tanta intensità da riportarlo in vita. I polmoni malandati di Reuben saranno sempre i suoi compagni inseparabili come la sua visione del mondo basata sul fatto, per lui e solo per lui incontestabile, che il padre faccia miracoli.
Reuben non ha la madre. Ha una sorella minore che scrive racconti di avventure western e un fratello maggiore che si mette nei guai ed è costretto a scappare. Padre, sorella e Reuben si mettono in viaggio per andarlo a cercare. Fedeli al motto che guida la famiglia: “Noi e il mondo, figli miei, saremo sempre in guerra. La ritirata è impossibile. Prendete le armi”.
Cercano un fratello fuggiasco in tre. Partendo da presupposti diversi: la fede del padre, la poesia della sorella. E per Reuben l’esigenza di conciliare il miracolo con la fantasia, il padre onnipotente con la dura realtà, il bisogno e l’euforia di raggiungere la meta, euforia pericolosa per chi vive con la paura di non poter respirare.
Jonathan Safran Foer non è solo il nome dell’autore di Ogni cosa è illuminata, è anche quello del protagonista del romanzo. Ebreo americano, come l’autore, cerca in Ucraina le origini della sua famiglia. Per farlo si affida a una particolare agenzia che si chiama “Viaggi e tradizione” specializzata nel soddisfare questo genere di esigenze.
Safran viaggia insieme ad Alexander, ucraino che vuole andare in America e che parla un inglese che dà l’idea che è un ragazzo che se la caverà sempre e in ogni situazione. E viaggia insieme al nonno di Alexander, che guida l’auto pur avendo un cagnolino per ciechi. Il viaggio, come il romanzo, si moltiplica. C’è la storia della ricerca raccontata da Alexander con quel linguaggio che si arrampica nelle parafrasi e incardinata nelle sue aspirazioni, sogni di fuga e frustrazioni familiari. C’è la storia della ricerca in posti che non esistono più perché distrutti dai nazisti. E c’è la storia che si inventa il Safran protagonista sulle origini della sua famiglia ormai perse nel mito.
La ricerca di Foer è più complessa di quella di Enger per evidenti motivi biografici e culturali. E’ un romanzo a più strati e codici. Si parla delle 613 tristezze che aveva elencato la bis-bis-bisnonna e del buffo che “è l’unico modo veritiero di raccontare una storia triste”. Si parla dei fraintendimenti continui tra i protagonisti dovuti all’ostacolo linguistico. C’è il ricordo delle stragi naziste e di come villaggi interi siano stati inghiottiti nel nulla. Ci sono zingari, fiumi che separano gli ebrei dagli umani, pulsioni sessuali incontenibili, ricerca dell’amore, paura della menzogna. Tutte le cose che accompagnano una ricerca. Quelle cose a bassa intensità che accomunano due giovani scrittori alle prese con il viaggio dentro alla famiglia.

 

Mirella Serri, LA STAMPA
– 27/08/2002

 

Miracolo americano

 

 

Salutato dalla critica americana come il classico del nuovo millennio, “La pace è come un fiume” dello scrittore Leif Enger, è stato scelto da Amazon come il migliore libro in assoluto pubblicato negli States nel 2001. Tradotto in 12 paesi adesso esce in Italia da Fazi editore. Mica male per un esordiente. Alla sua prima prova letteraria, Enger, racconta con straordinaria abilità le avventure del piccolo Reuben Land che è l’unico a credere che suo padre – abbandonato dalla moglie e considerato dagli abitanti del piccolo paese del Minnesota dove abitano un sognatore fallito – è dotato di poteri ultraterreni e che riesce a fare dei veri e propri miracoli. Caratterizzato da una grande capacità di rappresentare il rapporto tra uomo e natura questo libro è uno dei migliori prodotti new age americani. Hollywood ha già messo gli occhi sul romanzo ed è pronta a farne un film.

