Michel Onfray

Teoria del corpo amoroso

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Traduzione di Gregorio De Paola

Per farla finita con la monogamia, la fedeltà, la procreazione, la famiglia, il matrimonio e la connessa coabitazione, in questo libro Michel Onfray ridefinisce il desiderio come eccesso, il piacere come dispendio e propone una teoria del “contratto” basato solo sulla volontà di due liberi individui.
Contro il modello cristiano che ancora oggi presiede alla definizione della relazione tra i sessi, Onfray propone una rilettura dei filosofi materialisti e “sensualisti” dell’Antichità greco-romana. All’ideale ascetico (pitagorico ed ebraico, platonico e cristiano), che implica il disprezzo del corpo, il rifiuto delle pulsioni e del piacere, la misoginia e lo strapotere del maschio, Onfray contrappone quello edonistico (cirenaico, cinico, epicureo), che riscopre la libertà amorosa e la carnalità “senza colpa” e inventa il celibato gioioso e l’uguaglianza libertina degli uomini e delle donne. Contro la mutilazione del corpo, ci invita a un’erotica solare interamente ancorata agli istinti vitali e rifiuta radicalmente le pulsioni di morte, proponendosi di rispondere alla domanda: come restare liberi nella relazione amorosa? A questo scopo, ci spinge a scristianizzare l’etica, a realizzare un femminismo libertino, a promuovere un eros leggero e ludico, a formulare una psicologia delle passioni che renda possibile l’arte di restare sé stessi nel rapporto con l’altro.

«Di grande ambizione e anche ricco di fascino… Una lettura decisamente rinfrescante».
Gianni Vattimo, «L’Espresso»
 
«Teoria del corpo amoroso fa discutere perché sposa una filosofia di vita a favore della libertà».
Ludina Barbini, «La Stampa»
 
«Vero e proprio “trattato del libertino moderno”, quest’atto d’accusa contro la monogamia, la fedeltà, la famiglia recupera la lezione dei classici… Lo scontro frontale con la Chiesa di Ratzinger non poteva essere più violento».
Fabio Gambero, «L’Espresso»
 
«Con la solita verve polemica, Onfray piccona i valori dell’Occidente cristiano».
«Class»

TEORIA DEL CORPO AMOROSO – RECENSIONI

Antonio Saccà, SECOLO D’ITALIA
– 29/04/2008

 

Poveri edonisti del godi e fuggi

 

 

Antonio Saccà, GAZZETTA DEL SUD
– 04/04/2008

 

A che cosa si riduce la nostra voglia di amare

 

 

Massimiliano Panarari, SECOLO XIX
– 19/12/2006

 

L’albero dei saggi

 

 

Manuela Grassi, PANORAMA
– 22/02/2007

 

“Vi insegno il buon vivere”

 

 

Barbara Romagnoli, LIBERAZIONE
– 15/03/2007

 

Onfray la rivincita su Platone idealista

 

 

Mariagrazia Villa, GAZZETTA DI PARMA
– 14/11/2006

 

L’amore è eterno se non dura troppo

 

 

Barbara Romagnoli, LIBERAZIONE
– 07/11/2006

 

Il piacere laico, la ricetta di Onfray

 

 

Nicoletta Tiliacos, IL FOGLIO
– 28/10/2006

 

I Salesiani lo facevano giocare a pallone. Infanzia infelice di un filosofo

 

 

Antonio Saccà, GAZZETTA DEL SUD
– 03/10/2006

 

Il senso della nostra esistenza sta nel piacere o nell’amore?

 

 

Nanni Balestrini, STILOS
– 26/09/2006

 

Le scelte dell’autore

 

 

Gianni Vattimo, L’ESPRESSO
– 31/08/2006

 

Sensi in festa

 

 

Stilos,
– 18/07/2006

 

L’amore (libero) è una cosa meravigliosa

 

 

IL TIRRENO
– 23/07/2006

 

Basta con la monogamia

 

 

Mauretta Capuano, LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO
– 12/07/2006

 

L’eros? Impariamo dalla sogliola filosofica

 

 

Mario Gamba, IL MANIFESTO
– 08/07/2006

 

La macchina gioiosa del libertinaggio

 

 

CLASS
– 01/07/2006

 

Novità

 

 

Massimiliano Panarari, LA REPUBBLICA
– 01/07/2006

 

Trattato immorale di un libertino

 

 

Massimo Borghesi, L’ECO DI BERGAMO
– 02/07/2006

 

Il sesso è l’oppio dei popoli

 

 

WWW.NUOVIMONDIMEDIA.COM
– 01/07/2006

 

Trattato di ateologia

 

