Fay Weldon

Le peggiori paure

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Traduzione di Maurizio Bar­tocci

Alexandra Ludd, attrice e donna affermata, è appena diventata vedova. In sua assenza, un infarto le ha tolto il suo bene più caro, lasciandola in un dolore che presto si trasforma in indagine, al limite tra il delirio e la farsa, sui costumi di vita del defunto. Accenni di indizi e mezze parole nel giro di pochi giorni si concretizzano in verità che sovvertono ogni angolo del suo mondo di donna, di madre e di artista. Nel turbinio di figure che eventi come questi richiamano (la madre, le amiche, le colleghe, ma anche i mariti delle altre, i colleghi, gli amici, un quasi amante), complicità e competizioni femminili sono messe a nudo in un continuo confronto di incomunicabilità con il fragile, ambiguo universo maschile. Ma, paradossalmente, il muro della morte si può modificare in un grande trampolino per la vita. Un libro rosa eppure estremo, esagerato. Una scrittura che si muove con sicurezza sul sottile discrimine fra tragedia e ironia, e che sembra seguire, più che costruire, attimo per attimo, la trasformazione della protagonista dall’umiliazione alla vendetta: Le peggiori paure tiene avvinto il lettore, spiazzandolo e coinvolgendolo in un crescendo di colpi di scena e di rivelazioni inaspettate.

LE PEGGIORI PAURE – RECENSIONI

Isabella Bossi Fedrigotti, ANNA
– 26/11/2002

 

Tra rosa e nero

 

Ieri femminista combattiva. Oggi dalla parte degli uomini. La “diavolessa” della letteratura inglese non rinuncia alla polemica. E spiega come ha imparato a usare l’ironia per salvarsi dai suoi mariti.

Fay Weldon è una signora inglese sui 70 anni, ironica, forte, saggia e solare come può esserlo chi conosce a fondo la vita. Fra le più note scrittrici (e sceneggiatrici) inglesi, da noi si è fatta conoscere quasi 20 anni fa con il sarcastico e irresistibile Vita e amori di una diavolessa, poi diventato un film, She Devil, con Meryl Streep e Roseanne Barr. Da allora si sono aggiunti Polaris, Forza vitale, Le amiche del cuore, Giù tra le donne, via via fino all’ultimo, sorprendente e crudele Le peggiori paure. Tutti successi che hanno consacrato la notorietà di un’autrice che secondo i colleghi inglesi, non ha mai brillato per modestia.
Ad Anna racconta un’altra verità: “Ancora oggi mi sorprendo a domandarmi: ‘E se fossi un bluff?’. Probabilmente è per questo che, quando scrivo in veste di critico, non stronco mai un libro. Se non mi piace, lo lascio perdere”.
Insicurezze o no, Fay Weldon è una donna che conosce davvero la vita. E non ha paura di raccontarla: lo fa nell’ampia e divertente autobiografia Auto da Fay appena uscita in Inghilterra dove, fra vicissitudini, miseria, lavori di ogni tipo (ha fatto persino l’entraineuse), dolori (molti), mariti (3), figli (4) e nipoti (8), sfoggia tante e tali esperienze da far impallidire le protagoniste dei suoi romanzi. Riguardo al numero dei matrimoni, non si risparmia l’autoironia: “Sì, ho avuto un po’ di problemi con gli uomini. Dal primo marito sono letteralmente scappata una notte, con il bambino in braccio, per non tornare più. Gli era venuta l’idea di ‘prestarmi’ ad alcuni suoi amici: non in cambio di soldi, ma di racconti dettagliati…”.
“Dal secondo, Weldon, un antiquario, ha avuto 3 figli e il nome di penna. È durata 30 anni: alla lunga non ha sopportato la mia fama né, soprattutto, che guadagnassi più di lui. Adesso ho imparato: se in una rivista c’è un servizio su di me, strappo le pagine prima di portarla a casa, dal mio terzo marito Fox. Che comunque sapeva a che cosa andava incontro, visto che mi ha sposata quand’ero già famosa”.


GLI ANNI PIU’ DURI
Fay Weldon conosce i rischi della celebrità anche fuori casa. L’ultima polemica risale all’anno scorso, quando, dietro adeguato compenso, ha accettato di scrivere un romanzo con l’obbligo di nominare la gioielleria Bulgari almeno una dozzina di volte. Una di queste è in copertina, nel titolo The Bulgari connection
Nata in Nuova Zelanda, figlia di agiati intellettuali inglesi, i problemi di Fay cominciano con la separazione dei genitori e la decisione della madre di tornare a Londra con le due figlie. È il dopoguerra, e la città è stata messa in ginocchio dai bombardamenti. Sono 15 anni durissimi, con continui compromessi per tirare avanti: Fay, ad esempio, ragazza madre, pur di sopravvivere si sposa con un semisconosciuto.

Adesso, nella quiete della sua casa di campagna fuori Londra e dall’alto dei diritti d’autore di una carriera come caustica e godibilissima enfant terrible della letteratura inglese, Weldon può dire che difficoltà e sofferenze giovano allo scrittore “perché lo portano a comprendere la vita vera e quindi a raccontarla meglio”. Viene da chiederle come faccia ora che la vita è diventata decisamente più facile. Lei ammicca con spirito: “Ho comunque da combattere sempre, anche se in altro modo: contro le stroncature, ad esempio, che non mancano mai. Sulle prime m’infurio, insorgo, mi dico che non hanno capito niente. Poi mi calmo, mi consolo pensando che non si può scrivere per tutti e piacere a tutti”.

Ma la quiete dura poco, in un tipo come Fay. Sempre in prima linea, sempre controcorrente, femminista quando le altre non lo erano, oggi che è postfemminista polemizza con le donne che ancora non lo sono. “Mi viene un attacco allergico quando sento i luoghi comuni ‘politicamente corretti’ dei commentatori tv e della stampa femminile!”. A ben vedere, anche i suoi romanzi, quasi tutti “femminili”, alcuni femministi e comunque ironici, sotto sotto rivelano un cuore tenero nei confronti degli uomini. Ha cominciato a rivelarsi con un atteggiamento da mamma indulgente che ha comprensione per le loro stupidaggini; ora la complicità è evidente. Le donne, ex vittime innocenti;, sono diventate vittime colpevoli.
“L’universo femminile, per quel che vedo qui in Inghilterra, sta tirando molto la corda. Le ragazze vorrebbero che i fidanzati assomigliassero alle amiche, che chiacchierassero con loro allo stesso modo, che commentassero film e libri con lo stesso spirito. E, se appena si divertono meno che con le ragazze, li mollano su due piedi. Non hanno ancora capito che i maschi guardano, leggono sì, ma non commentano: è il testosterone a farli agire invece di sognare”. Donne ‘colpevoli’, quindi? “Va detto che gli uomini si sono comportati male per secoli”, spiega Weldon. “Hanno smesso di farlo solo quando le loro compagne hanno cominciato a lavorare creando le condizioni per piantarli e andare via. A quel punto hanno pensato bene di darsi una regolata. Ora, però, sono le donne che si comportano male, e smetteranno solo quando si renderanno conto che rischiano di restare sole”. Speriamo non ci vogliano secoli. “Anzi”, ribatte, “sono fiduciosa: tempo una ventina d’anni e i rapporti si riequilibreranno. In fondo basta imparare a non pretendere che l’altro parli la nostra lingua”.