 

ESPRESSO ONLINE
– 29/08/2002

 

La pace é come un fiume

 


“Di grinta ce ne hanno tanta, le creature del libro d’esordio del quarantunenne Leif Enger, La pace come un fiume (Fazi editore, anche questo in uscita a settembre). Scrittore di gialli sotto pseudonimo, Enger, per via del profilo eccezionale del suo protagonista, Reuben Land, moderno Oliver Twist, è stato indicato dalla più grande libreria virtuale, Amazon, come uno dei migliori romanzieri dell’anno. Un vero miracolo il successo ottenuto da questo libro pubblicato quasi in sordina e senza nessuna pubblicità dalla Atlantic Monthly Press e che deve la sua affermazione solo al passa parola dei lettori. E il libro parla, non è un caso, proprio di miracoli: infatti Enger, da vero Paulo Coehlo del Minnesota, tratteggia la figura di Jeremiah Land, padre straordinario che alleva tutto solo tre figli sempre con il sorriso sulle labbra anche se è fallito come medico e viene licenziato dal suo lavoro di custode scolastico. Un padre che, quando il suo maggiore decide di farsi giustizia con le sue mani, fa fuori un paio di giovani stupratori di sua sorella ed è costretto alla fuga, mette in atto la sua capacità più straordinaria, quella di lievitare in aria e di compiere prodigi vari. E così si attraversano boschi e foreste ancora intatti (siamo negli anni ’50) mentre questi nuovi poveri sanno ricavare ossigeno ed energie costruendosi un personale “Favoloso mondo di Amélie” di marca anglosassone…Dalle peregrinazioni di Enger ai viaggi europei di Foer il passo è breve, il romanzo americano dei più giovani cerca una nuova frontiera, a colpi di miracoli oppure di viaggi nel passato”.

 

 

MARIE CLAIRE
– 01/10/2002

 

La pace come un fiume

 

Minnesota, anni Sessanta. Reuben Land ha undici anni e vive con il padre Jeremy, il fratello maggiore Davy e la sorellina Swede. Reuben è l’unico a credere che il padre, considerato da tutti un sognatore fallito abbandonato dalla moglie, sia capace di sovvertire le leggi della natura e fare miracoli. Una fiducia che gli sarà preziosa: quando il fratello, imprigionato per l’uccisione di due teppisti, riesce a fuggire, nel paese si scatena una caccia all’uomo, e per salvarlo servirà più di un miracolo… Amazon l’ha scelto come miglior romanzo americano del 2001, Hollywood ne ha comprato i diritti, Frank McCourt ne ha parlato come di un libro “di straordinaria bellezza”. Fidatevi, e basta.

 

Cristina De Stefano, ELLE
– 23/09/2002

 

La Pace come un fiume

 

Titolo e copertina sono molto belli, e quello che c’è dietro lo é ancora di più. Una storia che non ha molto senso riassumere perché é fatta di atmosfere e parole, di paesaggi e di poesia più che di avvenimenti, che ci sono ma finiscono per sembrare quasi secondari rispetto alla luce che l’investe.
La voce narrante é quella di Reuben, 11 anni e un paio di polmoni malati, l’ambiente é quello dell’America profonda degli anni sessanta, con il giusto pizzico di West dato dai racconti serali della sorellina, Swede, che vuole scrivere la saga di un fuorilegge leggendario. Ci riuscirà, in effetti, perché lei e Reuben si ritroveranno tutti e due, con il loro indimenticabile padre che crede nel signore e per questo sa fare miracoli, a percorrere con gli Stati Uniti con una Plymouth Station Wagon verde e una roulotte alla ricerca di Davy, il fratello maggiore, in fuga dalla giustizia per aver difeso la famiglia da due balordi.
Un pò libro on the road,un pò romanzo poliziesco, un pò saga familiare, non sta in realtà bene dietro nessuna etichetta perché é qualcosa di assolutamente nuovo: pieno di grazia e di coraggio.

 

 

Come è nato il romanzo.