Cominciamo dalla fine. “Nel momento in cui si profila uno scontro decisivo – forse già perduto… – per difendere i valori dell’Illuminismo contro le affermazioni magiche, bisogna promuovere una laicità postcristiana, ossia atea, militante e radicalmente opposta a quella che ci obbliga a scegliere tra la religione ebraico-cristiana occidentale e l’islam che la combatte. Né Bibbia né Corano”. Questa la conclusione del saggio di Michel Onfray. Una proposta chiara, senza ambiguità né indecisioni, di ateismo militante, di ritorno alla luce della ragione contro l’imperante oscurantismo della fede. Un invito pressante a mettere in atto una reale scristianizzazione della società. Non come quella apparente fin qui praticata dal pensiero laico moderno che, dice Onfray, “non è un pensiero scristianizzato, ma un pensiero cristiano-immanente”, vale a dire un pensiero nel quale “dietro un linguaggio razionale, spostato sul piano del concetto, persiste la quintessenza dell’etica cristiana” (tanto è vero che Patria Lavoro e Famiglia rappresentano oggi la santa trinità tanto laica quanto cristiana) e che non realizza dunque null’altro che un’operazione di pericoloso relativismo mettendo sullo stesso piano tutte le religioni e la loro negazione. Ma una scristianizzazione profonda dell’etica e della politica che consenta di proclamare la vera morte di Dio.

Ma torniamo al principio. Che cosa persuade Onfray della necessità di condurre una vera e propria battaglia ideologica a favore di un progetto ateologico? La convinzione che la creazione di oltremondi – non grave in sé e per sé – divenga invece un prezzo troppo alto da pagare per l’intero genere umano in quanto origine dell’oblio della realtà e dunque della “colpevole negligenza del solo mondo esistente”. In altre parole, per pensare a come ingraziarsi la divinità che gli permetta di star meglio in un (ipotetico) mondo ultraterreno, gli uomini dimenticano di star bene in questo mondo.

Diventa allora indispensabile, per evitare che “la patologia mentale” dei credenti – i quali accettano il proprio infantilismo mentale pur di ingannarsi con favole e balocchi – contagi tutti gli altri e organizzi il mondo anche per chi non è tra le loro fila, riaffidarsi a un buon uso del proprio intelletto e rispolverare la tradizione razionalistica occidentale. Diventa indispensabile riaccendere i Lumi: in particolare quelli “più vivi, più franchi, nettamente più audaci”. Insomma “l’ala sinistra dei Lumi”. Grazie a loro (dal dimenticato e occultato d’Holbach a Feuerbach, da Nietzsche a Marx e Freud) sarà allora possibile combattere ad armi pari e porre le basi della disciplina ateologica e raggiungere lo scopo che non è la negazione di Dio, ma l’approdo a quell’etica postcristiana e fondamentalmente laica da cui siamo partiti.

Onfray traccia quindi un cammino che dovrebbe condurre a quell’auspicato esito. Un cammino in tre tappe che egli percorre a testa alta e sempre più convinto delle proprie argomentazioni.

Punto primo: decostruzione dei tre monoteismi. Dimostrazione cioè del fatto che, nonostante le differenze storiche e geografiche e nonostante l’odio che da secoli separa i fedeli delle tre principali religioni (ebraismo, cristianesimo e islam), esse si possono in sostanza ridurre a un identico fondo comune: in sintesi, l’esortazione alla rinuncia alla vita e la celebrazione della pulsione di morte (con tutto ciò che ne deriva in termini di odio dell’intelligenza a cui viene preferita l’obbediente sottomissione, odio per questo mondo sempre svalorizzato rispetto al beatifico aldilà, odio per il corpo corruttibile e i piaceri che da esso derivano rispetto all’anima eterna e immortale, odio per le donne origine di tutti i peccati).

Punto secondo: decostruzione del cristianesimo e analisi di come “questa nevrosi” sia riuscita a diventare planetaria (creazione concettuale della figura di Gesù a prescindere dalla sua eventuale esistenza storica, rivestimento del cristianesimo di radicalismo antiedonista da parte di Paolo di Tarso e trasformazione del cristianesimo in religione di Stato, con tutto ciò che ancora oggi questo comporta, da parte dell’imperatore Costantino).

Punto terzo: decostruzione delle teocrazie. Smontaggio cioè del meccanismo in base al quale il potere proviene direttamente da Dio in nome del quale (si chiami Jahwèh, Dio o Allah) sono stati commessi sulla terra i peggiori e più orrendi crimini (tutti giustificati prelevando dal relativo testo sacro di riferimento – Vecchio Testamento, Nuovo Testamento o Corano – la citazione ad hoc che consentisse di legittimare le proprie azioni presentandole come volere divino).