Maria Vittoria Vittori, GIOIA
– 01/11/2002

 

Attente alle migliori amiche

 

Fay Weldon è proprio come la immagini leggendo i suoi romanzi: storie di donne che, a dispetto dei colpi bassi della vita, e di quelli che loro stesse si scambiano, mantengono la gioia di vivere. In lei, settantenne dalla pelle luminosa e dallo sguardo divertito, questa gioia è ben visibile. Di questa prolifica autrice inglese, venticinque libri all’attivo, tracui She devil, divenuto un film di successo con Meryl Streep, è uscito recentemente Le peggioir paure, storia tragicomica di Alexandra, moglie e madre felice, attrice teatrale, che vede crollare le sue certezze scoprendo che l’adorato marito è morto nel talamo coniugale con una delle sue amiche, mentre lei era in scena a Londra.
IN molti suoi romanzi ci sono amiche che poi tanto amiche non sono…
E’ sempre molto complicato il rapporto tra donne. Spesso sono sia amiche che nemiche. In particolare, in questa storia i rapporti sono molto ambivalenti: le amiche di Alexandra vogliono che sia felice e nello stesso tempo la giudicano e pensano che sia una cattiva moglie e una cattiva madre.
E lo è, una cattiva madre?
Siamo tutte delle cattive madri, perché abbiamo comunque il desiderio di vivere la nostra vita. E’ nella natura dei figli, invece, possederti e distruggerti.
Lei come se l’è cavata, con quattro figli?
Come una cattiva madre! Ma i miei figli sembrano piuttosto felici e mi piace credere che mi amino. Il segreto è forse quello di essere una persona scherzosa, gioiosa. Se tu ti godi la vita, anche i tuoi figli se la godono.
E’ appena uscita in Inghilterra la sua autobiografia, che ha il provocatorio titolo di “Auto da Fay”. Suona come autodafé, la sentenza dell’Inquisizione…
Si chiama così perché racconta cose che non ho mai detto, cose che nessuno sapeva. E’ la confessione della mia vita. Ma nonostante le abbia confessate, mi bruciano lo stesso…

Antonella Fiori, D DI REPUBBLICA
– 26/10/2002

 

Tre domande a Fay Weldon

 

 

Fay Weldon, autrice di Le peggiori paure (Fazi), dagli anni ’60 è una delle voci più anticonformiste della letteratura inglese. A Londra è appena uscita la sua autobiografia, Auto da fay.
Nel suo ultimo libro la protagonista, Alexandra, un’attrice bella e famosa, scopre, dopo la morte del marito, che la sua vita era basata su una serie di menzogne. Lei lo dice con molta ironia: ma le donne di successo rischiano così tanto nella vita privata?
Il problema nella vita è aver tempo di occuparsi di tutto. Alle donne come Alexandra consiglierei di tenere sempre gli occhi aperti, di non voler vivere a tutti i costi sogni che non esistono, come quello dell’amore assoluto del proprio marito. Soprattutto quando si è impegnate a coltivare la propria carriera.
È stata accusata di antifemminismo, per questo.
Sì, mi hanno dipinto come una ragazza cattiva. Ma è innegabile che gli uomini sono stati messi sotto da un certo tipo di donna. Si sono sentiti svalutati e ciò ha creato molti problemi nei rapporti tra i sessi.
Nella sua autobiografia gli uomini però sono cattivi.
Io sono nata nel ’33, era molto tempo fa. In mezzo c’è stato il femminismo. La rivoluzione ha avuto successo, molte cose sono state risolte, ma la realtà continua a cambiare. Non bisogna sedersi sugli allori.

Mario Fortunato, L’ESPRESSO
– 05/09/2002

 

Le peggiori paure

 

Considerato dalla critica il miglior romanzo della scrittrice inglese, “Le peggiori paure” è la storia di Alexandra, giovane donna bella, attrice teatrale ammirata, sposa e madre felice, che una sera, mentre è appunto su un palcoscenico londinese, vede andare in frantumi la propria esistenza. Che cosa è accaduto? Ned, il marito premuroso e pieno di attenzioni, è morto all’improvviso. Con lui sembra tramontare ogni possibile normalità. Il libro (tradotto da Maurizio Bartocci) è scritto nello stile nervoso e crudele tipico della narratrice. E tiene viva l’attenzione del lettore fino all’ultima riga.

Tony K. Verdura, LA GAZZETTA DEL SUD
– 08/10/2002

 

Adesso le donne amano soffrire

 

«Le donne amano soffrire e non sono per nulla più sensibili o carine degli uomini»: esordisce così, a sorpresa, Fay Weldon, scrittrice inglese di 70 anni ironica e di successo, molto amata dalle lettrici di tutto il mondo, in Italia per presentare il suo romanzo “Le peggiori paure”, appena pubblicato da Fazi (pp. 218 – Euro 14). Una storia di donne perdenti, specie la protagonista, attrice di successo, ma incapace di guardare la realtà che la sommerge e la stende a terra, dopo la morte del marito Ned, con cui credeva di avere un ottimo rapporto, il quale invece era andato a letto con tutte le sue amiche, e anzi ha avuto un colpo proprio mentre era in casa propria con una di esse. «Alexandra è bella, ha classe, ha una casa elegante, ha un marito intellettuale che fa il critico teatrale, per certi versi è fortunata e anche per questo le altre donne fanno in modo di farla soffrire», spiega sempre la Weldon. «Lei è come fosse cieca davanti agli altri, non entra in relazione. Del resto, se non fosse stata così cieca, quel suo rapporto amoroso col marito non sarebbe nemmeno esistito». Romanzi sulle donne e il mondo femminile, come quelli della Weldon, nota in particolare per “Le amiche del cuore”, sempre in linea col proverbio «dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio», e il libro da cui fu tratto il film “She, Devil”, trattano inevitabilmente dei rapporti con l’altro sesso su cui la scrittrice ha idee ben precise, anche se dette sempre con un’aria divertita e ironica: «Quando si vuole approfondire una relazione, andarne a vedere ragioni e difetti, si finisce per distruggerla. A quel modo non si riesce ad avere alcun rapporto duraturo. La psicanalisi, in questo senso, porta ad esaurire i rapporti, li viviseziona, e tramuta il sentimento in raziocinio. Ci vuole un po’ di cecità per stare insieme, l’amore, come si dice non a caso, è appunto cieco». Alexandra, alla fine darà fuoco alla casa, in una sorta di falò liberatorio, dopo il quale però pare tornare a vivere esattamente come prima. E la Weldon tira fuori un’altra sorpresa: «La storia di “Le peggiori paure” è la mia, la ho vissuta io stessa e tentai anche di dare fuoco alla casa, riuscendo a bruciare però solo il caminetto. Ancora oggi, quando mi capita di passarvi davanti e la vedo lì ancora intatta, mi indispettisco proprio. Un romanzo scritto sei, sette anni fa, autobiografico, che avrei voluto dimenticare e non avevo mai riletto. Ora questa uscita della traduzione in italiano mi ha costretto a riaffrontarlo. Anche io non vedevo nulla della realtà del mio matrimonio e la vita mi pareva senza forma. Scrivere il libro mi è servito proprio a prendere coscienza della forma precisa, vera delle cose». Vedremo come tratta questi episodi nella sua autobiografia, appena uscita in Inghilterra con l’ironico titolo “Auto da Fay”. «Le peggiori paure» è scritto tutto a brevi paragrafi, con spazi bianchi tra l’uno e l’altro, come a affrontare un particolare per volta «forse anche per prenderne meglio le distanze – spiega l’autrice – Certe volte invece scrivo pagine tutte piene, fitte fitte. Sono due diversi modi di comunicare e tentar di persuadere: uno tende a soverchiare il lettore, ma non è la maniera più giusta non è detto dia miglior risultato, così lavoro di preferenza sugli spazi bianchi». È in quegli spazi che si libera l’umorismo nero della Weldon, che risuonano le battute inserite nel testo: «Una volta le ho tolte tutte, a posteriori, e quello è il libro che è stato preso con più serietà dalla critica. Ho capito così che l’umorismo serve a rendere i miei libri meno vendibili e a evitare la mia eventuale immortalità come autrice».