 

Leif Enger non pensava affatto alla pubblicazione quando cominciò a scrivere La pace come un fiume: negli anni Novanta, quando ancora era reporter per la Minnesota Public Radio aveva scritto una serie di gialli insieme a suo fratello Linn, sotto lo pseudonimo, L.L.Enger:
“Era una di quelle imprese da mercenari da cui alla fine si esce a mani vuote. Quasi nessuno li lesse e non ricevettero grande attenzione né ci pagarono molto. In ogni caso ci siamo divertiti molto a scriverli, e per me è stato un ottimo apprendistato”.
Per questo, quando cominciò a scrivere La pace come un fiume, sei anni fa, Enger aveva abbandonato ogni sogno di gloria letteraria. “Pensai che, visto che avevo già provato a scrivere cose che vendessero, ero finalmente libero di scrivere qualcosa da leggere solo a mia moglie e ai miei figli. Quando finivo una scena li chiamavo e gliela leggevo, e se non li faceva ridere o non provocava in loro qualche forte reazione, sapevo che dovevo riscriverla. L’unica cosa che volevo fare, e che penso di essere riuscito a fare, era di metterci dentro tutto quello che amo. Non ci pensavo proprio a scrivere per pubblicare, finché, quando ero già oltre la metà, mi resi conto che il libro avrebbe avuto una fine”.
Quando la Grove/Atlantic decise di pubblicarlo, mandò, come di consueto, una copia pilota ai librai, pensando di fare una prima stampa di 20,000 copie. Contro ogni previsione però, i librai impazzirono letteralmente per il romanzo di Enger, e subissarono la casa editrice di ordini. La prima stampa, esaurita nel giro di due settimane, fu di 150,000 copie. Nel giro di un mese, il romanzo era in tutte le classifiche dei libri più venduti e, soltanto in hardcover, ha superato di molto le 300,000 copie. Amazon lo ha segnalato come il miglior romanzo in assoluto dell’anno. Gli viene conferito il Book Sense Book of the Year Award.
A fine agosto è uscito in paperback ed è subito salito in cima alle classifiche.

La voce narrante de La pace come un fiume è quella di Reuben Land, un bambino di undici anni afflitto da una grave forma di asma.
“Quando cominciai a scrivere il libro, mio figlio stava lottando con una terribile asma. Doveva proprio lottare per respirare. Io e Robin eravamo terrorizzati. Non capivamo cosa gli stesse succedendo. Non sapevamo come curarlo. Non sapevamo come prevenire gli attacchi. Come genitore, vorresti fare un miracolo. Vorresti prendere il posto di tuo figlio, se potessi. Fondamentalmente, volevo capire cosa lui stesse attraversando e in qualche modo volevo trasferire nel libro il mio desiderio che guarisse. All’inizio sapevo solo che l’io narrante era un asmatico e suo padre era uno che faceva miracoli”.

Così è nato La pace come un fiume. Davy, fratello maggiore di Reuben,resta coinvolto in una faida con due bulli di paese. Accusato e processato per il loro omicidio, scappa a cavallo per luoghi sconosciuti. Reuben, suo padre e la sorellina Swede si mettono in viaggio con un camper per trovare il fuorilegge Davy Land. Al fianco di suo padre e attraverso le foreste del Nord Dakota, Reuben apprende il significato del sacrificio, della redenzione e della fede.

La sorellina di Reuben, Swede, è un personaggio indimenticabile, paragonata a Scout de Il buio oltre la siepe e a Phoebe de Il giovane Holden, compone dei divertentissimi versi su un eroico cowboy del Far West, Sunny Sundown.
“Quella parte è stata facilissima da scrivere”, dice Enger, i cui ricordi d’infanzia sono legati a lunghi pomeriggi d’estate a vagare per i boschi e i campi vicino alla sua casa di Osakis, Minnesota, con i suoi fratelli maggiori. “Sono un po’ come Reuben, ci metto un po’ a elaborare le cose, non sono uno rapido nelle mie scelte. Ma amo le persone veloci e brillanti come Swede”.
E aggiunge, “Che Swede fosse una poetessa e scrivesse doppiette sui cowboy è stata una scelta quasi obbligata: sono cresciuto ascoltando le storie di Robert Service, autore della grande “sourdough poetry”, La Ballata di Dan McGrew, La Ballata di Bill il Blasfemo e la Ballata del Cocktail col verme. E poi c’è stato Robert Louis Stevenson. Mamma ci leggeva a ripetizione L’isola del tesoro, ogni anno, prima ancora che io fossi grande abbastanza per capirlo. Stevenson mi confondeva, però mi piaceva moltissimo. Impazzivo per i suoi giochi di parole. Per il suo linguaggio. Era uno scrittore straordinariamente contemporaneo per la sua epoca; era avanti a tutti. È il mio scrittore preferito di tutti i tempi. Adoro le sue poesie, le sue storie di avventura, il suo tipo di narrativa morale”.