Una volta fatti questi tre passi, dovrebbe risultare naturalmente consequenziale, per chiunque utilizzi la ragione, sottoscrivere il progetto ateologico. Ma, come ben ci insegna Onfray, le deduzioni e i rapporti causa-effetto sono merce rara in quest’epoca di falsi lumi. A ciascuno di voi le decisione da che parte stare.

Corrado Ocone, IL MATTINO
– 27/06/2006

 

Onfray, elogio dell’edonismo

 

 

IL PICCOLO
– 19/06/2006

 

Scaffale

 

 

Alberto Pellegatta, LA PROVINCIA
– 17/06/2006

 

Elogio del libertinismo: le ragioni di Onfray

 

 

Franco Borrelli, TUTTO MILANO-LA REPUBBLICA
– 15/06/2006

 

Onfray e la filosofia sessuale

 

 

Massimiliano Panarari, IL SECOLO XIX
– 14/06/2006

 

Onfray torna e fa scandalo con l’elogio del libertino

 

 

Sebastiano Viani, VANITY FAIR
– 01/06/2006

 

Tesoro ti posso tradire?

 

Per il bene della coppia, ovvio.
Così la pensa Michel Onfray,
il filosofo francese che, dopo
aver contestato Dio, attacca
il matrimonio. E dà consigli pratici
per esempio, fare sesso in pubblico

Il filosofo francese Michel Onfray,
47 anni. Dopo il Trattato di ateologia,
Fazi manda in libreria il suo
nuovo saggio contro la monogamia:
Teoria del corpo amoroso.

D iavolo di un Michel Onfray. Dopo aver attaccato la religione col suo trattato di ateologia , il controverso filosofo francese se la prende con il matrimonio. Teoria del corpo amoroso – Per un’erotica solare (Fazi editore, pp. 209, euro 14) dice, in sostanza, che la promessa di eterna fedeltà è un anacronismo assurdo, figlio di un condizionamento che risale a Platone e alla sua invenzione, il mito dell’androgino. Forse ne avete sentito parlare: in principio uomini e donne erano uniti in una sfera felice ed autosufficiente, ffinchè un giorno gli dei decisero di separare le due metà creando degli esseri imperfetti che da quel momento non faranno altro che cercarsi disperatamente. Molto romantico. Con una trappola, però: desiderare, detto così, vuol dire soffrire. Ecco allora la proposta di Onfray: una vita sentimentale libertina, dove nessuno fa promesse che non potrà mantenere, dove il sesso libero e l’onanismo (la masturbazione) sono un esercizio pubblico. Posizioni certo controverse che Onfray difende quando lo raggiungiamo a Caen, la sua città, dove ha fondato un’università gratuita ed aperta a tutti.
Come si comporta quando la invitano ad un matrimonio?
“In genere non rifiuto mai. Sono stato perfino testimone di nozze. In chiesa”.
Forse il prete non sapeva di trovarsi di fronte a Onfray, le diable in persona.
“Lo sapeva, ma sapeva anche di essere più diavolo di me: dopo la cerimonia ho scoperto che era omosessuale e conviveva con l’organista”.
Girano parecchie leggende sul suo conto: che non ha il telefonino, che alle sue conferenze convergono da tutta la Francia pullman carichi di femmine in adorazione…
“Tutto falso. Ho l’acqua calda, l’elettricità, il cellulare, un televisore, un microonde, il computer, e neppure una donna distesa sullo zerbino”.
Poi si dice che non va mai al cinema…
“Trovo che il cinema sia un’arte maggiore in mano a personaggi minori”.
Qual è il film più libertino che ha mai visto?
“Un qualsiasi film porno”.
Le capita di essere frainteso?
“Si, da chi non legge i miei libri, e scambia il mio edonismo per una collezione di donne, macchine da corsa, vini pregiati. Recentemente, all’uscita da una conferenza, un uomo mi ha detto di aver lasciato il suo lavoro, la moglie e i due figli dopo avermi sentito parlare alla radio. Se mi avesse davvero capito, invece di distruggere la sua coppia l’avrebbe casomai ricostruita, magari concedendosi reciprocamente spazi di sincerità e libertinaggio”.
Lei è padre?
“Non che io sappia”.
Non ha mai pensato che sarebbe un esperimento intrigante crescere dei figli in un ambiente edonista e libertino?
“No. Educare vuol dire castrare, mettere sui binari. Amo troppo i bambini per costringerli a subire tutto questo”.
Ma così si rischia l’estinzione.
“Per fortuna ci sono miliardi di persone che non leggeranno mai i miei libri. O che li detesteranno. O che non avranno un preservativo a portata di mano”.
Mai stato sposato?
“Mai”.
Nel libro parla di “libero contratto tra libertini”. Ma che senso ha un contratto senza doveri?
“Un dovere c’è: evitare di farsi promesse che poi non si è in grado di mantenere”.
E poi inneggia all’onanismo pubblico dei greci, all’amplesso consumato in piazza da Ipparchia e Cratere. Ci sono casi di erotismo plateale all’università di Caen?
“Non mentre si svolgono i corsi. Ma so con certezza che l’amore si fa prima, durante e dopo. E la cosa mi rallegra”.