Massimo Sebastiani, LA SICILIA
– 12/10/2002

 

“Le donne amano soffrire”

 

«Le donne amano soffrire e non sono per nulla più sensibili o carine degli uomini»: esordisce così, a sorpresa, Fay Weldon, scrittrice inglese di 70 anni ironica e di successo, molto amata dalle lettrici di tutto il mondo, in Italia per presentare il suo romanzo “Le peggiori paure”, appena pubblicato da Fazi (pp. 218 – Euro 14). Una storia di donne perdenti, specie la protagonista, attrice di successo, ma incapace di guardare la realtà che la sommerge e la stende a terra, dopo la morte del marito Ned, con cui credeva di avere un ottimo rapporto, il quale invece era andato a letto con tutte le sue amiche, e anzi ha avuto un colpo proprio mentre era in casa propria con una di esse. «Alexandra è bella, ha classe, ha una casa elegante, ha un marito intellettuale che fa il critico teatrale, per certi versi è fortunata e anche per questo le altre donne fanno in modo di farla soffrire», spiega sempre la Weldon. «Lei è come fosse cieca davanti agli altri, non entra in relazione. Del resto, se non fosse stata così cieca, quel suo rapporto amoroso col marito non sarebbe nemmeno esistito». Romanzi sulle donne e il mondo femminile, come quelli della Weldon, nota in particolare per “Le amiche del cuore”, sempre in linea col proverbio «dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio», e il libro da cui fu tratto il film “She, Devil”, trattano inevitabilmente dei rapporti con l’altro sesso su cui la scrittrice ha idee ben precise, anche se dette sempre con un’aria divertita e ironica: «Quando si vuole approfondire una relazione, andarne a vedere ragioni e difetti, si finisce per distruggerla. A quel modo non si riesce ad avere alcun rapporto duraturo. La psicanalisi, in questo senso, porta ad esaurire i rapporti, li viviseziona, e tramuta il sentimento in raziocinio. Ci vuole un po’ di cecità per stare insieme, l’amore, come si dice non a caso, è appunto cieco». Alexandra, alla fine darà fuoco alla casa, in una sorta di falò liberatorio, dopo il quale però pare tornare a vivere esattamente come prima. E la Weldon tira fuori un’altra sorpresa: «La storia di “Le peggiori paure” è la mia, la ho vissuta io stessa e tentai anche di dare fuoco alla casa, riuscendo a bruciare però solo il caminetto. Ancora oggi, quando mi capita di passarvi davanti e la vedo lì ancora intatta, mi indispettisco proprio. Un romanzo scritto sei, sette anni fa, autobiografico, che avrei voluto dimenticare e non avevo mai riletto. Ora questa uscita della traduzione in italiano mi ha costretto a riaffrontarlo. Anche io non vedevo nulla della realtà del mio matrimonio e la vita mi pareva senza forma. Scrivere il libro mi è servito proprio a prendere coscienza della forma precisa, vera delle cose». Vedremo come tratta questi episodi nella sua autobiografia, appena uscita in Inghilterra con l’ironico titolo “Auto da Fay”. «Le peggiori paure» è scritto tutto a brevi paragrafi, con spazi bianchi tra l’uno e l’altro, come a affrontare un particolare per volta «forse anche per prenderne meglio le distanze – spiega l’autrice – Certe volte invece scrivo pagine tutte piene, fitte fitte. Sono due diversi modi di comunicare e tentar di persuadere: uno tende a soverchiare il lettore, ma non è la maniera più giusta non è detto dia miglior risultato, così lavoro di preferenza sugli spazi bianchi». È in quegli spazi che si libera l’umorismo nero della Weldon, che risuonano le battute inserite nel testo: «Una volta le ho tolte tutte, a posteriori, e quello è il libro che è stato preso con più serietà dalla critica. Ho capito così che l’umorismo serve a rendere i miei libri meno vendibili e a evitare la mia eventuale immortalità come autrice».

Carlo Pagetti, IL MANIFESTO
– 09/10/2002

 

Una diavolessa di nome Fay Weldon

 

Ospite del British Council di Roma, ieri pomeriggio, la scrittrice inglese sarà oggi alla Statale di Milano per incontrare il suo pubblico, nutrito soprattutto da lettrici contagiate dall’irresistibile humour profuso sulle sue storie di intrighi extraconiugali