Enger descrive poi uno di quei momenti inaspettati in cui l’opportunità creativa si presenta a un autore:
“Ero alla ventesima pagina del manoscritto e ci stavo lavorando, una mattina presto, quando mio figlio John, il più piccolo, si è svegliato ed è venuto da me zampettando, in pigiama. “Come va, pa’?”, mi ha chiesto. “Va abbastanza bene”, gli ho risposto io. “Ci hai già messo i cowboy?”, mi ha chiesto. “No, non ancora. Ma è una gran bella idea. Pensi che dovrei metterceli?”. “Sì!”, ha detto lui. “Be’, se mi dai un bel nome, ci metto dentro un cowboy”, gli ho detto. E lui: “Sunny Sundown”. Così, senza esitazione. Sunny Sundown. Pareva che ci stesse pensando da un po’, a Sunny. E giusto giusto ero a un punto del libro in cui ce lo potevo fare entrare molto bene. Prima di sera avevo già scritto le prime strofe di Sunny e da lì ho continuato senza più guardarmi indietro.

Ed è così che sono nati un cowboy, una poetessa e un romanzo di rara bellezza.

 

 

 

Alcuni commenti a La pace come un fiume

 

 

La pace come un fiume è uno straordinario romanzo d’esordio, che ti si avvicina di soppiatto alle spalle, come un sussurro, e che ti scalda come una coperta imbottita nell’inverno del Nord Dakota. Un romanzo sulla fede, i miracoli e la famiglia che è, infine, miracoloso”.
“Publisher’s Weekly” (starred review)

La pace come un fiume è il più bello dei regali, un libro davvero grandioso, in cui il lettore si immerge con assoluto piacere. Magico”.
Rick Bass

La pace come un fiume ci ricorda il motivo fondamentale per cui si leggono romanzi: per entrare in un mondo descritto vividamente, con amore, per perdersi nella storia, nel linguaggio e nella bellezza, per assaporare quel che vorremmo non avesse fine pur sapendo che deve”.
San Francisco Chronicle

La pace come un fiume trascende ogni limite di credo e genere letterario grazie alla sua vasta, sagace umanità… Siamo di fronte a qualcosa di magico, niente di più potente della prosa di Leif Enger”.
Dan Cryer, “Newsday”

“Libri come questo non se ne trovano spesso. La pace come un fiume tratta il tema della perdita dell’innocenza americana, la fede e la fascinazione nei miracoli, l’insistenza sulla bontà degli uomini al di là della legge”.
Los Angeles Times Book Review

“Enger cattura con grande umorismo il romance dei Western dime-store; la frontiera è ancora aperta… Il paesaggio brullo, ghiacciato, viene riscaldato da una varietà di personaggi sia saggi sia sciocchi, le cui mitiche avventure sono narrate in modo ricco e dettagliato”.
Time Out New York

“Un romanzo seducente e incantevole, che fa rabbrividire di piacere”.
Frank McCourt

“La prima cosa che i lettori apprezzeranno del meraviglioso romanzo di Enger è il linguaggio. Le sue frasi limpide sono scritte con la chiarezza e la ricchezza cui ambiscono i poeti… Enger dimostra una comprensione profonda della natura umana”.
Booklist

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
La pace come un fiume
Collana:
Numero Collana:
59
Pagine:
369
Codice isbn:
9788881123575
Prezzo in libreria:
€ 17,00
Data Pubblicazione:
27-09-2002

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Così giovane, bello e coraggioso

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