Brunella Schisa, IL VENERDI DI REPUBBLICA
– 09/06/2006

 

Il vero amore esiste, ma solo per i libertini

 

Michel Onfray, autore del fortunato “Trattato di ateologia”,
scrive un saggio contro la monogamia e la fedeltà

C ome essere felici in amore? Come vivere a lungo in coppia? Per Michel Onfray, il brillante filosofo francese autore del fortunato Trattato di ateologia , basta praticare il nomadismo amoroso. E per semplificare il suo discorso mette in campo da una parte Platone e Freud, secondo cui l’amore è una mancanza, un vuoto, e dall’altro la tradizione opposta a quella giudaico-cristiana che parte da Epicureo e arriva fino a Nietzsche. Onfray tifa per la seconda, che pensa all’amore e al desiderio come “eccesso”.
Lei parla di “libertinaggio attento”, ma che cosa significa?
“Vuol dire libertario, femminista ed egalitario, per cui uomini e donne dispongono della stessa libertà, autonomia e indipendenza”.
Lei sa bene che nella realtà non è così.
“Infatti per un libertino si usa l’appellativo “Casanova” in senso positivo, e per la donna “puttana”. Bisognerà arrivare a usare lo stesso aggettivo per entrambi i sessi.”
Lei dissocia l’amore dal piacere e dal desiderio, ma non si può provare tutto questo per la stessa persona?
“Credo che se si va fino in fondo al desiderio si prova piacere e quando il desiderio diventa piacere si definisce amore, ma si può amare anche solo ventiquattr’ore.”
Come si può essere indipendenti senza fare soffrire l’altro?
“Siccome si possono amare due persone contemporaneamente, non occorre confessare tutto. Per non fare soffrire l’altro”.

Teoria del corpo amoroso.Per un’erotica solare Michel Onfray
traduzione di Gregorio De Paola, Fazi Editore, pp.210, euro 14

 

Mirella Serri, TTL-LA STAMPA
– 10/06/2006

 

Classica seduzione

 

 

Ludina Barzini, LA STAMPA
– 11/06/2006

 

Onfray: l’amore ci rovina ma è la passione che ci salverà

 

 

Antonio Saccà, SECOLO D’ITALIA
– 07/06/2006

 

La sessualità frettolosa del materialista libertino

 

 

Mauretta Capuano, LA SICILIA
– 02/06/2006

 

Per un’eguaglianza libertina

 

 

Rossella Martina, QUOTIDIANO NAZIONALE
– 02/06/2006

 

Tutti fuori dalle gabbie. E’ l’ora dell’amore libero

 

 

Mauretta Capuano, LA PREALPINA
– 31/05/2006

 

Onfray e il suo “corpo amoroso” contro la misoginia

 

 

L’UNITÀ ROMA
– 30/05/2006

 

Michel Onfray, un inno al piacere di esistere

 

 

L’UNIONE SARDA
– 28/05/2006

 

Libertà d’amare: Onfray riscopre Epicuro

 

 

Michel Onfray, IL MESSAGGERO
– 27/05/2006

 

Non tradire se stessi, questo sì che è amore

 

 

IL MATTINO
– 28/05/2006

 

Onfray, l’eros dopo Dio

 

 

Michel Onfray, LIBERAZIONE
– 26/05/2006

 

L’amore divino è asessuato. Così la Chiesa interpretò i greci

 

 

Simona Maggiorelli, LEFT AVVENIMENTI
– 01/06/2006

 

I neolibertini

 

 

Armando Torno, CORRIERE DELLA SERA
– 29/05/2006

 

Macché Platone, leggete Aristippo e Cerinto

 

 

SCHEDA TECNICA

Autore:
Titolo:
Teoria del corpo amoroso
Collana:
Numero Collana:
135
Pagine:
212
Codice isbn:
9788881128310
Prezzo in libreria:
€ 10,00
Data Pubblicazione:
02-05-2007

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