Autrice tra le più lette e apprezzate in Inghilterra soprattutto dal pubblico femminile, Fay Weldon continua a proporre dalla fine degli anni `60 le sue sarcastiche variazioni narrative sulla subalternità delle donne e sulle angherie di una società maschilista, in cui i vecchi patriarchi vengono man mano sostituiti da ancora più subdoli giovani rampanti. Se la compianta Angela Carter rappresentava nelle sue opere un femminismo denso di umori fantastici e di artifici postmoderni, Weldon, assieme a Beryl Bainbridge, si muove nella sfera di un apparente realismo quotidiano, che si gonfia di sarcasmo e si deforma nei linguaggi del grottesco e della parodia, mettendo a nudo le debolezze dell’uno e dell’altro sesso alle prese con il grigiore dell’esistenza borghese. E’ questa la narrativa del black humour, che le scrittrici britanniche già menzionate, nate negli anni `30, hanno assorbito dalle più anziane Muriel Spark e Iris Murdoch, a conferma del radicamento oltre Manica di una linea sostanzialmente femminista, che molto deve a Virginia Woolf e ad alcune sue contemporanee (non a caso Fay Weldon ha pubblicato anche una biografia di Rebecca West), senza che questo atteggiamento implichi alcuna idealizzazione della condizione femminile. Anzi, le donne di Weldon, come quelle di Bainbridge, sono spesso figure opache, pronte a farsi ingannare, la cui cecità, le cui debolezze interiori fanno parte della rappresentazione di un’esistenza impastata di stereotipi e di ipocrisie. Del resto, Weldon ha lavorato per la televisione e, prima di affermarsi come romanziera, per la pubblicità. Il suo punto di partenza è dunque la critica di un linguaggio edulcorato e fraudolento, di cui le donne sono vittime (ma anche attive promotrici), e che si diffonde nelle soap opera televisive, nelle collane `rosa’, nei tabloid della stampa popolare, dove si possono conciliare un femminismo di pura facciata e il soft porn delle fanciulle nude in terza pagina. Naturalmente, per Weldon, come per Bainbridge (e a questi due nomi bisognerebbe accostare anche quello di Monica Rubens, praticamente sconosciuta in Italia), la strada della consapevolezza e dunque della vendetta, non è mai preclusa alle loro eroine.
Anche il recente Le peggiori paure, efficacemente tradotto da Maurizio Bartocci per l’editore Fazi, conferma la fedeltà sostanziale di Fay Weldon ai suoi temi, riprendendo anzi alcuni spunti da una delle sue opere più famose, Vita e amori di una diavolessa. In quel romanzo, la protagonista, una pacifica casalinga abbandonata dal marito, affascinato da una scrittrice di successo, cambiava a poco a poco identità, acquistando le caratteristiche terrificanti di una she-devil, fino a rinunciare al suo ruolo materno e a identificarsi perfino fisicamente con la rivale. Le peggiori paure propone però una riscrittura (auto)ironica della trama precedente, perché, in questo caso, la donna di successo è la protagonista, Alexandra, un’attrice affermata, non esente da peccatucci e infrazioni alle norme borghesi, mentre la sua rivale (ma in realtà, parodicamente, le rivali si moltiplicano nel corso della narrazione) è una figura minore dello stesso mondo teatrale a cui appartiene Alexandra, apparentemente insignificante e priva di qualunque sex-appeal. Dopo la morte improvvisa del marito Ned Ludd, un critico teatrale studioso di Ibsen che era rimasto `da solo’ nella loro casa di campagna, mentre lei recitava a Londra in Casa di bambola, Alexandra, devastata dal dolore, comincia a mettere assieme una serie di indizi curiosi e sconcertanti, assumendo il ruolo di una vera e propria detective. Scoprirà, via via, che Ned aveva un legame fisso con la `nana’ Lucy Lint, paragonata, con un tocco di sarcasmo letterario, al mostruoso hobbit Gollum di Tolkien, e una serie di amanti occasionali, che andavano dalle più care amiche di famiglia alla bambinaia Theresa, la quale ha trasferito nel proprio domicilio alcune suppellettili preziose di proprietà di Alexandra. In una sarabanda diabolica spuntano un odioso fratello del morto, una ex-moglie vendicativa, un testamento che disconosce qualsiasi diritto ad Alexandra e al figlio. Anche il cane sembra abbandonarla, essendosi affezionato alla devota Lucy, che lo portava a spasso ogni mattina. Del resto, perfino l’attricetta che ha temporaneamente sostituito a teatro Alexandra nella parte di Nora, era una `protetta’ del simpatico Ned. Recitando nuda in una delle scene più importanti, soffierà il posto alla collega; ma non era stata Alexandra per prima ad aver esibito un seno scoperto nella stessa scena? E’ evidente che occuparsi di Ibsen e assumere atteggiamenti emancipati non modifica alcun tradizionale schema maschilista di prevaricazione e di falsificazione all’interno della coppia, ma è ugualmente ovvio che la ribadita supremazia del maschio, padrone di un harem un po’ troppo impegnativo (e infatti il buon Ned crepa di infarto quando viene scoperto da Lucy assieme a un’altra amante), poggia su una ragnatela di complicità e di perfidie femminili, che obbligano Alexandra a interrogarsi sull’esistenza tutta, non solo sulla sua vita di coppia. In questo senso, Le peggiori paure propone un approfondimento psicologico maggiore, rispetto ad altre opere della scrittrice britannica. Infatti, Alexandra giunge a paragonarsi a una splendida villa che poggia su palafitte rese instabili dal lavoro segreto di un esercito di termiti: «Termiti provenienti da un vasto assortimento di termitai: Risentimento, Invidia, Gelosia, Lussuria, Ambizione, Cattiveria, Ripicca… » Elaborato in fretta il lutto, Alexandra deve ricostruire una propria identità sulle macerie, ribattendo colpo su colpo, affrontando le «peggiori paure», gli incubi che si sono materializzati nella ricostruzione sconvolgente del suo rapporto con il marito.
Il problema è che in questo percorso non viene solo distrutta l’immagine del marito, ma anche messa in discussione l’alta opinione che Alexandra aveva di sé. Attraverso gli occhi delle rivali e dei loro complici, attraverso le presunte confidenze del marito alle sue amanti, Alexandra ora può scorgere se stessa in un parodico disneyano `specchio delle mie brame’, dove verità e menzogna si sovrappongono a tal punto che lettori e lettrici non sanno più chi sia la stessa Alexandra, forse (nello specchio deformante davanti a cui l’eroina weldoniana è costretta a osservarsi) un’ipocrita che ha sempre chiuso entrambi gli occhi per non vedere, una donna interessata esclusivamente alla sua carriera, un’adultera che aveva un tempo pensato di fuggire con l’amante. Insomma, se gli uomini di Weldon sono destinati all’inferno senza alcuna possibilità di perdono, non è detto che le loro compagne tradite e abbandonate non debbano raggiungerli allo stesso indirizzo. E perché no, dopo tutto, come succede in quello spot pubblicitario dove la bella, pur di tenersi il suo orologio di marca, si dirige decisa verso la porta degli inferi? E’ pur vero che Weldon concede alla sua eroina gli onori di un’uscita spettacolare e la promessa di un trionfale riscatto: distrutto il domicilio dissacrato e sistemati cane e figlioletto (qualcosa del genere succedeva già alla diavolessa del precedente romanzo), Alexandra vola a Hollywood, per recitare accanto a Michael Douglas. E’ l’inizio di una nuova vita? O anche Alexandra si sta arruolando nelle schiere del Maligno? Ma forse, dopotutto, Michael Douglas è molto meglio di un Ned Ludd qualsiasi, e «lasciatemi il mio Briel» è metaforicamente l’unica risposta possibile che Fay Weldon, una autentica ‘moralista’ nella migliore tradizione della satira e del black humour, consente a un universo totalmente mercificato, in cui anche il femminismo borghese rischia di perdere la sua carica originale di protesta e di emancipazione.

L’UNIONE SARDA
– 08/10/2002

 

Le donne perdenti di Fay Weldon

 


«Le donne amano soffrire e non sono per nulla più sensibili o carine degli uomini»: esordisce così, a sorpresa, Fay Weldon, scrittrice inglese di 70 anni ironica e di successo, molto amata dalle lettrici di tutto il mondo, in Italia per presentare il suo romanzo “Le peggiori paure”, appena pubblicato da Fazi (pp. 218 – Euro 14). Una storia di donne perdenti, specie la protagonista, attrice di successo, ma incapace di guardare la realtà che la sommerge e la stende a terra, dopo la morte del marito Ned, con cui credeva di avere un ottimo rapporto, il quale invece era andato a letto con tutte le sue amiche, e anzi ha avuto un colpo proprio mentre era in casa propria con una di esse. «Alexandra è bella, ha classe, ha una casa elegante, ha un marito intellettuale che fa il critico teatrale, per certi versi è fortunata e anche per questo le altre donne fanno in modo di farla soffrire», spiega sempre la Weldon. «Lei è come fosse cieca davanti agli altri, non entra in relazione. Del resto, se non fosse stata così cieca, quel suo rapporto amoroso col marito non sarebbe nemmeno esistito». Romanzi sulle donne e il mondo femminile, come quelli della Weldon, nota in particolare per “Le amiche del cuore”, sempre in linea col proverbio «dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio», e il libro da cui fu tratto il film “She, Devil”, trattano inevitabilmente dei rapporti con l’altro sesso su cui la scrittrice ha idee ben precise, anche se dette sempre con un’aria divertita e ironica: «Quando si vuole approfondire una relazione, andarne a vedere ragioni e difetti, si finisce per distruggerla. A quel modo non si riesce ad avere alcun rapporto duraturo. La psicanalisi, in questo senso, porta ad esaurire i rapporti, li viviseziona, e tramuta il sentimento in raziocinio. Ci vuole un po’ di cecità per stare insieme, l’amore, come si dice non a caso, è appunto cieco». Alexandra, alla fine darà fuoco alla casa, in una sorta di falò liberatorio, dopo il quale però pare tornare a vivere esattamente come prima. E la Weldon tira fuori un’altra sorpresa: «La storia di “Le peggiori paure” è la mia, la ho vissuta io stessa e tentai anche di dare fuoco alla casa, riuscendo a bruciare però solo il caminetto. Ancora oggi, quando mi capita di passarvi davanti e la vedo lì ancora intatta, mi indispettisco proprio. Un romanzo scritto sei, sette anni fa, autobiografico, che avrei voluto dimenticare e non avevo mai riletto. Ora questa uscita della traduzione in italiano mi ha costretto a riaffrontarlo. Anche io non vedevo nulla della realtà del mio matrimonio e la vita mi pareva senza forma. Scrivere il libro mi è servito proprio a prendere coscienza della forma precisa, vera delle cose». Vedremo come tratta questi episodi nella sua autobiografia, appena uscita in Inghilterra con l’ironico titolo “Auto da Fay”. «Le peggiori paure» è scritto tutto a brevi paragrafi, con spazi bianchi tra l’uno e l’altro, come a affrontare un particolare per volta «forse anche per prenderne meglio le distanze – spiega l’autrice – Certe volte invece scrivo pagine tutte piene, fitte fitte. Sono due diversi modi di comunicare e tentar di persuadere: uno tende a soverchiare il lettore, ma non è la maniera più giusta non è detto dia miglior risultato, così lavoro di preferenza sugli spazi bianchi». È in quegli spazi che si libera l’umorismo nero della Weldon, che risuonano le battute inserite nel testo: «Una volta le ho tolte tutte, a posteriori, e quello è il libro che è stato preso con più serietà dalla critica. Ho capito così che l’umorismo serve a rendere i miei libri meno vendibili e a evitare la mia eventuale immortalità come autrice».

Francesco Fantasia, IL MESSAGGERO
– 08/10/2002

 

Colpa del femminismo se l’uomo è diventato un optional

 

 

A buon diritto si è guadagnata il titolo di “enfant terribile” della narrativa inglese. Perché Fay Weldon è davvero una scrittrice da prendere con le molle, uno dei quegli autori che sembra calcare apposta la scena letteraria per eccitare, affascinare, provocare, gettare scompiglio.
Femminista e anti-femminista, progressista e conservatrice, una icona per molti e una spina nel fianco per tanti altri, la Weldon quando può (e cioè quasi sempre) non perde occasione per gettarsi nel fuoco della polemica con un perverso gusto del martirio. Da laburista ha tirato botte da orbi a Tony Blair («Politici come lui passano il tempo a sedurre gli elettori, come una ragazza che si agghinda per rimorchiare un coetaneo»). Da femminista non ha risparmiato critiche al movimento delle donne («Il femminismo è nato come una rivoluzione e si è trasformato in una ortodossia»). E – scandalo – da scrittrice che dovrebbe vivere tutt’al più di diritti d’autore, non si è fatta scrupolo di intascare soldi da Bulgari per citare 36 volte il nome del gioielliere in un suo romanzo. «Certo – dice – gente come me può apparire contraddittoria. Ma io trovo che non ci sia vera virtù nella coerenza».
Lo avrete capito, insomma: lei, Fay Weldon, è il carattere che è. Irriverente, corrosiva, anticonformista. Come i romanzi che scrive, del resto. Con una prosa concisa e tagliente, attraversata da un feroce umorismo, da più di trent’anni la scrittrice inglese mette sotto la lente di ingrandimento i rapporti di coppia, scruta l’eterna guerra dei sessi. E finisce regolarmente per tracciare un referto impietoso dei nostri piccoli paradisi domestici, di cui mostra il lato infernale, soprattutto per le donne. Sotto questo aspetto non fa eccezione nemmeno Le peggiori paure (Fazi, 218 pagine, 14 euro), l’ultimo libro uscito in Italia firmato dalla Weldon. Anche qui c’è una donna bella, felice e famosa. Che con successo fa l’attrice teatrale e ama il marito, un vero marito modello. Ma quando all’improvviso lui muore, e sembra la fine di tutto, in realtà ci troviamo soltanto all’inizio. Perché la protagonista scopre che il marito tanto perfetto non era: andava a letto con tutte le sue amiche e aveva addirittura deciso di vendere, all’insaputa di lei, la casa in cui abitavano.
Verrebbe da dire che in ogni vita si nasconde un intricato mistero e che al peggio non c’è mai fine. Ma per la Weldon le donne non sono soltanto vittime dei brutti colpi che l’esistenza assesta loro: ne sono in qualche modo anche responsabili. «Già – dice la scrittrice inglese, di passaggio a Roma per presentare Le peggiori paure – molto spesso, tutte noi, mogli e madri, siamo incapaci di staccarci dalla piccole sicurezze che le abitudini ci offrono. Siamo magari pronte a tradire la fiducia delle amiche e ad accettare per viltà le pretese di un uomo dominatore». D’altra parte, la Weldon non si stanca di mettere sotto accusa il femminismo che avrebbe finito per produrre uno sgretolamento dell’identità maschile. «Da quando le donne hanno preso il controllo della loro fertilità e del loro denaro, gli uomini vengono ormai considerati degli optional. Soprattutto tra le ragazze dell’ultima generazione c’è un tasso molto alto di aggressività e di spregiudicatezza. Nemmeno si rendono conto di trattare i loro coetanei maschi come un tempo gli uomini trattavano ed umiliavano le donne».
Con alle spalle oltre 20 romanzi pubblicati (da Giù tra le donne a Le amiche del cuore a Polaris), la Weldon ha fatto mille mestieri prima di impugnare la penna per scrivere di tutto, romanzi, sceneggiature, radiodrammi, testi teatrali ed anche saggi d’impronta sociologica. «Lo so, sono un autore prolifico, forse troppo – quasi si giustifica -. Ma il fatto è che c’è così tanto da dire e così poco tempo per dirlo. Il lettore è a caccia di libri che possano spiegare la sua vita: e i romanzieri stanno lì per questo, per dare senso e significato a ciò che prima non ne aveva». Ma secondo lei c’è una vera differenza tra scrittura maschile e scrittura al femminile? «E’ una domanda a cui è difficile rispondere. Posso dirle però che preferisco leggere libri scritti da uomini. Quando mi trovo tra le mani un romanzo firmato da una donna mi viene sempre da chiedermi: ma perché questa qui non la smette di sentirsi vittima del mondo?».

Valentina Pigmei, VIVEREROMA – LA STAMPA
– 08/10/2002

 

Fay Weldon, una scrittrice al ristorante della politica

 


«È la mia terza volta a Roma. Le prime sono stata all’Hotel de Russie», esordisce la signora Weldon, la settantunenne scrittrice inglese comodamente seduta nella hall del Locarno, in via della Penna. Ha i capelli biondi, come molte delle sue eroine, porta un completo nero e decisamente sobrio, ma ha l’aria sorridente e l’allegria graffiante di una ragazzina. Ama gli alberghi belli Fay Weldon, in assoluto la più chiacchierata delle scrittrici anglosassoni. Autrice di She-Devil (da cui il film con Maryl Streep) e di più di 25 romanzi, è approdata domenica sera nella capitale, accompagnata dal marito. «Straordinaria», dice laconica la scrittrice a proposito di Roma. «Io e mio marito abbiamo cenato al Bolognese, con il mio editore italiano, Elido Fazi – racconta la scrittrice – C’era un tavolo di politici di sinistra e poi c’era un altro tavolo con dei politici di destra. Io non li conoscevo, ovvi
amente, mi sono stati indicati. Sia gli uni che gli altri avevano un’aria calcolatamente naïf. Sono tutti uguali, assomigliano a Tony Blair, sono cortesi e hanno un grande savoir-faire. Anche se i politici sono soltanto la seconda classe, prima vengono gli uomini del business».
Detto dalla scrittrice che fece scandalo qualche anno fa con il romanzo The Bulgari Connection per aver accettato una sponsorizzazione da parte della celebre casa italiana, fa un certo effetto. Se si pensa che nel libro i gioielli di Bulgari sono citati ben 36 volte, qualsiasi compenso pare in fondo più che meritato. Di quel romanzo la signora Weldon dice semplicemente che è un «thriller molto divertente» e che spera venga pubblicato in Italia. È invece appena uscito Le peggiori paure (Fazi editore), storia di una donna che dopo la morte del marito scopre una serie inimmaginabile di tradimenti e misfatti del defunto. Un romanzo “femminile”, ma in cui le donne sono grandi traditrici e tremendamente ciniche. Una sorta di manuale di anti-romanticismo: «E´ un romanzo autobiografico. Se non c’è nemmeno una scena d’amore o di sesso è perché nella mia vita non c’era nessun uomo disponibile: mio marito era morto…», scherza Mrs Weldon. E mentre lo dice assomiglia terribilmente ai suoi personaggi.
Nata in Inghilterra e cresciuta in Nuova Zelanda, la scrittrice si è sposata tre volte, ha avuto quattro figli, tutti da uomini diversi, ha lavorato alla radio, alla televisione, ha fatto la pubblicitaria. «Ah, la carriera…
Adesso le donne pensano alla carriera. Mentre è un concetto un po’ artefatto. In fondo si tratta solo di gente che pensa a
fare soldi alle spalle di altra gente», racconta la scrittrice con il tono
benevolo e straordinariamente saggio di chi nella vita ne ha scritte e vissute di tutti i colori.
Ma Fay Weldon è una donna fedele? «Non lo ero per niente. Ero infedelissima e pretendevo l’assoluta fedeltà. Ma nessuno è fedele se si guarda un po’ in giro» racconta la scrittrice con un lampo di curiosità nello sguardo. «Le donne delle nuove generazioni sono fedelissime: non hanno tempo per tradire, sono troppo impegnate a fare carriera!».
Stasera la signora Weldon, dopo una passeggiata pomeridiana con il marito, sarà ospite nella sede del British Council in via delle Quattro Fontane, 20, alle 18,30 («Sono emozionata, non ci sono mai stata») per presentare il libro insieme a Gabriella Facondo. Patrizia De Clara leggerà alcuni brani del testo.
Dopo la lettura ci sarà il consueto ricevimento nell’attico del British, con raffinato buffet indiano-thailandese in terrazza. Chissà se la signora Weldon lo preferirà alla solida cucina emiliana del Bolognese.

Ippolita Avalli, PRATICA
– 01/09/2002

 

Chi è mio marito?

 

Alexandra è un’attrice avvenente e famosa. Vive in una bella casa, ha un marito che ama e un bimbo che adora. Tutto scorre liscio. Fino a quando il marito, Ned, muore all’improvviso. Da quel momento, le mezze parole di chi le sta intorno, la spingono a porsi delle domande su di lui. Chi era veramente Ned? Aveva una vita parallela? E cosa nascondeva?

IL VELINO
– 17/05/2002

 

LO SCRITTORE DELLA SETTIMANA

 

Lo scrittore della settimana, Fay Weldon. Qualche tempo fa sollevò
un polverone di polemiche per aver accettato che un suo libro, The Bulgari
connection, venisse sponsorizzato dalla rinomata azienda di gioielli. A
distanza di quasi un anno da quell’episodio, la scrittrice inglese Fay
Weldon non è affatto pentita. Anzi, è felice di aver accettato soldi dallo
sponsor. “Che male c’è? – dice la Weldon al VeLino – È semplicemente
un’opera commissionata: anche i maggiori pittori hanno eseguito capolavori
su commissione. Per di più, quando si scrive per un committente si hanno
meno pressioni che quando si lavora su richiesta di un editore. In ogni
caso, tutti coloro che hanno criticato la mia azione si sono ricreduti dopo
aver letto il libro”. Il romanzo è ambientato nella Londra dei giorni
nostri: è la storia di un uomo d’affari molto ricco, sposato con una giovane
donna di successo. “La storia è totalmente di mia invenzione, lo sponsor non
ha interferito affatto. L’unica cosa che voleva è che il nome comparisse un
determinato numero di volte e che i gioielli entrassero in qualche modo
nella trama”, aggiunge la Weldon. La Fazi editore ha recentemente pubblicato
nel nostro paese Le peggiori paure, romanzo che risale a circa tre anni fa.
È la storia di Alexandra Ludd, attrice affermata, appena diventata vedova.
In sua assenza, un infarto le ha portato via il marito amato, lasciandola in
un dolore che presto si trasforma in indagine, al limite tra il delirio e la
farsa, sui costumi di vita del defunto. Da qualche giorno, invece, è nelle
librerie inglesi il suo ultimo libro, Auto da Fay: a memoir, un romanzo
autobiografico. “Ho deciso di raccontare la mia vita dalla nascita fino a
quando avevo 32 anni perché su di me si raccontano tante cose non vere. Come
il fatto che sono nata in Nuova Zelanda”. Invece la Weldon è nata in
Inghilterra, nella campagna di Worcester, anche se si è presto trasferita
con sua madre in Nuova Zelanda. “È il posto dove sono stata concepita”,
racconta, “ma essendosi mia madre presto separata da mio padre, tornò in
Inghilterra dalla sua famiglia. A un certo punto riapparse mio padre e così
vissi per un periodo in Nuova Zelanda”. La Weldon ha vissuto sempre in un
ambiente tutto femminile. “Precisamente con mia madre, mia nonna e mia
sorella. Inoltre frequentavo una scuola femminile, tutto ciò ha influenzato
molto la mia vita e la mia carriera”. Come anche l’essere cresciuta in una
famiglia di scrittori: “Lo erano mia madre, mio nonno e mio zio”. Il dono
della scrittura è stato ricevuto in eredità? “Nel mio caso credo proprio di
sì, è stata un’eredità. Cosa ho imparato da mia madre? Come è difficile
pagare l’affitto facendo questo mestiere”. Fay Weldon non avrebbe mai detto
che un giorno sarebbe diventata scrittrice, e di successo. “Volevo fare la
ballerina di danza classica, ma ero troppo grande, oppure il dottore, ma
all’università mi iscrissi alla facoltà di economia. La mia vita è stata
avventurosa, ho avuto un bambino all’età di 22 anni, senza un marito, quindi
ho iniziato a lavorare in un’agenzia pubblicitaria”. Poi qualche lavoro per
la televisione, la stesura di racconti, fino a quando, all’età di 34 anni ha
pubblicato il primo libro, The fat woman’s joke. “Sentivo che avevo qualcosa
da raccontare, e l’ho fatto”. Oggi, Fay Weldon, 69 anni, vive a Londra.
Grazie al dono acquisito per via ereditaria, ha già dato alle stampe 26
libri: i concorrenti di Bulgari farebbero carte false per scoprire il titolo
della sua prossima opera.

 

Patrizia Tagliamonte, RADIOCORRIERE TV
– 09/07/2002

 

LE PEGGIORI PAURE

 

La vita di Alexandra è quella classica che fa invidia: attrice di successo, suo marito Ned è un noto critico teatrale (una coppia divina, come lui ama ripetere), hanno un figlio meraviglioso ed un’altrettanto meravigliosa dimora. Ma una notte, mentre lei è a Londra alla prese con Casa di Bambola, Ned viene trovato morto. E’ solo una grande tragedia che arriva a turbare la dorata esistenza di Alexandra? No, e lei lo capirà da mezze frasi dette dagli amici, stranezze e incongruenze; quello che le si prospetta è uno scenario diverso da quello che tutti, a cominciare da lei, si sarebbero aspettati…

Di M. Teresa Scarsellini, INTIMITÀ
– 23/05/2002

 

Retroscena da un matrimonio

 

 

Alexandra Ludd ha avuto davvero molto dalla vita: è un’attrice teatrale di grande talento, felicemente sposata con Ned, un affermato critico, ha un bimbo di quattro anni, sascha, che cresce senza procurarle preoccupazioni di sorta, e vive con la sua famiglia in una splendida residenza di campagna, che lei stessa si è divertita ad arredare con mobili e suppellettili di grande pregio. Ma l’improvvisa morte di Ned, avvenuta un sabato notte per un infarto, mentre lei è in scena a Londra, riduce in frantumi la sua idilliaca esistenza e a poco a poco le fa scoprire, attraverso una serie di piccoli elementi fuori posto e le mezze frasi di chi le sta vicino, gli inquietanti retroscena di un matrimonio che lei, ma solo lei, considerava perfetto. Da una delle apprezzate scrittrici inglesi una storia che tiene avvinto il lettore fino all’ultima pagina e all’ultimo, stupefacente colpo di scena.

GRAZIA
– 28/05/2002

 

Delitto a Londra

 

 

E’ un autentico colpo di scena a cambiare in una notte la vita della bella attrice Alexandra Ludd. Mentre lei recita a Londra, il marito muore nella loro casa di campagna. Per infarto, secondo l’autopsia. Ma quando lei torna al “Cottage”, ad aspettarla ci sono due vicine. E’ n giallo fitto di
sospetti e di mezze verità

 

ELLE
– 01/05/2002

 

Le peggiori paure

 

Una donna bella, felice, famosa. Che fa l’attrice con successo, e ama il suo perfetto marito e la sua bella casa nella campagna inglese. Quando lui muore all’improvviso, sembra la fine di tutto, ma in realtà è solo l’inizio. Perché la protagonista scoprirà che le cose sono sempre più complicate di quanto non sembrino, che ogni vita nasconde un mistero, che le amiche non sono sempre fedeli e che al peggio non c’è fine. Crudele, galoppante, sorprendente, il romanzo più riuscito di una delle grandi scrittrici inglesi viventi.

 

Monica Capuani, D – LA REPUBBLICA
– 23/04/2002

 

Alexandra non deve sapere

 

 

A volte la vita prende svolte impreviste, inevitabili, grazie a un mero incidente di percorso. Per Alexandra, bella e brava attrice che sta trionfando nel West End in un’acclamata edizione di Casa di bambola di Ibsen, il punto di svolta è la morte del marito Ned. La sua vita fin lì era perfetta, almeno in apparenza, ma quell’infarto apre il sipario su un retroscena di menzogne, crudeltà, invidie e perfidie. Fay Weldon, classe 1933, inglese fino al midollo, e maestra nel descrivere il risveglio di Alexandra in quello che è forse il migliore dei suoi romanzi. Le peggiori paure (Fazi, 14 euro). Intorno al cottage dove la coppia abita ruota una galleria di personaggi inquietanti: Abbie, l’amica del cuore, Vilna, l’amica in seconda e infine Lucy Lint, costumista tracagnotta e grassottella, che viveva in adorazione di Ned, il grande critico teatrale. Lui è morto una notte in cui Alexandra era di scena a Londra, e sull’accaduto emergono via via particolari misteriosi. Le lenzuola sono state lavate, la casa lustrata, il corpo subito portato via. Tutto il paese sembra sapere cose che Alexandra ignora. Prima di tutto che Ned era un gran mandrillo. Intanto, a Londra, la sostituto che interpreta Nora le soffia la parte ballando la tarantella a seno nudo. Quando tutto sembra perduto, in una palingenesi alla Jane Eyre, il palcoscenico della vita sfodera l’ultimo colpo di scena.

LA NUOVA FERRARA, SIMONETTA BITASI
– 11/04/2002

 

Weldon: paure in un mix di cattiveria e ironia

 

 

La scena si apre sulla stanza di un obitorio dove giace l’ancora giovane e piacente Ned, un affermato critico teatrale, stroncato da un improvviso e fatale attacco di cuore. A casa lo piange la moglie Alexandra, attrice di talento, bella e ammirata, annientata dal dolore. Una donna distrutta anche dal sovrapporsi dei tantissimi ricordi.
Comincia così ‘Le peggiori paure’ di Fay Weldon, considerata una delle maggiori scrittrici inglesi viventi, riproposta ai lettori italiani dall’editore Fazi che pubblicherà tutti i suoi numerosi romanzi. Al centro della storia non troviamo solo una giovane vedova e il reticolo sociale in cui vive o meglio dal quale è fagocitata, ma soprattutto il teatro, il luogo di lavoro di Ned e Alexandra che sembra influenzare anche la scrittura del racconto che procede a scene giustapposte, che ci presentano via via i personaggi del racconto. Fay Weldon rivela una grandissima capacità nel creare situazioni ed eventi attraverso le parole dei personaggi: il romanzo è pieno di dialoghi, scambi, pensieri che portano noi, insieme ad Alexandra, a conoscere la doppia vita di Ned e a scoperchiare un fitto gioco di connivenze, bugie, convenienze sociali, sconvolte dall’improvvisa morte di critico teatrale. La scrittrice inglese riesce a mettere in scena con una pungente ironia e un pizzico di cattiveria tutto il reticolo di contatti sociali, chiacchiere, opinioni, voci e sentimenti che tengono insieme o spesso dividono una comunità umana. In conclusione la rappresentazione teatrale è meno fittizia e più attendibile della vita vera e Alexandra si rivela un’attrice straordinaria tanto sulla scena quanto sul difficile terreno della sua esistenza quotidiana.

 

Simonetta Bitasi, GAZZETTA DI REGGIO
– 08/04/2002

 

Weldon: paure in un mix di cattiveria e ironia

 

La scena si apre sulla stanza di un obitorio dove giace l’ancora giovane e piacente Ned, un affermato critico teatrale, stroncato da un improvviso e fatale attacco di cuore. A casa lo piange la moglie Alexandra, attrice di talento, bella e ammirata, annientata dal dolore. Una donna distrutta anche dal sovrapporsi dei tantissimi ricordi.
Comincia così ‘Le peggiori paure’ di Fay Weldon, considerata una delle maggiori scrittrici inglesi viventi, riproposta ai lettori italiani dall’editore Fazi che pubblicherà tutti i suoi numerosi romanzi. Al centro della storia non troviamo solo una giovane vedova e il reticolo sociale in cui vive o meglio dal quale è fagocitata, ma soprattutto il teatro, il luogo di lavoro di Ned e Alexandra che sembra influenzare anche la scrittura del racconto che procede a scene giustapposte, che ci presentano via via i personaggi del racconto. Fay Weldon rivela una grandissima capacità nel creare situazioni ed eventi attraverso le parole dei personaggi: il romanzo è pieno di dialoghi, scambi, pensieri che portano noi, insieme ad Alexandra, a conoscere la doppia vita di Ned e a scoperchiare un fitto gioco di connivenze, bugie, convenienze sociali, sconvolte dall’improvvisa morte di critico teatrale. La scrittrice inglese riesce a mettere in scena con una pungente ironia e un pizzico di cattiveria tutto il reticolo di contatti sociali, chiacchiere, opinioni, voci e sentimenti che tengono insieme o spesso dividono una comunità umana. In conclusione la rappresentazione teatrale è meno fittizia e più attendibile della vita vera e Alexandra si rivela un’attrice straordinaria tanto sulla scena quanto sul difficile terreno della sua esistenza quotidiana.

 

Simonetta Bitasi, GAZZETTA DI MANTOVA
– 11/04/2002

 

Weldon: paure in un mix di cattiveria e ironia

 

 

La scena si apre sulla stanza di un obitorio dove giace l’ancora giovane e piacente Ned, un affermato critico teatrale, stroncato da un improvviso e fatale attacco di cuore. A casa lo piange la moglie Alexandra, attrice di talento, bella e ammirata, annientata dal dolore. Una donna distrutta anche dal sovrapporsi dei tantissimi ricordi.
Comincia così ‘Le peggiori paure’ di Fay Weldon, considerata una delle maggiori scrittrici inglesi viventi, riproposta ai lettori italiani dall’editore Fazi che pubblicherà tutti i suoi numerosi romanzi. Al centro della storia non troviamo solo una giovane vedova e il reticolo sociale in cui vive o meglio dal quale è fagocitata, ma soprattutto il teatro, il luogo di lavoro di Ned e Alexandra che sembra influenzare anche la scrittura del racconto che procede a scene giustapposte, che ci presentano via via i personaggi del racconto. Fay Weldon rivela una grandissima capacità nel creare situazioni ed eventi attraverso le parole dei personaggi: il romanzo è pieno di dialoghi, scambi, pensieri che portano noi, insieme ad Alexandra, a conoscere la doppia vita di Ned e a scoperchiare un fitto gioco di connivenze, bugie, convenienze sociali, sconvolte dall’improvvisa morte del critico teatrale. La scrittrice inglese riesce a mettere in scena con una pungente ironia e un pizzico di cattiveria tutto il reticolo di contatti sociali, chiacchiere, opinioni, voci e sentimenti che tengono insieme o spesso dividono una comunità umana. In conclusione la rappresentazione teatrale è meno fittizia e più attendibile della vita vera e Alexandra si rivela un’attrice straordinaria tanto sulla scena quanto sul difficile terreno della sua esistenza quotidiana.

 

Laura Lilli, LA REPUBBLICA
– 25/03/2002

 

Un marito modello, anzi no, un mascalzone

 

“Io vedo me stessa come una che versa mollichine di nutrimento, sotto forma di commento e conversazioni, nell’enorme buco nero dl malessere del mondo”. Così Fay Weldon, non dotata del dono della modestia e tuttavia ormai consacrata enfant terrible delle lettere inglesi, nata nei primi anni Trenta, vede se stessa in una dichiarazione di poetica dettata per il British Council.
Femminista – ma non stravede per le donne, che anzi spesso nei suoi libri sono le più bieche e colpevoli – demitizza i paradisi domestici, di cui mostra il lato infernale, soprattutto per le donne, ma quasi sempre per colpa loro (viltà, incapacità di staccarsi dalla sicurezza delle abitudini, acquiescenza all’uomo dominatore-torturatore, per il quale tradiscono invariabilmente la sorellanza). Le peggiori paure non fa eccezione. Muore Ned, un marito modello, critico teatrale, mentre la moglie Alexandra – attrice affermata – è in scena a Londra. Alexandra scopre che non solo il marito andava a letto con tutte le sue amiche, ma che è morto nel letto di una di esse. Quale, non è subito chiarissimo, visto che se la faceva con tutte. Addirittura aveva deciso di vendere a sua insaputa la casa in cui abitavano. Le amiche fanno profferte di amicizia, giurano che facevano tutto questo per amore di lei. Melassa e veleni in una prosa rapida, concisa, godibilissima, nella migliore tradizione classica inglese.

Chiara Simonetti, TUTTOLIBRI – LA STAMPA
– 20/04/2002

 

Omicidio nel cottage guardando “Casablanca”

 


LE peggiori paure”, ventunesimo romanzo della scrittrice inglese Fay Weldon, è un libro teso, ma non perché la prima scena si apre su un cadavere. Anzi, il corpo ormai freddo di un noto quanto raffinato critico teatrale inglese, Ned Ludd, serve solo a far scaturire una storia verosimile quanto raggelante che, con esasperante lentezza, arriva a minare tutte le poche, terrene certezze della protagonista. La bella e morbida attrice Alexandra Ludd, una specie di “incrocio tra un fenicottero e Marilyn Monroe” si trova di colpo vedova durante le repliche di “Casa di bambola”, in cui recita con successo la parte della protagonista, Nora. Il marito muore di notte, nel loro griffato cottage di campagna, arredato con pezzi d’antiquariato datati con insistente precisione come fossero in vendita, decisamente lontano da Londra, dove Alexandra lavora. La coppia, oltre alla storica dimora nella campagna inglese, ha anche un disubbidiente cane labrador e un figlio di quattro anni, Sascha, ininfluente dal punto di vista narrativo. Mentre la vedova fissa incredula il vuoto, incapace di qualsiasi reazione, attorno al cadavere dell’ormai non più affascinante Ned si avvicendano il cupo fratello di lui, l’involuto Hamish, così bravo a sbrigare tutte le tristi incombenze richieste dalla perdita di un familiare, il criptico dottor Moebius, il medico che conosce, senza guarirle, tutte le patologie e le storie segrete della piccola comunità di campagna e il signor Lightfoot (letteralmente, piede leggero) della camera mortuaria. Come sempre nei romanzi della popolare scrittrice (si ricorderà il film “She devil”, tratto da uno dei suoi romanzi di maggior successo, interpretato nel 1989 da Meryl Streep) sono le donne a infittire la trama: un tracagnotto individuo di nome Lucy Lint, che entra ed esce dal cottage a suo piacimento, la domestica Theresa e, soprattutto, le amiche di Alexandra: Vilna, “incrocio perfetto tra un avvoltoio e Ivana Trump” e l’efficiente ma prepotente Abbie che, “mentre gli altri piangevano”, non trova nulla di meglio da fare che pulire coscienziosamente il cottage. Alexandra non va subito all’obitorio a rendere omaggio al marito, piuttosto rimane a casa a dipanare i ricordi. Nota che nel videoregistratore il film “Casablanca” è stato fermato a dieci minuti dall’inizio. Qualcuno, al telefono, chiede se in casa c’è Lucy e mette subito giù. Irene, la garrula madre di Alexandra, che vive con il suo quarto marito “ai margini di un campo da golf”, le chiede perché quella notte Abbie si trovasse in casa loro, alle cinque e mezzo del mattino. Alexandra nega l’evidenza, incassa colpi sempre più bassi e, come constata con crescente incredulità il lettore, non reagisce fino a tre quarti del romanzo. Spuntano l’ex moglie di Ned, Chrissie, che si installa nell’appartamento di Londra di Alexandra e Ned, la prima moglie di Ned, la spagnola Pilar, e anche una psicanalista, Leah, dalla quale Ned e Lucy Lint si recavano insieme. La sostituta di Alexandra diventa, e forse non ce ne dispiacciamo, più popolare di lei. Saranno purtroppo l’inevitabile precipitare degli eventi, non così efficaci (impossibile non provare una fitta nostalgica per il rogo di Auto da Fé) e non un qualche processo di maturazione a scuotere dal suo torpore l’incolore e attonita Alexandra. Che, come spesso accade, non farà altro che continuare a vivere ripetendo il proprio comportamento di sempre, perdendo l’occasione di imparare qualcosa.

Copyright ©2002 La Stampa

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Le peggiori paure
Collana:
Numero Collana:
54
Pagine:
224
Codice isbn:
9788881123261
Prezzo in libreria:
€ 14,00
Data Pubblicazione:
22-03-2002